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Quando mi arriva l'ispirazione per realizzare una ricetta, nella mia testa sento già sapore e consistenza del piatto che voglio ottenere. E' stato così anche per questi fagottini. Me li ero già immaginati. 
Invero battezzati "fior di loto" in onore di Rocco che li ha assaggiati e ne ha coniato il nome.
Volevo un effetto elegante con un ripieno di pesce. 
E poi ho fatto un mix di tre ricette che mi piacevano e tra cui come al solito non sapevo decidermi.
Così è nata la mia personale versione, che devo dire è stata molto apprezzata dai commensali, con mia enorme soddisfazione!
Li annoto prima di dimenticarne ricetta e procedimento. 
Perché vi assicuro che mi capita anche questo.


Ingredienti: 
Per la pasta fresca la nero di seppia:
400 g di farina di semola rimacinata
4 uova
2 bustine di nero di seppia
1 pizzico di sale


Per il ripieno:
200 g di baccalà già ammollato e pulito
1 manciata di prezzemolo fresco
100 g di salmone affumicato
pangrattato all'occorrenza qb
1/2 spicchio d'aglio 
2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
Per il sugo:
1/2 scalogno
200 g di pomodorini piccadilly
1 presa di sale
2 cucchiai di brandy
300 g di gamberi sgusciati e precotti



Procedimento:
Per la pasta fresca la nero di seppia:
Disporre la farina a fontana su una spianatoia, rompere le uova ed amalgamarle poco alla volta partendo dal centro della fontana verso l'esterno con movimento circolare della mano. Aggiungere il sale e le bustine con il nero di seppia e lavorare la pasta sulla spianatoia fino ad ottenere una palla liscia. Coprire con pellicola e lasciare riposare l'impasto per una mezz'oretta. Quindi infarinare bene la spianatoia, io ho usato farina di semola, e stendere la pasta una striscia per volta, coprendo l'impasto rimanente per non farlo seccare. Ho ricavato delle strisce sottili di pasta di circa 1 mm con l'aiuto del mattarello, quindi ho formato i fagottini fior di loto tagliando dei quadrati e dopo aver sistemato il ripieno al loro interno, li ho chiusi a piramide come in foto. 
Per il ripieno:
Avevo del baccalà già ammollato, l'ho lasciato cuocere in un tegame per 15 minuti con un pò di prezzemolo e aglio e un giro d'olio, poi l'ho frullato con il salmone aggiungendo un pò di pangrattato, perchè il ripieno non risultasse troppo liquido e ho riempito i fagottini.
Per il sugo: 
Affettate sottilmente lo scalogno, tagliate i pomodorini e fate appassire in una padella antiaderente fino a quando si sia consumata tutta l'acqua di vegetazione. Quindi aggiungete l'olio e i gamberi e fate rosolare 5 minuti a fiamma viva. Sfumate con il brandy, lasciando insaporire, regolate di sale. 
Se vi piace potete aggiungere un pizzico di peperoncino. 
Composizione del piatto:
Tuffate i fior di loto in abbondante acqua salata, ma cuoceteli pochi per volta altrimenti si attaccheranno, non più di una 20ina alla volta. Lasciateli cuocere fino a che non vengono a galla. Intanto sistemate fondo di ciascun piatto il sugo con i gamberi e adagiate delicatamente i fior di loto sul sugo condendoli con un filo d'olio extra-vergine a crudo.

Sentirete che meraviglia! 

Buon appetito a tutti e arrivederci alla mia prossima ricetta:





Dal 25 al 27 febbraio presso la Cavallerizza Reale di Torino si è svolta la prima edizione del Festival del Giornalismo Alimentare tre giorni davvero molto intensi. 
Due giornate ricche di spunti di riflessione e la giornata conclusiva del sabato dedicata agli Educational Tour. Un alternarsi di lezioni e dibattiti, per un totale di 70 relatori presenti con un grandissimo successo di pubblico già alla sua prima edizione. 
Mi è sembrato quasi il logico proseguimento di una serie di incontri a cui ho partecipato con grande piacere: NUTRIRE TORINO METROPOLITANA, organizzati da Torino città Metropolitana nel corso del 2015 in concomitanza con Expo, con l’intento di riunire attorno ad uno stesso tavolo, tutti gli attori del cibo


Il confronto tra idee e strategie messe in atto in modo virtuoso da diverse parti, siano esse la cittadinanza, le istituzioni politiche, le associazioni, le cooperative o le diverse realtà produttive del territorio, sono stati a mio avviso un’idea vincente.
La normativa italiana purtroppo non aiuta, non esiste ad oggi nessuna istituzione che si occupi di “politiche del cibo” e questo ha i suoi risvolti pratici a volta anche deleteri. 
Chi si occupa di sicurezza alimentare ad esempio, non sempre conosce le problematiche di chi il cibo lo produce o di chi lo distribuisce, peggio ancora di chi lo comunica. Insomma ognuno fa il suo pezzettino, magari anche in modo virtuoso, ma poi non ci si parla gli uni con gli altri. 
Mancano ad oggi degli spazi di confronto con le diverse parti coinvolte, una sorta di coordinamento tra le parti del sempre più complesso ed articolato mondo del cibo. Questo di fatto lascia ampi spazi di miglioramento in tanti ambiti, in cui già il solo dialogo risolverebbe problemi annosi. 

Durante la due giorni del Festival del Giornalismo alimentare invece si è dato ampio spazio a queste tematiche, già emerse durante NUTRIRE TORINO METROPOLITANA, ovviamente con un particolare accento alla parte della comunicazione. 

Impossibile citare tutti gli interventi ascoltati e riuscire a riassumerli in modo efficace. 

Molti sono stati i temi per me di particolare interesse. 

Proverò a soffermarmi su quelli che mi hanno fatto maggiormente riflettere.



Cibo e salute: la comunicazione scientifica si può fare correttamente con uno slogan?

Inutile girarci intorno: è cambiato il modo di comunicare, ma anche di reperire le informazioni. E’ un dato di fatto di cui prendere atto. E’ stato ribadito più volte durante il Festival e da tanti relatori. La comunicazione viaggia poco sul cartaceo, sempre di più sul digitale.
Inoltre la grande maggioranza dei lettori è frettolosa, si ferma al titolo, alla foto e non legge interamente la notizia
Le condivisioni sui social network, con Facebook in testa, di notizie vere, o presunte che siano, fanno il resto del danno.

Ovvero: disinformazione, superficialità e sensazionalismo imperante! 

Poco spazio all'approfondimento della fonte della notizia, una gara delle agenzie di stampa per arrivare prime a dare la notizia e catturare l’attenzione del lettore, riducendo ai minimi termini il titolo, fino a snaturarne il senso. 

Eclatante il recente caso dell’allarmismo ingiustificato per il consumo di carne rossa erroneamente etichettata come cancerogena. 


Non so se esista un modo per rendere “accattivante” una notizia scientifica, forse sì. Provenendo però dal mondo scientifico e avendo fatto ricerca, so che è un lavoro lungo, faticoso, lento, dove la complessità è tale da richiedere una comunicazione con una terminologia ed una accuratezza appropriate, che non sempre sono riducibili ad uno slogan. 
La mia riflessione piuttosto rigira la domanda. 
Siamo davvero certi che i divulgatori scientifici debbano adattarsi al pubblico sempre più frettoloso? E non siano invece chiamati ad educare alla complessità? Non dovremmo trovare qualche strategia per fare in modo che i lettori tornino ad essere consapevoli, critici, colti, informati a dovere e capiscano che la fretta è sempre cattiva consigliera? 
Ovviamente sono riflessioni personali senza presunzione di verità! Lasciatemi i vostri commenti al riguardo, sarei curiosa di conoscere anche tesi differenti dalla mia.

Giornalisti contro blogger e viceversa?

Altro tema caldo che mi vede coinvolta in prima persona, visto che scrivo anche su questo blog da oltre 6 anni! E la mia personale idea me la sono fatta. Ciò che fa la differenza è la persona che scrive, che sia blogger o giornalista non è fondamentale a mio avviso, nè indice di qualità di ciò che viene pubblicato. 
Le differenze ci sono ci mancherebbe, come ha giustamente asserito Paolo Marchi la credibilità la costruisci nel tempo, ciò che conta è la competenza. 

La competenza non la fa un'etichetta: "blogger/giornalista", la competenza si costruisce sul campo, grazie alla propria formazione personale, che sempre più spesso esula da percorsi canonici o comunque non è sempre etichettabile in modo semplice. 

A volte blogger che sono semplici appassionati, per vari motivi, sono molto più esperti e affidabili di giornalisti famosi, che scrivono di cibo solo per esigenze di redazione, quando hanno sempre scritto di tutt'altro.
Il problema se mai è come “certificare le competenze”
In un mondo web che di fatto è uno spazio libero, è però difficile impedire il lavoro ai “tuttologi” improvvisati, a chi volutamente divulga notizie false solo per guadagnare, come ci hanno raccontato Michelizza e Puente autori di Bufale.net.
La bufala è dura a morire una volta messa in rete. Può circolare e resistere anche per 5-6 anni, nonostante le smentite.
Ecco, questo mi ha un pò atterrita.



Comunicare in modo emozionale anche la sicurezza alimentare?


Siamo in un periodo in cui l'allerta alimentare è alta e sapendo che l'allarmismo crea audience, molti giornalisti "giocano" al sensazionalismo sul campo, facendo leva sul piano emozionale. 
Forse anche per una distorta abitudine nel modo di comunicare questo genere di notizie, i consumatori italiani rispetto al resto dell'Europa hanno un'esagerata percezione del rischio alimentare. Allarmismo infatti non sempre giustificato, come sostiene Franca Braga di Altroconsumo. I cittadini sono più esigenti in fatto di sicurezza alimentare, ma l'Italia è uno dei Paesi dell'Unione Europea, che fa più controlli sul cibo. Sebbene Guariniello, nel suo intervento, abbia evidenziato alcune gravi pecche nei controlli delle frodi alimentari, dovute sostanzialmente alla mancanza di un'unica agenzia nazionale deputata al controllo alimentare.
Estremamente interessante anche l'intervento di Silvia Gallina dell'Istituto Zooprofilattico torinese che tra le altre cose segnala il loro curatissimo sito IZSalimenTo una fonte certificata su cui reperire corrette informazioni sulla sicurezza degli alimenti.

Gli eventi off cui ho partecipato: 

Argotec

Esperienza davvero sorprendente la Space Food Experience già solo a partire dalla calorosa accoglienza riservataci. 
Un'azienda davvero all'avanguardia l'Argotec con uno staff di ingegneri giovanissimi: con età media inferiore ai 30 anni.
Guidati dall'amministratore delegato David Avino entriamo nei laboratori dove si lavora sodo ma con passione e soddisfazione, lo si scorge dall'entusiasmo con cui i giovani dipendenti raccontano il loro lavoro e l'idea sviluppata per soddisfare una voglia tipicamente terrestre di una cliente speciale: l'astronauta Samantha Cristoforetti
Trattasi di ISSpresso una macchina per farsi un caffè nello spazio, costruita con una sofisticata tecnologia, grazie all'idea di questi giovani sorridenti collaboratori e realizzata in collaborazione con Lavazza.



A seguire, una serie di assaggi sorprendentemente buoni, di un cibo spaziale in ogni senso. Preparato dallo chef Stefano Polato nello Space Food Lab



Certamente meritevole questa azienda torinese, che scommette sui giovani, vince un progetto per costruire un mini satellite per la NASA e produce un cibo squisito, nutrizionalmente perfetto, innovativo e di qualità. Un cibo adatto agli astronauti, ma venduto anche a sportivi, alpinisti, single o appassionati che vogliano provare un cibo differente. Lo Space Food è davvero buono, ed è acquistabile anche online su Ready to lunch qui.


Camst di Chieri 

Ha aperto le porte della ristorazione collettiva a giornalisti e blogger per farci visitare il modernissimo impianto di ristorazione, che eroga 2000 pasti al giorno, costruito in modo sostenibile. Il nuovo centro di cottura ha richiesto un cospicuo investimento: 4 milioni di euro spiega Claudio Marsili, per garantire qualità e sicurezza del cibo.




