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Credo di avere un debole per il formaggio di capra... è uno dei miei peccati di gola preferiti!
E siccome quando decido di preparare un piatto, per prima cosa le papille gustative devono solleticarmi, beh sfogliando il libro di ricette di chi di "Peccati di Gola" davvero se ne intende, questa è stata proprio una delle prime ricette a solleticarmi le papille! 
Appena l'ho vista ho subito deciso di farla. 
Chi di voi è un suo fan avrà già capito di chi parlo, la ricetta è di Luca Montersino, l'ho presa dal suo libro "Piccola pasticceria salata".
Ho preparato questi aspic come antipasto per Natale ed hanno fatto furore! Per cui ho deciso di pubblicarli anche qui.
Ecco la ricetta per voi:


Ingredienti:
Dosi per 24 pezzi


Per l' aspic di passito e uvetta:
200 gr di vino passito
20 gr di miele
8 gr di colla di pesce in fogli
40 gr di uva sultanina
Per la panna cotta di caprino:
180 gr di formaggio caprino
80 gr di panna
40 gr di latte intero fresco
5 gr di colla di pesce in fogli
foglioline di aneto per decorare



Per la finitura:
pane a cassetta ai 5 cereali

Procedimento:

Per l' aspic di passito e uvetta: 
Mettere ad ammollare l'uvetta in acqua calda per 10 minuti e poi a bagno nel passito per altri 10 minuti. Mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda per 10 minuti. Versare in un pentolino una piccola parte di passito e il miele e far scaldare, una volta caldo sciogliere la colla di pesce già ammollata e ben strizzata e mescolare. Unire il passito rimanente e mescolare bene con una frusta. Colare negli stampini in silicone un cucchiaio da tavola di passito lasciar raffreddare per 10 minuti.  Una volta rappreso lo strato di aspic sistemare in ogni stampino 5 acini di uvetta disposti a fiore, dopodiché aggiungere un altro cucchiaio di passito fino a coprire tutta l' uvetta. Mettere in frigo a rassodare per altri 10 minuti.
Per la panna cotta di caprino: 
Mettere a bagno in acqua fredda la colla di pesce per 10 minuti.
Mettere in un pentolino a fuoco basso il latte con la panna finchè non siano ben caldi, sciogliervi bene il caprino e aggiungere la colla di pesce già ammollata e ben strizzata. Lasciare raffreddare fino a 30°C gradi, quindi colare la panna cotta sulla gelatina di passito già rappresa e far raffreddare il tutto. Io ho colato la panna cotta  e la gelatina di passito in due diversi stampini che ho poi assemblato successivamente. 
Per la finitura:
Con un coppa-pasta rotondo ricavare dei dischetti dal pane a cassetta e farli tostare per qualche minuto in forno.
Sformare dagli stampini la panna cotta al passito e adagiarla sui crostini di pane. Decorare con un'acino di uvetta e una fogliolina di aneto prima di servire.

Vi lascio un abbraccio con i miei più cari auguri per un Felice 2016!





 
Dicembre è arrivato, anzi se aspetto ancora un pò a pubblicare passa anche Natale... e invece una piccola idea per il vostro menù delle feste voglio proprio lasciarvela!
Studiando un menù di Natale e ragionando su cosa poter proporre come primo piatto, un'amica mi ha dato un'idea bellissima.
Dai, mi sono detta e sia: gnocchi!
Sì, ma tutti vestiti a festa eh, guardateli un pò come sono belli così:



GNOCCHI ALLA ROMANA IN VERSIONE NATALIZIA: bianchi, rossi e verdi

Ingredienti: (dosi per 10/12 persone) 
Per gli gnocchi bianchi
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato
1 presa di sale

Per gli gnocchi rossi
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato 
1 presa di sale
concentrato di pomodoro q.b. (secondo la colorazione desiderata)
Per gli gnocchi verdi 
1 litro di latte
250 gr di semolino
50 gr di burro
80 gr di parmigiano grattugiato 
1 presa di sale
200 gr di spinaci bolliti strizzati benissimo e poi frullati fini 

Per la salsa di parmigiano:
50 gr di burro
50 gr di farina
½ litro di latte (o panna se vi piace più cremosa)
1 pizzico di sale

1 pizzico di noce moscata
circa 100 gr di parmigiano grattugiato

Procedimento:

Per gli gnocchi bianchi:
Portare ad ebollizione il latte con una presa di sale e il burro.
Con l’aiuto di un colino aggiungere a pioggia il semolino, mescolando continuamente con una frusta per evitare la formazione di grumi. Cuocere girando continuamente con un cucchiaio di legno finché non si sia ben rappreso e fino a che non si staccherà bene dalle pareti del tegame. 
A questo punto rovesciare il semolino su un tagliere precedentemente ricoperto con carta forno, porne un'altro foglio sopra il semolino informe e con l'aiuto del mattarello spianare bene stendendolo con uno spessore di 2 cm circa. 
Per gli gnocchi rossi:
Ripetere il procedimento sopra descritto, subito dopo aver messo nel latte il semolino, aggiungere il concentrato di pomodoro per ottenere gli gnocchi rossi (aggiungerne fino ad ottenere l'intensità di rosso desiderato). Questa volta l'impasto risulterà molto più umido ed occorrerà più tempo per farlo asciugare e staccare bene dalle pareti, ma abbiate fiducia. Procedete sempre a fiamma medio-bassa e rimestando sempre. 
Per gli gnocchi verdi:
Ripetere il procedimento sopra descritto per gli gnocchi bianchi, e subito dopo aver messo nel latte il semolino, aggiungere gli spinaci il più possibile ben strizzati. Io li ho fatti scolare sulla pentola in un colino schiacciandoli bene per togliere il più possibile tutta l'acqua di vegetazione e lasciandoli a scolare una mezz'oretta. Anche questo impasto è più umido di quello bianco ed occorrerà più tempo per farlo asciugare e staccare bene dalle pareti, continuate a girare con il cucchiaio di legno fino a quando l'impasto non si staccherà bene dalle pareti del tegame. Procedete sempre a fiamma medio-bassa e rimestando sempre. 

Una volta ottenuti tutti e 3 i semolini, quando saranno ben freddi procedere al taglio con l'aiuto di appositi tagliapasta, ottenendo le formine che più desiderate. Io ho fatto albero, cuore e stella, ma ovviamente potete sbizzarrirvi. Una volta tagliati sistemarli delicatamente in una pirofila, conditi solo con un filo d'olio sul fondo e una generosa spolverata di parmigiano grattugiato (non mettete il burro altrimenti si scioglieranno e non potrete più impiattarli separatamente. 
Infornanateli a 200 gradi per circa 15-20 minuti, finché non risulteranno dorati in superficie.

Per la salsa di parmigiano: 
Mettere a bollire il latte, ma spegnete non appena raggiunge il bollore. Nel frattempo in un pentolino sciogliete il burro con un pizzico di sale e la noce moscata ed aggiungere gradatamente la farina girando con una frusta per non fare grumi, fino ad ottenere una consistenza cremosa. Ora versate a filo il latte caldo continuando a girare e fate addensare la salsa a fuoco basso. Aggiungere il parmigiano fino a farlo sciogliere completamente. Mettere la salsa a specchio direttamente sul fondo del piatto e adagiarvi alternati gli gnocchi bianchi, rossi e verdi. Spolverizzate con parmigiano per ricreare l'effetto "neve sul piatto", servite e gustatevi il vostro menù delle feste con le persone a voi care!

Buon appetito a tutti voi e tantissimi auguri di Buone Feste!
Arrivederci alla prossima ricetta!



E siamo arrivati alla fine di novembre...
Ogni volta mi chiedo come sia possibile che il tempo scivoli così fluido tra le mie dita, un giorno dietro l'altro, un anno dopo l'altro... è di nuovo Avvento, si prepara un altro Natale.
La ricetta per godere a pieno del mio tempo ancora non l'ho trovata, e credo che non mi basterà una vita per riuscire a fare tutto quello che vorrei. I pensieri vanno sempre più veloci del tempo che passa e io non riesco a starmi dietro. Ma una cosa è certa ho smesso di angosciarmi e preoccuparmi se questo ogni anno puntualmente accade. L'obiettivo primario è diventato il carpe diem, il riuscire a godermi tutto il bello che accade ogni giorno nel mezzo della vita che scorre, nel mezzo degli attimi che velocissimi passano, impormi di guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, gioire delle piccole cose ed essere grata alla vita per tutti i piccoli grandi doni che ricevo ogni giorno o che forse a volte incautamente lascio scorrere dandoli per scontati, senza rendermene conto pienamente. Siamo sempre e solo noi a dare un senso a ciò che accade: sia esso bello o brutto.
Ecco io ho deciso di celebrare solo il bello, di pensare positivo, di respirare pienamente e di cercare di guardare solo verso la parte luminosa della mia vita.
Che la gioia sia con me e con voi che mi leggete sempre con affetto!


La mia ricetta dello sformato di oggi, celebra il dono di un amico speciale: Sergio Merlino, un Maestro acetiere proprio con la M maiuscola, che ho avuto la gran fortuna di incontrare sul mio cammino. Lui è il mago degli aceti, e quante ne sa! Non mi stancherei mai di sentirlo parlare e vi assicuro un mago vero anche nell'aspetto, è proprio Mago Merlino di nome e di fatto!
Dal suo idromele prepara un aceto di miele davvero incantevole, quello che ho utilizzato in questa ricetta.

Ingredienti:
1/2 kg di cavolo viola
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di erbe di Provenza
250 gr di ricotta vaccina
4 uova
Per la salsa d'accompagnamento:
1/2 litro di latte
50 gr di burro
3 cucchiai di farina
50 gr di parmigiano grattugiato
1 pizzico di noce moscata
qualche bacca di pepe rosa

Procedimento:
Per prima cosa lavare il cavolo, tagliarlo a listarelle sottili e farlo stufare in padella antiaderente con uno spicchio d'aglio e le erbe di Provenza rigirando di tanto in tanto. Quando avranno rilasciato tutta la loro acqua di cottura, salare e far cuocere ancora per una decina di minuti. A questo punto aggiungere l'aceto di miele e lasciare stufare, coperto, fino a quando non si sia completamente consumato. Aggiungere un giro d'olio extra-vergine di oliva solo a fine cottura e lasciar raffreddare.
Io ho utilizzato il Bimby, ma potete fare il tutto anche con un classico frullatore. Aggiungere le uova, il parmigiano, il cavolo stufato, la ricotta aggiustare eventualmente di sale e frullare tutto.
Trasferire in una teglia da plumcake foderata con carta da forno e far cuocere lo sformato per 40-50 minuti a 200°C.

Per la salsa d'accompagnamento:
Far sciogliere il burro in un padellino antiaderente, aggiungere la farina, la noce moscata, il sale e con una frusta mescolare accuratamente con poco latte fino ad ottenere una consistenza cremosa senza grumi. Quindi porre su fuoco basso, aggiungere gradatamente tutto il latte e mescolando lentamente far addensare la salsa. A fine cottura aggiungere il parmigiano e servire in accompagnamento con le fette di sformato decorando con qualche bacca di pepe rosa.


Buona giornata a tutti e arrivederci, speriamo presto, con la mia prossima ricetta








L'unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. 

(Steve Jobs)

Ogni volta al termine di un tour con QuidaNoi, mi stupisco di quanta passione, quanta dedizione e amore per la propria terra ed il proprio lavoro, siano nascoste e sparse nel nostro Stivale. 
C'è un'Italia sommersa che sta cambiando, lentamente forse, ma che crede ancora nel buono, nel valore della cooperazione, ma non quella apparente, falsa e solo di facciata di cui parlano i media per far clamore, che insinua l'idea che la cooperazione sia solo una "maschera" per evitare di pagare le tasse e sfruttare i lavoratori, no. Parlo di una cooperazione autentica, di tutte quelle persone che ci mettono la faccia, perchè credono davvero in quello che fanno, che si spendono ogni giorno per costruire un'Italia migliore e diversa, che hanno capito che l'unione fa la forza e che il mettersi insieme aiuta a vincere le dure leggi di mercato, che oggi ahimè guardano ormai solo più al profitto a discapito di etica, qualità e tutto il resto.
Nella tre giorni pugliese (25-27 settembre) a cui ho partecipato, ho sentito forte queste voci di cambiamento. Un processo ancora poco noto forse, fatto di tante singole persone che hanno osservato il loro lavoro, analizzato risorse e disponibilità e hanno deciso che una debolezza può essere un punto di forza. Un percorso di persone consapevoli che stiamo attraversando un periodo difficile, in cui le risorse sono poche e le difficoltà molte, ma che proprio per questo l'unico modo per uscirne vincenti è lavorare puntando sulla qualità, sulle eccellenze eno-gastronomiche, che ogni piccolo angolo di questo nostro Bel Paese possiede, sforzandosi di trovare un modo, una strategia nuova per valorizzarle. C'è chi riduce al minimo la produzione, ma non rinuncia alla qualità, chi decide di investire per ingrandirsi e innovare aprendosi anche al mercato estero. Scelte legate alla propria storia, al proprio percorso. Ogni cooperativa ha una sua storia e credetemi fa bene al cuore sentirle raccontare.  


L'abbiamo sentito a Bari in visita alla Cooperativa Aproli, durante il mini corso di degustazione dell'olio, che mi ha dato lo spunto per scrivere un articolo tutto dedicato al nostro oro verde: l'olio extra-vergine d'oliva.
Quanto mai attuale visto che è proprio di questi giorni la notizia di contraffazioni dell'olio d'oliva venduto come extra-vergine, operate da grandi marche.
Come sempre dico la differenza la possiamo fare noi consumatori, scegliendo ciò che mettiamo in tavola ogni giorno, privilegiando chi il buono lo produce davvero, e cercando di diventare sempre più consapevoli di quell'atto così elementare che è il cibarsi, ma che ahimè oggi sta diventando sempre più complicato da gestire per mille ragioni diverse.
Vi lascio il link del mio articolo sull'olio d'oliva, scritto sul blog QuidaNOi 


Potrete leggere il mio piccolo vademecum per imparare a scegliere un olio davvero buono.
Buona lettura!

Come sono lenta! 
Le tartarughe al confronto, vanno spedite... eh,eh!
Dopo un mese di assenza oramai, torno nuovamente anche qui nella mia adorata casetta virtuale, per regalarvi un pane autunnale dal sapore meraviglioso.
Amo l'autunno che per me è sinonimo di lentezza.
Una lentezza che sarebbe da assaporare senza la fretta che, ahimè, non ci fa respirare nemmeno un secondo nelle nostre intense giornate così fitte, da non trovare a volte nemmeno il tempo per un respiro profondo.... 
Un tempo che sarebbe da vivere nel silenzioso profumo di terra bagnata dei boschi, persi tra le foglie con i loro splendidi colori giallo, arancio e dorato, che riescono a riappacificarmi con il mondo, a farmi rientrare in contatto con me stessa, a ritrovare il senso profondo dell'esistenza e un'armonia, che a contatto con la natura, sembra così facile trovare, per sentirsi subito più leggeri.
Mi sono ritrovata così, qualche sabato fa: serena e felice durante la mia passeggiata tra i boschi in cerca di castagne. 
Un piacevolissimo e tiepido pomeriggio di sole, trascorso in semplicità, con due amici sinceri e i nostri bimbi, che con le loro urla gioiose tutti eccitati, sorridevano felici per il loro cospicuo bottino, frutto di tanta generosità della natura. 
E ne abbiamo raccolte davvero tante di castagne!
E alla fine sono sparite presto, le abbiamo mangiate quasi tutte così, una dopo l'altra, come caldarroste cotte semplicemente in forno. 
Qualcuna però sono riuscita a tenerla da parte, per farci un pane, questo qui:




Un pane semplice per la verità, ma tanto buono perché fatto con quella silenziosa calma e quella lentezza, che appartengono al bosco e che io ho solo avuto il privilegio di prendere in prestito, almeno per un giorno... la lentezza, dedicata al mio giorno preferito, quello per fare il pane!

Ingredienti:
40 gr di lievito madre
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
200 gr di farina Enkir Mulino Marino
150 gr di farina integrale Antiqua
200 gr di Farina 0
200 gr di castagne già pulite e tritate
10 gr di sale fino 



Procedimento lento:
La sera prima 
In una ciotola con coperchio adatta alla lievitazione, sciogliere il lievito madre in 100 gr di acqua tiepida con un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo, aggiungere 60 gr di farina 0 e mescolare con una forchetta fino ad ottenere una crema, che lascerete riposare coperta a temperatura ambiente fino al mattino seguente. 
Preparazione delle castagne
Io le ho preparate così. Per prima cosa le ho messe a mollo in acqua fredda per un paio d'ore, così si stacca bene la pellicina interna, poi le ho fatte bollire 10 minuti, una volta raffreddate, le ho incise con la lama di un coltello e cotte in forno in una teglia per pizza per 15-20 minuti a 200°C in forno già caldo. Si sbucceranno benissimo! 

Il giorno dopo
Prendere l'impasto cremoso con il lievito madre preparato la sera e aggiungervi tutta la farina 0 e la farina integrale rimaste, 200 grammi di acqua e girare con una forchetta, aggiungere quindi le castagne sbriciolate ed il sale e mescolare sommariamente, infine passare dalla ciotola alla spianatoia cospargendola con la farina enkir, aggiungere ancora circa 100 gr di acqua tiepida per lavorare bene l'impasto fino ad incordatura. Formare una palla e riporre l'impasto a lievitare in un luogo tiepido in una ciotola ben oliata e coperta prima con la pellicola e poi con una copertina. Aspettare il raddoppio, a me sono occorse quasi 4 ore. Oliare bene la spianatoia, delicatamente ribaltarvi sopra l'impasto, sgonfiarlo e fare un giro di pieghe a libro. Ridare la forma al pane, per me a pagnotta, e lasciare lievitare per altre due ore a temperatura ambiente. Trascorso questo tempo incidere il pane e infornare subito in forno caldo a 220°C per i primi 15 minuti e poi abbassare a 200°C fino a doratura per altri 15-20 minuti, regolatevi con il vostro forno. A cottura ultimata il pane "dovrà bussare".

Ed eccone una fetta tutta per voi, che oggi siete voluti passare di qui!



A presto 










E' proprio vero che non si finisce mai di imparare, e che più si studia e si crede di aver appreso e più si aprono voragini di conoscenza su ciò che ancora non si conosce! La mia curiosità e il mio sapere sono da sempre avidi e impazienti, ma la consapevolezza è una via lenta, che apre i suoi orizzonti nuovi, e lo ammetto a volte inaspettati, solo agli umili e ai pazienti. Per cui, lo so, dovrò rassegnarmi a continuare la mia ricerca proseguendo con lentezza, un passetto alla volta.
Una cosa è certa, da quando è nato questo blog e a gennaio saranno già 6 annila mia consapevolezza sul cibo è enormemente aumentata e la mia alimentazione è anche un pò cambiata. In meglio credo. 
Oggi in ogni caso, è certamente più consapevole di 5 anni fa, ho imparato moltissime cose sul cibo, nuovi modi di cucinare le stesse pietanze, nuove ricette, anche se la strada da percorrere è ancora lunghissima. 
Il consumo di carne nella nostra famiglia è gradualmente ma sensibilmente diminuito nel tempo, sebbene la mia cucina, per mia scelta, rimanga onnivora.
Questo che presento oggi, è un piatto molto gradito da mio marito, e da mio figlio, che da buoni piemontesi, amano particolarmente la carne, ed è una ricetta tipicamente tradizionale, generalmente servita come antipasto, ma che a casa nostra, all'occorrenza diventa anche un valido secondo piatto.
La lingua al verde:


Questo è un piatto povero, preparato con un pezzo considerato poco pregiato, e non al pari di altri "nobili" pezzi di carne, che non cucina quasi più nessuno delle giovani generazioni, ma che forse proprio per questo io amo di più, anche perchè credo non abbia nulla da invidiare ad altri pezzi di carne molto più costosi e blasonati
La lingua rimane morbida e con la salsa acquista un sapore deciso, proprio come vuole la tradizione.  

Ingredienti:
1 lingua di vitello
Per la salsa verde:
prezzemolo fresco (un bel mazzetto)
1 piccolo spicchio di aglio
3-4 acciughe dissalate
1 manciata di mollica di pane
qualche cucchiaio di aceto
1/2 bicchiere di olio extra vergine di oliva 
N.B. in qualche ricetta si usa preparare la salsa con l'aggiunta di 
1 uovo sodo, che io però ho omesso 


Procedimento:
Per prima cosa ho cotto la lingua, con cui si ottiene un brodo delizioso. Ho fatto bollire la lingua coperta di acqua in pentola a pressione con alloro, cipolla, carota e sedano per 40 minuti dal fischio. Poi l'ho scolata e lasciata raffreddare bene prima di affettarla a mano, cercando di fare delle fette piuttosto sottili. 

Per la salsa verde:
Ho bagnato la mollica di pane con l'aceto e ho pulito e lavato bene il prezzemolo, quindi ho frullato il prezzemolo e le acciughe con lo spicchio d'aglio e la mollica di pane, aggiungendo da ultimo l'olio fino ad ottenere una consistenza cremosa come in foto.
Guarnire la lingua con la salsa e decorare con qualche bacca di pepe rosa prima di servire.

Buon appetito e arrivederci alla prossima ricetta





Spero sinceramente di non turbare troppo gli animi con il titolo di questo post, ma è mio dovere informarvi in anticipo: se siete matti da legare come me, allora seguitemi.
Vi assicuro che solo qualche folle come la sottoscritta può essere felice di fare cotanta fatica per una confettura e soprattutto entusiasmarsi saltellando peggio di una bambina di 5 anni, per essere finalmente riuscita a trovare delle bacche selvatiche!
In una delle nostre ultime passeggiate estive in montagna ho visto tantissime piante cariche di bacche di rosa canina, #robedafoolblogger avete ragione, ma non ho proprio resistito, non sono riuscita a trattenermi e ho pure coinvolto nella raccolta tutta la famiglia, con il pargolo giustamente scocciato perchè mi fermavo in continuazione e il marito che imprecava perchè ogni tre per due si pungeva un dito


Eh già perchè si sa le rose hanno le spine, pure quelle selvatiche!
Raccoglierle tutte vi assicuro non è stata una passeggiata, per non parlare poi di come riuscire a farci la confettura... ma questo ve lo racconto dopo.
Insomma matta sono matta si sa, testarda nemmeno a dirlo e proprio non ho resistito, le ho raccolte queste deliziose bacche rosse e ci ho fatto una bella confettura.
Ma guardatele, non sono bellissime?


Sembrano quasi dei piccoli pomodori, ma il sapore è asprigno simile agli agrumi.
La ricetta della confettura indicata sul mio libretto "Erbe erbette e dolci frutti di campi e boschi" di Ecolibri diceva di usare il vino ma l'idea non mi piaceva per nulla. 
Per cui alla fine ho seguito, sebbene un pò di testa mia come sempre, la ricetta di Claudia Verdecardamomo che trovate qui.


Ingredienti: (ho ricavato 3 vasetti piccoli)
700 gr di bacche di rosa canina
250 gr di zucchero semolato
1\2 stecca di vaniglia
acqua qb


Procedimento:
Come già anticipato il procedimento è stato davvero laborioso.
Per prima cosa ho sciacquato bene le bacche sotto l'acqua corrente e le ho lasciate in ammollo con acqua e bicarbonato per un paio d'ore. Quindi le ho pulite togliendo il picciolo nero e le ho aperte in due. Al loro interno troverete tanti semini e peletti (irritanti per l'intestino) che vanno accuratamente rimossi. 
Che lavoraccio! Private quindi dei semini interni le ho nuovamente sciacquate e poste in una casseruola coperte con due dita d'acqua facendole cuocere per circa 20 minuti finchè fossero morbide. Una volta cotte ho posto un colino a maglie molto fitte su un'altra pentola in cui raccoglierne la purea. Potete usare anche il passaverdure, io ho usato un cucchiaio di legno per schiacciarle bene e far filtrare tutta la purea senza le bucce, i peletti ed i semini eventualmente rimasti. Altra faticaccia... Una volta ottenuta la purea (molto simile ad una passata di pomodoro per colore e consistenza) ho aggiunto lo zucchero e la bacca di vaniglia e ho lasciato addensare nuovamente sul fuoco.
La consistenza della confettura risulterà pastosa
Infine ho riempito i vasetti già bollenti (che faccio bollire in una pentola per tutto il tempo di preparazione della confettura) chiuso e lasciato raffreddare. 

Commento del marito esterrefatto:

"E hai fatto tutto sto lavoro per questi 3 miseri vasetti?"

Eccovi spiegata l'insana follia. 
E lo sappiano bene gli amici che mi leggono, quando se ne vedranno recapitare un vasetto in dono a Natale: questa confettura vale oro :D con tutta la fatica ed il lavoro che mi è costata!

NOTE PERSONALI:
Ho cercato inoltre notizie sull'etimologia del termine rosa canina, incuriosita dall'origine buffa di questo nome, scoprendo che Linneo attribuì alla radice della rosa selvatica la proprietà di preservare dalla rabbia trasmessa dai cani! Da questa credenza poi rivelatasi falsa, deriva l'attribuzione di "canina". 
Le bacche comunque sono ricchissime di Vitamina C e vennero usate in gran quantità in Gran Bretagna fino agli anni '50, per darle ai bambini al posto degli agrumi, introvabili a quel tempo nel Nord Europa, proprio per questa loro particolare caratteristica nutrizionale.