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Semplicità non sempre è sinonimo di banalità.

Nella vita la semplicità mi caratterizza, è da sempre il mio motto, andare all'essenziale per godersi il meglio di ciascuna cosa che ci accade nella vita. Se si tolgono i fronzoli e si va all'essenza è proprio lì che troveremo racchiuso il meglio! Con questa considerazione e questo motto: 

"L'eccellenza non si raggiunge aggiungendo, ma togliendo"
In cucina, soltanto togliendo tutto ciò che è accessorio riusciremo a valorizzare realmente la qualità delle materie prime. Ecco perchè, solo chi va all’essenza raggiunge l’eccellenza.


mi accingo a partecipare al 

Contest 4Cooking di Parmigiano Reggiano #PRChef2015



Un finger food semplicissimo, goloso e nello stesso tempo veloce da preparare adatto a questi giorni di calura estiva in cui l'afa toglie qualsiasi desiderio di avvicinarsi ai fornelli, stimolando invece la fantasia per cercare di dare un nuovo volto ad un grande classico estivo: prosciutto e melone.
A casa è piaciuta molto l'idea di avvolgere il bocconcino in un guscio di croccante parmigiano reggiano, per un abbinamento a mio avviso intrigante
Spesso basta solo un pò di cura e attenzione in più nel presentare un piatto per renderlo invitante e più attraente del solito, senza necessariamente dover cambiare ingredienti. 
E un pizzico di fantasia farà il resto.
Volete assaggiare anche voi? 
Provateci ci vorrà davvero un attimo.


Ingredienti:
1) Parmigiano Reggiano stagionatura 24 mesi
2) Melone
3) Prosciutto crudo
4) Cuore qb: amore e passione per la semplicità delle cose buone!

Procedimento:
Per prima cosa ho preparato le cialde di Parmigiano Reggiano stagionato 24 mesi. Dopo averlo grattugiato l'ho disposto a cerchietti su un foglio di carta da forno e passato in microonde alla massima potenza per un minuto. Poi ho velocemente dato la forma a cestino lasciando raffreddare. L'operazione andrà eseguita molto rapidamente. Le cialdine si possono preparare anche in padella antiaderente o nel forno classico, ma il pensiero di aumentare il caldo di questi giorni mi ha decisamente scoraggiata, facendomi optare per il microonde.
Arrotolare nel senso della lunghezza alcune fette di prosciutto crudo formando delle roselline e con uno scavino rotondo formare delle palline di melone, che andranno adagiate all'interno della cialda insieme al prosciutto.
E buon appetito!



Arrivederci alla prossima ricetta:


Ogni tanto rifaccio capolino in questo mio angolino virtuale, sebbene sempre più di rado ed in modo saltuario sempre con grande piacere.

La ricetta di oggi era in archivio da troppo tempo, ma era così carina e sfiziosa che non potevo non regalarvela! 
Sperando di fare cosa gradita a chi come me è innamorata di un pasticcere non solo bravo, ma anche umile e molto competente, che essendo torinese, ho avuto il piacere di conoscere di persona e di averlo addirittura come giudice di una mia torta ad una gara! 
Un grandissimo onore per me poter ripetere questa sua ricetta dei biscotti fiammifero ai semi di sesamo.



Ingredienti:
Per la frolla:
250 gr di farina
100 gr di burro morbido
125 gr di zucchero semolato
60 gr di panna fresca
50 gr di sesamo tostato

Per la finitura:
200 gr di cioccolato fondente
100 gr di burro di cacao




Procedimento:
Per la frolla:
Lavorate il burro morbido con lo zucchero. Unite la panna e per ultimi, sesamo e farina. Si tratta di una frolla quindi lavorate lo stretto indispensabile e mettete in frigo a riposare.
Dopo il riposo di almeno un paio di ore stendete la pasta e ricavate dei piccoli bastoncini lunghi circa 10 cm. Metteteli a cuocere su una teglia con carta forno per una decina di minuti a 180°C.

Per la finitura:
Immergete la punta di ogni fiammifero nel burro e cioccolato fondente fusi e, disponete ogni fiammifero su una teglia coperta di carta. Lasciate rapprendere il cioccolato prima di servirli.

Con la frolla avanzata ho preparato altri sfiziosi biscottini alcuni a forma di bottone come in foto che era da tanto che volevo provare a fare.
Sono un'idea davvero troppo graziosa da servire ad esempio ad un buffet, o ad una festa per bambini, ma vi assicuro che alcuni adulti come la sottoscritta, ne saranno anche più felici di ritornare bambini.


Un abbraccio a tutti alla prossima ricetta


Non smetto di sperimentare con il mio lievito madre. 
Oramai ho le mie ricette collaudate, molte delle quali riproposte anche qui sul blog. Utilizzando il frigo per gestire gli impasti e le lunghe lievitazioni, mi risulta davvero agevole impastare ed incastrare i tempi di lievitazione con i mille impegni quotidiani. 
La ricetta di oggi invece è un nuovo esperimento, che è talmente piaciuto sia a me che agli ospiti a cui l'ho servita, che ho deciso di appuntarmi la ricetta per non dimenticarla, come mi capita spesso e volentieri con tanti altri esperimenti, magari anche andati a buon fine, ma che per pigrizia non annoto e poi dimentico. 
Quindi eccomi qui pronta a prendere nota sia per me, che per tutti quei lettori pazienti che vorranno cimentarsi.
Ovviamente non mi smentisco, è una ricetta dai gusti semplici. 
Ma diciamocelo a chi non piace pane e salame?
Immaginatene il profumo, servita calda appena uscita dal forno. 
Se poi l'aspetto è gradevole alla vista meglio ancora, no? Occorre un pò di certosina pazienza è vero, ma l'effetto centro-tavola risulterà bellissimo e la praticità di servire questa torta ad un buffet, vi garantisco è assicurata. Ognuno si staccherà il suo pezzettino e le roselline spariranno in un attimo.
Volete provarci? 
Allora seguitemi che vi lascio la ricetta.


L'ispirazione per questa torta viene da una foto che ho trovato su Pinterest qui.

Ingredienti:
Per il pane:
700 gr di farina 0
250 gr di latte tiepido + 50 gr di acqua tiepida
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo (o miele)
80 gr di lievito madre
150 gr di yogurt greco
2 cucchiai di olio extra vergine di oliva
2 cucchiaini di sale 
1 uovo per spennellare

Per il ripieno
400 gr di fette di salame tagliate sottili



Procedimento:
La sera prima:
In una ciotola sciogliere il lievito madre nel latte tiepido con un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo, quindi aggiungere metà della farina e cominciare sommariamente ad impastare fino a quando la farina sia assorbita. Quindi aggiungere in quest'ordine: lo yogurt, l'acqua tiepida, l'olio, tutto il resto della farina e da ultimo il sale ed impastare bene fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Passare sulla spianatoia per lisciare bene l'impasto, formare una palla e riporla a lievitare per un paio d'ore, in una ciotola unta d'olio, coprire bene e lasciare riposare in un luogo tiepido. Successivamente mettere l'impasto in frigo per tutta la notte.
Purtroppo essendo sera non ho fatto le foto del passo passo di questa parte, per cui non ho nessuna foto dell'impasto pronto, ma solo di quello già steso il giorno seguente.

La mattina seguente:
Tirare fuori dal frigo l'impasto lasciandolo sempre coperto, e farlo acclimatare fuori dal frigo in un luogo tiepido, fino al suo raddoppio, ma anche oltre. Io per mia comodità, l'ho lasciato 7 ore fuori frigo. Oliare bene la spianatoia, trasferirvi delicatamente l'impasto lievitato e sgonfiarlo sempre delicatamente. Dividere in due parti l'impasto e stenderlo con il mattarello fino ad ottenere uno spessore di circa 3-4 mm, ricavando con il coppa pasta dei tondi dello stesso diametro della fetta di salame (foto 1). Appoggiare il salame sui cerchi di impasto quindi formare le roselline. I metodi sono due con un effetto leggermente diverso. In modo molto semplice come nella (foto 2) facendo un taglio a raggio ed arrotolando la fetta si otterrà una rosellina dalla base conica, oppure come nella (foto 3) sovrapponendo leggermente 3 fette di impasto su cui è stato appoggiato il salame, arrotolando le fette nel senso della freccia, si otterrà un rotolino, che diviso esattamente in due, darà le due roselline con una base piatta, come in foto 3
Procedere in questo modo fino a terminare l'impasto.
Consiglio di formare la torta di rose su un pezzo di carta forno in modo da poterla gestire al meglio.
Decidere la grandezza della torta e la forma per crearla come più vi piace, quindi stendere un pezzo di impasto dello spessore di pochi millimetri, che servirà da base di appoggio per disporre tutte le rose via via formate, che andranno sistemate per creare il disegno della torta, come si vede nella foto. Io ho scelto una base ovale e attorno alle 3 rose centrali della mia torta, ho semplicemente piegato in 4 i dischi di pasta con il salame all'interno (piegando i dischi di pasta prima a metà e poi ancora a metà) disponendoli con l'apertura verso l'alto ed il salame in vista, tutto intorno alle rose per creare l'effetto centrale. Nella parte bassa invece ho semplicemente appoggiato di piatto i dischi ripieni ripiegati in 4, alternandoli a qualche rosellina.
Potete ovviamente anche cambiare sia il disegno che il tipo di ripieno, mettendo ad esempio del formaggio o un altro salume a piacere, ma con altri ripieni perderà un pò "l'effetto rosa".
Una volta formata la torta di rose, lasciarla lievitare per un'oretta circa in forno spento al riparo da correnti d'aria. Trascorso il tempo della seconda lievitazione, spennellare con l'uovo e cuocere la torta di rose in forno caldo a 170-180 gradi per circa 30 minuti
Io ho cotto a 180 gradi per 20 minuti e poi ho abbassato a 170 gli ultimi 10 minuti, per evitare che colorisse troppo. Per i tempi di cottura regolatevi sempre con il vostro forno. Sfornate e servite ancora calda.

E ora ditemi, ma non è bellissima? E se sapeste che buona...
Provateci e fatemi sapere!
Arrivederci alla prossima ricetta:






Ma da quanto tempo non schiacciavo questo pulsante "nuovo post"?
Troppo troppo tempo lo so, che quasi ho dimenticato l'emozione di quando premi... "pubblica"!
In realtà, la vita vera che scorre in parallelo con queste pagine su cui ne racconto qualche stralcio, ultimamente si è intensificata parecchio.
Tanti nuovi progetti, alcuni "in itinere" anche da un pò troppo tempo forse, ma la mia proverbiale pignoleria fa sempre da freno e vi dirò che oramai nemmeno più la combatto come facevo un tempo. 
Mi limito ad osservarla da lontano e tacitamente ci convivo sperando in tempi migliori. Non sono infallibile, per niente!
Insomma ho deciso di guardare solo il "bicchiere mezzo pieno" e di imparare ad essere felice per ciò che ho, per i traguardi raggiunti, per le soddisfazioni ricevute e così via, piuttosto di focalizzare la mia attenzione su quello mezzo vuoto!
Dunque senza nemmeno troppi sensi di colpa per la lunghissima assenza, rieccomi di nuovo qui per chi ancora non si è stufato di leggermi e di aspettarmi, per chi capiterà per caso, per chi da sempre legge in silenzio, insomma per chi vorrà scrivo e continuo a scrivere, anche se oggi non ho nessuna nuova ricetta da scrivere, perchè questo blog è un pezzettino di me e anche se non sono costante nell'aggiornarlo sono felice di poterlo curare con "il mio stile personale".
Tra le tante cose che ho imparato dal web "girovagando per la rete" è che ognuno ha una sua personale identità e che da tutti si può imparare, ma ciascuno ha il suo stile, anche nel raccontarsi, proprio perchè ogni persona è unica! 
E anche se non l'ho mai fatto, oggi voglio usare questo spazio per farmi un pò di pubblicità.
Niente ricetta dunque, o meglio la ricetta c'è, ma dovete andarla a cercare in edicola a pagina 50 questo mese...
Queste meringhe che vedete in foto con la relativa ricetta sono frutto del mio operato che potete appunto trovare in edicola, come avevo accennato qui, su A Tavola.
Sono ovviamente molto fiera di questo articolo, così come degli altri che ho scritto e scriverò e ovviamente spero che in tanti seguiate la mia rubrica "A Tavola con la scienza" e corriate ad acquistare la rivista in edicola.


Oppure potete abbonarvi così vi arriverà direttamente a casa o ancora scegliere la versione digitale! 
Insomma le opzioni sono tante e spero di avervi incuriositi almeno un pò.
Cosa dite, non sono proprio carina così tutta "in rosa"????



Grazie a chi non si stufa di leggermi, a chi da vicino mi sostiene nei miei folli progetti, agli amici conosciuti in rete e diventati reali, a chi ha creduto e continua a credere in me!

Un caro saluto a tutti

a presto

 

Mi accade spesso quando cucino, che certe pietanze più di altre mi riportino indietro nel tempo e mi fanno pure parlare in dialetto. 
Ieri sera mentre portavo in tavola questo piatto semplicissimo, mio figlio mi chiedeva che cosa fosse "a' past ammiscchiat" da me nominata.
Un piatto d'altri tempi, d'origine contadina di cui mia nonna mi spiegava la storia, almeno quella della nostra famiglia. Per questo primo piatto infatti lei era solita utilizzare "a'past ammiscchiat".
Ogni piatto vuole il suo formato di pasta, diceva sempre, e se cambi il formato allora cambi anche il piatto.
Mi raccontava che un tempo la pasta era venduta in grandi sacchi, uno per ogni formato e quando sul fondo rimaneva qualche avanzo di pasta tutta rotta non la si buttava di certo. 
I negozianti infatti ne facevano un miscuglio che diventava un nuovo formato: la pasta mischiata appunto, che vendevano anche a buon prezzo. A casa nostra tradizionalmente si prepara pasta e patate sempre e solo con questo tipo di pasta. E chissà perchè questa balzana idea del formato mi è rimasta appiccicata in testa e continuo a perpetuare la tradizione di famiglia. Solo questa per noi è a'ver pasteeppatan (la vera pasta e patate ndr)
In napoletano un'unica parola quasi ad indicare che i due ingredienti debbano idealmente fondersi tra loro per un'ottima riuscita del piatto.



Certo oggi mi fa un pò sorridere che si venda un formato di pasta appositamente creato per ricordare questa nostra tradizione, ma mi fa anche riflettere su quanto poco a volte portiamo attenzione alla storia dei nostri piatti della tradizione, che è a portata di mano, che magari prepariamo ogni giorno, ma senza mai soffermarci più di tanto sul perchè proprio in certi modi e non in altri. 
E dire che ogni piatto ha davvero tanto da dirci.
Dal canto mio non smetterò mai di raccontare al mio bimbo queste piccole storie antiche, perchè mi sembra così di tramandare un pezzo di me e delle mie radici.
Ingredienti: (dosi per 4 persone)
1 cipolla piccola
2 coste di sedano
5 patate
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 cucchiaino di origano
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo
2 croste di parmigiano
sale qb
200 gr di pasta "mischiata"


Procedimento:
Affettare sottilmente la cipolla e farla soffriggere in un tegame di terracotta con qualche cucchiaio di olio, aggiungere il sedano tagliato non troppo sottilmente, le patate tagliate a tocchi ed infine il concentrato di pomodoro, l'origano e le croste di parmigiano. Lasciare insaporire per una decina di minuti, poi coprire appena la superficie con acqua tiepida e lasciar cuocere per 20 minuti circa, fino a quando le patate saranno ben cotte e cominceranno un pò a sfaldarsi. A cottura ultimata togliete quel che resta delle croste di parmigiano, sul fondo del tegame dovrà esserci ancora un pò di liquido, ma non troppo! Spegnere quindi il fuoco e lasciare riposare. Nel frattempo in una pentola con acqua bollente salata, cuocere la pasta, scolarla al tempo di cottura indicato sulla confezione ed aggiungerla nella pentola di terracotta con le patate preparate in precedenza. Rimettere il tegame di terracotta sul fuoco e lasciare insaporire per qualche minuto. Servire ben calda, anche se scaldata il giorno seguente sarà ugualmente deliziosa.  

NOTE PERSONALI:
Mia nonna diceva che per un piatto eseguito a regola d'arte le patate devono risultare ben cotte, un pò cremose, ma non completamente sfatte! Il segreto dunque è il tempo di cottura, anche se a detta del nonno è il riposo che conta. Lui infatti la preferiva scaldata e mangiata il giorno dopo!



Fino a qualche decennio fa il consumo di legumi era alla base dell'alimentazione italiana. Soprattutto per le famiglie meno abbienti i legumi erano l'unica fonte di proteine disponibili, per cui comparivano nella dieta in modi diversi e più volte alla settimana. Basta guardare tra le nostre ricette tradizionali, per scoprire in quante maniere venivano cucinati fagioli e fagiolini, piselli, fave, ceci e lenticchie. Esiste infatti almeno un piatto tipico regionale a base di legumi. Oggi invece i legumi sono un pò bistrattati. Trovo che sia davvero un peccato averli un pò, diciamo così, "trascurati" a favore di alimenti molto più calorici. Da parte mia mi impegno a portarli in tavola almeno una volta alla settimana e non solo con le classiche zuppe di legumi. 
Associati alla pasta o al riso sono un ottimo primo piatto: completo, bilanciato e nutrizionalmente molto sano. 
Con davvero poco sforzo e con un briciolo di fantasia, si possono anche creare piatti originali, gustosi e divertenti con tutti i legumi. 
Come questi mini-hamburger di lenticchie, per far comparire i legumi in tavola in un modo un pochino diverso dal solito, che anche i vostri bambini apprezzeranno molto. 


Volete sapere come si preparano?

Ingredienti: (dosi per una dozzina circa di mini hamburger)
1 carota
1 costa di sedano
1 piccola cipolla bionda
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
1 cucchiaino di erbe di Provenza (secche)
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
300 gr di lenticchie cotte a vapore
3 cucchiai di pangrattato
1 uovo
olio extra vergine di oliva
sale qb

Procedimento:
Pulisci e lava accuratamente le verdure e poi fai un trito non troppo fine di sedano carota e cipolla, ponilo in una padella antiaderente e fallo scaldare a fuoco vivo, rigirando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, fino a che tutta l'acqua di vegetazione si sia completamente consumata. Aggiungi quindi il sale, le erbe di Provenza, il prezzemolo ed il concentrato di pomodoro e lascia a fuoco medio ancora per 5 minuti. Ora aggiungi qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva e lascia insaporire per qualche minuto. Fai stufare per altri 5 minuti con mezzo bicchiere d'acqua tiepida fino a che non si sia consumata tutta. Ora spegni il fuoco e metti le verdure preparate in una capiente ciotola, aggiungendo le lenticchie ben sgocciolate e l'uovo. Amalgama bene il tutto con un pò di pangrattato, fino ad ottenere un composto morbido, ma non troppo appiccicoso. Con le mani bagnate prepara gli hamburger, usando il palmo della mano come misura per formarli.
In una padella antiaderente scalda ora a fuoco vivo due cucchiai d'olio extra vergine d'oliva e fai cuocere gli hamburger qualche minuto per lato fino a che siano dorati. 
Consiglio di servirli caldi o appena tiepidi accompagnati da una fresca insalata.

NOTE PERSONALI:
Ho preferito lasciare le lenticchie intere, ma se volete o "dovete" camuffare l'origine di questi hamburger, prima di prepararli potreste frullare tutto, così da non svelare la loro vera natura! Se avete bambini molto diffidenti verso i legumi, il trucco funzionerà!

Un abbraccio alla prossima




I pensieri e le recensioni su questa manifestazione sono sempre i più disparati. 
Contrastanti, discordanti che a volte leggendoli, ti chiedi se sei davvero stata nello stesso posto... 
E così sia mi viene da dire, forse guai se non fosse così!  
Negli occhi di chi guarda è racchiusa la bellezza, così come la saggezza e l'umiltà con cui si appresta a raccontarla.
Ciò che scriverò è ovviamente il mio parere, su ciò che ho recepito, ciò che ha colpito me, ciò che mi ha fatto riflettere di più
E non è certo compito mio disquisire sulla "coerenza" di alcuni chef tra il loro dire ed il fare e sinceramente nemmeno mi interessa. 
E poi diciamolo, forse me lo posso pure permettere, visto che non sono "nessuno" e scrivo qui per il puro piacere di farlo!
Detto ciò, la sensazione che prevale in me quando arrivo a Milano per Identità Golose è l'avidità. 
Proprio così, avidità di imparare, di cercare di carpire e capire il più possibile, e ogni volta non resto delusa, mi porto a casa tanti bei pensieri.
Il tema di quest'anno: una sana intelligenza era molto caldo.
Intanto per la concomitanza con Expo alle porte, che mette tutti sulle spine, e poi perchè come hanno ricordato in più d'uno, per essere Chef oggi è un bel momento certo, tanta fama e la scena a disposizione, eppure aggiungerei, è anche un momento molto delicato, perchè gli "uditori" a volte creano aspettative ingiuste.
Dal canto mio, lo ribadisco, l'intento è quello di imparare anche dai famosi chef, così come da chiunque. 
Non devo far crescere un'audience, non mi interessa fare polemiche e non le farò. Ciò che mi sta a cuore invece è condividere il sapere e tutto il bello che ho visto e ascoltato anche questa volta, per me la quarta, in questa edizione di Identità Golose a cui ho partecipato.



Non posso proprio non cominciare da lui, Massimo Bottura che visibilmente emozionato ha iniziato il suo talk coinvolgendo il pubblico, non solo per ciò che fa e dice, ma per come lo racconta, per come sa coinvolgerti emotivamente catturando la tua attenzione fin dal primo istante, perchè è inutile girarci intorno, ha davvero un carisma innegabile. 
Parte subito con le sue riflessioni filosofiche, sul senso di responsabilità che come chef sente nel dover parlare, quest'anno l'anno di EXPO, non per raccontare se stesso, dice, ma per dar spazio alle persone, perchè il nutrimento accomuna tutti anche nei diritti. 
Parla dello spreco, di come sia importante recuperare. 
Non dobbiamo mai dimenticare le nostre originida dove veniamo.
Il recupero fa parte della nostra cultura gastronomica, fino agli anni '50 era proprio ciò che facevano i nostri nonni.
Recuperare non è degradante, ma un atto di volontà e di forza: 
è riconquistare
E parte dal pane. Da sempre alla base di ogni pasto, il pane perduto dei francesi, o pane guadagnato dai belgi, ma la sostanza non cambia, del pane non si spreca nemmeno una briciola.
E commuove la platea raccontando come sono nati i passatelli, tipici della sua terra, raccontando come i monaci nel refettorio raccogliessero ogni giorno le briciole cadute sul desco, che finivano per riempire un barattolo di vetro che a fine settimana era pieno e al sabato si procedeva con il recupero delle briciole di pane cuocendo i passatelli.
Tante forse le storie come questa, che abbiamo dimenticato. 
Tornare indietro nel tempo aiuta, a non perdere di vista quella sacralità del cibo che oggi forse, per causa della sua troppa abbondanza, abbiamo davvero dimenticato.
Magistrale il suo piatto pensato per EXPO, ispirato anche da Carlin Petrini, che ricorda la sua zuppa di latte dell'infanzia. 
Da qui l'ispirazione e l'idea di riprodurla in chiave moderna: spuma e gelato di latte e zucchero con briciole di pane croccanti valorizzate da una cialda d'oro per indicarne la preziosità. 
E i suoi passatelli tutti "recuperati" da bucce e scarti di ortaggi essiccati, resi farina, lavorati e leggermente affumicati, come il brodo preparato con le bucce di verdure essiccate in forno e lavorate in estrazione per esaltarne la mineralità. 
Ma anche le bucce di banane marce, che da un'idea del suo Sous Chef diventano un "gelato color cemento".
Insomma l'idea della sostenibilità e del non spreco è la chiave del suo intervento, in cui sottolinea anche come "scartare/buttare" significa gettare la spugna, arrendersi e ovviamente non si deve.

Bottura infine illustra il suo progetto di solidarietà per Expo, ovvero il Refettorio Ambrosiano, voluto anche dalla Caritas diocesana milanese, un progetto elogiato anche dal Papa, con un duplice intento, offrire un pasto di solidarietà evitando lo spreco alimentare. In primis ha visto il recupero di uno spazio urbano milanese nel quartiere Greco, un ex teatro abbandonato dagli anni trenta, che sarà completamente ristrutturato e in cui in occasione di EXPO, vedrà per un mese l'alternarsi in cucina di 40 chef stellati da tutto il mondo, che con creatività e sapienza, con le eccedenze alimentari raccolte da Expo, valorizzeranno il cibo che altrimenti andrebbe sprecato, offrendo un pasto a chi ne ha bisogno. 


Chi mi segue e mi conosce sa del mio amore per il lievito madre e gli impasti.
Va da sè che non potevo perdermi nemmeno quest'anno Identità di pizza. Appuntamento fisso oramai per me, ed è bello rincontrarsi ogni anno e fare il punto della situazione, sentire che c'è sempre spazio per migliorarsi, per progredire e andare avanti e come dice Franco Pepe anche grazie ad Identità Golose si cresce, perchè ti poni ogni anno domande nuove, lavori su nuovi quesiti e quindi migliori di anno in anno! 
Lo scorso anno come avevo raccontato qui, era arrivato con la valigia dei prodotti del suo territorio, quest'anno invece seguendo il tema di questa edizione, trattandosi di "sana intelligenza" ha pensato ad una pizza che fosse oltre che buona, e ve lo assicuro perchè l'ho assaggiata, anche sana.
La sua pizza sanacore  Ã¨ studiata  un pò a tavolino. 
Insieme a cardiologi, e un nutrizionista che suggeriscono i valori nutrizionali che servono per una pizza che possa mangiare anche chi ha problemi di salute. 
La cosa che mi colpisce sempre di Franco è la sua spontaneità, quella semplicità nei gesti che lo rendono davvero come lui stesso si definisce, un vero artigiano della pizza. 
Un approccio sensoriale il suo: perchè un pizzaiolo lo sente con le mani il punto di pasta, un grande insomma.



Un artigiano dell'impasto che porta con sè la tradizione: di impastare a mano, di fare la pizza come la facevano suo padre e suo nonno, usando i prodotti del suo territorio: la tradizione appunto.

Però lui non si accontenta, non si ferma lì. Va avanti e studia i singoli ingredienti che mette sulle sue pizze, facendosi aiutare da chi ne sa di più, Vincenzo, suo amico agronomo che scopre grazie agli amici dell'università, che stanno studiando le proprietà antiossidanti di più di cento specie di pomodori, che il pomodoro riccio, quello che usa Franco, è quello più ricco di antiossidanti. Il pomodoro riccio è un pomodoro che non ha bisogno di trattamenti, nè di troppa acqua. Un pomodoro adattato a quel territorio, perchè altrimenti ci sarebbe la biodiversità ed è così importante preservarla? 

Lo studio dei prodotti del territorio: ecco l'innovazione.
Insomma sposa perfettamente quella che è anche la mia idea: usare "gli antichi saperi" guardandoli in chiave moderna, con le conoscenze che abbiamo oggi, cercando di capire e reinterpretare, per sfruttarle al meglio, quelle che sono le nostre tipicità territoriali. 
Franco fa il pizzaiolo, come suo padre e suo nonno prima di lui, ma usa la cooperazione, che tanto mi piace, il gioco di squadra, in cui il contadino suo amico gli coltiva il pomodoro riccio, l'agronomo studia e riscopre i prodotti del territorio usati da sempre (e un motivo dico io ci sarà!) e un altro amico, esperto di forni, gliene costruisce uno elettrico apposta per lui, tarato sulle sue esigenze! Tante competenze messe insieme, una squadra vincente per fare una pizza di altissima qualità.
Ecco io trovo tutto questo straordinario, un bellissimo approccio solo da imitare.


Tutt'altro approccio e stile, ma ugualmente encomiabile e straordinario, quello di Simone Padoan, e le sue pizze con lievito madre. Ognuno porta se stesso nella sua cucina, si racconta anche attraverso ciò che fa e come lo fa. Sempre attento ai minimi dettagli Simone, ricercato e scrupoloso, e durante il suo intervento di quest'anno, ripercorre i suoi vent'anni di I tigli e ci regala un excursus con un video davvero emozionante.


Ed infine, ma non per importanza, la vera rivelazione per me quest'anno è stato Renato Bosco, il pizza ricercatore, di cui però vi parlerò con più calma in un altro post dedicato solo a lui e ad una sua bellissima iniziativa.


Così come di un altro bravissimo pasticcere Gianluca Fusco e le sue architetture di gusto, delle vere e proprie opere d'arte.
Racconta ad Identità piccanti, come il peperoncino un ingrediente che lui detesta, sia stato oggetto di un suo approfondito studio, perchè un professionista non può ignorare un ingrediente solo perchè non gli piace. Encomiabile.
Parla di capsicina, di peculiarità del peperoncino, e delle sue molteplici caratteristiche, così precise e dettagliate, che neanche ad una lezione di biochimica!
Davvero bravo e poi ci prepara un dolce, assaggiato in sala, che è davvero il dolce più straordinariamente sorprendente che io abbia mai assaggiato.



Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie a Paolo Marchi, Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima