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Questa ricetta mancava all'appello da troppo tempo. 
Dal 2010 in cui l'avevo sperimentata per la prima volta prendendo spunto dalla ricetta di Imma qui, l'ho già preparata innumerevoli volte e da allora è sempre stata un successo, uno dei miei regalini di Natale più apprezzati dagli amici e dai parenti golosi. 
Come dar loro torto?
E' davvero meravigliosa, buona e profumatissima grazie alle bacche di cardamomo che le regalano quella marcia in più.
Non poteva mancare nel mio ricettario virtuale.


Quindi eccola qui anche lei finalmente tra le mie ricette del blog. Quest'anno ho deciso di riciclare le uova di Pasqua avanzate con questa confettura.

Ingredienti:
1 kg di pere Williams
200 g di cioccolato fondente (io delle uova di Pasqua)
600 g di zucchero
8 bacche di cardamomo
un cucchiaino di succo di limone


Procedimento:
Lavate e sbucciate le pere, tagliatele a pezzi e ponetele in un tegame a bordi alti con lo zucchero ed il limone, e i semini neri contenuti all'interno delle bacche di cardamomo. Portate a bollore lasciando cuocere per una decina di minuti. Quindi spegnete il fuoco e sciogliete bene il cioccolato nella confettura calda amalgamandolo fino a che non sia del tutto sciolto. Lasciate intiepidire e ponete il tegame in frigo per tutta la notte. Il giorno successivo frullate tutto con un frullatore ad immersione e riportate a bollore facendo cuocere per altri 15-20 minuti. Ponete la confettura nei vasetti caldi e sterilizzati, chiudendoli ermeticamente subito dopo averli riempiti.
E vedrete che bontà, spalmata sulle fette biscottate o sul pane per colazione o una merenda genuina. 


Arrivederci alla prossima ricetta:




Sapete che ho un debole per tutti gli stuzzichini e in genere per qualsiasi cibo che sia salato. Quasi senza alcuna eccezione!
Quando per la prima volta ho assaggiato questi nodini di parmigiano dalla mia amica Cinzia, me ne sono subito innamorata e li ho immediatamente catalogati tra le ricette "da rifare prima di subito" perché sono davvero squisiti.
Infatti non ho perso tempo a cimentarmi. 
Oltre tutto sono anche semplicissimi da realizzare, quindi non avete scuse, non esitate a provarci e magari raddoppiate anche la dose perché spariranno in un lampo! 



Ingredienti: dose per circa 25 pezzi
200 grammi di farina 0
100 grammi di burro
50 gr di parmigiano grattugiato
70 grammi di latte freddo
1/2 cucchiaino di sale aromatizzato

Per la superficie
1 uovo
origano qb
1 manciata di parmigiano grattugiato

Procedimento:
Disponete la farina a fontana su una spianatoia, aggiungete il parmigiano, lasciandone da parte solo una manciata. Aggiungete alla farina anche un cucchiaio di origano e versate nell'incavo il burro tagliato a tocchetti. Lavorate la farina con la punta delle dita e "sabbiatela" fino a quando tutto il burro non sia ben incorporato. A questo punto aggiungete il latte freddo e lavorate l'impasto fino a quando risulti liscio ed omogeneo. Formate una palla che avvolgerete in una pellicola per alimenti e fatela riposare in frigo per 20-30 minuti
Ricavate quindi dei cordoncini spessi un mignolo e lunghi una ventina di cm prendendo dei piccoli pezzetti di impasto che stenderete accuratamente sulla spianatoia. Annodateli come in foto e adagiateli su una leccarda ricoperta di carta forno. Spennellateli con l'uovo sbattuto e cospargeteli con un pò di origano e altro parmigiano. 
Cuocete in forno caldo a 200 °C per 20-30 minuti fino a che risultino dorati.

NOTE PERSONALI:
La prima volta che li ho assaggiati sono rimasta sorpresa perché dal loro aspetto me li aspettavo più duri! Invece all'interno restano morbidi. Sono davvero deliziosi, uno tira l'altro. A noi non sono avanzati, ma se ne fate un pò di più potrete conservarli per qualche giorno in una scatola di latta.

Arrivederci a tutti alla prossima ricetta:




Mi piace tanto il melograno è un frutto bellissimo, con un non so che di materno! 
Tutti quei preziosi rubini racchiusi al suo interno, mi fanno pensare al ventre di una mamma che custodisce i suoi tesori.
Per Natale avevo comprato due bellissimi melograni, l'intenzione era di usarli per preparare qualcosa di carino, ma finite le feste sono rimasti lì intonsi. E così alla fine la festa gliel'ho fatta io...



Ingredienti:
2 melograni (una volta puliti i miei chicchi pesavano 700 grammi)
600 gr di alcool (comunque almeno sufficiente a coprire bene tutti i chicchi)
Per lo sciroppo:
600 gr di acqua
350 gr di zucchero



Procedimento:
Per prima cosa sbucciate bene i melograni. Io ho trovato un video bellissimo che vi linko qui, guardatelo! 
Per me è stato illuminante finalmente non farò più casini per sbucciarli.... "Scalottateli" leggermente per scoprire dove sono disposte le membrane bianche interne e poi "seguitele" incidendone leggermente la buccia in corrispondenza delle membrane bianche interne. Ora aprite delicatamente ciascuno spicchio, togliendo le membrane bianche e separate tutti i chicchi ponendoli in una ciotola piena di acqua fredda. Le piccole parti bianche rimaste ancora attaccate ai chicchi verranno a galla, mentre i chicchi staranno sul fondo. Sciacquateli bene e poneteli in una brocca di vetro dal fondo capiente (quelle da cocktail vanno benissimo) e copriteli per bene con l'alcol. Sigillate accuratamente l'imboccatura con pellicola in modo che l'alcol non evapori, coprite anche con carta stagnola e lasciate riposare in luogo buio fresco ed asciutto. Io ho lasciato a macerare per un mese. Tutti i chicchi erano diventati pallidi quasi bianchi. Filtrate quindi l'alcool ed unitelo allo sciroppo ben raffreddato così preparato:

Per lo sciroppo:
Portate a bollore l'acqua con lo zucchero finchè sia ben sciolto. Lasciatelo raffreddare ed infine unitelo all'alcol mescolando bene. Imbottigliate e gustate. Ovviamente se il liquore riposa si assesterà acquistando un sapore migliore. Noi l'abbiamo assaggiato subito perchè ero troppo curiosa di capire che gusto avesse visto che era la prima volta che lo facevo. Mi è piaciuto davvero molto e sono certa che lo rifarò, magari il prossimo anno un pò prima di Natale, così potrò anche regalarlo agli amici.

NOTE PERSONALI:
Il bellissimo colore di questo liquore come pure il suo basso grado alcolico è particolarmente femminile, per cui possiamo dedicarcelo mie care lettrici?
E' dolce e davvero buono provatelo e non vi deluderà!

Per chi vorrà, arrivederci alla prossima ricetta.







Prendete una cara amica che un giorno parlando del più e del meno vi confessa di avere una pianta di giuggiole nel suo giardino e lo fa tanto candidamente da farla sembrare la cosa più naturale del mondo. 
La immaginate la mia faccia?
Ecco sì, così!
Fatto tutto quanto in mio potere per avere accesso a un tale ghiotto bottino sono stata prontamente avvisata non appena erano belle mature, che aspettavano solo qualcuno che le raccogliesse. 
Sono corsa in spedizione nel suo bellissimo agriturismo qui con tutta la mia famigliola al seguito e abbiamo fatto incetta di giuggiole. 
Che spettacolo!
Vi dico solo che mai ho assaggiato un liquore tanto delizioso!
Dolcissimo ovviamente e per non smentire il famoso detto... 
"Andare in brodo di giuggiole" ci siamo andati eccome: 
tutti al primo assaggio. 
Compresi gli amici a cui ne ho fatto dono per Natale. 
Il brodo di giuggiole in realtà è uno sciroppo dal potere medicamentoso oltre che dal sapore squisito, ma ho pensato di farci un liquore per conservarlo un pò più a lungo e per poterlo servire anche come dopo pasto. Da rifarsi assolutamente.
Licenza di Rossana permettendo ovviamente...






Queste nel piattino sono le giuggiole sotto spirito dopo l'infusione

Che un amico ha divorato una dopo l'altra, vero Sergio?
La giuggiola è un frutto simile al dattero, una drupa, ovvero un frutto con un nocciolo al suo interno, dal colore marroncino rossiccio e dal blando effetto lassativo. 
Le giuggiole sono originarie della Siria conosciute dai Romani per cui erano il simbolo del silenzio, ma citate anche da Omero come frutto magico in grado di consolare gli uomini colpiti da nostalgia perché lontani da casa.  
Eccole qui fotografate i primi di novembre subito dopo averle raccolte. Prima di farci il liquore bisogna farle appassire un pochino in modo che appaiano come in questa foto


Ingredienti:
850 gr di giuggiole
1 litro di grappa
600 grammi di acqua
250 grammi di zucchero
2 mele renette
1 tazza di uva bianca
la scorza di un limone non trattato in superficie

Procedimento:
Per prima cosa ho sciacquato bene le giuggiole sotto acqua corrente fredda. Quindi le ho divise a metà. Una parte di giuggiole le ho lasciate 30 giorni in infusione nella grappa dopo averle aperte a metà con uno spelucchino. La restante metà mi è servita a preparare il vero e proprio BRODO DI GIUGGIOLE, in pratica uno sciroppo che ho preparato in questo modo:
ho messo in una pentola le giuggiole, l'uva, lo zucchero e un bicchiere d'acqua e ho lasciato cuocere per 25 minuti a fuoco lento. Quindi ho aggiunto le mele tagliate a pezzetti e la scorza di limone e ho coperto d'acqua lasciando nuovamente cuocere sempre a fuoco basso per circa 20 minuti fino a che la frutta si addensi come una marmellata. A questo punto ho filtrato tutto con un colino a maglie strette, recuperando la frutta cotta che ho passato a parte ricavandoci una marmellata deliziosa. Successivamente anch'essa invasettata e sterilizzata. 
Il liquido filtrato ottenuto invece è il brodo di giuggiole che ho unito alla grappa in cui erano rimaste a macerare le altre giuggiole ottenendo così il mio liquore. 
Ed ecco qui il risultato un delizioso bicchierino ottimo da servire come dopo pasto. 


Sperando che la mia ricetta possa essere utile a qualcuno che si volesse cimentare in questa preparazione, vi abbraccio dandovi appuntamento alla mia prossima ricetta.








Non so se capita anche a voi, ma spesso quelle che ignoriamo con più facilità sono proprio le bellezze che abbiamo accanto a noi. 
Vuoi perché le diamo per scontate, o peggio ancora perché rimandiamo di ammirarle, che "tanto sono vicine"...
Che vergogna, abito a Torino eppure non ero ancora mai stata a Novara, ho sempre rimandato una visita, con l'idea che tanto potevo andarci facilmente quando volevo.
L'occasione è arrivata i primi di dicembre con il #Blogtour egregiamente organizzato dalla #ATL di Novara. 
Grazie a Paola Colombo, la nostra guida simpatica e preparata, ho scoperto luoghi, persone e sapori novaresi, che lo confesso mi hanno piacevolmente sorpresa.
Un tour così bello che ho rimandato di raccontare perché non sapevo proprio da che parte cominciare, così ricco che non si potrà certo esaurire con un post. A meno di non volere i miei lettori morti di noia, ma ovviamente lungi da me!

Eppure da qualche parte si deve iniziare, così incomincio idealmente dal principio pensando a deliziarvi con un dolcino per la colazione, che oggi ho preparato per voi, regalandovi anche la ricetta dei Biscottini di Novara... 




... e guarda caso sono stati proprio loro l'oggetto della nostra prima tappa in quel di Novara! 


Quelli di Novara i Camporelli sono dei biscottini senza grassi, semplicissimi e genuini, fatti con soli 3 ingredienti: uova fresche, zucchero e farina, preparati ancora oggi con una ricetta antica di cui non si conoscono con esattezza le origini. 




Pare che la ricetta risalga al 1500 e fosse custodita nei monasteri in cui anticamente solo le monache potevano disporre dei preziosi ingredienti per realizzare i biscotti. Successivamente per poter essere inviati alla corte papale e mantenerne intatte le caratteristiche durante il viaggio, vennero cotti una seconda volta. Insomma dei veri e propri bis-cotti, preparati ancora oggi secondo l'antica ricetta. Il Biscottificio dei Camporelli sforna biscotti dal 1852.

https://twitter.com/twitAnysecret/status/674887500545007616

Torino e Novara, architettonicamente parlando, hanno qualcosa in comune! Devono entrambe la loro fama allo stesso geniale architetto: Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana torinese e della Cupola di San Gaudenzio simbolo di Novara
Una storia bellissima quella della costruzione della cupola, che i più curiosi potranno leggere qui.
Prima della ricetta voglio lasciarvi ancora qualche foto, tra cui quella del gigantesco compasso che Antonelli dovette costruire per disegnare prima e poi erigere, le volte della Cupola di San Gaudenzio. Maestosa opera davvero bellissima.


E come promesso eccovi anche la ricetta dei biscotti.
Dopo sei anni di blogging ho una certa esperienza quando cerco una ricetta in rete, e mi crederete se dico che so di chi fidarmi e di chi no! 
Per cui, nel mare della rete ho scelto la ricetta di Alice, ero certa di andare a colpo sicuro. Infatti non mi sono sbagliata è risultata perfetta: grazie di cuore Alice!


Ingredienti:(Dosi per circa 50 biscotti)
200 gr di farina 00
200 gr di zucchero semolato
3 uova
1 tuorlo


Procedimento:
Sgusciate tutte le uova ed il tuorlo in una ciotola, aggiungete lo zucchero e montate con le fruste elettriche fino a che il composto non risulti soffice, chiaro e spumoso (dovrà anche essere più che raddoppiato di volume). Aggiungete la farina poco alla volta setacciandola mano a mano che sempre con le fruste per incorporarla di volta in volta. Mettete il composto in una tasca da pasticcere con il beccuccio liscio, e strizzate il composto sulla placca ricoperta da carta forno facendo in modo di formare dei bastoncini di 7-8 cm di lunghezza che disporrete ben distanziati. Scaldate intanto il forno a 180°C (io ho abbassato a 150°C). Dopo averli preparati non aspettate troppo ad infornarli altrimenti tutta la fatica fatta per incorporare l'aria della massa montata, andrà persa. Cuocete i biscotti per 15-20 minuti (a me ne sono bastati 15 in forno caldo, perché il mio forno è molto aggressivo) o comunque fino a che saranno leggermente dorati

Togliete i biscotti dalla placca e fateli raffreddare su una gratella per dolci. Si conservano per diversi giorni anche nella classica scatola di latta.





NOTE PERSONALI: 
I Biscottini di Novara, ricordano nell'aspetto e nel sapore i più noti e commerciali "Pavesini", che non sono altro che una nuova versione dei Camporelli. I pavesini prodotti già dal 1937 a Novara prendono il nome dal loro autore Mario Pavesi, che all'inizio del dopoguerra pensò di commercializzarli in pacchetti singoli, riscontrando un successo di pubblico ancora oggi attuale.

L'appuntamento è come sempre alla prossima ricetta.
Un abbraccio



Sono già arrivata al mio settimo anno di blog??? 
E già. 
Assolutamente ignara di quel che stavo per fare, esattamente 2190 giorni fa ho fatto il mio primo click
E pluf in un nano secondo ero nel marasma della rete! 
Di certo non immaginavo di resistere tanto in questo spazio. 
Diverse volte ho anche pensato di abbandonarlo, ma oramai è davvero un secondo figlio. Any Secret è la mia creatura, Ã¨ un pezzettino di me e  mi rappresenta.
Aggiornato in modo incostante e casuale, completamente fuori dagli schemi, ma mi piace tenermelo così. 
Perchè è il mio diario virtuale. 
Un blog non è solo un insieme di ricette.



Il blog è un vestito che ci mettiamo e che ci identifica.
E' un modo di essere o magari soltanto un modo di "apparire"... per chi ci tiene!
Attraverso il cibo ci raccontiamo

A partire da come facciamo la foto del piatto. 
Dall'inquadratura che scegliamo, da cosa mettiamo attorno o da cosa non mettiamo. 
Di tante amiche blogger ormai saprei riconoscere l'appartenenza di una ricetta solo guardandone la foto.
Qualcuna inquadra sempre solo dall'alto. Qualcuno talmente da vicino da sviscerarlo chirurgicamente il piatto, che sembra quasi di cascarci dentro. 
Altre ancora con maniacale cura di tutto quanto c'è attorno, o al contrario senza fronzoli per andare subito all'essenziale. 
Insomma ognuno ha il suo modo e il suo stile.
E poi si capisce la personalità di chi scrive anche da tanti altri piccoli dettagli. 



Dal tipo di cibo che amiamo particolarmente per esempio da cui siamo ossessionati e di cui non ci stanchiamo di scrivere facendoci mille post e non basta ancora.
Ehm, ehm, pensavi al Lievito Madre Any?  
Si capisce da come lo raccontiamo il cibo e anche da quello di cui decidiamo di non parlare mai...
Da tutto questo viene fuori un "credo" uno stile alimentare. 
Uno stile di vita, direi un modo di essere. 
E non me ne vogliano i pochi maschietti che hanno un blog di cucina, dietro alla maggior parte ci sono donne. Donne come me, che hanno un sogno o una storia da raccontareE che forse prima hanno dovuto raccontarsela quella storia, ricostruendola un pezzetto alla volta, giorno dopo giorno, e ne hanno fatto un mantra appiccicato nell'header del blog. 
Come il mio, che qualcuno mi ha consigliato di cambiare.
Invece, no lo lascio lì così come è.
Bruttino forse, magari fatto in modo goffo ed inesperto ma è fatto da me, che 7 anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. 
E soprattutto sta lì a ricordarmi quanta strada ho fatto da allora.


Essere se stessi è l'impresa più ardua nella vita. La vita è il viaggio per capire chi siamo e che per essere felici non bisogna mai smettere di credere ai propri sogni. Mai. 
Questa è Any Secret, il mio blog sono davvero io
Senza segreti, nel bene e nel male, testarda e determinata. 
Sempre in cammino, mai arrivata, sempre in movimento, ansiosa di apprendere, mai paga di conoscere, sempre pronta a ripartire con in tasca una nuova sfida. 
E ora che mi volto indietro, sono fiera di me
Sì me lo dico da sola perché a questo servono gli anniversari.
A fare il punto della situazione. Ne ho fatta tanta di strada in 6 anni. Spesso in silenzio, "ammodomio".  
Ho imparato tanto, sono cresciuta, mi sono allontanata, sono tornata, ho perso, incontrato e ritrovato amici: reali, virtuali, falsi, veri, verissimi. E sono ancora qui.
Sì sempre a modo mio. Mi chiedo spesso il perché
Forse perché ho ancora tanto da imparare
Sono qui anche e soprattutto per condividere. 
Perché credo che nessun uomo sia un'isola. 
Impariamo attraverso il confronto, attraverso il dialogo con chi fa cose diverse. O fa le nostre stesse cose magari, ma le fa comunque in un modo differente.
Mi auguro di crescere ancora, di essere curiosa, di essere felice di ciò che faccio, di continuare a cercare, di diventare ogni giorno più consapevole di ciò che mi fa stare bene.

Un pizzico di polvere magica prego! 

Che questo bellissimo arancione così solare, energetico e pieno di vita sia davvero di buon auspicio per me per gli anni a venire. 
E anche per tutti voi che mi seguite da tanto tempo con affetto, chi con costanza, chi saltuariamente, chi in silenzio, chi con ammirazione... grazie a tutti.


Perchè tutti questi desideri si avverino.
E non solo questi. Anche i tanti altri inespressi che adesso di certo nemmeno immagino. 
Proprio come tutti quelli che mai avrei creduto possibile realizzare se adesso mi guardo indietro e penso di essere arrivata con le mie sole forze fin qui!



Polvere d'arancia

Come prepararla:
E' facilissimo vorrei solo suggerirvi alcuni accorgimenti.
Utilizzate solo arance non trattate in superficie altrimenti mangerete anche i pesticidi!
Lavate bene le arance, sbucciatele dopo averne eliminato l'albedo, la parte bianca che è molto amara, fatele essiccare. Io ho usato uno spelucchino per eliminare l'albedo e mano a mano che mangiavamo le arance le lasciavo sul calorifero ad asciugare. Potete ovviamente utilizzare anche il forno, ma per evitare inutili sprechi di energia e tempo io ho ottimizzato!

Potrete usare la polvere d'arancia per aromatizzare i vostri piatti 
Otterrete così un sentore d'arancia, in modo assolutamente naturale senza dover ricorrere a sostanze chimiche. 
Conservata in un vasetto di vetro ben chiuso durerà molto a lungo con un meraviglioso profumo d'arancia che a me piace anche solo sniffare.

Alcuni suggerimenti di utilizzo:

- per insaporire sughi di pesce 
- per preparare delle salse di accompagnamento
- per accompagnare alcuni lievitati (tipo le brioches all'arancia)
- per aromatizzare dolci e gelati
- per insaporire e profumare le tisane

Insomma potete sbizzarrirvi anche quando le arance non saranno più di stagione e non le avrete a vostra disposizione. Sapendo che l'olio essenziale degli agrumi si concentra nella buccia, ne basterà mezzo cucchiaino per regalare ai vostri piatti un profumo e un aroma molto intensi.

Buon compliblog a me e buona polvere magica a tutti dunque. 
Sperando di regalarvi tante altre ricette ancora!

Alla prossima




Spero sinceramente di non turbare troppo gli animi con il titolo di questo post, ma è mio dovere informarvi in anticipo: se siete matti da legare come me, allora seguitemi.
Vi assicuro che solo qualche folle come la sottoscritta può essere felice di fare cotanta fatica per una confettura e soprattutto entusiasmarsi saltellando peggio di una bambina di 5 anni, per essere finalmente riuscita a trovare delle bacche selvatiche!
In una delle nostre ultime passeggiate estive in montagna ho visto tantissime piante cariche di bacche di rosa canina, #robedafoolblogger avete ragione, ma non ho proprio resistito, non sono riuscita a trattenermi e ho pure coinvolto nella raccolta tutta la famiglia, con il pargolo giustamente scocciato perchè mi fermavo in continuazione e il marito che imprecava perchè ogni tre per due si pungeva un dito


Eh già perchè si sa le rose hanno le spine, pure quelle selvatiche!
Raccoglierle tutte vi assicuro non è stata una passeggiata, per non parlare poi di come riuscire a farci la confettura... ma questo ve lo racconto dopo.
Insomma matta sono matta si sa, testarda nemmeno a dirlo e proprio non ho resistito, le ho raccolte queste deliziose bacche rosse e ci ho fatto una bella confettura.
Ma guardatele, non sono bellissime?


Sembrano quasi dei piccoli pomodori, ma il sapore è asprigno simile agli agrumi.
La ricetta della confettura indicata sul mio libretto "Erbe erbette e dolci frutti di campi e boschi" di Ecolibri diceva di usare il vino ma l'idea non mi piaceva per nulla. 
Per cui alla fine ho seguito, sebbene un pò di testa mia come sempre, la ricetta di Claudia Verdecardamomo che trovate qui.


Ingredienti: (ho ricavato 3 vasetti piccoli)
700 gr di bacche di rosa canina
250 gr di zucchero semolato
1\2 stecca di vaniglia
acqua qb


Procedimento:
Come già anticipato il procedimento è stato davvero laborioso.
Per prima cosa ho sciacquato bene le bacche sotto l'acqua corrente e le ho lasciate in ammollo con acqua e bicarbonato per un paio d'ore. Quindi le ho pulite togliendo il picciolo nero e le ho aperte in due. Al loro interno troverete tanti semini e peletti (irritanti per l'intestino) che vanno accuratamente rimossi. 
Che lavoraccio! Private quindi dei semini interni le ho nuovamente sciacquate e poste in una casseruola coperte con due dita d'acqua facendole cuocere per circa 20 minuti finchè fossero morbide. Una volta cotte ho posto un colino a maglie molto fitte su un'altra pentola in cui raccoglierne la purea. Potete usare anche il passaverdure, io ho usato un cucchiaio di legno per schiacciarle bene e far filtrare tutta la purea senza le bucce, i peletti ed i semini eventualmente rimasti. Altra faticaccia... Una volta ottenuta la purea (molto simile ad una passata di pomodoro per colore e consistenza) ho aggiunto lo zucchero e la bacca di vaniglia e ho lasciato addensare nuovamente sul fuoco.
La consistenza della confettura risulterà pastosa
Infine ho riempito i vasetti già bollenti (che faccio bollire in una pentola per tutto il tempo di preparazione della confettura) chiuso e lasciato raffreddare. 

Commento del marito esterrefatto:

"E hai fatto tutto sto lavoro per questi 3 miseri vasetti?"

Eccovi spiegata l'insana follia. 
E lo sappiano bene gli amici che mi leggono, quando se ne vedranno recapitare un vasetto in dono a Natale: questa confettura vale oro :D con tutta la fatica ed il lavoro che mi è costata!

NOTE PERSONALI:
Ho cercato inoltre notizie sull'etimologia del termine rosa canina, incuriosita dall'origine buffa di questo nome, scoprendo che Linneo attribuì alla radice della rosa selvatica la proprietà di preservare dalla rabbia trasmessa dai cani! Da questa credenza poi rivelatasi falsa, deriva l'attribuzione di "canina". 
Le bacche comunque sono ricchissime di Vitamina C e vennero usate in gran quantità in Gran Bretagna fino agli anni '50, per darle ai bambini al posto degli agrumi, introvabili a quel tempo nel Nord Europa, proprio per questa loro particolare caratteristica nutrizionale.