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E' incredibile... già passata una settimana dal mio ultimo post!
Come volano i giorni? 
Per fortuna ottobre ci sta regalando ancora giornate davvero piacevoli (anzi se vogliamo persino fin troppo miti!)
Le cose che vorrei raccontarvi però sono decisamente troppe per il mio pochissimo tempo a disposizione.
Tuttavia se procedo con ordine e riesco a non dilungarmi come al mio solito, forse almeno un paio riesco anche a scrivervele! 
Per prima cosa devo assolutamente ringraziare Manuela, Bruno e tutta l'organizzazione della fiera di Condove, a cui ho preso parte il 14 ottobre scorso, grazie all'iniziativa di UNA RICETTA ALL'ORA come già vi avevo accennato qui
L'esperienza è stata davvero bellissima e spero di poterla ripetere anche il prossimo anno.
Così magari riuscirò anche a girare tra i vari stand, perchè quest'anno ahimè, è mancato proprio il tempo. 
Ringrazio anche tutte le mie compagne di brigata, per le risate, la disponibilità e le chiacchiere, che sono sempre la cosa più bella e preziosa di questi momenti!
E finalmente sono riuscita a conoscere Ale Arlone
Guardateci qui:


Le foto non sono mie, sono di Ambra, Silvia e Carla che ringrazio!
Da pochi giorni inoltre si è concluso il primo contest in collaborazione con Rosso Rubino:


Sia io che Silvia, ringraziamo tutte le partecipanti, perchè siete state davvero tutte bravissime: complimenti a tutte. 
I risultati del contest li potete leggere da Silvia qui.

Ed ora: altro giro altra corsa??
Ebbene sì, adesso invece vorrei farvi un invito.
Domani infatti sarà  la volta di un'altra bellissima esperienza: 
sarò al Salone del Gusto, ad un evento organizzato da Gente del Fud...
TADAAAN:


Giovedi 25 ottobre 2012 alle ore 14.00



al Salone del Gusto di Torino
presso SPAZIO PIEMONTE
io insieme ad
Eleonora Caprio di Gusti Tuscia
prepareremo una degustazione 

con due presidi Slow Food del Piemonte:

il Sedano Rosso di Orbassano

Il Cevrin di Coazze


 e la degustazione sarà GRATUITA !!!



Curiosi di sapere di che si tratta?
Chi sarà dei nostri è ovviamente il benvenuto!
Vi aspettiamo numerosi!

Un indizio...


A presto

Da sempre sostengo che capodanno andrebbe festeggiato a settembre e non a gennaio!
Sono matta? 
Vero, questo è ormai noto, ma ditemi se non è vero che gira e rigira, a settembre ricomincia sempre un pò tutto? 
E mica solo la scuola...
Nuovi progetti, nuove idee, buoni propositi, insomma io trovo che ci siano sempre mille motivi per un nuovo inizio in questo mese.
E ora non vi starò a tediare sulla mia atipica, densissima, bellissima estate appena trascorsa!
Corro subito a recuperare tutto il tempo perduto, che oggi devo raccontarvi una storia davvero bellissima!
Di che si parla dunque? 
Forse perchè felice di essere finalmente "ritornata alla base", oggi gioco in casa, ebbene sì.
Il Piemonte è davvero una terra magica per molti aspetti.
Molto ricca dal punto di vista enogastronomico, fosse solo per i nostri vini e i formaggi... le menzioni sarebbero molteplici.
Eppure ci sono tanti altri cibi magari meno nobili e meno famosi del celeberrimo barolo, che meriterebbero maggior considerazione.
Quanto meno meriterebbero semplicemente d'esser conosciuti e pubblicizzati un pò di più. 
Come ad esempio il più umile e meno altisonante "cibo di strada", che tutti oggi si ostinano a chiamare finger food (che poi chissà perchè in inglese deve far più figo)... 
Altro non è che un cibo da mangiarsi con le mani, per strada appunto!
Uno di questi cibi tipici piemontesi di cui oggi voglio parlarvi è il Gofri.
Aspettate che ve lo presento...




Il Gofri nasce come "cibo di strada", o da passeggio, chiamatelo come più vi aggrada, tipico della provincia di Torino (dell'Alta Val Chisone, ed Alta Val di Susa).
E' una cialda tonda friabile e croccante preparata con un impasto a base di acqua, lievito e farina, che una volta cotto sugli appositi ferri, va mangiato al momento, rigorosamente con le mani.
Si presta ad essere servito in versione sia dolce che salata: con marmellate o creme dolci, o con salumi e formaggi.
Il post di oggi è interamente dedicato a lui, di cui mi sono innamorata quasi perdutamente, forse perchè Erika e Marzia, le due ragazze complici di questa scoperta, amano le tradizioni e le cose semplici e genuine che si facevano un tempo. 
Un pò come la sottoscritta.
Ma procediamo con ordine. 
Ad onor del vero lo zampino ce l'ha messo Marco, caro amico già più volte citato su queste pagine, cultore del buon cibo e del buon vino e mio mentore non solo per la scelta e la conoscenza dei vini, ma anche per tutti i percorsi enogastronomici del caso. 
E' stato per me un vero onore presenziare all'inaugurzione di "Io Mangio Gofri" e se posso dire: 
"Io c'ero" il merito è solo suo! 
Grazie dunque a Marco d'avermi invitata a quell'inaugurazione, che mi ha fatto conoscere queste due splendide ragazze piemontesi piene d'energia, passione e determinazione, che hanno fatto del Gofri di antica tradizione, un'idea innovativa con l'avvio della loro recente attività.
Sono fiera ed orgogliosa d'esser stata fautrice dell'inserimento del Gofri nei prodotti di Gente del Fud di cui potete leggere la scheda qui dove troverete anche ulteriori informazioni e curiosità.
L'origine del gofri si può far risalire a metà ottocento da Francia e Belgio, epoca in cui sono stati rinvenuti ferri molto simili a quelli oggi utilizzati per cuocere il Gofri. 
Probabilmente i flussi migratori e la vicinanza geografica del Piemonte con la Francia hanno permesso la sua diffusione in territorio piemontese.
Il mio invito, se capitate da queste parti, Ã¨ di andare anche voi in quel di Pinerolo ad assaggiare il Gofri in versione originale, quello DOC, dove vi accoglieranno i due smaglianti sorrisi di Erika e Marzia guardatele qui:



Pinerolo da Iomangiogofri io ci sono stata. 
Come ho già detto a Marzia ed Erika se fossi la proprietaria, farei ben pochi affari, perchè tutti i gofri finirebbero nella mia pancia prima d'esser venduti!
Sono davvero troppo buoni.
Oggi vi dico solo che mi accosto indegnamente a riprodurre la mia versione del Gofri, rigorosamente salata, visti i miei gusti personali, e che certamente nulla ha a che vedere con l'originale, che va assolutamente assaggiato e degustato sul posto. 
La bontà del Gofri è dovuta (oltre che ovviamente alla sua ricetta) all'utilizzo degli appositi ferri, che rendono la cialda sottile e croccante, e assolutamente non riproducibile con le gofriere che si trovano in commercio!
Per cui sappiatelo, quelli che ho fatto io, buoni sono buoni, ma sono assolutamente altra cosa rispetto a questi qui, quelli originali:



Avendoli assaggiati, vi garantisco, che questi DOC sono assolutamente da non perdere!
Eccovi la ricetta che invece mi sono inventata per fare la mia versione rivisitata:




GOFRI SALATI ALLE ERBE AROMATICHE FARCITI CON FORMAGGIO SPLAMABILE

Ingredienti:
50 gr di farina
50 gr di pangrattato
50 gr di parmigiano grattugiato
200 ml di latte
5 foglie di menta 
5 foglie di basilico 
1 mazzetto di santoreggia
1 pizzico di sale
1 cucchiaio d'olio

Procedimento:
Per prima cosa ho frullato le erbe aromatiche ben lavate ed asciugate col pangrattato, poi ho aggiunto la farina, un pizzico di sale e il parmigiano, amalgamandoli bene.
Infine ho versato il tutto in una caraffa ed ho aggiunto il latte e l'olio, mescolando il tutto con cura, fino ad ottenere un impasto omogeneo. 
La caraffa a mio avviso è utilissima per dosare bene l'impasto da mettere sulla gofriera. 
Secondo le istruzioni allegate, ho aspettato che la mia gofriera, fosse ben calda e poi ho versato una dose di impasto corrispondente a circa due cucchiai da cucina. 
Se si desiderasse ottenere un gofri più croccante, al posto del latte si deve utilizzare l'acqua nell'impasto.
In questo caso il gofri apparirà anche meno scuro. 
I miei sono rimasti morbidi. 
Dopo la cottura appena tiepidi, ho riempito "l'interno dei quadretti del gofri" con del formaggio spalmabile aiutandomi con una sac a poche e infine li ho decorati con qualche fogliolina di menta fresca.
In questa versione, sono comunque ottimi anche freddi.


Vista l'attinenza di questa mia ricetta col suo contest e vista soprattutto, l'amicizia che mi lega a Chiara, dopo che ne ha anche prorogato la scadenza, proprio non potevo non partecipare al suo contest



E per finire, a tutti voi pazienti lettori di questo blog, anche se qualche volta dovete tirarmi le orecchie (eheheh!) per la mia prolungata latitanza, grazie davvero del vostro affetto, dei vostri commenti, dei vostri passaggi silenziosi.
Come sempre vi aspetto alla prossima ricetta.






La mia ricetta di oggi la trovate pubblicata anche sulle pagine di Donne sul Web, qui.

I ravioli o agnolotti del plin sono un classico primo piatto piemontese.
Originari della zona delle Langhe e del Monferrato, rispetto alla pasta ripiena tipica di altre regioni d'Italia si differenziano per il loro ripieno che prevede l'utilizzo di carne arrosto.
Come tutti i piatti tradizionali, anche i plin sono nati per nobilitare gli avanzi, che le massaie di un tempo di certo non sprecavano! 



Si preparavano con ciò che restava dell'arrosto avanzato, spesso però rimaneva solo il condimento, che veniva ripassato in padella insieme alle verdure: spinaci o scarola. 
Il tutto veniva poi tritato a dare il ripieno dei ravioli, che veniva racchiuso in una sfoglia, oggi all'uovo, ma un tempo fatta solo con acqua e farina. 
La pasta sfoglia dei plin deve essere stesa sottilissima e ripiegata su piccolissime palline di ripieno, chiuse poi con un pizzicotto, in dialetto "il plin" appunto, a dare i classici piccoli ravioli del plin, poi classicamente conditi con burro e salvia o sugo d'arrosto. In dialetto i plin sono indicati anche con il termine "raviole" al femminile, che deriva dal verbo "raviolè" ossia avvoltolare, ma anche nell'accezione "rigirare" nel senso di utilizzare avanzi per i ripieni. [Norma docet: grazie!] 
I ravioli in genere sono costituiti da un ripieno di magro, a differenza degli agnolotti che sono fatti con ripieno di sola carne. Per il loro caratteristico ripieno dunque, sono anche conosciuti come agnolotti del plin
Una curiosità: in alcuni ristoranti, per apprezzarne a pieno il sapore del ripieno di carne ai tre arrosti, i plin vengono serviti al tovagliolo, ovvero vengono cotti, scolati e serviti su un tovagliolo bianco senza l'aggiunta di alcun condimento, proprio per consentire ai commensali di apprezzarne la bontà in purezza. 
La preparazione di questi ravioli risulta un pò laboriosa, anche per via delle loro dimensioni molto ridotte rispetto ai classici agnolotti, ma di certo valgono la pena di un assaggio.
Vediamo ora insieme la ricetta:

Ingredienti:
Per la pasta sfoglia all'uovo:
500 gr di farina di semola di grano duro
5 uova intere
1 pizzico di sale

1 cucchiaio d'olio


Per il ripieno ai tre arrosti:
1/2 kg di arrosto di carni miste di 
vitello, coniglio e maiale (anche salsiccia)
300 gr di spinaci o scarola cotti a vapore
3 uova
3-4 cucchiai di parmigiano grattugiato
1 pizzico di noce moscata

sale

Procedimento:
Per la pasta sfoglia all'uovo:
Impastate la farina con le uova, l'olio e un pizzico di sale, lavorandola con forza fino ad ottenere un impasto liscio e senza grumi. Copritela con la pellicola e lasciatela riposare sulla spianatoia.
Infarinate il piano di lavoro e stendete la sfoglia sottilissima, dovrà risultare spessa solo pochi millimetri.


Per il ripieno ai tre arrosti: 
Dopo aver cotto come di consueto l'arrosto, disossatelo se è il caso e tritatelo finemente in un mixer insieme agli spinaci o la scarola già cotti a vapore e ben strizzati. 
Aggiungete le uova, il parmigiano, il sale e un pizzico di noce moscata ed impastate bene fino a renderlo omogeneo


Prendete ora una sac a poche in cui metterete il ripieno, che andrà a distribuito in una fila di piccolissime palline sulle strisce di pasta sfoglia precedentemente stesa.
Stendete la sfoglia di volta in volta perchè si asciuga molto velocemente all'aria, per cui va riempita subito.
Formatura dei plin: per la formatura rendo merito a Luca Zecchin. Un sentito grazie allo Chef, che ho avuto l'onore di vedere all'opera alla Cena Piemonte per Tutti i gusti, da cui ho appreso questa formatura "in verticale" come vi ho descritto qui
Ripiegate la sfoglia sulla fila di ripieno e fate il "plin" ovvero un pizzicotto tra le palline di ripieno e date un altro piccolo pizzicotto in cima al raviolo. 


Tagliate l'eccesso di sfoglia con una rotella e formate i ravioli tenendo sempre fermo il raviolo prima del taglio.


Una volta cotti i plin vengono classicamente conditi con burro e salvia o in alternativa con sugo d'arrosto.


Grazie a Luca Zecchin che ha magistralmente preparato questi ravioli del plin per la Cena del Piemonte a cui avevo partecipato e di cui vi ho parlato qui, mi era tornata la voglia di ripreparare questi deliziosi agnolottini. 
Se li fate vi conviene farne un pò in più e congelarli, vista la fatica non indifferente, non vale la pena farne solo pochi!
Con questa mia ricetta partecipo ad una bella iniziativa di Donne sul Web, ideata in collaborazione di Gente del Fud di cui faccio anche io parte.


E se siete curiosi e voleste leggermi anche lì, cliccate qui.
Arrivederci alla prossima ricetta.

Ci ho messo tanto è vero, alla fine era più di un anno che aspettavo di farlo questo corso, ma senza alcun dubbio ne è valsa la pena!
Ha superato di gran lunga ogni mia più rosea aspettativa, e vi posso assicurare che le aspettative erano altissime!
Chi mi segue ha certamente capito che sto parlando del mio corso di panificazione con Paoletta ed Adriano a cui ho partecipato lo scorso fine settimana.
Vi dico solo che finito il corso non se ne andava nessuno e non che fosse tanto presto, erano le 22 passate...
Siamo rimasti tutti lì un pò attoniti senza trovare il coraggio di rompere quell'incanto e per almeno mezz'ora dopo la fine del corso, tutti siamo rimasti attorno a loro a chiacchierare, fare foto senza nessuna voglia (ehm, quasi tutti almeno) di "toglier le tende"!





Insomma a rigor di cronaca dobbiamo dire che la maledizione di Tutankhamon rispetto a quella d'Adriano è stata nulla a confronto. 
Il Maestro ci ha messo il suo zampino con la mia macchina foto, che guarda caso si è scaricata proprio nell'attimo esatto in cui l'avevo appena convinto a farsi fotografare... destino?
Forse, ma io sono cocciuta lo sapete e alla fine ci sono riuscita! E sorrideva pure!



Difficile spiegare a parole le alchimie che si creano ad un corso con Paoletta ed Adriano.
Eppure l'avevo letto tante e tante volte nei resoconti di altri blogger. 
Ma forse bisogna davvero partecipare ad un loro corso per capire fino in fondo di cosa sto parlando! 
Anche io sono stata a mia volta tra quelle che leggevano curiose e rapite i racconti altrui e con invidia sperava che prima o poi arrivasse il suo turno. 
Bene quel turno è arrivato anche per me e purtroppo è anche già passato.
Così finalmente oggi racconto io. 
Per prima cosa vorrei riassumere con una sorta di slogan queste due stupende persone.
Paoletta ed Adriano:

  • altissima competenza
  • estrema professionalità
  • smisurata passione

ma ciò che forse più di tutte personalmente mi ha colpita è stato UN GRANDE GRANDISSIMO CUORE!
Da sempre lo sostengo e lo dico, perchè ci credo fermamente, 
che l'amore nel cibo passa, e si sente e cambia i risultati. 
E guardate che meraviglia...




Perchè noi siamo energia e l'energia non è mica sempre uguale.
Ecco al corso di panificazione di Paoletta ed Adriano, l'amore per la panificazione c'è, si vede, si sente, quasi lo si tocca tanta ne è forte la percezione
Come quando Adriano ti mostra come fare le pieghe o come fare le formature di quel pane e con le sue abili e sicure mani, quasi pare che lo accarezzi quel pane, con i suoi movimenti sempre troppo svelti per gli inesperti corsisti... 




ed Ã¨ questo a mio avviso il valore aggiunto del corso! 
Si sente che loro lo fanno con cuore!
E non certo perchè manca tutto il resto, anzi, vi assicuro che sono rimasta sbalordita dalla preparazione del Maestro, anche se si può intuire, a leggerlo sulle pagine del suo blog ed è già meraviglioso, ma ascoltarlo dal vivo, credetemi sulla parola, è un'emozione grandissima! 
E Paoletta? Bella...



Anche lei naturalmente, degna allieva del suo Maestro, una vera macchina da guerra oserei dire:
instancabile, super organizzata, solare, attenta ad ogni esigenza dei corsisti, precisa, bravissima.
Come dite? 
Se mi hanno pagata per scrivervi tutto questo? 
Certo che no, è noto che io sia un'entusiasta, ma è solo la verità!
Insomma se posso dire, sono davvero molto, molto soddisfatta, d'aver preso parte a questo corso, non potevo aspettarmi di meglio.



E i corsisti? 

Direi che il gruppo di lavoro è stato bellissimo, a partire da Beatrice, mia compagna di spianatoia, (una vera stangona e meno male che ogni tanto c'è anche qualcuna più alta di me), insieme alle cugine più spassose che io abbia mai incontrato: Debora e Demaride, 




e poi la mia dolcissima amica Lory B
(si vede che nessuna delle due è fotogenica eh? Uguali anche in questo!) 




che ho rivisto con immenso piacere e che s'è pure dovuta sorbire le mie lamentele in diretta, quando son finita in Capo al Mondo invece che al Mulino della Torre, dove c'era il corso!
Ed eccoci qui immortalati da Paoletta tutti intenti a gustare la meravigliosa focaccia di Adriano!
Perchè al corso si lavora sodo sì, ma dopo tanta fatica si assaggia tutto, eh...




E per finire, ho anche ricevuto un regalo che aspettavo da tempo. 
Quale?
Un regalo meraviglioso che aspettavo con ansia e che vi devo mostrare, eccolo:



Il Lievito Madre naturalmente, che tanto ho sperato di poter accudire e non UN Lievito Madre a caso, intendiamoci, quello di Paoletta e Adriano! 
Spero solo di essere in grado di prendermene cura. 
Ora si devono metter le mani in pasta, costantemente senza più scuse di sorta! 
Il tanto desiderato LM ora ce l'ho, basta utilizzarlo e farlo proliferare!
E mi toccherà pure far la brava scolaretta e studiare parecchio, perchè i Maestri, in soli due giorni di corso, hanno dato tante di quelle informazioni, che nemmeno la Treccani del Pane...
Per un'appassionata come me di chimica e biochimica, sentire delle spiegazioni così accurate è stata una gioia immensa, oltre che un'esperienza bellissima.


Grazie a tutti ragazzi e arrivederci a quest'inverno con il corso sui lievitati natalizi, perchè ci ritornerete a Torino, vero Paoletta????
Noi ci contiamo. Mi raccomando!

Scrivo, scrivo, anche prima di subito, perchè vorrei evitare di fare come per Il Taste Match di cui, ahimè, ancora devo farvi il resoconto, ehm, ehm... ma lo farò, promesso!
Vi scrivo subito (insomma almeno rispetto ai tempi biblici di pubblicazione dei miei post) di un recente appuntamento a cui ho avuto l'onore di presenziare.
In realtà si tratta di tutta una serie di appuntamenti con cadenza mensile, che cercano di valorizzare le eccellenze culinarie del nostro bel Paese. 
CENE PER TUTTI I GUSTI 
è un progetto promosso in collaborazione con Starwood Hotels, Lestellesincontrano.it, Style.it, con Carlo Vischi, coordinatore di questa iniziativa gastronomica alla scoperta della cucina regionale italiana. 
L'appuntamento di maggio, tenutosi presso il ristorante il Canneto dello Sheraton Malpensa Airport Ã¨ stato dedicato alla mia regione: il Piemonte. 
Poter assistere al cooking show di stellati chef piemontesi... non ha prezzo ^___^ ed è stata davvero una bellissima opportunità, oltre che un grandissimo privilegio per chi come me ama la cucina e il suo territorio ed è sempre alla ricerca di nuovi spunti su cui meditare.

L'executive Chef dello Sheraton Malpensa Airport, Enrico Fiorentini, ha ospitato oltre ai quattro Chef protagonisti della serata:

Juri Chiotti diAntiche Contrade di Cuneo
Walter Ferretto del - Cascinale Nuovo di Isola d'Asti (AT)
Marco Sacco del - Piccolo Lago di Mergozzo (VCO) 
qui in foto:



anche Andrea Ribaldone, Agata Marchesotti dell'azienda Valle Nostra (AL), Fabrizio Rebollini del ristorante Belvedere e Sergio Capaldo di Granda Trasformazione di Genola (CN).


Andrea Ribaldone ha presentato una Bavarese di ricotta su crema di acetosella con buccia di limone candita
Agata Marchesotti, che ha anche spiegato la storia del Montebore: 


uno squisito formaggio dimenticato e scomparso negli anni '80 e che nel suo agriturismo è rinato regalando ai nostri palati grandi emozioni, ha preparato una Panna cotta salata con Montebore e gelatina di peperoni rossi.
Fabrizio Rebollini invece ci ha omaggiati di un piatto particolarissimo preparando dei Ravioli di mollana su un letto di profumatissimi funghi prugnoli.
Ed infine, presentato direttamente dal prodttore Sergio Capaldo, abbiamo degustato un Carpaccio di fassona piemontese di 7 anni dal sapore eccellente a dir poco davvero paradisiaco! Mai assaggiata carne migliore in vita mia, davvero.

E giusto per suscitare in voi anche un pò di sana invidia, eh eh, eccovi la carrellata fotografica dei piatti sopra descritti:


Durante il cooking show abbiamo avuto la possibilità di seguire non solo la preparazione dei piatti poi serviti la sera per la cena degustazione, ma anche la preparazione di altri piatti tipici serviti nei ristoranti in cui lavorano i vari Chef.
Il giovanissimo e già stellato Juri Chiotti ha presentato due antipasti: 
un'originale Variazione di asparagi ed uova (servite in accompagnamento ad uova di trota) ed Il meglio delle valli occitane, l'antipasto degustato poi anche a cena. 
Solo in apparenza semplice, ma di una genialità... 
Ho trovato davvero stupefacente la sua idea di servirlo su un letto di patata bollita sbriciolata ed essiccata con cacao, a dare l'effetto di terriccio su cui erano adagiati degli spinacini saltati, accompagnati da una salsa aioli ed un delizioso formaggio di capra.
Luca Zecchin ha preparato due tipici primi piatti piemontesi:
gli Agnolotti del plin (in dialetto pizzicotto) una pasta ripiena fatta con una sfoglia sottilissima e un saporitissimo e ricco ripieno di carne (preparato con tre arrosti: di coniglio maiale e vitello, con spinaci e verza) e un risotto allo zafferano con creste di gallo, fegatini e foie gras.


Marco Sacco ha presentato un primo piatto originalissimo 
Gnocchetti al nero di seppia con gamberi rossi, seppie e fasolari, che credo vi riproporrò presto su queste pagine, perchè mi è piaciuto moltissimo ed anche un dolce questo qui:


ovvero il passato, presente e futuro del Tiramisù che nella su versione futuristica, viene servito ai commensali niente di meno che dentro una di sfera di cristallo!
Una presentazione davvero mozzafiato, non trovate? Molto originale.

Walter Ferretto ha preparato una Tartrà con fave saltate 
ed un Baccalà con bagna agretta di acciughe con tortino di patate e spinaci eccolo:


E dopo tutto ciò, come se non bastassero gli innumerevoli assaggi perpetuati al cooking show (d'altro canto come resistere a cotante delizie?) c'è stata la cena degustazione accompagnata da ottimi vini.
Tutti graditi e di altissima qualità, ma in particolare vorrei citarne uno:
il Moscato d'Asti La gatta 2011 di Terredavino che ho apprezzato moltissimo.

Per concludere riassumendo le portate, questo il menù della cena Piemonte, piatti e vini in abbinamento:


La carrellata dei piatti serviti a cena:


Insomma è stata davvero una bellissima giornata trascorsa all'insegna di ottimo cibo, splendide ricette, sorrisi, foto e solarità.  
A testimonianza del clima che si respirava, un'eloquente scatto al cooking show:


il tutto ovviamente "condito" dalla compagnia di altre food blogger. 
Ed ho finalmente conosciuto anche Laura Adani, con cui ho subito voluto movimentare un pò la giornata, giusto per non farci mancare nulla, vero Laura?


Vorrei ancora ringraziare tutti gli Chef dello Sheraton Malpensa Airport che ci hanno accolto ed ospitato nelle loro cucine. 
Non solo sono ottimi chef, ma anche splendide persone, accoglienti e disponibili!
Eccoli qui schierati prima della "sciabolata assassina" da sinistra a destra Carlo Molon (con tanto di coltello pronto!), Enrico Fiorentini, Roberto Caruso ed in basso Gianni Gerry:


E prima di salutarvi e darvi appuntamento alla prossima ricetta, vorrei ancora ringraziare  Carlo Vischi le mie due speciali compagne di avventura: 
Francesca-Spadelliamo insieme ed Anna-Cucina precaria (ma perchè mai negli incontri reali tra foodie abbiamo la stra-maledetta abitudine di presentarci col nome del blog INVECE DI QUELLO DI BATTESIMO? Manco fossimo il nostro blog! Bah!)
Ad ogni modo eccole qui sorridenti e belle come il sole:


Ancora un grazie a tutti, davvero di cuore!
Alla prossima,