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Questa ricetta mancava all'appello da troppo tempo. 
Dal 2010 in cui l'avevo sperimentata per la prima volta prendendo spunto dalla ricetta di Imma qui, l'ho già preparata innumerevoli volte e da allora è sempre stata un successo, uno dei miei regalini di Natale più apprezzati dagli amici e dai parenti golosi. 
Come dar loro torto?
E' davvero meravigliosa, buona e profumatissima grazie alle bacche di cardamomo che le regalano quella marcia in più.
Non poteva mancare nel mio ricettario virtuale.


Quindi eccola qui anche lei finalmente tra le mie ricette del blog. Quest'anno ho deciso di riciclare le uova di Pasqua avanzate con questa confettura.

Ingredienti:
1 kg di pere Williams
200 g di cioccolato fondente (io delle uova di Pasqua)
600 g di zucchero
8 bacche di cardamomo
un cucchiaino di succo di limone


Procedimento:
Lavate e sbucciate le pere, tagliatele a pezzi e ponetele in un tegame a bordi alti con lo zucchero ed il limone, e i semini neri contenuti all'interno delle bacche di cardamomo. Portate a bollore lasciando cuocere per una decina di minuti. Quindi spegnete il fuoco e sciogliete bene il cioccolato nella confettura calda amalgamandolo fino a che non sia del tutto sciolto. Lasciate intiepidire e ponete il tegame in frigo per tutta la notte. Il giorno successivo frullate tutto con un frullatore ad immersione e riportate a bollore facendo cuocere per altri 15-20 minuti. Ponete la confettura nei vasetti caldi e sterilizzati, chiudendoli ermeticamente subito dopo averli riempiti.
E vedrete che bontà, spalmata sulle fette biscottate o sul pane per colazione o una merenda genuina. 


Arrivederci alla prossima ricetta:




Quando mi arriva l'ispirazione per realizzare una ricetta, nella mia testa sento già sapore e consistenza del piatto che voglio ottenere. E' stato così anche per questi fagottini. Me li ero già immaginati. 
Invero battezzati "fior di loto" in onore di Rocco che li ha assaggiati e ne ha coniato il nome.
Volevo un effetto elegante con un ripieno di pesce. 
E poi ho fatto un mix di tre ricette che mi piacevano e tra cui come al solito non sapevo decidermi.
Così è nata la mia personale versione, che devo dire è stata molto apprezzata dai commensali, con mia enorme soddisfazione!
Li annoto prima di dimenticarne ricetta e procedimento. 
Perché vi assicuro che mi capita anche questo.


Ingredienti: 
Per la pasta fresca la nero di seppia:
400 g di farina di semola rimacinata
4 uova
2 bustine di nero di seppia
1 pizzico di sale


Per il ripieno:
200 g di baccalà già ammollato e pulito
1 manciata di prezzemolo fresco
100 g di salmone affumicato
pangrattato all'occorrenza qb
1/2 spicchio d'aglio 
2 cucchiai di olio extra-vergine di oliva
Per il sugo:
1/2 scalogno
200 g di pomodorini piccadilly
1 presa di sale
2 cucchiai di brandy
300 g di gamberi sgusciati e precotti



Procedimento:
Per la pasta fresca la nero di seppia:
Disporre la farina a fontana su una spianatoia, rompere le uova ed amalgamarle poco alla volta partendo dal centro della fontana verso l'esterno con movimento circolare della mano. Aggiungere il sale e le bustine con il nero di seppia e lavorare la pasta sulla spianatoia fino ad ottenere una palla liscia. Coprire con pellicola e lasciare riposare l'impasto per una mezz'oretta. Quindi infarinare bene la spianatoia, io ho usato farina di semola, e stendere la pasta una striscia per volta, coprendo l'impasto rimanente per non farlo seccare. Ho ricavato delle strisce sottili di pasta di circa 1 mm con l'aiuto del mattarello, quindi ho formato i fagottini fior di loto tagliando dei quadrati e dopo aver sistemato il ripieno al loro interno, li ho chiusi a piramide come in foto. 
Per il ripieno:
Avevo del baccalà già ammollato, l'ho lasciato cuocere in un tegame per 15 minuti con un pò di prezzemolo e aglio e un giro d'olio, poi l'ho frullato con il salmone aggiungendo un pò di pangrattato, perchè il ripieno non risultasse troppo liquido e ho riempito i fagottini.
Per il sugo: 
Affettate sottilmente lo scalogno, tagliate i pomodorini e fate appassire in una padella antiaderente fino a quando si sia consumata tutta l'acqua di vegetazione. Quindi aggiungete l'olio e i gamberi e fate rosolare 5 minuti a fiamma viva. Sfumate con il brandy, lasciando insaporire, regolate di sale. 
Se vi piace potete aggiungere un pizzico di peperoncino. 
Composizione del piatto:
Tuffate i fior di loto in abbondante acqua salata, ma cuoceteli pochi per volta altrimenti si attaccheranno, non più di una 20ina alla volta. Lasciateli cuocere fino a che non vengono a galla. Intanto sistemate fondo di ciascun piatto il sugo con i gamberi e adagiate delicatamente i fior di loto sul sugo condendoli con un filo d'olio extra-vergine a crudo.

Sentirete che meraviglia! 

Buon appetito a tutti e arrivederci alla mia prossima ricetta:





Vi ricordate che nel mio ultimo post vi avevo promesso di suggerirvi un'idea carina per usare in un modo originale le piadine che avevo preparato?
Ecco questa è stata la mia idea.
Come al solito mi è balenata per puro caso.
Tendo infatti a fare di necessità virtù, guardando cosa c'è in frigo pronto ad attendermi.
Non volendo cucinare il pollo nei miei soliti modi, ho pensato di spadellarlo con le verdure che avevo a disposizione nel mio frigo e avendo anche avanzato qualche mia piadina preparata il giorno prima, il gioco è stato facile. Stasera ^__^ fajitas! 
Nome coniato, invenzione simil-messicana riuscita.



Sono stata in Messico per il mio viaggio di nozze e le fajitas che abbiamo mangiato lì non si possono dimenticare.
Certo i messicani preparano le tortillas con la farina di mais, ma anche le nostre piadine con il frumento non sono male. 
Che ne dite vi fidate?
Fossi in voi ci proverei, io ve l'ho detto!


Ingredienti:
Per le piadine seguite la ricetta che trovate qui
Per il ripieno:
1 cipolla bionda
1 falda di peperone giallo già arrostito
1 falda di peperone rosso già arrostito
1 paio di gambi di sedano
1 carota 
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 
300 gr di pollo tagliato a striscioline
1/2 bicchiere di vino bianco secco
peperoncino a piacere

Procedimento: 
In una padella antiaderente affettate sottilmente la cipolla ed il sedano e la carota a dadini ed aggiungete il concentrato di pomodoro. 
Scaldate la padella a fuoco medio, ma senza aggiungere olio, fate glassare le verdure rigirando di tanto in tanto per una manciata di minuti, finchè si sia consumata tutta la loro acqua di vegetazione. Ora aggiungete anche le striscioline di pollo e l'olio e fate rosolare bene finchè il pollo non sia ben colorito poi sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare. A questo punto ho fatto insaporire anche i peperoni, io avevo a disposizione quelli già arrostiti, già cotti dunque, per cui li ho aggiunti a fine cottura, ma se li usate da crudi dovrete aggiungerli in padella insieme alle altre verdure. Aggiustate di sale e se vi piace condite anche con un pizzico di peperoncino (alla messicana!) e farcite le vostre piadine.

NOTE PERSONALI:
Se preparate le piadine con un pò di anticipo potete fare come abbiamo fatto noi, usarle come piatto forte per una tipica cena messicana. Se avete ospiti sarà una soluzione conviviale e molto simpatica apprezzata anche dai bambini!

Buon appetito

Arrivederci a tutti alla mia prossima ricetta:






















Questa ricetta in casa nostra ormai è gettonatissima. Il mio bimbo mi chiede spesso di preparargli le piadine, perchè sono davvero buone. 
Non esito ad accontentarlo visto che questa ricetta è una di quelle che uso più sovente per sfruttare gli esuberi del lievito madre dopo il mio rinfresco settimanale. Pochi gesti e l'impasto è pronto. Ho imparato che posso stenderlo subito ed usarlo immediatamente, oppure conservarlo in frigo per un paio di giorni ottenendo sempre un risultato perfetto. Per ottenere delle piadine perfette il solo vero "trucchetto" se così si può dire è riuscire a stenderle sottilissime. Io uso il mattarello con la spianatoia ben infarinata. Ovviamente all'inizio dovrete anche fare qualche prova per trovare la giusta temperatura per una cottura perfetta in padella antiaderente. Regolando la temperatura con cura, non rischierete di far bruciare le piadine. Nulla di difficile, basterà regolare la fiamma in modo che il fuoco non sia troppo vivace.



Ed eccovi la mia ricetta: 

Ingredienti:(dosi per 8-10 piadine)
30-50 g di esubero di lievito madre
250 g di farina 0
100 g di formaggio spalmabile (io ho usato quello fatto da me la mia ricetta la trovi qui)
100 ml (g) di acqua tiepida 
1 cucchiaino da caffè colmo di sale



Procedimento:
Sciogliete l'esubero di lievito madre nell'acqua tiepida con l'aiuto di una forchetta, aggiungete la farina, il formaggio spalmabile ed il sale ed impastate energicamente fino ad ottenere un impasto compatto e morbido come nella foto qui sopra. A questo punto infarinate molto bene la spianatoia e stendete le piadine una per volta con l'aiuto del mattarello. Se le utilizzate come pane potrete lasciarle spesse anche un paio di millimetri, come questa che vedete qui sotto in foto, altrimenti dovrete stenderle molto più sottili, dovranno risultare quasi trasparenti.



Mettete sul fuoco una padella antiaderente e fatela scaldare per bene per qualche minuto in modo che sia ben calda. Le piadine si seccano subito per cui una volta stese andranno subito cotte. Io le stendo e le cuocio mano a mano che le preparo. Come dicevo prima è molto importante regolare la giusta temperatura di cottura, che non dovrà essere a fuoco troppo vivace altrimenti brucerete le piadine. Una volta che mettete in padella la piadina dopo un paio di minuti vedrete che si formeranno delle bolle sulla sua superficie. Aiutandovi con una spatola di legno giratela e lasciatela cuocere ancora un altro minuto anche dall'altro lato. Una volta che le avrete cotte tutte se non le utilizzate subito conservatele in un sacchetto da congelamento ben chiuse altrimenti seccheranno troppo. 
Le piadine così preparate potrete usarle semplicemente come pane per accompagnare le vostre pietanze, oppure potete farcirle ad esempio con prosciutto e formaggio, mozzarella e pomodoro o come più vi aggrada e farle scaldare ancora un attimo in padella con il ripieno all'interno per fare in modo che si scaldino bene e risultino "scrocchiarelle" e friabili come le vere piade sfogliate.

Nei prossimi giorni vi farò vedere che cosa mi sono inventata per farcirle. 
Vedrete vi suggerirò un'idea carinissima ed originale.

NOTE PERSONALI:
- Le piadine saranno ottime anche se ometterete del tutto la quantità di esubero di lievito madre.
- Ho provato a farle senza lievito e sono ugualmente ottime
- Ho usato la farina auto-lievitante e sono ugualmente buone.
- L'impasto così preparato se lasciato ben sigillato in un sacchetto da congelamento in frigo, si conserva perfettamente un paio di giorni.
- Un'idea per utilizzare questo impasto per farci dei panzerotti la trovate anche qui.

Allora vi aspetto per la prossima ricetta:




Mi piace tanto il melograno è un frutto bellissimo, con un non so che di materno! 
Tutti quei preziosi rubini racchiusi al suo interno, mi fanno pensare al ventre di una mamma che custodisce i suoi tesori.
Per Natale avevo comprato due bellissimi melograni, l'intenzione era di usarli per preparare qualcosa di carino, ma finite le feste sono rimasti lì intonsi. E così alla fine la festa gliel'ho fatta io...



Ingredienti:
2 melograni (una volta puliti i miei chicchi pesavano 700 grammi)
600 gr di alcool (comunque almeno sufficiente a coprire bene tutti i chicchi)
Per lo sciroppo:
600 gr di acqua
350 gr di zucchero



Procedimento:
Per prima cosa sbucciate bene i melograni. Io ho trovato un video bellissimo che vi linko qui, guardatelo! 
Per me è stato illuminante finalmente non farò più casini per sbucciarli.... "Scalottateli" leggermente per scoprire dove sono disposte le membrane bianche interne e poi "seguitele" incidendone leggermente la buccia in corrispondenza delle membrane bianche interne. Ora aprite delicatamente ciascuno spicchio, togliendo le membrane bianche e separate tutti i chicchi ponendoli in una ciotola piena di acqua fredda. Le piccole parti bianche rimaste ancora attaccate ai chicchi verranno a galla, mentre i chicchi staranno sul fondo. Sciacquateli bene e poneteli in una brocca di vetro dal fondo capiente (quelle da cocktail vanno benissimo) e copriteli per bene con l'alcol. Sigillate accuratamente l'imboccatura con pellicola in modo che l'alcol non evapori, coprite anche con carta stagnola e lasciate riposare in luogo buio fresco ed asciutto. Io ho lasciato a macerare per un mese. Tutti i chicchi erano diventati pallidi quasi bianchi. Filtrate quindi l'alcool ed unitelo allo sciroppo ben raffreddato così preparato:

Per lo sciroppo:
Portate a bollore l'acqua con lo zucchero finchè sia ben sciolto. Lasciatelo raffreddare ed infine unitelo all'alcol mescolando bene. Imbottigliate e gustate. Ovviamente se il liquore riposa si assesterà acquistando un sapore migliore. Noi l'abbiamo assaggiato subito perchè ero troppo curiosa di capire che gusto avesse visto che era la prima volta che lo facevo. Mi è piaciuto davvero molto e sono certa che lo rifarò, magari il prossimo anno un pò prima di Natale, così potrò anche regalarlo agli amici.

NOTE PERSONALI:
Il bellissimo colore di questo liquore come pure il suo basso grado alcolico è particolarmente femminile, per cui possiamo dedicarcelo mie care lettrici?
E' dolce e davvero buono provatelo e non vi deluderà!

Per chi vorrà, arrivederci alla prossima ricetta.







Come ho già più volte ribadito su queste pagine, adoro gli antipasti, sia mangiarli che prepararli e quando penso ad un menù da proporre agli amici, mi piace moltissimo trovare idee sfiziose ed accattivanti non solo per il palato, ma anche per la vista. 
Le riviste di cucina in casa mia sbucano da ogni dove e anche se la rete pullula di idee e ricette, ogni tanto mi piace consultarle, specie dando uno sguardo ai vecchi numeri. 
Come l'idea per la mia ricetta di oggi è molto datata: del 1996! 
Credo però sia un'evergreen, idea vecchia ma sempre valida, mi piace riproporla perché non solo è molto buona, ma è anche molto gradevole alla vista proprio come piace a me.
Guardate un pò se siete d'accordo:



Ricetta tratta dal numero di dicembre del 1996 di La cucina italiana
da me leggermente modificata 


Ingredienti:
Per le conchiglie di briséé:
(con queste dosi ho ottenuto 12 conchiglie)
200 g farina 
100 g burro freddo e un pochino per imburrare le conchiglie
50 g acqua fredda
2 cucchiaini di erbe di Provenza
30 gr di parmigiano grattugiato
1 pizzico di sale
 occorreranno anche 12 conchiglie di capesante vuote

Per le polpette di baccalà:
220 g baccalà dissalato
1 uovo medio
70 g circa pangrattato
1 spicchio d'aglio

1 manciata di foglie di prezzemolo
olio extra vergine di oliva



Procedimento:
Per le conchiglie di brisèe:
Io ho fatto tutto con il Bimby, ma potete ovviamente impastare sulla spianatoia. Ho messo nel boccale la farina, il parmigiano grattugiato, le erbe di Provenza, il sale ed il burro morbido a pezzetti ed ho fatto sabbiare il tutto, facendo girare qualche minuto a velocità 4. 
Aggiungere in un colpo l'acqua fredda fino a che il composto stia grossolanamente insieme. Trasferire sulla spianatoia dando all'impasto la forma di una palla, avvolgerla in pellicola trasparente e farla riposare in frigorifero mezz'ora.
Nel frattempo imburrare molto molto bene (operazione importante altrimenti i gusci non si staccheranno!) i gusci delle capesante. Stendere con l'aiuto di un mattarello su un piano infarinato la pasta brisèe dello spessore di pochi millimetri, rivestire i gusci imburrati, facendo aderire bene al guscio la pasta, senza però schiacciare troppo. Appoggiarci sopra gli altri gusci per formare le zigrinature (questi non è necessario imburrarli) e disporli sulla placca del forno. Appoggiare sopra le conchiglie così preparate un'altra placca per evitare che la pasta gonfi in cottura e passare in forno a 200 °C per circa 10 minuti
Sfornare e lasciar raffreddare 5 minuti poi molto delicatamente staccare la conchiglia superiore e quella inferiore, liberando la conchiglia di pasta brisèe, molto delicatamente senza romperla. Quindi rimettere sulla placca e ripassare i gusci in forno caldo per altri 5 minuti a 180°C, perchè l'interno risulterà ancora crudo, almeno nel mio caso. Voi regolate i tempi con il vostro forno. 

Per le polpette di baccalà:
Spinare accuratamente il baccalà privandolo della pelle e dei filamenti bianchi. Tagliarlo a pezzi e frullarlo nel mixer insieme agli altri ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Prelevare delle palline di composto grosse come una noce, formare le polpettine, dando loro la forma di una noce di capasanta e passarle nel pangrattato. 
Mettere in una padella antiaderente con l'olio e friggere le polpettine finchè siano dorate. Farle asciugare su carta forno e servirle calde con una fettina di pomodoro fresco dentro i gusci di capesante precedentemente preparati. 


Felice giornata, vi dò appuntamento alla mia prossima ricetta:








Prendete una cara amica che un giorno parlando del più e del meno vi confessa di avere una pianta di giuggiole nel suo giardino e lo fa tanto candidamente da farla sembrare la cosa più naturale del mondo. 
La immaginate la mia faccia?
Ecco sì, così!
Fatto tutto quanto in mio potere per avere accesso a un tale ghiotto bottino sono stata prontamente avvisata non appena erano belle mature, che aspettavano solo qualcuno che le raccogliesse. 
Sono corsa in spedizione nel suo bellissimo agriturismo qui con tutta la mia famigliola al seguito e abbiamo fatto incetta di giuggiole. 
Che spettacolo!
Vi dico solo che mai ho assaggiato un liquore tanto delizioso!
Dolcissimo ovviamente e per non smentire il famoso detto... 
"Andare in brodo di giuggiole" ci siamo andati eccome: 
tutti al primo assaggio. 
Compresi gli amici a cui ne ho fatto dono per Natale. 
Il brodo di giuggiole in realtà è uno sciroppo dal potere medicamentoso oltre che dal sapore squisito, ma ho pensato di farci un liquore per conservarlo un pò più a lungo e per poterlo servire anche come dopo pasto. Da rifarsi assolutamente.
Licenza di Rossana permettendo ovviamente...






Queste nel piattino sono le giuggiole sotto spirito dopo l'infusione

Che un amico ha divorato una dopo l'altra, vero Sergio?
La giuggiola è un frutto simile al dattero, una drupa, ovvero un frutto con un nocciolo al suo interno, dal colore marroncino rossiccio e dal blando effetto lassativo. 
Le giuggiole sono originarie della Siria conosciute dai Romani per cui erano il simbolo del silenzio, ma citate anche da Omero come frutto magico in grado di consolare gli uomini colpiti da nostalgia perché lontani da casa.  
Eccole qui fotografate i primi di novembre subito dopo averle raccolte. Prima di farci il liquore bisogna farle appassire un pochino in modo che appaiano come in questa foto


Ingredienti:
850 gr di giuggiole
1 litro di grappa
600 grammi di acqua
250 grammi di zucchero
2 mele renette
1 tazza di uva bianca
la scorza di un limone non trattato in superficie

Procedimento:
Per prima cosa ho sciacquato bene le giuggiole sotto acqua corrente fredda. Quindi le ho divise a metà. Una parte di giuggiole le ho lasciate 30 giorni in infusione nella grappa dopo averle aperte a metà con uno spelucchino. La restante metà mi è servita a preparare il vero e proprio BRODO DI GIUGGIOLE, in pratica uno sciroppo che ho preparato in questo modo:
ho messo in una pentola le giuggiole, l'uva, lo zucchero e un bicchiere d'acqua e ho lasciato cuocere per 25 minuti a fuoco lento. Quindi ho aggiunto le mele tagliate a pezzetti e la scorza di limone e ho coperto d'acqua lasciando nuovamente cuocere sempre a fuoco basso per circa 20 minuti fino a che la frutta si addensi come una marmellata. A questo punto ho filtrato tutto con un colino a maglie strette, recuperando la frutta cotta che ho passato a parte ricavandoci una marmellata deliziosa. Successivamente anch'essa invasettata e sterilizzata. 
Il liquido filtrato ottenuto invece è il brodo di giuggiole che ho unito alla grappa in cui erano rimaste a macerare le altre giuggiole ottenendo così il mio liquore. 
Ed ecco qui il risultato un delizioso bicchierino ottimo da servire come dopo pasto. 


Sperando che la mia ricetta possa essere utile a qualcuno che si volesse cimentare in questa preparazione, vi abbraccio dandovi appuntamento alla mia prossima ricetta.








Come sono lenta! 
Le tartarughe al confronto, vanno spedite... eh,eh!
Dopo un mese di assenza oramai, torno nuovamente anche qui nella mia adorata casetta virtuale, per regalarvi un pane autunnale dal sapore meraviglioso.
Amo l'autunno che per me è sinonimo di lentezza.
Una lentezza che sarebbe da assaporare senza la fretta che, ahimè, non ci fa respirare nemmeno un secondo nelle nostre intense giornate così fitte, da non trovare a volte nemmeno il tempo per un respiro profondo.... 
Un tempo che sarebbe da vivere nel silenzioso profumo di terra bagnata dei boschi, persi tra le foglie con i loro splendidi colori giallo, arancio e dorato, che riescono a riappacificarmi con il mondo, a farmi rientrare in contatto con me stessa, a ritrovare il senso profondo dell'esistenza e un'armonia, che a contatto con la natura, sembra così facile trovare, per sentirsi subito più leggeri.
Mi sono ritrovata così, qualche sabato fa: serena e felice durante la mia passeggiata tra i boschi in cerca di castagne. 
Un piacevolissimo e tiepido pomeriggio di sole, trascorso in semplicità, con due amici sinceri e i nostri bimbi, che con le loro urla gioiose tutti eccitati, sorridevano felici per il loro cospicuo bottino, frutto di tanta generosità della natura. 
E ne abbiamo raccolte davvero tante di castagne!
E alla fine sono sparite presto, le abbiamo mangiate quasi tutte così, una dopo l'altra, come caldarroste cotte semplicemente in forno. 
Qualcuna però sono riuscita a tenerla da parte, per farci un pane, questo qui:




Un pane semplice per la verità, ma tanto buono perché fatto con quella silenziosa calma e quella lentezza, che appartengono al bosco e che io ho solo avuto il privilegio di prendere in prestito, almeno per un giorno... la lentezza, dedicata al mio giorno preferito, quello per fare il pane!

Ingredienti:
40 gr di lievito madre
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
200 gr di farina Enkir Mulino Marino
150 gr di farina integrale Antiqua
200 gr di Farina 0
200 gr di castagne già pulite e tritate
10 gr di sale fino 



Procedimento lento:
La sera prima 
In una ciotola con coperchio adatta alla lievitazione, sciogliere il lievito madre in 100 gr di acqua tiepida con un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo, aggiungere 60 gr di farina 0 e mescolare con una forchetta fino ad ottenere una crema, che lascerete riposare coperta a temperatura ambiente fino al mattino seguente. 
Preparazione delle castagne
Io le ho preparate così. Per prima cosa le ho messe a mollo in acqua fredda per un paio d'ore, così si stacca bene la pellicina interna, poi le ho fatte bollire 10 minuti, una volta raffreddate, le ho incise con la lama di un coltello e cotte in forno in una teglia per pizza per 15-20 minuti a 200°C in forno già caldo. Si sbucceranno benissimo! 

Il giorno dopo
Prendere l'impasto cremoso con il lievito madre preparato la sera e aggiungervi tutta la farina 0 e la farina integrale rimaste, 200 grammi di acqua e girare con una forchetta, aggiungere quindi le castagne sbriciolate ed il sale e mescolare sommariamente, infine passare dalla ciotola alla spianatoia cospargendola con la farina enkir, aggiungere ancora circa 100 gr di acqua tiepida per lavorare bene l'impasto fino ad incordatura. Formare una palla e riporre l'impasto a lievitare in un luogo tiepido in una ciotola ben oliata e coperta prima con la pellicola e poi con una copertina. Aspettare il raddoppio, a me sono occorse quasi 4 ore. Oliare bene la spianatoia, delicatamente ribaltarvi sopra l'impasto, sgonfiarlo e fare un giro di pieghe a libro. Ridare la forma al pane, per me a pagnotta, e lasciare lievitare per altre due ore a temperatura ambiente. Trascorso questo tempo incidere il pane e infornare subito in forno caldo a 220°C per i primi 15 minuti e poi abbassare a 200°C fino a doratura per altri 15-20 minuti, regolatevi con il vostro forno. A cottura ultimata il pane "dovrà bussare".

Ed eccone una fetta tutta per voi, che oggi siete voluti passare di qui!



A presto