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Mi accade spesso quando cucino, che certe pietanze più di altre mi riportino indietro nel tempo e mi fanno pure parlare in dialetto. 
Ieri sera mentre portavo in tavola questo piatto semplicissimo, mio figlio mi chiedeva che cosa fosse "a' past ammiscchiat" da me nominata.
Un piatto d'altri tempi, d'origine contadina di cui mia nonna mi spiegava la storia, almeno quella della nostra famiglia. Per questo primo piatto infatti lei era solita utilizzare "a'past ammiscchiat".
Ogni piatto vuole il suo formato di pasta, diceva sempre, e se cambi il formato allora cambi anche il piatto.
Mi raccontava che un tempo la pasta era venduta in grandi sacchi, uno per ogni formato e quando sul fondo rimaneva qualche avanzo di pasta tutta rotta non la si buttava di certo. 
I negozianti infatti ne facevano un miscuglio che diventava un nuovo formato: la pasta mischiata appunto, che vendevano anche a buon prezzo. A casa nostra tradizionalmente si prepara pasta e patate sempre e solo con questo tipo di pasta. E chissà perchè questa balzana idea del formato mi è rimasta appiccicata in testa e continuo a perpetuare la tradizione di famiglia. Solo questa per noi è a'ver pasteeppatan (la vera pasta e patate ndr)
In napoletano un'unica parola quasi ad indicare che i due ingredienti debbano idealmente fondersi tra loro per un'ottima riuscita del piatto.



Certo oggi mi fa un pò sorridere che si venda un formato di pasta appositamente creato per ricordare questa nostra tradizione, ma mi fa anche riflettere su quanto poco a volte portiamo attenzione alla storia dei nostri piatti della tradizione, che è a portata di mano, che magari prepariamo ogni giorno, ma senza mai soffermarci più di tanto sul perchè proprio in certi modi e non in altri. 
E dire che ogni piatto ha davvero tanto da dirci.
Dal canto mio non smetterò mai di raccontare al mio bimbo queste piccole storie antiche, perchè mi sembra così di tramandare un pezzo di me e delle mie radici.
Ingredienti: (dosi per 4 persone)
1 cipolla piccola
2 coste di sedano
5 patate
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 cucchiaino di origano
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo
2 croste di parmigiano
sale qb
200 gr di pasta "mischiata"


Procedimento:
Affettare sottilmente la cipolla e farla soffriggere in un tegame di terracotta con qualche cucchiaio di olio, aggiungere il sedano tagliato non troppo sottilmente, le patate tagliate a tocchi ed infine il concentrato di pomodoro, l'origano e le croste di parmigiano. Lasciare insaporire per una decina di minuti, poi coprire appena la superficie con acqua tiepida e lasciar cuocere per 20 minuti circa, fino a quando le patate saranno ben cotte e cominceranno un pò a sfaldarsi. A cottura ultimata togliete quel che resta delle croste di parmigiano, sul fondo del tegame dovrà esserci ancora un pò di liquido, ma non troppo! Spegnere quindi il fuoco e lasciare riposare. Nel frattempo in una pentola con acqua bollente salata, cuocere la pasta, scolarla al tempo di cottura indicato sulla confezione ed aggiungerla nella pentola di terracotta con le patate preparate in precedenza. Rimettere il tegame di terracotta sul fuoco e lasciare insaporire per qualche minuto. Servire ben calda, anche se scaldata il giorno seguente sarà ugualmente deliziosa.  

NOTE PERSONALI:
Mia nonna diceva che per un piatto eseguito a regola d'arte le patate devono risultare ben cotte, un pò cremose, ma non completamente sfatte! Il segreto dunque è il tempo di cottura, anche se a detta del nonno è il riposo che conta. Lui infatti la preferiva scaldata e mangiata il giorno dopo!



Correva l'anno....
Ehm, ehm, qui a forza di non scrivere, mi inceppo già sull'incipit.
E questo già la direbbe lunga.
Meglio sorvolare va, tagliamo la testa al toro.
Bando alle ciance e ai convenevoli, passo subito al sodo.
La mia ricetta di oggi è quella presentata alla Galleria dei sapori Cirio lo scorso 25 giugno a Torino, ebbene sì esattamente un mese fa mannaggiammècome vola il tempo!
Insieme ad altre 11 compagne di squadra torinesi, abbiamo trascorso una serata piacevole e divertente, all'insegna del gusto e della qualità, grazie a Cirio e alla Città del Gusto di Gambero Rosso che hanno organizzato l'evento, rendendo possibile una divertente sfida tra appassionate di buona cucina italiana.
La sfida è stata preparare un piatto con i misteriosi ingredienti contenuti in una "Secret box", ovvero una cesta, rigorosamente coperta, una per ogni postazione culinaria, in cui Polpapiù è stata l'indiscussa protagonista.
Dopo l'aperitivo di rito per salutarci tutte e rompere un pò il ghiaccio, lo Chef Luca Ogliotti presenta la serata e dà il via alla gara per scoprire i nostri ingredienti segreti.
Dopo un inevitabile attimo di sgomento alla vista di qualsiasi ingrediente avessimo nelle nostre ceste, la tensione si è allentata e tra risate, assaggi e un clima davvero rilassato e divertente, tutte ci siamo messe all'opera. 
Prima un salto in dispensa per procurarci gli ingredienti necessari a realizzare la ricetta con gli ingredienti a nostra disposizione e poi "fiato ai fornelli" si comincia.


I due ingredienti della mia box non erano per nulla bizzarri, anzi.
Nessuna difficoltà di realizzazione quindi, il rischio se mai era essere banali e forse lo sono stata. 
Il tempo di pensare però non l'ho avuto e quindi ho reagito d'istinto, avevo del macinato di carne e la cannella, voi al mio posto che avreste fatto con il pomodoro? 
Polpette è stato il primo pensiero e la pasta fatta con le mie manine il secondo..
La ricetta per fare a mano le tagliatelle l'avevo già pubblicata e la potete trovare qui.
Per comodità e scorrevolezza di lettura ve la riporto comunque nuovamente.




Ingredienti:
Per le tagliatelle:
2 uova
200 gr (circa) di farina di semola
1 cucchiaio d'olio
1 pizzico di sale

Per le polpette al sugo:
500 gr di carne tritata (tritata mista manzo-maiale)
2 uova
3 generose manciate di parmigiano grattugiato
1 manciata di prezzemolo tritato finemente
250 gr di pan grattato 
sale aromatizzato
pepe qb
1 scatola di Polpapiù Cirio
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva qb
1 foglia di basilico fresco


Procedimento:

Per le tagliatelle:
Disporre la farina a fontana rompere al centro le uova, aggiungere il sale e l’olio ed iniziare ad impastare, fino ad ottenere un impasto bello liscio. Dopo aver infarinato bene la spianatoia, stendere la pasta formando una sfoglia sottile possibilmente meno di un millimetro, aiutandosi con il mattarello anch’esso ben infarinato. Ricavare le tagliatelle con l’aiuto di un coltello a lama liscia. Cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolare dopo qualche minuto e condire con il sugo.
Per le polpette al sugo:
In una capiente terrina mescolare bene il macinato di carne con le uova, il prezzemolo, il pangrattato, il parmigiano e la cannella, regolando di sale e pepe. Formare le polpettine con le mani leggermente inumidite e passarle nel pangrattato prima di friggerle in una padella antiaderente unta con qualche cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando le polpettine saranno ben dorate da tutti i lati aggiungere uno spicchio d’aglio, e la Polpapiù Cirio e lasciare cuocere ed insaporire le polpettine per 15-20 minuti a fuoco medio, rigirandole di tanto in tanto. Condire le tagliatelle fatte in casa con il sugo così preparato, impiattare e servire caldo.

Foto di Davide Bellucca
La serata si è splendidamente conclusa con un piccolo buffet che abbiamo degustato tutte insieme in allegria, al termine della sfida.
Lo chef ha premiato la vincitrice della nostra edizione Alessandra con le sue polpettine di ricotta, ma la foto di rito in ricordo della bella serata l'ha regalata a tutte!
Grazie Luca.
Ed eccoci qui, tutta la schiera di foodblogger torinesi, con il nostro attestato di partecipazione alla serata, belle sorridenti:

Foto di Davide Bellucca
Ancora un ultimo doveroso grazie a Maria Chiara Montera per avermi invitata a partecipare alla serata, a Cirio e La Città del Gusto del Gambero Rosso, al food artist 9 periodico che ci ha allietato con le sue opere d'arte e a tutte la amiche che ho avuto il piacere di riabbracciare e da cui sempre apprendo nuove ricette, nuove suggestioni e splendide idee. 
Grazie a tutti.

Alla prossima!  






Ci sono piatti della mia tradizione di famiglia che sono una vera e propria istituzione in certi periodi dell'anno. E in inverno la scarola così preparata si può tranquillamente annoverare tra questi piatti.
Mia nonna era solita prepararla in questo modo, e talvolta con l'impasto della pizza, ne faceva anche una pizza ripiena: la famosa pizza di scarola, davvero deliziosa. 
Faceva spesso anche l'indivia "ripiena" allo stesso modo, la legava nascondendo al suo interno tutto il buon ripieno. L'indivia però rimane un pochino più amara, mentre la scarola è dolcissima, tant'è che preparata così, l'ha divorata anche il mio piccino di casa.
Una ricetta tipica napoletana, molto semplice da fare eppure trovo sia davvero squisita, per cui voglio suggerirvi la ricetta.
La verdura sulla nostra tavola non manca mai, ma mi accorgo che non la considero quasi mai degna di nota qui sul blog. 
Forse perchè non è certo così scenografica e fotogenica come tanti altri piatti, ma non importa, la bontà in questo caso supera di gran lunga la bellezza, per cui oggi faccio un'eccezione e la pubblico, perchè vi assicuro che vale davvero la pena di provarla.


Ingredienti:
1 grosso cespo di scarola
2 manciate di olive (io ho usato le taggiasche, mia nonna invece metteva le saporite olive nere cotte nel forno che faceva lei...)
2 cucchiaini di capperi
2 cucchiaini di pinoli
2 cucchiaini di uvetta sultanina
3 filetti di acciuga
1 cucchiaino di origano secco
1 spicchio d'aglio 
1 pizzico di peperoncino (se piace)
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 

Procedimento:
Lavate accuratamente il cespo di scarola, privatela del torsolo, separatene le foglie e fatele appassire in una padella antiaderente precedentemente riscaldata con uno spicchio d'aglio e tre cucchiai di olio extra-vergine di oliva. Nel frattempo fate ammollare l'uvetta in una scodellina con acqua tiepida. Non appena la scarola sarà appassita, aggiungete mezzo bicchiere d'acqua in cui scioglierete i filetti d'acciuga. Aggiungete quindi il resto degli ingredienti, l'origano, l'uvetta già ammollata, i capperi, i pinoli e le olive e lasciar stufare facendo insaporire ancora un pochino, fino a quando l'acqua di vegetazione si sia consumata del tutto. Regolate di sale e peperoncino (se piace) e servite bella calda.
Se ve ne avanza provate a farci la pizza, una sorta di calzone farcito, verrà proprio deliziosa!