Vi invito a tal proposito, a leggere qui il dettagliato resoconto scritto da Monica che ho rivisto proprio durante la nostra visita alla Camst, dopo ben 4 anni.   



Ringraziamenti:


Per concludere non posso non rivolgere il mio sentito e doveroso ringraziamento a Massimiliano Borgia, a tutti gli organizzatori del Festival e all'Ufficio Stampa del #‎foodfest16‬ per la ricchezza dei contenuti proposti e la cospicua e diversificata partecipazione dei relatori.

Grazie al sito del Festival del Giornalismo Alimentare e alla rete da loro creata, ci sarà modo di proseguire la formazione e le discussioni, in attesa della prossima edizione. Ancora grazie a tutti e arrivederci alla prossima, di cui già si parla.







E anche quest'anno ho avuto il gran privilegio di poter partecipare ad Identità Golose oramai un appuntamento immancabile per me. 
Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina, giunto alla sua dodicesima edizione.
Il tema di quest'anno era La forza della Libertà



Ogni anno, questo il quinto per me, imparo sempre qualcosa di nuovo. Riascoltando gli chef a distanza di un anno, tocchi davvero con mano come gli stimoli sempre nuovi che ogni anno dà il tema del congresso, sappiano farli crescere e progredire, per evolvere grazie a sfide non sempre facili.
Un grande merito credo vada a Paolo Marchi ideatore del congresso e ovviamente a tutti i suoi collaboratori, per la sempre impeccabile organizzazione di questo evento, una sorta di cantiere sempre in fermento, dove si respira una voglia di "costruire un pezzetto di strada insieme", dove c'è un confronto costruttivo, una voglia di condividere passione e conoscenza dell'arte culinaria, non solo una "inutile auto-celebrazione degli chef" che oramai si respira un pò ovunque. 
Ad identità Golose è tangibile un reale tentativo di raggiungere sempre nuovi traguardi, per non fermarsi, ma migliorare sempre.




Gli interventi che ho ascoltato sono storie di crescita personale, che seguo da qualche anno, come nel caso di Franco Pepe di Pepe in Grani, il pizzaiolo di Caiazzo, conterraneo dei miei genitori, forse anche per questo lo seguo con piacere ed interesse. Dal suo esordio in sala, ad Identità di Pizza, qualche anno fa, in cui arrivò con la sua madia di legno impastando a mano, come a suo tempo ho raccontato qui
Da allora ne ha fatta di strada Franco Pepe, direi anche grazie agli stimoli ricevuti di anno in anno da Identità Golose. E si ventila anche la possibilità di una stella per i pizzaioli come lui, che non si fermano mai, ma studiano, cercando di migliorare sempre e di valorizzare anche grazie all'aiuto di esperti, il loro lavoro e i prodotti del territorio. 
Quest'anno per Franco la sfida era ardua, invitato ad Identità di Champagne per abbinare la sua pizza ad un Rosè Ruinart (55% Pinot noir e 45% Chardonnay). 
Sono entrata fin troppo candidamente in sala gialla sede dell'evento, lo ammetto, decisa a non perdermi Franco Pepe, ma ero ignara che l'evento fosse su prenotazione. I posti erano solo 20 e tutti ovviamente già riservati. Sono comunque rimasta in sala, per gentile concessione degli organizzatori. 
La pizza presentata da Franco è la "Mare in Terra" preparata con un impasto leggero che potesse ben adattarsi, non solo nel gusto, ma anche nella consistenza allo champagne in abbinamento con la sua pizza. Condita con i prodotti del suo territorio: il fiordilatte, la colatura di alici di Cetara, un erborinato del casertano, un pomodorino cotto al forno rigorosamente a legna e la scarola riccia e l'olio EVO aggiunti a crudo. 
Quest'anno purtroppo non ho assaggiato la sua pizza, ma tutti i presenti in sala hanno apprezzato molto sia la pizza che il suo abbinamento.



Davvero straordinario anche il Ceviche presentato da Caterina Ceraudo, in abbinamento allo Chardonnay Blanc de Blancs di Ruinart, questo piatto invece l'ho assaggiato, grazie alla gentilezza di Doriana Tucci, che ho rivisto con immenso piacere. 
La Ceraudo racconta il suo abbinamento con la fierezza di chi ama la sua terra e i suoi prodotti e vuole esprimerne le potenzialità al meglio. Decisa e meritevole, l'allieva di Niko Romito, l'unica chef stellata in terra calabrese, sua terra natia, che ama sinceramente e cerca di raccontarla nei suoi piatti. Nel Ceviche infatti riporta tutti i sapori e i ricordi della cucina calabrese: la cipolla di Tropea che dà la nota croccante al piatto, il dentice marinato velocemente con il bergamotto per non intaccarne eccessivamente il sapore, la nota piccante data dal peperoncino e dai fiori di senape, uno sciroppo di lamponi, e per chiudere il piatto la dolcezza del limo: un piccolo agrume calabrese purtroppo in estinzione, di cui la tenuta Ceraudo possiede ancora qualche pianta. Un equilibrio davvero elegante e perfetto per questo Ceviche, con una piccantezza per nulla invasiva, una giusta acidità ed un abbinamento davvero ben riuscito. 
Un grande in bocca al lupo a questa giovane promessa del ristorante crotonese Dattilo



Altra bella novità di questa edizione è stata la Scuola di Identità Golose. 
Mi sono iscritta alla lezione di Daniela Cicioni, diventata Raw Vegan chef dopo aver studiato architettura
Incuriosita dal suo percorso sono andata a sentire la sua lezione.
Ha raccontato il suo approccio alla cucina crudista e di come la cucina vegana non sia nata con intenti salutisti: vegano non vuol dire sano, affermazione che condivido pienamente. Si può mangiare vegano introitando più schifezze che in una dieta onnivora.
Ha presentato il suo cracker crudista preparato con l'essiccatore, con semi di chia e di sesamo senza cottura, tutto a crudo, impreziosito con crema di anacardi fermentati, polvere di pomodoro e barbabietola e foglie di acetosa e nasturzo dal gusto senapato. Spero di riuscire a sperimentarli personalmente così da riproporli con tutti i dettagli prossimamente anche sul blog.


    
Non potevo infine perdermi il grande Corrado Assenza, il genio siciliano del Caffè Sicilia, che stimo immensamente perchè è proprio vero che la grandezza non ha bisogno di sfarzi, nell'umiltà di quest'uomo si coglie una così grande ricchezza e profondità da lasciare quasi sconcertati. Corrado presenta tre dei suoi dolci e intanto racconta il pensiero che ci sta dietro, abbandonare lo "zucchero" per dare al dolce il sapore naturalmente zuccherino della frutta. Encomiabile la ricerca di un sapore di frutta senza artefatti, l'idea di contaminare i nostri percorsi pensando come lui stesso dice che "E' più facile spostare i pensieri che la materia".
Il sogno di scovare materie prime di qualità da produttori che lavorano con passione, perchè dietro a prodotti di qualità ci stanno sempre delle persone. 
Premio meritatissimo per Corrado, consegnato da Francesca Barberini, fortunata assaggiatrice di queste tre meraviglie. 


Ed infine il mio  sincero grazie a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto energie per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche "liberarlo" da inutili fronzoli quando merita!



Grazie ad Elisa Pella, Paolo Marchi e a tutti coloro che si sono nuovamente adoperati per la buona riuscita di questa edizione di Identità Golose. 

Grazie a tutti. Aspettiamo già con ansia la prossima edizione..









Sapete che ho un debole per tutti gli stuzzichini e in genere per qualsiasi cibo che sia salato. Quasi senza alcuna eccezione!
Quando per la prima volta ho assaggiato questi nodini di parmigiano dalla mia amica Cinzia, me ne sono subito innamorata e li ho immediatamente catalogati tra le ricette "da rifare prima di subito" perché sono davvero squisiti.
Infatti non ho perso tempo a cimentarmi. 
Oltre tutto sono anche semplicissimi da realizzare, quindi non avete scuse, non esitate a provarci e magari raddoppiate anche la dose perché spariranno in un lampo! 



Ingredienti: dose per circa 25 pezzi
200 grammi di farina 0
100 grammi di burro
50 gr di parmigiano grattugiato
70 grammi di latte freddo
1/2 cucchiaino di sale aromatizzato

Per la superficie
1 uovo
origano qb
1 manciata di parmigiano grattugiato

Procedimento:
Disponete la farina a fontana su una spianatoia, aggiungete il parmigiano, lasciandone da parte solo una manciata. Aggiungete alla farina anche un cucchiaio di origano e versate nell'incavo il burro tagliato a tocchetti. Lavorate la farina con la punta delle dita e "sabbiatela" fino a quando tutto il burro non sia ben incorporato. A questo punto aggiungete il latte freddo e lavorate l'impasto fino a quando risulti liscio ed omogeneo. Formate una palla che avvolgerete in una pellicola per alimenti e fatela riposare in frigo per 20-30 minuti
Ricavate quindi dei cordoncini spessi un mignolo e lunghi una ventina di cm prendendo dei piccoli pezzetti di impasto che stenderete accuratamente sulla spianatoia. Annodateli come in foto e adagiateli su una leccarda ricoperta di carta forno. Spennellateli con l'uovo sbattuto e cospargeteli con un pò di origano e altro parmigiano. 
Cuocete in forno caldo a 200 °C per 20-30 minuti fino a che risultino dorati.

NOTE PERSONALI:
La prima volta che li ho assaggiati sono rimasta sorpresa perché dal loro aspetto me li aspettavo più duri! Invece all'interno restano morbidi. Sono davvero deliziosi, uno tira l'altro. A noi non sono avanzati, ma se ne fate un pò di più potrete conservarli per qualche giorno in una scatola di latta.

Arrivederci a tutti alla prossima ricetta:




Vi ricordate che nel mio ultimo post vi avevo promesso di suggerirvi un'idea carina per usare in un modo originale le piadine che avevo preparato?
Ecco questa è stata la mia idea.
Come al solito mi è balenata per puro caso.
Tendo infatti a fare di necessità virtù, guardando cosa c'è in frigo pronto ad attendermi.
Non volendo cucinare il pollo nei miei soliti modi, ho pensato di spadellarlo con le verdure che avevo a disposizione nel mio frigo e avendo anche avanzato qualche mia piadina preparata il giorno prima, il gioco è stato facile. Stasera ^__^ fajitas! 
Nome coniato, invenzione simil-messicana riuscita.



Sono stata in Messico per il mio viaggio di nozze e le fajitas che abbiamo mangiato lì non si possono dimenticare.
Certo i messicani preparano le tortillas con la farina di mais, ma anche le nostre piadine con il frumento non sono male. 
Che ne dite vi fidate?
Fossi in voi ci proverei, io ve l'ho detto!


Ingredienti:
Per le piadine seguite la ricetta che trovate qui
Per il ripieno:
1 cipolla bionda
1 falda di peperone giallo già arrostito
1 falda di peperone rosso già arrostito
1 paio di gambi di sedano
1 carota 
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 
300 gr di pollo tagliato a striscioline
1/2 bicchiere di vino bianco secco
peperoncino a piacere

Procedimento: 
In una padella antiaderente affettate sottilmente la cipolla ed il sedano e la carota a dadini ed aggiungete il concentrato di pomodoro. 
Scaldate la padella a fuoco medio, ma senza aggiungere olio, fate glassare le verdure rigirando di tanto in tanto per una manciata di minuti, finchè si sia consumata tutta la loro acqua di vegetazione. Ora aggiungete anche le striscioline di pollo e l'olio e fate rosolare bene finchè il pollo non sia ben colorito poi sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. A questo punto ho fatto insaporire anche i peperoni, io avevo a disposizione quelli già arrostiti, già cotti dunque, per cui li ho aggiunti a fine cottura, ma se li usate da crudi dovrete aggiungerli in padella insieme alle altre verdure. Aggiustate di sale e se vi piace condite anche con un pizzico di peperoncino (alla messicana!) e farcite le vostre piadine.

NOTE PERSONALI:
Se preparate le piadine con un pò di anticipo potete fare come abbiamo fatto noi, usarle come piatto forte per una tipica cena messicana. Se avete ospiti sarà una soluzione conviviale e molto simpatica apprezzata anche dai bambini!

Buon appetito

Arrivederci a tutti alla mia prossima ricetta:






















Questa ricetta in casa nostra ormai è gettonatissima. Il mio bimbo mi chiede spesso di preparargli le piadine, perchè sono davvero buone. 
Non esito ad accontentarlo visto che questa ricetta è una di quelle che uso più sovente per sfruttare gli esuberi del lievito madre dopo il mio rinfresco settimanale. Pochi gesti e l'impasto è pronto. Ho imparato che posso stenderlo subito ed usarlo immediatamente, oppure conservarlo in frigo per un paio di giorni ottenendo sempre un risultato perfetto. Per ottenere delle piadine perfette il solo vero "trucchetto" se così si può dire è riuscire a stenderle sottilissime. Io uso il mattarello con la spianatoia ben infarinata. Ovviamente all'inizio dovrete anche fare qualche prova per trovare la giusta temperatura per una cottura perfetta in padella antiaderente. Regolando la temperatura con cura, non rischierete di far bruciare le piadine. Nulla di difficile, basterà regolare la fiamma in modo che il fuoco non sia troppo vivace.



Ed eccovi la mia ricetta: 

Ingredienti:(dosi per 8-10 piadine)
30-50 g di esubero di lievito madre
250 g di farina 0
100 g di formaggio spalmabile (io ho usato quello fatto da me la mia ricetta la trovi qui)
100 ml (g) di acqua tiepida 
1 cucchiaino da caffè colmo di sale



Procedimento:
Sciogliete l'esubero di lievito madre nell'acqua tiepida con l'aiuto di una forchetta, aggiungete la farina, il formaggio spalmabile ed il sale ed impastate energicamente fino ad ottenere un impasto compatto e morbido come nella foto qui sopra. A questo punto infarinate molto bene la spianatoia e stendete le piadine una per volta con l'aiuto del mattarello. Se le utilizzate come pane potrete lasciarle spesse anche un paio di millimetri, come questa che vedete qui sotto in foto, altrimenti dovrete stenderle molto più sottili, dovranno risultare quasi trasparenti.



Mettete sul fuoco una padella antiaderente e fatela scaldare per bene per qualche minuto in modo che sia ben calda. Le piadine si seccano subito per cui una volta stese andranno subito cotte. Io le stendo e le cuocio mano a mano che le preparo. Come dicevo prima è molto importante regolare la giusta temperatura di cottura, che non dovrà essere a fuoco troppo vivace altrimenti brucerete le piadine. Una volta che mettete in padella la piadina dopo un paio di minuti vedrete che si formeranno delle bolle sulla sua superficie. Aiutandovi con una spatola di legno giratela e lasciatela cuocere ancora un altro minuto anche dall'altro lato. Una volta che le avrete cotte tutte se non le utilizzate subito conservatele in un sacchetto da congelamento ben chiuse altrimenti seccheranno troppo. 
Le piadine così preparate potrete usarle semplicemente come pane per accompagnare le vostre pietanze, oppure potete farcirle ad esempio con prosciutto e formaggio, mozzarella e pomodoro o come più vi aggrada e farle scaldare ancora un attimo in padella con il ripieno all'interno per fare in modo che si scaldino bene e risultino "scrocchiarelle" e friabili come le vere piade sfogliate.

Nei prossimi giorni vi farò vedere che cosa mi sono inventata per farcirle. 
Vedrete vi suggerirò un'idea carinissima ed originale.

NOTE PERSONALI:
- Le piadine saranno ottime anche se ometterete del tutto la quantità di esubero di lievito madre.
- Ho provato a farle senza lievito e sono ugualmente ottime
- Ho usato la farina auto-lievitante e sono ugualmente buone.
- L'impasto così preparato se lasciato ben sigillato in un sacchetto da congelamento in frigo, si conserva perfettamente un paio di giorni.
- Un'idea per utilizzare questo impasto per farci dei panzerotti la trovate anche qui.

Allora vi aspetto per la prossima ricetta: