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Prendete una cara amica che un giorno parlando del più e del meno vi confessa di avere una pianta di giuggiole nel suo giardino e lo fa tanto candidamente da farla sembrare la cosa più naturale del mondo. 
La immaginate la mia faccia?
Ecco sì, così!
Fatto tutto quanto in mio potere per avere accesso a un tale ghiotto bottino sono stata prontamente avvisata non appena erano belle mature, che aspettavano solo qualcuno che le raccogliesse. 
Sono corsa in spedizione nel suo bellissimo agriturismo qui con tutta la mia famigliola al seguito e abbiamo fatto incetta di giuggiole. 
Che spettacolo!
Vi dico solo che mai ho assaggiato un liquore tanto delizioso!
Dolcissimo ovviamente e per non smentire il famoso detto... 
"Andare in brodo di giuggiole" ci siamo andati eccome: 
tutti al primo assaggio. 
Compresi gli amici a cui ne ho fatto dono per Natale. 
Il brodo di giuggiole in realtà è uno sciroppo dal potere medicamentoso oltre che dal sapore squisito, ma ho pensato di farci un liquore per conservarlo un pò più a lungo e per poterlo servire anche come dopo pasto. Da rifarsi assolutamente.
Licenza di Rossana permettendo ovviamente...






Queste nel piattino sono le giuggiole sotto spirito dopo l'infusione

Che un amico ha divorato una dopo l'altra, vero Sergio?
La giuggiola è un frutto simile al dattero, una drupa, ovvero un frutto con un nocciolo al suo interno, dal colore marroncino rossiccio e dal blando effetto lassativo. 
Le giuggiole sono originarie della Siria conosciute dai Romani per cui erano il simbolo del silenzio, ma citate anche da Omero come frutto magico in grado di consolare gli uomini colpiti da nostalgia perché lontani da casa.  
Eccole qui fotografate i primi di novembre subito dopo averle raccolte. Prima di farci il liquore bisogna farle appassire un pochino in modo che appaiano come in questa foto


Ingredienti:
850 gr di giuggiole
1 litro di grappa
600 grammi di acqua
250 grammi di zucchero
2 mele renette
1 tazza di uva bianca
la scorza di un limone non trattato in superficie

Procedimento:
Per prima cosa ho sciacquato bene le giuggiole sotto acqua corrente fredda. Quindi le ho divise a metà. Una parte di giuggiole le ho lasciate 30 giorni in infusione nella grappa dopo averle aperte a metà con uno spelucchino. La restante metà mi è servita a preparare il vero e proprio BRODO DI GIUGGIOLE, in pratica uno sciroppo che ho preparato in questo modo:
ho messo in una pentola le giuggiole, l'uva, lo zucchero e un bicchiere d'acqua e ho lasciato cuocere per 25 minuti a fuoco lento. Quindi ho aggiunto le mele tagliate a pezzetti e la scorza di limone e ho coperto d'acqua lasciando nuovamente cuocere sempre a fuoco basso per circa 20 minuti fino a che la frutta si addensi come una marmellata. A questo punto ho filtrato tutto con un colino a maglie strette, recuperando la frutta cotta che ho passato a parte ricavandoci una marmellata deliziosa. Successivamente anch'essa invasettata e sterilizzata. 
Il liquido filtrato ottenuto invece è il brodo di giuggiole che ho unito alla grappa in cui erano rimaste a macerare le altre giuggiole ottenendo così il mio liquore. 
Ed ecco qui il risultato un delizioso bicchierino ottimo da servire come dopo pasto. 


Sperando che la mia ricetta possa essere utile a qualcuno che si volesse cimentare in questa preparazione, vi abbraccio dandovi appuntamento alla mia prossima ricetta.








Non so se capita anche a voi, ma spesso quelle che ignoriamo con più facilità sono proprio le bellezze che abbiamo accanto a noi. 
Vuoi perché le diamo per scontate, o peggio ancora perché rimandiamo di ammirarle, che "tanto sono vicine"...
Che vergogna, abito a Torino eppure non ero ancora mai stata a Novara, ho sempre rimandato una visita, con l'idea che tanto potevo andarci facilmente quando volevo.
L'occasione è arrivata i primi di dicembre con il #Blogtour egregiamente organizzato dalla #ATL di Novara. 
Grazie a Paola Colombo, la nostra guida simpatica e preparata, ho scoperto luoghi, persone e sapori novaresi, che lo confesso mi hanno piacevolmente sorpresa.
Un tour così bello che ho rimandato di raccontare perché non sapevo proprio da che parte cominciare, così ricco che non si potrà certo esaurire con un post. A meno di non volere i miei lettori morti di noia, ma ovviamente lungi da me!

Eppure da qualche parte si deve iniziare, così incomincio idealmente dal principio pensando a deliziarvi con un dolcino per la colazione, che oggi ho preparato per voi, regalandovi anche la ricetta dei Biscottini di Novara... 




... e guarda caso sono stati proprio loro l'oggetto della nostra prima tappa in quel di Novara! 


Quelli di Novara i Camporelli sono dei biscottini senza grassi, semplicissimi e genuini, fatti con soli 3 ingredienti: uova fresche, zucchero e farina, preparati ancora oggi con una ricetta antica di cui non si conoscono con esattezza le origini. 




Pare che la ricetta risalga al 1500 e fosse custodita nei monasteri in cui anticamente solo le monache potevano disporre dei preziosi ingredienti per realizzare i biscotti. Successivamente per poter essere inviati alla corte papale e mantenerne intatte le caratteristiche durante il viaggio, vennero cotti una seconda volta. Insomma dei veri e propri bis-cotti, preparati ancora oggi secondo l'antica ricetta. Il Biscottificio dei Camporelli sforna biscotti dal 1852.

https://twitter.com/twitAnysecret/status/674887500545007616

Torino e Novara, architettonicamente parlando, hanno qualcosa in comune! Devono entrambe la loro fama allo stesso geniale architetto: Alessandro Antonelli, autore della Mole Antonelliana torinese e della Cupola di San Gaudenzio simbolo di Novara
Una storia bellissima quella della costruzione della cupola, che i più curiosi potranno leggere qui.
Prima della ricetta voglio lasciarvi ancora qualche foto, tra cui quella del gigantesco compasso che Antonelli dovette costruire per disegnare prima e poi erigere, le volte della Cupola di San Gaudenzio. Maestosa opera davvero bellissima.


E come promesso eccovi anche la ricetta dei biscotti.
Dopo sei anni di blogging ho una certa esperienza quando cerco una ricetta in rete, e mi crederete se dico che so di chi fidarmi e di chi no! 
Per cui, nel mare della rete ho scelto la ricetta di Alice, ero certa di andare a colpo sicuro. Infatti non mi sono sbagliata è risultata perfetta: grazie di cuore Alice!


Ingredienti:(Dosi per circa 50 biscotti)
200 gr di farina 00
200 gr di zucchero semolato
3 uova
1 tuorlo


Procedimento:
Sgusciate tutte le uova ed il tuorlo in una ciotola, aggiungete lo zucchero e montate con le fruste elettriche fino a che il composto non risulti soffice, chiaro e spumoso (dovrà anche essere più che raddoppiato di volume). Aggiungete la farina poco alla volta setacciandola mano a mano che sempre con le fruste per incorporarla di volta in volta. Mettete il composto in una tasca da pasticcere con il beccuccio liscio, e strizzate il composto sulla placca ricoperta da carta forno facendo in modo di formare dei bastoncini di 7-8 cm di lunghezza che disporrete ben distanziati. Scaldate intanto il forno a 180°C (io ho abbassato a 150°C). Dopo averli preparati non aspettate troppo ad infornarli altrimenti tutta la fatica fatta per incorporare l'aria della massa montata, andrà persa. Cuocete i biscotti per 15-20 minuti (a me ne sono bastati 15 in forno caldo, perché il mio forno è molto aggressivo) o comunque fino a che saranno leggermente dorati

Togliete i biscotti dalla placca e fateli raffreddare su una gratella per dolci. Si conservano per diversi giorni anche nella classica scatola di latta.





NOTE PERSONALI: 
I Biscottini di Novara, ricordano nell'aspetto e nel sapore i più noti e commerciali "Pavesini", che non sono altro che una nuova versione dei Camporelli. I pavesini prodotti già dal 1937 a Novara prendono il nome dal loro autore Mario Pavesi, che all'inizio del dopoguerra pensò di commercializzarli in pacchetti singoli, riscontrando un successo di pubblico ancora oggi attuale.

L'appuntamento è come sempre alla prossima ricetta.
Un abbraccio



Sono già arrivata al mio settimo anno di blog??? 
E già. 
Assolutamente ignara di quel che stavo per fare, esattamente 2190 giorni fa ho fatto il mio primo click
E pluf in un nano secondo ero nel marasma della rete! 
Di certo non immaginavo di resistere tanto in questo spazio. 
Diverse volte ho anche pensato di abbandonarlo, ma oramai è davvero un secondo figlio. Any Secret è la mia creatura, è un pezzettino di me e  mi rappresenta.
Aggiornato in modo incostante e casuale, completamente fuori dagli schemi, ma mi piace tenermelo così. 
Perchè è il mio diario virtuale. 
Un blog non è solo un insieme di ricette.



Il blog è un vestito che ci mettiamo e che ci identifica.
E' un modo di essere o magari soltanto un modo di "apparire"... per chi ci tiene!
Attraverso il cibo ci raccontiamo

A partire da come facciamo la foto del piatto. 
Dall'inquadratura che scegliamo, da cosa mettiamo attorno o da cosa non mettiamo. 
Di tante amiche blogger ormai saprei riconoscere l'appartenenza di una ricetta solo guardandone la foto.
Qualcuna inquadra sempre solo dall'alto. Qualcuno talmente da vicino da sviscerarlo chirurgicamente il piatto, che sembra quasi di cascarci dentro. 
Altre ancora con maniacale cura di tutto quanto c'è attorno, o al contrario senza fronzoli per andare subito all'essenziale. 
Insomma ognuno ha il suo modo e il suo stile.
E poi si capisce la personalità di chi scrive anche da tanti altri piccoli dettagli. 



Dal tipo di cibo che amiamo particolarmente per esempio da cui siamo ossessionati e di cui non ci stanchiamo di scrivere facendoci mille post e non basta ancora.
Ehm, ehm, pensavi al Lievito Madre Any?  
Si capisce da come lo raccontiamo il cibo e anche da quello di cui decidiamo di non parlare mai...
Da tutto questo viene fuori un "credo" uno stile alimentare. 
Uno stile di vita, direi un modo di essere. 
E non me ne vogliano i pochi maschietti che hanno un blog di cucina, dietro alla maggior parte ci sono donne. Donne come me, che hanno un sogno o una storia da raccontareE che forse prima hanno dovuto raccontarsela quella storia, ricostruendola un pezzetto alla volta, giorno dopo giorno, e ne hanno fatto un mantra appiccicato nell'header del blog. 
Come il mio, che qualcuno mi ha consigliato di cambiare.
Invece, no lo lascio lì così come è.
Bruttino forse, magari fatto in modo goffo ed inesperto ma è fatto da me, che 7 anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse un blog. 
E soprattutto sta lì a ricordarmi quanta strada ho fatto da allora.


Essere se stessi è l'impresa più ardua nella vita. La vita è il viaggio per capire chi siamo e che per essere felici non bisogna mai smettere di credere ai propri sogni. Mai. 
Questa è Any Secret, il mio blog sono davvero io
Senza segreti, nel bene e nel male, testarda e determinata. 
Sempre in cammino, mai arrivata, sempre in movimento, ansiosa di apprendere, mai paga di conoscere, sempre pronta a ripartire con in tasca una nuova sfida. 
E ora che mi volto indietro, sono fiera di me
Sì me lo dico da sola perché a questo servono gli anniversari.
A fare il punto della situazione. Ne ho fatta tanta di strada in 6 anni. Spesso in silenzio, "ammodomio".  
Ho imparato tanto, sono cresciuta, mi sono allontanata, sono tornata, ho perso, incontrato e ritrovato amici: reali, virtuali, falsi, veri, verissimi. E sono ancora qui.
Sì sempre a modo mio. Mi chiedo spesso il perché
Forse perché ho ancora tanto da imparare
Sono qui anche e soprattutto per condividere. 
Perché credo che nessun uomo sia un'isola. 
Impariamo attraverso il confronto, attraverso il dialogo con chi fa cose diverse. O fa le nostre stesse cose magari, ma le fa comunque in un modo differente.
Mi auguro di crescere ancora, di essere curiosa, di essere felice di ciò che faccio, di continuare a cercare, di diventare ogni giorno più consapevole di ciò che mi fa stare bene.

Un pizzico di polvere magica prego! 

Che questo bellissimo arancione così solare, energetico e pieno di vita sia davvero di buon auspicio per me per gli anni a venire. 
E anche per tutti voi che mi seguite da tanto tempo con affetto, chi con costanza, chi saltuariamente, chi in silenzio, chi con ammirazione... grazie a tutti.


Perchè tutti questi desideri si avverino.
E non solo questi. Anche i tanti altri inespressi che adesso di certo nemmeno immagino. 
Proprio come tutti quelli che mai avrei creduto possibile realizzare se adesso mi guardo indietro e penso di essere arrivata con le mie sole forze fin qui!



Polvere d'arancia

Come prepararla:
E' facilissimo vorrei solo suggerirvi alcuni accorgimenti.
Utilizzate solo arance non trattate in superficie altrimenti mangerete anche i pesticidi!
Lavate bene le arance, sbucciatele dopo averne eliminato l'albedo, la parte bianca che è molto amara, fatele essiccare. Io ho usato uno spelucchino per eliminare l'albedo e mano a mano che mangiavamo le arance le lasciavo sul calorifero ad asciugare. Potete ovviamente utilizzare anche il forno, ma per evitare inutili sprechi di energia e tempo io ho ottimizzato!

Potrete usare la polvere d'arancia per aromatizzare i vostri piatti 
Otterrete così un sentore d'arancia, in modo assolutamente naturale senza dover ricorrere a sostanze chimiche. 
Conservata in un vasetto di vetro ben chiuso durerà molto a lungo con un meraviglioso profumo d'arancia che a me piace anche solo sniffare.

Alcuni suggerimenti di utilizzo:

- per insaporire sughi di pesce 
- per preparare delle salse di accompagnamento
- per accompagnare alcuni lievitati (tipo le brioches all'arancia)
- per aromatizzare dolci e gelati
- per insaporire e profumare le tisane

Insomma potete sbizzarrirvi anche quando le arance non saranno più di stagione e non le avrete a vostra disposizione. Sapendo che l'olio essenziale degli agrumi si concentra nella buccia, ne basterà mezzo cucchiaino per regalare ai vostri piatti un profumo e un aroma molto intensi.

Buon compliblog a me e buona polvere magica a tutti dunque. 
Sperando di regalarvi tante altre ricette ancora!

Alla prossima




Credo di avere un debole per il formaggio di capra... è uno dei miei peccati di gola preferiti!
E siccome quando decido di preparare un piatto, per prima cosa le papille gustative devono solleticarmi, beh sfogliando il libro di ricette di chi di "Peccati di Gola" davvero se ne intende, questa è stata proprio una delle prime ricette a solleticarmi le papille! 
Appena l'ho vista ho subito deciso di farla. 
Chi di voi è un suo fan avrà già capito di chi parlo, la ricetta è di Luca Montersino, l'ho presa dal suo libro "Piccola pasticceria salata".
Ho preparato questi aspic come antipasto per Natale ed hanno fatto furore! Per cui ho deciso di pubblicarli anche qui.
Ecco la ricetta per voi:


Ingredienti:
Dosi per 24 pezzi


Per l' aspic di passito e uvetta:
200 gr di vino passito
20 gr di miele
8 gr di colla di pesce in fogli
40 gr di uva sultanina
Per la panna cotta di caprino:
180 gr di formaggio caprino
80 gr di panna
40 gr di latte intero fresco
5 gr di colla di pesce in fogli
foglioline di aneto per decorare



Per la finitura:
pane a cassetta ai 5 cereali

Procedimento:

Per l' aspic di passito e uvetta: 
Mettere ad ammollare l'uvetta in acqua calda per 10 minuti e poi a bagno nel passito per altri 10 minuti. Mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti. Versare in un pentolino una piccola parte di passito e il miele e far scaldare, una volta caldo sciogliere la colla di pesce già ammollata e ben strizzata e mescolare. Unire il passito rimanente e mescolare bene con una frusta. Colare negli stampini in silicone un cucchiaio da tavola di passito lasciar raffreddare per 10 minuti.  Una volta rappreso lo strato di aspic sistemare in ogni stampino 5 acini di uvetta disposti a fiore, dopodiché aggiungere un altro cucchiaio di passito fino a coprire tutta l' uvetta. Mettere in frigo a rassodare per altri 10 minuti.
Per la panna cotta di caprino: 
Mettere a bagno in acqua fredda la colla di pesce per 10 minuti.
Mettere in un pentolino a fuoco basso il latte con la panna finchè non siano ben caldi, sciogliervi bene il caprino e aggiungere la colla di pesce già ammollata e ben strizzata. Lasciare raffreddare fino a 30°C gradi, quindi colare la panna cotta sulla gelatina di passito già rappresa e far raffreddare il tutto. Io ho colato la panna cotta  e la gelatina di passito in due diversi stampini che ho poi assemblato successivamente. 
Per la finitura:
Con un coppa-pasta rotondo ricavare dei dischetti dal pane a cassetta e farli tostare per qualche minuto in forno.
Sformare dagli stampini la panna cotta al passito e adagiarla sui crostini di pane. Decorare con un'acino di uvetta e una fogliolina di aneto prima di servire.

Vi lascio un abbraccio con i miei più cari auguri per un Felice 2016!





 
Dicembre è arrivato, anzi se aspetto ancora un pò a pubblicare passa anche Natale... e invece una piccola idea per il vostro menù delle feste voglio proprio lasciarvela!
Studiando un menù di Natale e ragionando su cosa poter proporre come primo piatto, un'amica mi ha dato un'idea bellissima.
Dai, mi sono detta e sia: gnocchi!
Sì, ma tutti vestiti a festa eh, guardateli un pò come sono belli così:



GNOCCHI ALLA ROMANA IN VERSIONE NATALIZIA: bianchi, rossi e verdi

Ingredienti: (dosi per 10/12 persone) 
Per gli gnocchi bianchi
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato
1 presa di sale

Per gli gnocchi rossi
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato 
1 presa di sale
concentrato di pomodoro q.b. (secondo la colorazione desiderata)
Per gli gnocchi verdi 
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato 
1 presa di sale
200 gr di spinaci bolliti strizzati benissimo e poi frullati fini 

Per la salsa di parmigiano:
50 gr di burro
50 gr di farina
½ litro di latte (o panna se vi piace più cremosa)
1 pizzico di sale

1 pizzico di noce moscata
circa 100 gr di parmigiano grattugiato

Procedimento:

Per gli gnocchi bianchi:
Portare ad ebollizione il latte con una presa di sale e il burro.
Con l’aiuto di un colino aggiungere a pioggia il semolino, mescolando continuamente con una frusta per evitare la formazione di grumi. Cuocere girando continuamente con un cucchiaio di legno finché non si sia ben rappreso e fino a che non si staccherà bene dalle pareti del tegame. 
A questo punto rovesciare il semolino su un tagliere precedentemente ricoperto con carta forno, porne un'altro foglio sopra il semolino informe e con l'aiuto del mattarello spianare bene stendendolo con uno spessore di 2 cm circa. 
Per gli gnocchi rossi:
Ripetere il procedimento sopra descritto, subito dopo aver messo nel latte il semolino, aggiungere il concentrato di pomodoro per ottenere gli gnocchi rossi (aggiungerne fino ad ottenere l'intensità di rosso desiderato). Questa volta l'impasto risulterà molto più umido ed occorrerà più tempo per farlo asciugare e staccare bene dalle pareti, ma abbiate fiducia. Procedete sempre a fiamma medio-bassa e rimestando sempre. 
Per gli gnocchi verdi:
Ripetere il procedimento sopra descritto per gli gnocchi bianchi, e subito dopo aver messo nel latte il semolino, aggiungere gli spinaci il più possibile ben strizzati. Io li ho fatti scolare sulla pentola in un colino schiacciandoli bene per togliere il più possibile tutta l'acqua di vegetazione e lasciandoli a scolare una mezz'oretta. Anche questo impasto è più umido di quello bianco ed occorrerà più tempo per farlo asciugare e staccare bene dalle pareti, continuate a girare con il cucchiaio di legno fino a quando l'impasto non si staccherà bene dalle pareti del tegame. Procedete sempre a fiamma medio-bassa e rimestando sempre. 

Una volta ottenuti tutti e 3 i semolini, quando saranno ben freddi procedere al taglio con l'aiuto di appositi tagliapasta, ottenendo le formine che più desiderate. Io ho fatto albero, cuore e stella, ma ovviamente potete sbizzarrirvi. Una volta tagliati sistemarli delicatamente in una pirofila, conditi solo con un filo d'olio sul fondo e una generosa spolverata di parmigiano grattugiato (non mettete il burro altrimenti si scioglieranno e non potrete più impiattarli separatamente. 
Infornanateli a 200 gradi per circa 15-20 minuti, finché non risulteranno dorati in superficie.

Per la salsa di parmigiano: 
Mettere a bollire il latte, ma spegnete non appena raggiunge il bollore. Nel frattempo in un pentolino sciogliete il burro con un pizzico di sale e la noce moscata ed aggiungere gradatamente la farina girando con una frusta per non fare grumi, fino ad ottenere una consistenza cremosa. Ora versate a filo il latte caldo continuando a girare e fate addensare la salsa a fuoco basso. Aggiungere il parmigiano fino a farlo sciogliere completamente. Mettere la salsa a specchio direttamente sul fondo del piatto e adagiarvi alternati gli gnocchi bianchi, rossi e verdi. Spolverizzate con parmigiano per ricreare l'effetto "neve sul piatto", servite e gustatevi il vostro menù delle feste con le persone a voi care!

Buon appetito a tutti voi e tantissimi auguri di Buone Feste!
Arrivederci alla prossima ricetta!



E siamo arrivati alla fine di novembre...
Ogni volta mi chiedo come sia possibile che il tempo scivoli così fluido tra le mie dita, un giorno dietro l'altro, un anno dopo l'altro... è di nuovo Avvento, si prepara un altro Natale.
La ricetta per godere a pieno del mio tempo ancora non l'ho trovata, e credo che non mi basterà una vita per riuscire a fare tutto quello che vorrei. I pensieri vanno sempre più veloci del tempo che passa e io non riesco a starmi dietro. Ma una cosa è certa ho smesso di angosciarmi e preoccuparmi se questo ogni anno puntualmente accade. L'obiettivo primario è diventato il carpe diem, il riuscire a godermi tutto il bello che accade ogni giorno nel mezzo della vita che scorre, nel mezzo degli attimi che velocissimi passano, impormi di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, gioire delle piccole cose ed essere grata alla vita per tutti i piccoli grandi doni che ricevo ogni giorno o che forse a volte incautamente lascio scorrere dandoli per scontati, senza rendermene conto pienamente. Siamo sempre e solo noi a dare un senso a ciò che accade: sia esso bello o brutto.
Ecco io ho deciso di celebrare solo il bello, di pensare positivo, di respirare pienamente e di cercare di guardare solo verso la parte luminosa della mia vita.
Che la gioia sia con me e con voi che mi leggete sempre con affetto!


La mia ricetta dello sformato di oggi, celebra il dono di un amico speciale: Sergio Merlino, un Maestro acetiere proprio con la M maiuscola, che ho avuto la gran fortuna di incontrare sul mio cammino. Lui è il mago degli aceti, e quante ne sa! Non mi stancherei mai di sentirlo parlare e vi assicuro un mago vero anche nell'aspetto, è proprio Mago Merlino di nome e di fatto!
Dal suo idromele prepara un aceto di miele davvero incantevole, quello che ho utilizzato in questa ricetta.

Ingredienti:
1/2 kg di cavolo viola
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di erbe di Provenza
250 gr di ricotta vaccina
4 uova
Per la salsa d'accompagnamento:
1/2 litro di latte
50 gr di burro
3 cucchiai di farina
50 gr di parmigiano grattugiato
1 pizzico di noce moscata
qualche bacca di pepe rosa

Procedimento:
Per prima cosa lavare il cavolo, tagliarlo a listarelle sottili e farlo stufare in padella antiaderente con uno spicchio d'aglio e le erbe di Provenza rigirando di tanto in tanto. Quando avranno rilasciato tutta la loro acqua di cottura, salare e far cuocere ancora per una decina di minuti. A questo punto aggiungere l'aceto di miele e lasciare stufare, coperto, fino a quando non si sia completamente consumato. Aggiungere un giro d'olio extra-vergine di oliva solo a fine cottura e lasciar raffreddare.
Io ho utilizzato il Bimby, ma potete fare il tutto anche con un classico frullatore. Aggiungere le uova, il parmigiano, il cavolo stufato, la ricotta aggiustare eventualmente di sale e frullare tutto.
Trasferire in una teglia da plumcake foderata con carta da forno e far cuocere lo sformato per 40-50 minuti a 200°C.

Per la salsa d'accompagnamento:
Far sciogliere il burro in un padellino antiaderente, aggiungere la farina, la noce moscata, il sale e con una frusta mescolare accuratamente con poco latte fino ad ottenere una consistenza cremosa senza grumi. Quindi porre su fuoco basso, aggiungere gradatamente tutto il latte e mescolando lentamente far addensare la salsa. A fine cottura aggiungere il parmigiano e servire in accompagnamento con le fette di sformato decorando con qualche bacca di pepe rosa.


Buona giornata a tutti e arrivederci, speriamo presto, con la mia prossima ricetta








L'unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. 

(Steve Jobs)

Ogni volta al termine di un tour con QuidaNoi, mi stupisco di quanta passione, quanta dedizione e amore per la propria terra ed il proprio lavoro, siano nascoste e sparse nel nostro Stivale. 
C'è un'Italia sommersa che sta cambiando, lentamente forse, ma che crede ancora nel buono, nel valore della cooperazione, ma non quella apparente, falsa e solo di facciata di cui parlano i media per far clamore, che insinua l'idea che la cooperazione sia solo una "maschera" per evitare di pagare le tasse e sfruttare i lavoratori, no. Parlo di una cooperazione autentica, di tutte quelle persone che ci mettono la faccia, perchè credono davvero in quello che fanno, che si spendono ogni giorno per costruire un'Italia migliore e diversa, che hanno capito che l'unione fa la forza e che il mettersi insieme aiuta a vincere le dure leggi di mercato, che oggi ahimè guardano ormai solo più al profitto a discapito di etica, qualità e tutto il resto.
Nella tre giorni pugliese (25-27 settembre) a cui ho partecipato, ho sentito forte queste voci di cambiamento. Un processo ancora poco noto forse, fatto di tante singole persone che hanno osservato il loro lavoro, analizzato risorse e disponibilità e hanno deciso che una debolezza può essere un punto di forza. Un percorso di persone consapevoli che stiamo attraversando un periodo difficile, in cui le risorse sono poche e le difficoltà molte, ma che proprio per questo l'unico modo per uscirne vincenti è lavorare puntando sulla qualità, sulle eccellenze eno-gastronomiche, che ogni piccolo angolo di questo nostro Bel Paese possiede, sforzandosi di trovare un modo, una strategia nuova per valorizzarle. C'è chi riduce al minimo la produzione, ma non rinuncia alla qualità, chi decide di investire per ingrandirsi e innovare aprendosi anche al mercato estero. Scelte legate alla propria storia, al proprio percorso. Ogni cooperativa ha una sua storia e credetemi fa bene al cuore sentirle raccontare.  


L'abbiamo sentito a Bari in visita alla Cooperativa Aproli, durante il mini corso di degustazione dell'olio, che mi ha dato lo spunto per scrivere un articolo tutto dedicato al nostro oro verde: l'olio extra-vergine d'oliva.
Quanto mai attuale visto che è proprio di questi giorni la notizia di contraffazioni dell'olio d'oliva venduto come extra-vergine, operate da grandi marche.
Come sempre dico la differenza la possiamo fare noi consumatori, scegliendo ciò che mettiamo in tavola ogni giorno, privilegiando chi il buono lo produce davvero, e cercando di diventare sempre più consapevoli di quell'atto così elementare che è il cibarsi, ma che ahimè oggi sta diventando sempre più complicato da gestire per mille ragioni diverse.
Vi lascio il link del mio articolo sull'olio d'oliva, scritto sul blog QuidaNOi 


Potrete leggere il mio piccolo vademecum per imparare a scegliere un olio davvero buono.
Buona lettura!