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E anche quest'anno ho avuto il gran privilegio di poter partecipare ad Identità Golose oramai un appuntamento immancabile per me. 
Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina, giunto alla sua dodicesima edizione.
Il tema di quest'anno era La forza della Libertà



Ogni anno, questo il quinto per me, imparo sempre qualcosa di nuovo. Riascoltando gli chef a distanza di un anno, tocchi davvero con mano come gli stimoli sempre nuovi che ogni anno dà il tema del congresso, sappiano farli crescere e progredire, per evolvere grazie a sfide non sempre facili.
Un grande merito credo vada a Paolo Marchi ideatore del congresso e ovviamente a tutti i suoi collaboratori, per la sempre impeccabile organizzazione di questo evento, una sorta di cantiere sempre in fermento, dove si respira una voglia di "costruire un pezzetto di strada insieme", dove c'è un confronto costruttivo, una voglia di condividere passione e conoscenza dell'arte culinaria, non solo una "inutile auto-celebrazione degli chef" che oramai si respira un pò ovunque. 
Ad identità Golose è tangibile un reale tentativo di raggiungere sempre nuovi traguardi, per non fermarsi, ma migliorare sempre.




Gli interventi che ho ascoltato sono storie di crescita personale, che seguo da qualche anno, come nel caso di Franco Pepe di Pepe in Grani, il pizzaiolo di Caiazzo, conterraneo dei miei genitori, forse anche per questo lo seguo con piacere ed interesse. Dal suo esordio in sala, ad Identità di Pizza, qualche anno fa, in cui arrivò con la sua madia di legno impastando a mano, come a suo tempo ho raccontato qui
Da allora ne ha fatta di strada Franco Pepe, direi anche grazie agli stimoli ricevuti di anno in anno da Identità Golose. E si ventila anche la possibilità di una stella per i pizzaioli come lui, che non si fermano mai, ma studiano, cercando di migliorare sempre e di valorizzare anche grazie all'aiuto di esperti, il loro lavoro e i prodotti del territorio. 
Quest'anno per Franco la sfida era ardua, invitato ad Identità di Champagne per abbinare la sua pizza ad un Rosè Ruinart (55% Pinot noir e 45% Chardonnay). 
Sono entrata fin troppo candidamente in sala gialla sede dell'evento, lo ammetto, decisa a non perdermi Franco Pepe, ma ero ignara che l'evento fosse su prenotazione. I posti erano solo 20 e tutti ovviamente già riservati. Sono comunque rimasta in sala, per gentile concessione degli organizzatori. 
La pizza presentata da Franco è la "Mare in Terra" preparata con un impasto leggero che potesse ben adattarsi, non solo nel gusto, ma anche nella consistenza allo champagne in abbinamento con la sua pizza. Condita con i prodotti del suo territorio: il fiordilatte, la colatura di alici di Cetara, un erborinato del casertano, un pomodorino cotto al forno rigorosamente a legna e la scarola riccia e l'olio EVO aggiunti a crudo. 
Quest'anno purtroppo non ho assaggiato la sua pizza, ma tutti i presenti in sala hanno apprezzato molto sia la pizza che il suo abbinamento.



Davvero straordinario anche il Ceviche presentato da Caterina Ceraudo, in abbinamento allo Chardonnay Blanc de Blancs di Ruinart, questo piatto invece l'ho assaggiato, grazie alla gentilezza di Doriana Tucci, che ho rivisto con immenso piacere. 
La Ceraudo racconta il suo abbinamento con la fierezza di chi ama la sua terra e i suoi prodotti e vuole esprimerne le potenzialità al meglio. Decisa e meritevole, l'allieva di Niko Romito, l'unica chef stellata in terra calabrese, sua terra natia, che ama sinceramente e cerca di raccontarla nei suoi piatti. Nel Ceviche infatti riporta tutti i sapori e i ricordi della cucina calabrese: la cipolla di Tropea che dà la nota croccante al piatto, il dentice marinato velocemente con il bergamotto per non intaccarne eccessivamente il sapore, la nota piccante data dal peperoncino e dai fiori di senape, uno sciroppo di lamponi, e per chiudere il piatto la dolcezza del limo: un piccolo agrume calabrese purtroppo in estinzione, di cui la tenuta Ceraudo possiede ancora qualche pianta. Un equilibrio davvero elegante e perfetto per questo Ceviche, con una piccantezza per nulla invasiva, una giusta acidità ed un abbinamento davvero ben riuscito. 
Un grande in bocca al lupo a questa giovane promessa del ristorante crotonese Dattilo



Altra bella novità di questa edizione è stata la Scuola di Identità Golose. 
Mi sono iscritta alla lezione di Daniela Cicioni, diventata Raw Vegan chef dopo aver studiato architettura
Incuriosita dal suo percorso sono andata a sentire la sua lezione.
Ha raccontato il suo approccio alla cucina crudista e di come la cucina vegana non sia nata con intenti salutisti: vegano non vuol dire sano, affermazione che condivido pienamente. Si può mangiare vegano introitando più schifezze che in una dieta onnivora.
Ha presentato il suo cracker crudista preparato con l'essiccatore, con semi di chia e di sesamo senza cottura, tutto a crudo, impreziosito con crema di anacardi fermentati, polvere di pomodoro e barbabietola e foglie di acetosa e nasturzo dal gusto senapato. Spero di riuscire a sperimentarli personalmente così da riproporli con tutti i dettagli prossimamente anche sul blog.


    
Non potevo infine perdermi il grande Corrado Assenza, il genio siciliano del Caffè Sicilia, che stimo immensamente perchè è proprio vero che la grandezza non ha bisogno di sfarzi, nell'umiltà di quest'uomo si coglie una così grande ricchezza e profondità da lasciare quasi sconcertati. Corrado presenta tre dei suoi dolci e intanto racconta il pensiero che ci sta dietro, abbandonare lo "zucchero" per dare al dolce il sapore naturalmente zuccherino della frutta. Encomiabile la ricerca di un sapore di frutta senza artefatti, l'idea di contaminare i nostri percorsi pensando come lui stesso dice che "E' più facile spostare i pensieri che la materia".
Il sogno di scovare materie prime di qualità da produttori che lavorano con passione, perchè dietro a prodotti di qualità ci stanno sempre delle persone. 
Premio meritatissimo per Corrado, consegnato da Francesca Barberini, fortunata assaggiatrice di queste tre meraviglie. 


Ed infine il mio  sincero grazie a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto energie per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche "liberarlo" da inutili fronzoli quando merita!



Grazie ad Elisa Pella, Paolo Marchi e a tutti coloro che si sono nuovamente adoperati per la buona riuscita di questa edizione di Identità Golose. 

Grazie a tutti. Aspettiamo già con ansia la prossima edizione..









I pensieri e le recensioni su questa manifestazione sono sempre i più disparati. 
Contrastanti, discordanti che a volte leggendoli, ti chiedi se sei davvero stata nello stesso posto... 
E così sia mi viene da dire, forse guai se non fosse così!  
Negli occhi di chi guarda è racchiusa la bellezza, così come la saggezza e l'umiltà con cui si appresta a raccontarla.
Ciò che scriverò è ovviamente il mio parere, su ciò che ho recepito, ciò che ha colpito me, ciò che mi ha fatto riflettere di più
E non è certo compito mio disquisire sulla "coerenza" di alcuni chef tra il loro dire ed il fare e sinceramente nemmeno mi interessa. 
E poi diciamolo, forse me lo posso pure permettere, visto che non sono "nessuno" e scrivo qui per il puro piacere di farlo!
Detto ciò, la sensazione che prevale in me quando arrivo a Milano per Identità Golose è l'avidità. 
Proprio così, avidità di imparare, di cercare di carpire e capire il più possibile, e ogni volta non resto delusa, mi porto a casa tanti bei pensieri.
Il tema di quest'anno: una sana intelligenza era molto caldo.
Intanto per la concomitanza con Expo alle porte, che mette tutti sulle spine, e poi perchè come hanno ricordato in più d'uno, per essere Chef oggi è un bel momento certo, tanta fama e la scena a disposizione, eppure aggiungerei, è anche un momento molto delicato, perchè gli "uditori" a volte creano aspettative ingiuste.
Dal canto mio, lo ribadisco, l'intento è quello di imparare anche dai famosi chef, così come da chiunque. 
Non devo far crescere un'audience, non mi interessa fare polemiche e non le farò. Ciò che mi sta a cuore invece è condividere il sapere e tutto il bello che ho visto e ascoltato anche questa volta, per me la quarta, in questa edizione di Identità Golose a cui ho partecipato.



Non posso proprio non cominciare da lui, Massimo Bottura che visibilmente emozionato ha iniziato il suo talk coinvolgendo il pubblico, non solo per ciò che fa e dice, ma per come lo racconta, per come sa coinvolgerti emotivamente catturando la tua attenzione fin dal primo istante, perchè è inutile girarci intorno, ha davvero un carisma innegabile. 
Parte subito con le sue riflessioni filosofiche, sul senso di responsabilità che come chef sente nel dover parlare, quest'anno l'anno di EXPO, non per raccontare se stesso, dice, ma per dar spazio alle persone, perchè il nutrimento accomuna tutti anche nei diritti. 
Parla dello spreco, di come sia importante recuperare. 
Non dobbiamo mai dimenticare le nostre originida dove veniamo.
Il recupero fa parte della nostra cultura gastronomica, fino agli anni '50 era proprio ciò che facevano i nostri nonni.
Recuperare non è degradante, ma un atto di volontà e di forza: 
è riconquistare
E parte dal pane. Da sempre alla base di ogni pasto, il pane perduto dei francesi, o pane guadagnato dai belgi, ma la sostanza non cambia, del pane non si spreca nemmeno una briciola.
E commuove la platea raccontando come sono nati i passatelli, tipici della sua terra, raccontando come i monaci nel refettorio raccogliessero ogni giorno le briciole cadute sul desco, che finivano per riempire un barattolo di vetro che a fine settimana era pieno e al sabato si procedeva con il recupero delle briciole di pane cuocendo i passatelli.
Tante forse le storie come questa, che abbiamo dimenticato. 
Tornare indietro nel tempo aiuta, a non perdere di vista quella sacralità del cibo che oggi forse, per causa della sua troppa abbondanza, abbiamo davvero dimenticato.
Magistrale il suo piatto pensato per EXPO, ispirato anche da Carlin Petrini, che ricorda la sua zuppa di latte dell'infanzia. 
Da qui l'ispirazione e l'idea di riprodurla in chiave moderna: spuma e gelato di latte e zucchero con briciole di pane croccanti valorizzate da una cialda d'oro per indicarne la preziosità. 
E i suoi passatelli tutti "recuperati" da bucce e scarti di ortaggi essiccati, resi farina, lavorati e leggermente affumicati, come il brodo preparato con le bucce di verdure essiccate in forno e lavorate in estrazione per esaltarne la mineralità. 
Ma anche le bucce di banane marce, che da un'idea del suo Sous Chef diventano un "gelato color cemento".
Insomma l'idea della sostenibilità e del non spreco è la chiave del suo intervento, in cui sottolinea anche come "scartare/buttare" significa gettare la spugna, arrendersi e ovviamente non si deve.

Bottura infine illustra il suo progetto di solidarietà per Expo, ovvero il Refettorio Ambrosiano, voluto anche dalla Caritas diocesana milanese, un progetto elogiato anche dal Papa, con un duplice intento, offrire un pasto di solidarietà evitando lo spreco alimentare. In primis ha visto il recupero di uno spazio urbano milanese nel quartiere Greco, un ex teatro abbandonato dagli anni trenta, che sarà completamente ristrutturato e in cui in occasione di EXPO, vedrà per un mese l'alternarsi in cucina di 40 chef stellati da tutto il mondo, che con creatività e sapienza, con le eccedenze alimentari raccolte da Expo, valorizzeranno il cibo che altrimenti andrebbe sprecato, offrendo un pasto a chi ne ha bisogno. 


Chi mi segue e mi conosce sa del mio amore per il lievito madre e gli impasti.
Va da sè che non potevo perdermi nemmeno quest'anno Identità di pizza. Appuntamento fisso oramai per me, ed è bello rincontrarsi ogni anno e fare il punto della situazione, sentire che c'è sempre spazio per migliorarsi, per progredire e andare avanti e come dice Franco Pepe anche grazie ad Identità Golose si cresce, perchè ti poni ogni anno domande nuove, lavori su nuovi quesiti e quindi migliori di anno in anno! 
Lo scorso anno come avevo raccontato qui, era arrivato con la valigia dei prodotti del suo territorio, quest'anno invece seguendo il tema di questa edizione, trattandosi di "sana intelligenza" ha pensato ad una pizza che fosse oltre che buona, e ve lo assicuro perchè l'ho assaggiata, anche sana.
La sua pizza sanacore  Ã¨ studiata  un pò a tavolino. 
Insieme a cardiologi, e un nutrizionista che suggeriscono i valori nutrizionali che servono per una pizza che possa mangiare anche chi ha problemi di salute. 
La cosa che mi colpisce sempre di Franco è la sua spontaneità, quella semplicità nei gesti che lo rendono davvero come lui stesso si definisce, un vero artigiano della pizza. 
Un approccio sensoriale il suo: perchè un pizzaiolo lo sente con le mani il punto di pasta, un grande insomma.



Un artigiano dell'impasto che porta con sè la tradizione: di impastare a mano, di fare la pizza come la facevano suo padre e suo nonno, usando i prodotti del suo territorio: la tradizione appunto.

Però lui non si accontenta, non si ferma lì. Va avanti e studia i singoli ingredienti che mette sulle sue pizze, facendosi aiutare da chi ne sa di più, Vincenzo, suo amico agronomo che scopre grazie agli amici dell'università, che stanno studiando le proprietà antiossidanti di più di cento specie di pomodori, che il pomodoro riccio, quello che usa Franco, è quello più ricco di antiossidanti. Il pomodoro riccio è un pomodoro che non ha bisogno di trattamenti, nè di troppa acqua. Un pomodoro adattato a quel territorio, perchè altrimenti ci sarebbe la biodiversità ed è così importante preservarla? 

Lo studio dei prodotti del territorio: ecco l'innovazione.
Insomma sposa perfettamente quella che è anche la mia idea: usare "gli antichi saperi" guardandoli in chiave moderna, con le conoscenze che abbiamo oggi, cercando di capire e reinterpretare, per sfruttarle al meglio, quelle che sono le nostre tipicità territoriali. 
Franco fa il pizzaiolo, come suo padre e suo nonno prima di lui, ma usa la cooperazione, che tanto mi piace, il gioco di squadra, in cui il contadino suo amico gli coltiva il pomodoro riccio, l'agronomo studia e riscopre i prodotti del territorio usati da sempre (e un motivo dico io ci sarà!) e un altro amico, esperto di forni, gliene costruisce uno elettrico apposta per lui, tarato sulle sue esigenze! Tante competenze messe insieme, una squadra vincente per fare una pizza di altissima qualità.
Ecco io trovo tutto questo straordinario, un bellissimo approccio solo da imitare.


Tutt'altro approccio e stile, ma ugualmente encomiabile e straordinario, quello di Simone Padoan, e le sue pizze con lievito madre. Ognuno porta se stesso nella sua cucina, si racconta anche attraverso ciò che fa e come lo fa. Sempre attento ai minimi dettagli Simone, ricercato e scrupoloso, e durante il suo intervento di quest'anno, ripercorre i suoi vent'anni di I tigli e ci regala un excursus con un video davvero emozionante.


Ed infine, ma non per importanza, la vera rivelazione per me quest'anno è stato Renato Bosco, il pizza ricercatore, di cui però vi parlerò con più calma in un altro post dedicato solo a lui e ad una sua bellissima iniziativa.


Così come di un altro bravissimo pasticcere Gianluca Fusco e le sue architetture di gusto, delle vere e proprie opere d'arte.
Racconta ad Identità piccanti, come il peperoncino un ingrediente che lui detesta, sia stato oggetto di un suo approfondito studio, perchè un professionista non può ignorare un ingrediente solo perchè non gli piace. Encomiabile.
Parla di capsicina, di peculiarità del peperoncino, e delle sue molteplici caratteristiche, così precise e dettagliate, che neanche ad una lezione di biochimica!
Davvero bravo e poi ci prepara un dolce, assaggiato in sala, che è davvero il dolce più straordinariamente sorprendente che io abbia mai assaggiato.



Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie a Paolo Marchi, Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima


Ci sono appuntamenti che sanno nutrire nel profondo.
Non solo il corpo, ma anche il cuore, i sensi, la mente.
Appuntamenti che solleticano il palato, che non sono solo gioia per gli occhi, ma anche per la mente.
Spalancano mondi nuovi, ampliano i nostri ristretti orizzonti, consolidando magari alcune certezze, ma sono anche in grado di regalare stimoli nuovi, nuove prospettive, opportunità e tante altre piacevoli emozioni.
Credo che Identità Golose per me sia stato un pò tutto questo e certamente anche più di questo.
Un appuntamento a cui non ho voluto mancare, e ho fatto bene. 
Peccato solo sia stato troppo breve. 
Nonostante tutta la mia buona volontà, non sono riuscita a seguire tutti gli interventi che avrei voluto. Ho presenziato solo il 10 febbraio e gli appuntamenti interessanti erano moltissimi.
Purtroppo per me molte sessioni a cui avrei voluto presenziare si sono svolte in contemporanea in sale diverse
Il dono dell'ubiquità non lo possiedo, per cui mi sono arresa e ho dovuto scegliere. Con un pò di rammarico, lo ammetto, per essermi persa qualche "golosa intelligenza" per strada! 
Non si poteva però fare diversamente. 
Per fortuna c'è il web che consente di recuperare almeno in modo virtuale, qualche intervento perso.
Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina, ideato da Paolo Marchi e quest'anno giunto alla sua decima edizione.
Il tema di quest'anno era una Golosa Intelligenza.



La mia tabella di marcia è iniziata in un modo meraviglioso, perchè mi sono subito fatta un bellissimo regalo, sebbene già con un  primo rammarico.. 
Scelta dettata dal cuore, e dalla mia grandissima stima ed ammirazione per quest'uomo: 
Moreno Cedroni che ha raccontato la sua "Identità di birra" 


Una birra protagonista del suo menù dall'aperitivo al dolce, declinato ad arte, che ho apprezzato, ammirato e degustato con immenso piacere. Per contro mi sono persa a quanto pare un grandissimo Niko Romito, che avrei ascoltato con altrettanto piacere, ma la sua sessione si svolgeva purtroppo proprio in contemporanea.
Inusuale e particolarissima la scelta del cocktail di benvenuto di Moreno che inizia il suo menù con un sake alla birra servito in accompagnamento con un alchechengi intinto nel miele a stemperare l'amaro della birra usata "come cubetto di ghiaccio" nel sakè.
Il secondo piatto composto ddue soli bocconcini, ma dal sapore davvero delizioso: una pluma di maiale iberico con salsa di finocchi e arancia con aglio nero, servita con schiuma della birra in accompagnamento. 
L'idea di utilizzare un aereatore per acquari per riprodurre la schiuma della birra l'ho trovata geniale e non solo io, visto che le due ciotole di "schiuma da bagno" messe sul tavolo in bella vista hanno incantato la platea ancora prima dell'inizio della degustazione!
L'aglio nero che sporcava il piatto, è stato fatto girare in sala da Moreno perchè ne apprezzassimo le sue note di oliva nera e liquirizia.
La chiosa poi è stata davvero degna di nota. Come lo stesso Cedroni sottolinea non è facile utilizzare la birra in un dolce, poichè non si deve snaturarne il gusto.... amaro.
L'idea di questo dolce, racconta, nasce nel suo susci bar del Clandestino dove la birra accompagna spesso i suoi piatti, guardando la spiaggia del suo mare marchigiano, seduto al tavolino sorseggiando una birra e mangiando noccioline. Ecco dunque la proposta dolce di Cedroni: un pan di spagna cotto al microonde, poi essiccato in forno a 70°C in accompagnamento ad una gelatina di birra, fatta in purezza addensando solo la birra che mantiene quindi intatte tutte le sue caratteristiche. 
Il segreto è calibrare con sapienza le dosi degli ingredienti utilizzati. Il gelato al burro di arachidi servito sul pan di spagna, vi assicuro era davvero spettacolare!
Dopo questo inizio di congresso così appagante non potevo mancare ad un appuntamento, che come potete immaginare, mi stava particolarmente a cuore: la panificazione.
Mi sono quindi spostata di sala per andare a sentire una lezione di "Identità di Pane" tenuta da due donne meravigliose.
Roberta Pezzella e Federica Rancinelli, che con la loro esperienza sensoriale del pane, partendo da un suono il "ciok" dell'impasto, che deve suonare in un modo ben specifico quando arriva al punto di pasta, ci hanno deliziato con l'assaggio di due pani fatti con germinato di grano saraceno. Il mio stupore però non si è fermato al gusto, sebbene l'assaggio di quel pane lo abbia ancora in mente, e chissà se mai riuscirò a sformare un pane così buono!



La mia meraviglia accompagnata ovviamente da tantissima ammirazione, è stata incentrata sul loro grande amore, sulla grande passione che hanno dedicato alla panificazione.
Sebbene i loro approcci siano stati diversi, queste due donne così determinate a raggiungere i loro obiettivi, raccontando la loro esperienza con il lievito madre, hanno fatto percepire a chi era in sala, come dietro a questo lavoro sia racchiusa una grande professionalità. 
Come sottolineava Federica, la panificazione è un mestiere che richiede testa e cuore, che non possono mai andare disgiunti! 
Tra le tante cose che hanno detto, ce n'è stata una che mi ha particolarmente colpito, forse perchè lo sostengo da sempre:
"la mano di chi impasta fa la differenza. Il lievito madre cambia, non solo di giorno in giorno, ma di mano in mano!"
Ed io aggiungerei: sacrosanta verità, che chi impasta sa.
In un momento storico in cui per via delle diete ipocaloriche si demonizzano pane e pasta, tornare un pò indietro fa certamente bene. Tornare a mangiare il pane tutti i giorni, come ha detto Corrado Assenza e i dolci solo nelle feste, non il contrario come fanno tanti bimbi di oggi...
Recuperare le sane abitudini di un tempo, mangiando per prima cosa un buon pane, fatto con farine vive, come suggeriva Federica, macinate a pietra e ricche di tutti i micronutrienti necessari al nostro benessere.

E' stata poi la volta di "Identità di Pizza" con Simone Padoan e Franco Pepe due grandi maestri pizzaioli, che ho seguito con estremo interesse.
La pizza come si sa è un piatto che per anni è stato bistrattato e tagliato fuori dall'alta cucina. 
Credo che grande merito vada a Paolo Marchi per aver "riabilitato" ridando "onore alla pizza" un piatto mediterraneo completo e diffuso in tutto lo stivale. 
Ha dato spazio a questi pizzaioli che al pari di altri grandi chef hanno dimostrato che una semplice pizza può diventare speciale, se fatta intanto con cura, attenzione e dedizione e poi con grandissima attenzione e studio dei minimi particolari.
Dalla scelta delle materie prime ad un continuo studio, per migliorarsi e migliorare il proprio prodotto. 



Come ha fatto Franco Pepe, da Caiazzo, figlio di pizzaioli, che chiama un giovane amico agronomo per aiutarlo a scegliere, studiandone le caratteristiche peculiari, i prodotti della valle telesina da mettere sulla sua pizza. Gli ingredienti vengono reperiti in un corto raggio, sono tutti a 6 km di distanza dalla sua pizzeria. Racconta che i produttori li conosce tutti personalmente, e parla con fierezza della sua terra e delle sue eccellenze, dei suoi ingredienti, che mostra orgoglioso nella valigia che porta in sala per mostrarli a tutti. Le cipolle di Alife, l'oliva caiazzana, l'origano del matese, il pomodoro riccio... C'è un attento studio dietro tutto questo, come ci raccontano in sala. 
Infine lascia che ad impastare sia il figlio Stefano, a cui spera di trasmettere la sua passione, per questa pizza che impasta a mano come si faceva un tempo, nella madia in legno come suo nonno.



Una pizza che si evolve come racconta Padoan, una evoluzione del gusto grazie al confronto con altri e agli stimoli che si rinnovano di anno in anno per chi ha voglia di mettersi sempre in gioco e andare sempre avanti. Prendendo ispirazione dagli amici o anche da se stessi copiandosi addirittura una pizza come racconta Simone.
Come lui stesso dice il mondo è cambiato e molti oggi ricercano un prodotto sano, gustoso e genuino.
Il sogno di Simone sarebbe provare a fare una stessa ricetta di pizza impastata a tante mani da tutti i suoi amici pizzaioli con sette lieviti diversi, ciascuno il suo, e poi procedere alla degustazione in cui la caratteristica del proprio lievito emerge, perchè sarebbe perfettamente riconoscibile!
Esattamente come oggi accade con il vino! 
Riconoscere il proprio lievito, ma che idea carina!
In bocca al lupo Simone e Franco.
Come è risuonato spesso quest'anno a IG, bisogna forse ritornare un pò indietro.
Gli chef stellati devono far parlare più il cibo che se stessi, devono lasciare spazio alla semplicità del gusto, perchè se una cosa è buona, non ha bisogno di alambicchi e fronzoli. 
E non è vero che una pizza non possa essere degna di entrare nell'alta cucina per raccontarsi o godere di eccellenza al pari di altri piatti molto più elaborati.  
Perchè come ha magistralmente ricordato Massimo Bottura, la vera sfida di ogni chef è capire se stesso, per migliorarsi, per capire chi è e cosa può regalare ad un suo piatto...
Perchè in cucina non ci sono cose nuove, esiste una memoria storica, un passato a cui anche inconsapevolmente ci rifacciamo continuamente, elaborando conoscenze che ci sono state tramandate. 
Noi "pensiamo mediterraneo" perchè così abbiamo respirato...
Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie ad Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima

  







 
Tempismo perfetto, vero???
Emh ehm...
E' passato già un mese... un mese esatto proprio oggi!
A mia discolpa potrei dire: meglio tardi che mai!
A dire il vero scrivo solo ora un pò per scelta, perchè volevo far decantare tutte le emozioni provate, ma un pò anche perchè le cose da fare sono sempre così tante, che io mi perdo e non riesco mai a starci dietro come vorrei!
E il tempo per scrivere in questo mio spazio, alla fine è risicato! 
Per cominciare passo subito ai ringraziamenti, che non voglio tralasciare. 
Lo so, avete ragione solitamente si fanno in coda, ma oramai lo sapete che son pazzerella e faccio sempre un pò come mi va! Dunque li faccio subito! 
Il mio primo grazie va di certo ad Elisa Pella, che quest'anno ho finalmente avuto il piacere di conoscere personalmente, dopo numerosi scambi solo virtuali, e senza il cui invito non avrei potuto presenziare anche a questa edizione di IDENTITA' GOLOSE 2012!
Un altro sentito grazie va a due "FOODIE-STAR", che ho avuto l'onore ed il piacere di conoscere quest'anno, grazie a Marta che me le ha presentate! 
Ovvero: Anna The Nice e Morena di Menta e Cioccolato
Impressioni "al brucio": non solo bravissime food-blogger, due bellissime persone!
Ovviamente non potevo credere d'esser faccia a faccia con loro, ma credetemi è stato così (ancora non ci credo!!!) sebbene alla fine, siamo state insieme solo per poche ore!
Anna: solare, esplosiva, frizzante, un turbine d'allegria e vitalità e Morena, dolcissima, riservata, di una disponibilità ed umiltà quasi disarmanti! 
Non vi dico con che calore e semplicità, m'hanno subito accolta e fatta sentire "come a casa", sebbene per loro fossi ovviamente solo una perfetta sconosciuta! 
Il mio grazie davvero di cuore ragazze, rinnovato anche qui!
Ed ora veniamo al resoconto, o meglio dovrei dire alle mie personali impressioni su questa edizione di IDENTITA' GOLOSE 2012!
Molto, forse tutto è stato già scritto.

Di tutto e di più, vuoi perchè è già passato un mese, vuoi perchè ognuno ne ha raccontato la sua versione dei fatti. Come è giusto che sia!
Qui leggerete solo le mie personalissime impressioni sull'evento.
Le sensazioni raccolte da un'amante del buon cibo, curiosa di sperimentare nuovi sapori, ma soprattutto orgogliosa dei nostri prodotti alimentari e delle nostre tradizioni italiane!
Tutto ciò tuttavia, senza alcuna prestesa da parte mia di volersi ergere a giudice degli eventi, tanto meno con aria di presunta competenza in tema di "food", che per altro non ho!
Solo... semplici sensazioni e a questo punto, nemmeno troppo a caldo!
Il primo impatto entrando a IDENTITA' GOLOSE?
Avete presente un bimbo all'ingresso di un Luna Park? 
Ecco più o meno così... catapultati in un mondo magico, con un misto di senso di stupore e smarrimento in mezzo a tanta magnificienza di cibo, chef stellati e stellatissimi, cuochi e stand a tema! 
Un pò ci si sente travolti, e forse anche storditi dai numerosi stand, dagli espositori, ricchi di eccellenti prodotti, dai vini, al culatello, alla Pizza di Petra preparata con lievito madre, per citarne solo alcuni!
Ma anche dai profumi, dai colori e dalla folla circostante non sempre anonima, che ti distrae non poco... 
come quando ti vedi passare accanto, a meno di mezzo metro Oldani in persona!!!!
Per poco mi pareva di svenire e ti chiedi... ma è lui??? Davvero lui??? 
e quasi la mano ti trema nel fargli una foto! 
Ma gliel'ho fatta, però eh, gliel'ho fatta ed eccolo qui:


Salvo poi scoprire, da chi l'ha conosciuto personalmente, che alla fin fine non è poi questo grande sostenitore della "Cucina Povera" che tanto mi piace!
Mi fate decadere un altro mito??
E va bè forse anche a questo serve IG! 
Però, però... insomma diciamocelo, a parte le conferenze e i grandi incontri con gli chef, l'opportunità ed il piacere dell'assaggio di prodotti piacevolissimi della nostra tradizione è mica trascurabile!
Se mentre passeggiate curiosi tra gli stand, vi invitassero a degustare "il vero Carnaroli 
mantecato al caprino erborinato con riduzione al balsamico", voi che fareste??
Oppure una deliziosa purè di fave verdi preparata con antica ricetta tipica della Sicilia, accompagnata da un olio eccelso che ne esalta sapientemente il sapore, o ancora un culatello ed un prosciutto crudo di Parma tagliato a mano, di cui ancora conservo la memoria del profumo...


Ecco, appunto, non si può chiaramente resistere, nè declinare l'offerta..
e le mie papille hanno ringraziato di cotante eccellenti degustazioni concentrate in un solo giorno!
Un'altra bellissima e singolare esperienza a cui ho avuto il piacere di partecipare è stata Pasta per gli Alieni, organizzata da Pastificio dei Campi di Gragnano, che ha pensato di "raccontare la pasta" ai marziani attraverso un documentario-film realizzato grazie ad alcuni dei migliori chef della Penisola sorrentina, come potete vedere qui!
Un bellissimo ed originale viaggio alla scoperta di questo preziosissimo cibo tutto italiano: la pasta, di cui forse dovremmo più spesso valorizzare le peculiari caratteristiche, prediligedo nelle nostre scelte sempre e comunque la qualità!
Non vi dico il meraviglioso profumo di basilico che si è sprigionato in sala, durante la preparazione in diretta di questi spaghetti al pomodoro:


Vi assicuro: non solo profumatissimi, deliziosi!
Il segreto?
Forse come ha giustamente ricordato Iaccarino, non è solo questione di semplicità, ma di qualità degli ingredienti che si scelgono, anche solo per fare due semplicissimi spaghetti al pomodoro!
La qualità della pasta ovviamente in primis!

Lo chef torinese Scabin

Ed infine vi lascio ancora qualche scatto, perchè a questo punto non ci resta altro, se non aspettare IDENTITA' GOLOSE 2013!


La pizza di Petra con lievito madre

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