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Avevo un bel pezzo di lonza con tantissime succose arance a disposizione e ho voluto improvvisare, senza seguire nessuna ricetta in particolare intendo. 
Ho inventato con gli ingredienti che avevo ed è nata questa ricetta che oggi vi presento.
In realtà nulla di complicato, nemmeno troppo particolare, non è null'altro che un semplice arrosto all'arancia, ma a casa è proprio piaciuto tanto, è venuto talmente saporito, che voglio pubblicare la ricetta prima di dimenticarla.
Lo ammetto solo per mia comodità, come promemoria personale.
Ovviamente sono felicissima se potrà essere utile anche a qualcuno di voi, non fraintendetemi, ma il blog per me, è principalmente un ricettario virtuale, che consulto ogni volta che mi serve rifare una ricetta. Per cui di corsa sono venuta qui ad annotarne gli ingredienti ed il procedimento.


Ingredienti:
1,2 kg di lonza di maiale
piccola cipolla bionda
1 piccola costola di sedano
1 carota media
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro
3 cucchiai di Cointreau
2 arance tarocco non trattate in superficie (zeste e succo)
8 grani di pepe rosa (più quelli per decorare il piatto)
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo

Procedimento: 
Dopo aver sciacquato bene le verdure affettate sottilmente la cipolla, e tagliate a cubetti non troppo grossi la carota ed il sedano, sbucciate lo spicchio d'aglio e riponete il trito in una casseruola dai bordi alti con il fondo spesso, aggiungendo anche le foglie di alloro. Lasciate glassare le verdure a fuoco medio, in modo che caramellino e perdano la loro acqua di cottura prima di aggiungere l'olio. Dopo aver aggiunto l'olio fate sigillare bene l'arrosto a fuoco vivo su tutti e 4 i lati, fino a che ci sia una bella crosticina marrone. Occorreranno circa 15 minuti. A questo punto aggiungete le bacche di pepe rosa e proseguite la cottura a fuoco medio, dopo aver aggiunto un bicchiere di acqua tiepida fino a che si sia consumata tutta. Nel frattempo grattugiate le zeste e spremete il succo delle arance. Aggiungete le zeste e sfumate con il succo d'arancia ed il Cointreau proseguendo la cottura per pochi minuti non più di 5 minutiSeparate l'arrosto dal suo fondo di cottura e lasciatelo raffreddare bene prima di affettarlo. 
Infine aggiustate di sale il fondo di cottura.
Ho impiattato l'arrosto decorandolo con fette d'arancia fresche e alcune bacche di pepe rosa.
Il sapore del pepe rosa ha a mio avviso perfettamente bilanciato il dolciastro dell'arancia, per cui vi consiglio di non omettere l'aggiunta delle bacche.

NOTE PERSONALI:
Per un'ottima riuscita di quest'arrosto è importantissimo rispettare i tempi di cottura, ed evitare di cuocere l'arrosto troppo a lungo, perchè il maiale, se troppo cotto, diventa asciutto quasi stopposo. Meglio sempre affettare l'arrosto solo una volta raffreddato, per evitare di disperderne i succhi interni. L'interno deve rimanere rosato dopo il taglio. Per cui bisogna sigillare bene la carne a fiamma alta e proseguire con una breve cottura. 
Per il mio pezzo d'arrosto sono stati sufficienti 25 minuti.

La carne di maiale contrariamente ad un tempo, oggi è poco grassa e quindi non molto calorica. E' una carne bianca ricca di Vitamina B che può essere una valida alternativa alla carne bovina e se cucinata con le arance è davvero molto gustosa.

Questa ricetta partecipa al Contest delle Arance della salute in collaborazione con 




per creare un menù sano e gustoso con ricette a base d'arancia.
Quest'anno ricorre il cinquantenario dell'AIRC e come ogni anno torna l'appuntamento delle arance della salute scelte dall'AIRC come simbolo di un'alimentazione sana e protettiva. 


Sabato 31 gennaio in tante piazze italiane potremo acquistarle aiutando così la ricerca.




Oltre a questa mia ricetta potrete provarne altre con le arance: 


Ravioli di pescatrice all'arancia

http://anastasiagrimaldi.blogspot.it/2013/01/dei-ravioli-un-po-speciali-i-miei.html
Portafogli di pesce spada
Cosciotto d'agnello in gremolada all'arancia

Faraona all'arancia

Cheese cake all'arancia






Dopo aver lavorato come una pazza ad un catering per 60 persone, per una cena preparata in condizioni estreme, sentirsi chiedere a fine pasto se si possa brevettare una tua ricetta.... bè, non ha prezzo!
Per tutto il resto... ;) dai ragazzi, son soddisfazioni!
Oramai lo sapete, sono assolutamente contraria ad un qualsiasi "esclusivismo" in cucina, che sia "un brevetto" o un qualsiasi "diritto" su una ricetta: la trovo un'idea bizzarra! 
A mio parere le ricette vanno condivise, studiate, ammirate, rivisitate... personalizzate.
Per me cucinare è sinonimo di condivisione, convivialità, e poi certo personalizzazione quella sempre... 
è inevitabile perchè in ogni caso sempre ci si mette del proprio, anche se la ricetta è la stessa.
Uno stesso identico piatto cucinato da due mani diverse, sebbene con le medesime procedure e gli stessi ingredienti, sarà inevitabilmente differente! 
Questo l'ho già detto altre volte, cucinare in fondo non è null'altro che una serie di trasformazioni chimico fisiche, che richiedono energia e ognuno di noi ha una energia sua propria, diversa da quella degli altri.
Addirittura noi stessi non siamo sempre uguali: la nostra energia cambia e si modifica nel tempo, dipende dai giorni, dall'umore. 
Non vi capita mai che la stessa identica ricetta un giorno vi venga una meraviglia e il giorno dopo una schifezza?
Magari proprio quando sarebbe necessario il contrario...
Ecco! Questione d'energia, o se preferite: umore del momento, tensione e così via.
Tutto questo per dire che la cosa del brevetto mi ha fatta ovviamente sorridere, lungi da me, ma nello stesso tempo mi ha fatto anche un immenso piacere, perchè la mia ricetta era davvero inventata di sana pianta!
Indecisa fino all'ultimo minuto se fare la mia solita arista al latte o se prepararne una nuova versione all'uva e rosmarino, ricetta letta tempo addietro chissà dove, non ho saputo scegliere.
Ed è venuta fuori questa qui:


Alla faccia del brevetto, la condivido subito con voi!
Vi assicuro, col latte è stato un connubio perfetto: da urlo!

Ingredienti:
1kg di arista di maiale
1 cipolla
1 carota
1 foglia di alloro
5 bacche di ginepro
1 pizzico di noce moscata
1/2 litro di latte
1 bel rametto di rosmarino
1/2 kg d'uva bianca di cui: 2-3 manciate di acini per decorare, il resto per succo d'uva
2 cucchiai rasi di amido di mais (all'occorrenza per tirare la salsa)

Procedimento:
Affettare sottilmente la cipolla e la carota, lavare il rosmarino e l'alloro e farli soffriggere qualche minuto a fuoco vivace in una casseruola a bordi alti (io ne ho una in ghisa). 
Aggiungere a questo punto l'arista e farla sigillare per bene, da entrambi i lati, fino a formare una bella crosticina dorata. Nel frattempo lavate bene l'uva.
Tenetene da parte qualche acino per decorare, e spremete il resto degli acini con l'aiuto di uno schiacciapatate, in modo da ricavarne il succo. 
Quando l'arista è ben dorata da tutti i lati, sfumate col succo d'uva, aspettate qualche minuto che evapori e poi abbassate la fiamma al minimo, aggiungete la noce moscata e il latte e incoperchiate fino a cottura ultimata.
Io ho lasciato cuocere per circa un'ora, per far ridurre il sughetto di cottura.
Lasciate raffreddare bene l'arista. 
Una volta raffreddato l'arrosto, separatelo dal suo sugo e riponetelo in frigo, perchè da freddo sarà più facile affettarlo.
Al momento di servire ho tirato bene la salsa. 
Per prima cosa ho rimosso gli aghi di rosmarino, il ginepro e l'alloro e poi ho ristretto ancora un pochino il fondo di cottura. 
In un tegame mettete qualche mestolo del sughetto e con l'aiuto di una frusta aggiungete gradatamente tutto l'amido di mais, girando sempre finchè non sia ben amalgamato. 
Ora aggiungete gradatamente il resto del sughetto continuando a mescolare, tenendo la fiamma al minimo fino a quando la salsa non si sarà addensata.
Spelate e private dei semi gli acini d'uva messi da parte, tagliateli a metà ed aggiungeteli alla salsa al momento di servire.
Affettate sottilmente l'arrosto, scaldatelo e guarnite con la salsa e l'uva.
Provatela!
Ai miei commensali è piaciuta moltissimo e voi che ne dite?


Ed ora vorrei parlarvi di un'iniziativa che sfida solo le/i cuoche/chi più audaci e pronte/i a mettersi in gioco, venendo allo scoperto "nel mondo reale"...

Avete visto il nuovo banner qui di fianco sul blog? 
Intendo questo qui:


Di che si tratta?
Di un Contest, di cui potete leggere il regolamento anche direttamente sul sito di RossoRubino e che vi riporto qui solo per vostra comodità di lettura:

L'enoteca Rossorubino, in collaborazione con me e Silvia, vi invita a partecipare al suo primo contest enogastronomico:

Food Moment Please!

7 foodblogger avranno modo di cimentarsi presso l’enoteca RossoRubino di Via Madama Cristina 21 a Torino, proponendosi alla nostra clientela.

Accettate la sfida e date sfogo alla vostra creatività!

Regolamento di partecipazione:

- Per partecipare al contest “Food Moment Please!” è necessario ideare una ricetta senza cottura o che preveda l’utilizzo limitato al solo forno a microonde e il relativo abbinamento al vino che si reputi più azzeccato

- Le ricette ideate non dovranno prevedere l’uso di alcun metodo di cottura tradizionale e dovranno essere fantasiose e particolari e ovviamente, assolutamente fattibili nella cucina di un'enoteca

- Il contest è rivolto solo a chi possiede un blog

- Non valgono ricette pubblicate prima del 15 settembre 2012 o copiate da altri blog italiani o stranieri.

- Ogni partecipante dovrà inserire il logo del contest:




nella home page del proprio blog e al termine della ricetta, con un link diretto a ROSSORUBINO e dovrà linkare i blog La Cucina di Nonna Papera e Any Secret

- I link alle ricette dovranno essere postati in risposta al post di presentazione del contest al seguente indirizzo: La cucina di Nonna Papera

- Le ricette devono essere inviate entro le ore 00.00 del 15 ottobre 2012

- Al termine del contest una giuria composta da Andrea ed Edoardo, titolari dell'enoteca Rossorubino, con la collaborazione esclusivamente tecnica di Anastasia e Silvia (fattibilità della ricetta e sapore), stilerà una classifica che verrà pubblicata QUI e contatterà i primi 7 classificati per accordarsi sulle modalità di partecipazione alle serate in cucina

- I nominativi e il relativo link al blog saranno pubblicati su ROSSORUBINO

- Dopo aver stilato un calendario di partecipazione, nelle date prescelte i blogger potranno cimentarsi in enoteca, dove presenzieranno per due serate: il venerdì sera per un aperitivo composto dall’abbinamento di un calice di vino da noi selezionato e da un piatto in abbinamento da voi proposto e il sabato sera per una vera e propria cena.

Tutto chiaro?
E allora iniziate a pensare ed ideare!
Un mio personale in bocca al lupo a tutti i coraggiosi che decideranno di partecipare!



La mia ricetta di oggi la trovate pubblicata anche sulle pagine di Donne sul Web, qui.

I ravioli o agnolotti del plin sono un classico primo piatto piemontese.
Originari della zona delle Langhe e del Monferrato, rispetto alla pasta ripiena tipica di altre regioni d'Italia si differenziano per il loro ripieno che prevede l'utilizzo di carne arrosto.
Come tutti i piatti tradizionali, anche i plin sono nati per nobilitare gli avanzi, che le massaie di un tempo di certo non sprecavano! 



Si preparavano con ciò che restava dell'arrosto avanzato, spesso però rimaneva solo il condimento, che veniva ripassato in padella insieme alle verdure: spinaci o scarola. 
Il tutto veniva poi tritato a dare il ripieno dei ravioli, che veniva racchiuso in una sfoglia, oggi all'uovo, ma un tempo fatta solo con acqua e farina. 
La pasta sfoglia dei plin deve essere stesa sottilissima e ripiegata su piccolissime palline di ripieno, chiuse poi con un pizzicotto, in dialetto "il plin" appunto, a dare i classici piccoli ravioli del plin, poi classicamente conditi con burro e salvia o sugo d'arrosto. In dialetto i plin sono indicati anche con il termine "raviole" al femminile, che deriva dal verbo "raviolè" ossia avvoltolare, ma anche nell'accezione "rigirare" nel senso di utilizzare avanzi per i ripieni. [Norma docet: grazie!] 
I ravioli in genere sono costituiti da un ripieno di magro, a differenza degli agnolotti che sono fatti con ripieno di sola carne. Per il loro caratteristico ripieno dunque, sono anche conosciuti come agnolotti del plin
Una curiosità: in alcuni ristoranti, per apprezzarne a pieno il sapore del ripieno di carne ai tre arrosti, i plin vengono serviti al tovagliolo, ovvero vengono cotti, scolati e serviti su un tovagliolo bianco senza l'aggiunta di alcun condimento, proprio per consentire ai commensali di apprezzarne la bontà in purezza. 
La preparazione di questi ravioli risulta un pò laboriosa, anche per via delle loro dimensioni molto ridotte rispetto ai classici agnolotti, ma di certo valgono la pena di un assaggio.
Vediamo ora insieme la ricetta:

Ingredienti:
Per la pasta sfoglia all'uovo:
500 gr di farina di semola di grano duro
5 uova intere
1 pizzico di sale

1 cucchiaio d'olio


Per il ripieno ai tre arrosti:
1/2 kg di arrosto di carni miste di 
vitello, coniglio e maiale (anche salsiccia)
300 gr di spinaci o scarola cotti a vapore
3 uova
3-4 cucchiai di parmigiano grattugiato
1 pizzico di noce moscata

sale

Procedimento:
Per la pasta sfoglia all'uovo:
Impastate la farina con le uova, l'olio e un pizzico di sale, lavorandola con forza fino ad ottenere un impasto liscio e senza grumi. Copritela con la pellicola e lasciatela riposare sulla spianatoia.
Infarinate il piano di lavoro e stendete la sfoglia sottilissima, dovrà risultare spessa solo pochi millimetri.


Per il ripieno ai tre arrosti: 
Dopo aver cotto come di consueto l'arrosto, disossatelo se è il caso e tritatelo finemente in un mixer insieme agli spinaci o la scarola già cotti a vapore e ben strizzati. 
Aggiungete le uova, il parmigiano, il sale e un pizzico di noce moscata ed impastate bene fino a renderlo omogeneo


Prendete ora una sac a poche in cui metterete il ripieno, che andrà a distribuito in una fila di piccolissime palline sulle strisce di pasta sfoglia precedentemente stesa.
Stendete la sfoglia di volta in volta perchè si asciuga molto velocemente all'aria, per cui va riempita subito.
Formatura dei plin: per la formatura rendo merito a Luca Zecchin. Un sentito grazie allo Chef, che ho avuto l'onore di vedere all'opera alla Cena Piemonte per Tutti i gusti, da cui ho appreso questa formatura "in verticale" come vi ho descritto qui
Ripiegate la sfoglia sulla fila di ripieno e fate il "plin" ovvero un pizzicotto tra le palline di ripieno e date un altro piccolo pizzicotto in cima al raviolo. 


Tagliate l'eccesso di sfoglia con una rotella e formate i ravioli tenendo sempre fermo il raviolo prima del taglio.


Una volta cotti i plin vengono classicamente conditi con burro e salvia o in alternativa con sugo d'arrosto.


Grazie a Luca Zecchin che ha magistralmente preparato questi ravioli del plin per la Cena del Piemonte a cui avevo partecipato e di cui vi ho parlato qui, mi era tornata la voglia di ripreparare questi deliziosi agnolottini. 
Se li fate vi conviene farne un pò in più e congelarli, vista la fatica non indifferente, non vale la pena farne solo pochi!
Con questa mia ricetta partecipo ad una bella iniziativa di Donne sul Web, ideata in collaborazione di Gente del Fud di cui faccio anche io parte.


E se siete curiosi e voleste leggermi anche lì, cliccate qui.
Arrivederci alla prossima ricetta.

Ragazzi che fermento nella mia cucina in questo periodo, sto sperimentando un sacco di nuove ricette!!! 
Come vorrei giornate di 48 ore per riuscire a fare tutto!! 
Perchè Il tempo non mi basta mai?!
Oggi vorrei condividere con voi un piatto preparato già diverse settimane fa in occasione di una cena con degli amici speciali! 
A dire il vero ero molto scettica sulla sua buona riuscita e ancora lo sono! 
Anche se il marito dissente, ho la brutta abitudine di sperimentare nuove ricette quando viene qualcuno a cena... 
Ho subito pensato: "Stasera rischio grosso!"
Adoro preparare gli arrosti, specie in questo periodo dell'anno: 
brasati, stufati e stracotti sono i miei must per le cene da invito!
Questa è stata la prima volta in assoluto: mai fatto prima d'ora un arrosto con le nocciole! 
L'ho assaggiato diverse volte in vari ristoranti, perchè qui in Piemonte è un secondo piatto molto diffuso, già da tempo mi ero ripromessa di farlo, ma una ricetta-guida non l'avevo! 
Non ho trovata nessuna ricetta da seguire e così alla fine me la sono inventata!
Anzi direi: ho AZZARDATO!




Ingredienti:
1,2 Kg circa di lonza di maiale (o arrosto della vena di vitello)
1 piccola cipolla bionda
1 carota
1 costa di sedano
1 spicchio d'aglio
1 rametto di rosmarino
1 foglia di alloro
1 mazzettino di salvia
3 bacche di ginepro
1 pizzico di cannella in polvere
1 pizzico di noce moscata in polvere
1/2 bicchiere di vino (ero indecisa se usare un rosso o un bianco, alla fine ho usato un rosso cabernet sauvignon perchè era già aperto e a portata di mano!)
qualche goccio di latte per "tirare la salsa"
30 gr di nocciole intere
olio



Procedimento:
Per prima cosa, come per tutti gli arrosti è importantissimo "sigillare" per bene la carne, ovvero rosolarla da tutti i lati, per fare in modo che tutti i succhi rimangano all'interno del pezzo senza fuoriuscire.  
Questo farà in modo che abbiate una carne morbida e saporita.
Per farlo basta avere solo due piccoli accorgimenti.
Il primo: mai mettere il sale all'inizio della cottura, ma sempre a cottura ultimata e poi non pungere mai la carne, bisogna pacioccarla sempre il meno possibile e in ogni caso girarla senza infilzarla. 
Io mi aiuto con un cucchiaio di legno. 
Detto questo anche la casseruola ha la sua importanza, io ne ho una dedicata senza la quale non cucino i miei arrosti: è in ghisa con fondo antiaderente.
Quindi per prima cosa pulite bene l'aglio, tagliate a dadini la carota e il sedano ed affettate sottilmente la cipolla, poi mettete l'olio in casseruola con le erbe aromatiche ben lavate e fate rosolare la carne da tutti i lati a fuoco vivace, finchè non abbia una bella crosticina marroncina. Quando è ben rosolato abbassate la fiamma, sfumate con il vino (non mettetelo direttamente sulla carne, ma sul fondo della casseruola) aggiungete noce moscata, ginepro e cannella e lasciate cuocere per circa un'oretta, aggiungendo un pò di acqua calda se necessario. Rigirate la carne solo a metà cottura.
Fate raffreddare bene l'arrosto prima di affettarlo (io lo preparo sempre il giorno prima).
Ora tritate le nocciole non troppo finemente tenendone da parte qualcuna intera. 
Dalle nostre parti c'è la nocciola tonda gentile delle Langhe che è davvero buona. 
Se l'avete, usate una varietà delle vostre parti è ovviamente molto importante usare delle buone nocciole!
Togliete dalla casseruola lo spicchio d'aglio, e le erbe aromatiche e "tirate bene la salsa" prima di aggiungere le nocciole tritate. 
Io prima ho frullato bene tutto il fondo di cottura poi ho aggiunto un goccio di latte ed infine le nocciole. Scaldate bene prima di servire.

E voi ce l'avete una ricetta di arrosto alle nocciole? 
Se avete dei suggerimenti, come al solito sono ben accetti!
Devo chiedervi una cosa, ma capita anche a voi di avere mille foto archiviate di ricette di piatti che avete cucinato da secoli e di non trovare il tempo di postarle? 
Mah, forse son solo io, avrei almeno altri 30 post in attesa, anche perchè si cucina tutti i giorni e quindi si fa presto!
Va bè, tutto questo fa da premessa a questo post, perchè tra una storia e l'altra siamo quasi a giugno e io avevo sta ricetta lì in cantiere già da troppo, troppo tempo!
E così ve la beccate proprio adesso!
Mi son detta, complice un pò anche il maltempo che continua ad accompaganre questa primavera 2010, lo posto va sto mio brasato al barolo, se no poi mi tocca aspettare il prossimo ottobre (e no eh!) anche se non è proprio periodo di "brasato", che forse è più un piatto invernale... ma pazienza.
Come sapete già, in famiglia ho due ometti carnivori, per cui mi son dovuta "organizzare", perchè cucinare la carne nella nostra famiglia è d'obbligo!
Non che la cosa mi dispiaccia, tutt'altro, amo le preparazioni di arrosti, brasati e stracotti, anche se non mi attengo strettamente alla tradizione, e faccio sempre un pò di testa mia e secondo il mio gusto personale!
Così pure per la ricetta del "mio" brasato al barolo!
E poi, sentite, un amico di mio marito (piemontesissimo DOC!), dopo averlo assaggiato ha commentato così:
"Non riesco proprio a spiegarmi COME UNA NAPOLETANA D'ORIGINE (QUAL SONO essendo nata da genitori napoletani ndr!) possa cucinare così divinamente un brasato al barolo!
Neppure mia mamma lo fa così buono!" 
Bè, insomma son soddisfazioni, no?



E il segreto? Bè credo che sia un insieme di piccoli dettagli.
A me la carne asciutta e magra non piace granchè, la trovo "stopposa", e quindi non la cucino mai, (a meno di non fare un roastbeef e lì chiaramente ci vuole rigorosamente magra), per cui già il pezzo di carne che utilizzo per il brasato non è quello convenzionalmente usato!
Dal mio macellaio di fiducia, mi faccio dare un pezzo di ARROSTO DELLA VENA, trovo rimanga mooooooooolto più buono! 
Vi assicuro che si scioglie in bocca e risulta davvero tenerissimo, più del solito tenerone consigliato per questa preparazione.
Altra mia scelta personale, NON LO FACCIO MARINARE, lo cuocio subito, molto lentamente (oh, in fondo è un BRASATO o no?!) E SOLO ED ESCLUSIVAMANTE NELLA MIA CASSERUOLA IN GHISA CON RIVESTIMENTO ANTIADERENTE, con cui cuocio tutti gli arrosti, gli stracotti, e insomma tutte le carni che necessitano una lunga cottura! Poi trito finissime tutte le verdure prima di farle soffriggere! 
Ed infine lo preparo rigorosamente il giorno prima di servirlo, perchè deve riposare almeno una notte!
Vi sembro una pazza-blasfema mie care amiche piedmont-foodblogger DOC?
Vi sembrano dettagli stupidi, vero? 
Eppure vi assicuro che fanno una grandissima differenza! 
Provare per credere!


Ma veniamo alla mia ricetta per 6-8 persone:
Ingredienti:
800 gr di arrosto della vena
1 carota
1 cipolla
1 cuore di sedano
1 spicchio d'aglio
salvia
alloro
rosmarino
cannella in polvere
chiodi di garofano in polvere
5-6 bacche di ginepro
poca farina
30 gr burro
olio extra vergine di oliva, sale e pepe qb
1/2 litro di buon barolo


Procedimento:
Dapprima preparo un trito finissimo con sedano, carota e cipolla, che pongo in casseruola e lascio "asciugare" a fuoco medio, insieme alla salvia, l'alloro e il rosmarino, e uno spicchio d'aglio (che lascio intero e poi rimuovo prima di servire) prima di aggiungere il burro e l'olio.
Una volta che il trito ha perso un pò della sua acqua, infarino leggermente la carne e dopo aver aggiunto l'olio ed il burro in casseruola, lascio sigillare bene la carne su ambo i lati, a fuoco vivo (finchè si formi una bella crosticina marroncina per intenerci!)
In questo modo i succhi della carne non fuoriescono, ma rimangono intrappolati all'interno e la carne rimane morbida e gustosa.
Quindi, sfumo con metà del vino ed aggiungo la cannella ed i chiodi di garofano in polvere e le bacche di ginepro (e a questo punto, dal profumo che si sprigiona, mi viene sempre in mente il vin brulè, è più forte di me... il cervello va da solo!)
Abbasso la fiamma e cuocio pazientemente per 2 ore o più, aggiungendo tutto il vino, rigirando ogni tanto e aggiungendo acqua finchè basta.
A fine cottura, lascio raffreddare il brasato, lo affetto e lascio le fette a riposare fino al giorno seguente.
Operazione questa da non trascurare, perchè la carne acquista maggior sapore, il riposo nel "sughetto" rilassa le fibre, la rende più morbida e insaporisce la carne!
Ed ora, dopo tutto sto sproloquio, ne vorrete assaggiare almeno un pezzetto per giudicare se dico il vero?

Eccolo qui:

P.S.
Scusate, siccome effettivamente non tutti conoscono l'iniziativa, Ã¨ bene specificarlo, con questa mia ricetta partecipo A "Food blogger Piedmont addicted"...




una lodevole iniziativa di Twostella del Giardino dei ciliegi di raccogliere le ricette piemontesi dei vari blog!