Vi abbraccio e vi dò appuntamento alla mia prossima ricetta



A casa di un napoletano la pastiera a Pasqua non può assolutamente mancare. 
E come dice sempre il mio papà: 
"Non fare la pastiera a Pasqua è peccato mortale!"
Allora lo confesso, quest'anno sono rea... 
Certo so bene che ora non vale. 
Troppo facile cavarsela così, sono fuori tempo massimo lo so, ma sono anche un'arietina testarda e cocciuta e quindi l'ho fatta in ritardo e me ne vanto!
Quando ricevi in dono una ricotta di pecora freschissima colata appositamente per te e delle uova di "gallinella felice", come dice la mia amata Gaietta, come fai a resistere alla tentazione?
Infatti non ho resistito e il risultato mi ha ripagata. Come in ogni ricetta la qualità degli ingredienti che reperiamo conta tantissimo e può fare una differenza abissale. 
Non è la prima volta che mi capita di fare la pastiera non in tempo di Pasqua. 
Quando i miei amici vengono a cena, spesso esprimono desideri sui dolci che vorrebbero assaggiare e sovente capita che mi chiedano di preparare proprio la pastiera e ovviamente io li accontento sempre volentieri.
Ricordo che mia nonna raccontava che ai suoi tempi le suocere erano solite giudicare le nuore proprio in base a come eseguivano questo dolce. Che diciamolo, non è proprio così semplice da fare! 
Forse non proprio difficile, ma di certo laborioso.
Nonna diceva che le strisce erano spesso oggetto di giudizio... troppo larghe, troppo strette, storte, spesse e così via... insomma sono certa che una suocera pistina, volendo avrebbe di certo trovato qualcosa da dire se avesse voluto, che qui dalla frolla alla farcia, alla cottura, di intoppi nel percorso di esecuzione, ne possono accadere a iosa.
Le ricette della pastiera napoletana sono davvero millemila.
Questa che vi riporto qui oggi è quella della mia famiglia e quindi per me ha un sapore e un valore speciale ed inestimabile.
Noi facciamo prima la crema pasticcera e poi la uniamo alla crema di grano, che non va assolutamente frullato, perchè la consistenza del grano si deve sentire, così almeno sosteneva mia nonna e io sono assolutamente d'accordo.



Allora partiamo con la ricetta che qui la storia si fa lunga.

Se volete farla in tempo di Pasqua vi consiglio di fare la pastiera qualche giorno prima, di solito si fa il giovedì santo, perchè va fatta riposare almeno una giornata prima di assaggiarla.

Ingredienti:(dosi per 2 pastiere grandi e una piccola)
Per la pasta frolla:
300 gr di farina 
150 gr di zucchero
150 gr di strutto (o burro, ma non sarà la stessa cosa)
2 tuorli d'uovo (o 1 uovo intero e un tuorlo)
1 cucchiaino di zeste di 1 limone non trattato
Per la crema pasticcera:
4 tuorli d'uovo 
150 gr di zucchero
1\2 litro di latte
40 gr di farina
la scorza di 1 limone non trattato
Per la crema di grano:
560 gr di grano già cotto (1 barattolo)
1\2 litro di latte
50 gr di zucchero
1 noce di burro
1 pizzico di cannella
la scorza di 1 limone non trattato
Serviranno inoltre:
500 gr di ricotta di pecora
200 gr di canditi
4 albumi montati a neve ferma
50 ml di acqua di fiori d'arancio
zucchero a velo

Procedimento:
Per prima cosa far sbollentare il grano già cotto nel latte con lo zucchero, la cannella la scorza di limone e una noce di burro, sgranando il grano coi rebbi di una forchetta e lasciandolo cuocere fino a quando abbia assorbito bene tutto il latte ed abbia raggiunto la consistenza di una crema piuttosto densa.
Per la pasta frolla:
Sabbiare la farina con lo strutto (o il burro) fino ad ottenere uno sfarinato omogeneo, aggiungere lo zucchero, le zeste di limone, amalgamare bene e da ultimo aggiungere i tuorli. Impastare su una spianatoia fino ad ottenere una consistenza omogenea, fare una palla avvolgerla in una pellicola e lasciare riposare in frigo per un'oretta. Nel frattempo
Per la crema pasticcera: 
Mettere a bollire il latte in un pentolino. In una casseruola che andrà poi sul fuoco, montare i tuorli con lo zucchero fino a quando siano ben chiari e cremosi, aggiungere la farina, mescolando bene con la frusta per non fare grumi e infine aggiungere a filo il latte precedentemente scaldato. Aggiungere la scorza di limone e riporre su fuoco basso, rimestando con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una crema liscia e mediamente densa. Lasciare raffreddare completamente.
Solitamente preparo la frolla, la crema pasticcera e quella di grano la sera prima e la mattina dopo procedo con il resto della preparazione.
Assemblaggio:
Montare a neve ben ferma gli albumi e tenerli da parte. Con una frusta mescolare la crema pasticcera già fredda e unirla alla ricotta e alla crema di grano sempre mescolando bene. Aggiungere i canditi, l'acqua di fiori d'arancio e da ultimo gli albumi montati a neve, rimestando lentamente con una spatola dal basso verso l'alto per incorporarli delicatamente e non smontarli troppo. 
La farcia è pronta.
Su una spianatoia infarinata stendere la frolla che avrete tirato fuori da frigo, lasciandone una parte per realizzare le strisce di decorazione.
Rivestire con carta da forno bagnata e strizzata una tortiera rotonda, meglio se in rame, e adagiarvi il disco di frolla preparato. Riempire con la farcia preparata e rivestire con delle strisce di pasta frolla.
Cuocere a 180°C per circa un'ora fino a che la pastiera assuma un bel colore ambrato. Una volta cotta lasciar raffreddare tutta la notte. Il giorno seguente spolverizzare di zucchero a velo prima di servire.

Vi assicuro che dopo il riposo il gusto migliora. 
Provare per credere!
Il profumo di fiori d'arancio che si sprigiona dopo la cottura della pastiera è la cosa che mi inebria di più! 
Ed eccola dopo il taglio:


una vera delizia!

Voglio virtualmente donare una fetta di pastiera a tutte le mamme che passeranno di qui, per allietarvi il cuore, visto che tra poco sarà la nostra festa! 
Come grazie speciale care mamme del mondo, per tutto l'amore, il lavoro, la fatica che ogni mamma moderna fa quotidianamente in silenzio, quasi sempre in modo non eclatante, sopperendo alle mille mancanze che ci circondano, cercando di fare i salti mortali, tra lavoro, famiglia, scuola e il resto della vita che rimane. 
Spesso purtroppo l'operato delle mamme passa del tutto inosservato, e non viene minimamente considerato nè riconosciuto, soprattutto dalle istituzioni! 
Sono mamma anche io e dunque so di che parlo!
Un abbraccio anche a tutti gli altri che passeranno di qui, ovviamente.
Alla prossima ricetta:

Qualche tempo fa sono stata contattata per partecipiare ad un contest davvero molto carino:
Le ricette di Mammà di Pagageno, la rivista dedicata alla cultura enogastronomica dell'Alpe Adria. 
Scopo dell'iniziativa era riproporre la propria versione di una ricetta tradizionale facente parte di una raccolta questa qui: “Le raccolte del gusto di Papageno”, libro scritto da Pasquale Riccitelli, di cui mi è piaciuto davvero moltissimo il proposito:
“L'intento che anima la pubblicazione di queste “vecchie e care” ricette è quello di sensibilizzare tutti coloro che amano la buona cucina e le tradizioni legate alla casa, al fine di trasmetterle ai nostri figli che sappiano valorizzare i sapori e i profumi dei buoni prodotti delle terre natie, mantenendo sempre viva l'arte culinaria popolare delle nostre regioni e rafforzando in tal modo le nostre radici.”
 
Carinissimo, non trovate anche voi?
Per chi poi volesse conoscere i dettagli dell'iniziativa, li può approfondire qui.




La ricetta che casualmente mi è stata assegnata ed ho dovuto reinterpretare è stata per me davvero semplice da realizzare. D'altronde chi è che non le sa fare?
Le polpette al sugo, e quanti bei ricordi! 
Come in ogni famiglia italiana credo, un secondo piatto della tradizione che non può mancare nel ricettario familiare.
Ricordo con chiarezza, sebbene arrivassi appena al bordo del tavolo, le mani svelte e sapienti della mia mamma, che veloci modellavano quelle perfette palline... e la mia vocetta di bimba che chiedeva di poter assaggiare un pò di pinoli e uvetta, prima che mamma li aggiungesse all'impasto.
A fine preparazione poi, quell'impasto lo volevo anche assaggiare, ehm, ehm, da crudo (si lo so, ma tant'è).
Trascorso qualche anno, da un pò più grandicella, anche io aiutavo a formarle quelle palline e poi le tuffavo a rotolare nel pangrattato prima di friggerle...



le mie variazioni rispetto alla ricetta originale, secondo la personale usanza della mia famiglia, le trovate segnate in rosso tra parentesi:

Ingredienti:
Per le polpette:
500 g di carne tritata (tritata mista manzo-maiale)
4 uova (2 uova) 
1 spicchio di aglio (omesso)
prezzemolo
250 g di mollica di pane raffermo (tipo pugliese)  (1 fetta di pancarrè)
pan grattato qb
80 g di formaggio grattugiato (3 generose manciate di parmigiano grattugiato)
1 manciata di pinoli
1 manciata di uvetta
pepe (omesso)
olio extravergine d'oliva

Per il sugo:
500 g di pomodori  (conserva di pomodori San Marzano di mamma)
1 cipolla
1 carota
1 gambo di sedano (omesso)
basilico

Procedimento:
Per le polpette:
In una terrina unire la carne tritata con le uova leggermente sbattute ed il parmigiano, a cui verranno aggiunti il prezzemolo, l'uvetta e i pinoli e la fetta sbriciolata di pane. Dopo aver regolato di sale, aggiungere pangrattato fino ad ottenere un impasto sufficientemente asciutto. Formare le palline e rotolarle nel pangrattato, prima di friggerle in abbondante olio bollente.

Per il sugo:
Affettare sottilmente la cipolla e la carota a dadini e farle soffriggere con due cucchiaio d'olio. Aggiungere la conserva di pomodoro ed una foglia di basilico e lasciar cuocere per una ventina di minuti.  Aggiungere le polpette e farle insaporire per una decina di minuti.
Ed eccole qui:
 

Come da regolamento, non mi resta che lasciarvi il banner del contest che è segnalato qui:


Appena ho letto del suo contest ho subito pensato che avrei partecipato, mi piaceva un sacco l'idea! Rimettermi in gioco? Eccomi pronta! ^___^
E guardatemi qui?? Ma come faccio a ridurmi sempre all'ultimo minuto a fare le cose???
Ufff... è che i giorni scorrono così veloci, che il tempo sembra non bastare mai!
Comunque alla fine, anche se sul fil di lama come al mio solito, sono qui.
E veniamo al contest! 
Trovo che l'idea sia carinissima e poi non potevo non partecipare! 
A parte per la stima e l'affetto che mi legano a Fabiola, sono felicissima perchè a due anni di distanza dalla pubblicazione di questa mia ricetta, credo di aver imparato davvero molto! 

L'ho già scritto in altre occasioni, ma mi piace ribadirlo: il blog è un'opportunità bellissima, di crescita, di condivisione di conoscenze culinarie, ma non solo, che mi hanno fatto fare grandi progressi in cucina! 
Inoltre è anche un utilissimo stimolo a migliorare, evolvere, apprendere e non sentirsi mai arrivati (un pò come nella vita!!!) perchè da imparare ce n'è sempre e da chiunque!!!
E' sempre utile fermarsi di tanto in tanto e voltarsi indietro per vedere la strada fatta! 
Per godersi qualche soddisfazione, ma anche, perchè no? per imparare dai propri errori e far tesoro di tutti i nostri passi avanti!
Essendo di origine partenopea, le zeppole sono davvero di casa per me! 
Da sempre infatti la mia mamma le rifà ogni anno, ovviamente con la ricetta di famiglia che trovate proprio qui nel mio vecchio post.
Oggi però ho RIMESSO tutto IN PENTOLA, come ci ha chiesto Fabi, per riproporvi una nuova versione delle zeppole, che fa un pò tesoro di tuttò ciò che ho imparato in questi due anni di blog. 
La versione di oggi infatti è un mix, tra "il mio vecchio" ed il nuovo sapere, anche se so che... non sarà l'ultima versione, cambierà ancora! 
Mica si può smettere di imparare, no?!
CHI SI FERMA....
Intanto per l'occasione ho scelto di cuocere le zeppole in forno, preferendo una cottura certamente meno tradizionale (la vera zeppola andrebbe fritta, c'è poco da fare!!!), ma anche meno calorica, sebbene vi assicuro altrettanto buona. 
Per questo contest ho scelto le zeppole di questo post non solo perchè era uno dei miei primissimi post pubblicati, ma anche perchè ad oggi è in assoluto il più cliccato del mio blog, nonostante tutte le sue imperfezioni, e le foto non certo bellissime di allora, avete visto? 
Non che oggi siano tanto meglio eh, comunque..
La ricetta della pasta choux invece, essendo una preparazione di base in pasticceria, la trovate spiegata passo passo in un mio post dedicato, qui
Quella che ho usato questa volta per l'impasto delle zeppole da cuocere in forno è la ricetta di Salvatore De Riso

Ingredienti:
Per la crema pasticcera:
300 ml di latte fresco intero
200 ml di panna liquida
300 gr di zucchero
2 tuorli d'uovo
40 gr di amido di mais
1 pizzico di cannella in polvere
1 cucchiaio di liquore (io il perfetto amore)

Per l'impasto delle zeppole (pasta choux): qui la mia ricetta passo passo
con questa dose mi sono venute 25 zeppole piccoline
125 gr di acqua
50 gr di burro
3 gr di sale
125 gr di farina
200 gr di uova intere (4 uova)
olio per friggere (io le ho cotte in forno)

Per la decorazione:
zucchero a velo qb
amarene sciroppate

Procedimento:
Per la crema pasticcera:
Io la preparo sempre il giorno prima per darle modo di raffreddarsi bene in frigo.
Fate scaldare il latte e la panna in un pentolino (io scaldo nel micronde) portando quasi a bollore. 
Intanto in un pentolino sufficientemente capiente e che possa andare sul fuoco sbattete benissimo le uova con lo zucchero finchè non siano chiare e spumose. Incorporate l'amido di mais. Ora aggiungete un pizzico di cannella e del liquore per aromatizzare se vi piace. Aggiungete gradatamente sulla crema di uova il latte scaldato con la panna e cuocete a fuoco basso rigirando sempre con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una consistenza abbastanza densa. Ora spegnete e fate raffreddare bene.

Per le zeppole:
Scaldate l'acqua in un pentolino su fuoco basso e portatela a bollore, aggiungete il sale (non dimenticatelo perchè serve a far lievitare la zeppola nella successiva fase di cottura) e il burro a pezzetti facendolo sciogliere e riportando a bollore. Ora, tutto in un colpo versate la farina setacciata e rigirate con un cucchiaio di legno fino a che l'impasto sfrigola, ed ottenerrete un composto che è una sorta di "palla" che si staccherà dai bordi del tegame. 
Spegnete il fuoco e fate raffreddare trasferendo l'impasto in un contenitore in cui romperete le uova intere (incorporandole una ad una se lo fate con una frusta a mano, dovrete aspettare che tutto il primo uovo si sia assorbito prima di aggiungere le successive).
Io invece ho usato le fruste elettriche per amalgamare, sbattendo benissimo fino ad ottenere una consistenza un pò più soda della crema pasticcera.
Accendete il forno che dovrà essere caldissimo
Con il mio forno mi sono regolata mettendolo a 220°C.
Riempite con l'impasto ottenuto una sac a poche con beccuccio stellato e formate delle ciambelle col buco al centro su una placca da forno foderata di carta forno.
Infornate in forno già caldo per 10 minuti circa, le zeppole lieviteranno e dovranno risultare ben dorate. Controllate che non scuriscano troppo, in caso abbassate di qualche grado.
A cottura ultimata trasferitele su una gratella e lasciatele raffreddare. 
Se le fate fritte formate le ciambelline su quadratini di carta da forno opportunamente ritagliati e tuffatele una alla volta in abbondante olio bollente per pochi minuti per lato (la carta si staccherà in cottura) fino a doratura. 
Sgocciolatele bene su carta assorbente e poi farcitele. 


Per la decorazione:
Una volta ben fredde utilizzando uno spargizucchero spolverizzatele bene con zucchero a velo, riempitele con la crema pasticcera aiutandovi con una siringa e decoratele con le amarene ben sgocciolate dal loro sciroppo.
E se siete arrivati fin qui, dopo tutta questa fatica... concedetevene almeno una!
In fondo è cotta al forno! ^___^


Le mie zeppole le dedico a Fabiola oltre che a tutti i papà e i Giuseppe e a tutti voi che passate di qui! 
Questa ricetta ovviamente partecipa al contest di Fabiola


Ed anche a "Un dolce per i nostri papà" quello della dolcissima Stefy, che ringrazio di cuore per il suo gentilissimo invito che accetto con tutto il cuore!
Ecco il banner: