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Mi accade spesso quando cucino, che certe pietanze più di altre mi riportino indietro nel tempo e mi fanno pure parlare in dialetto. 
Ieri sera mentre portavo in tavola questo piatto semplicissimo, mio figlio mi chiedeva che cosa fosse "a' past ammiscchiat" da me nominata.
Un piatto d'altri tempi, d'origine contadina di cui mia nonna mi spiegava la storia, almeno quella della nostra famiglia. Per questo primo piatto infatti lei era solita utilizzare "a'past ammiscchiat".
Ogni piatto vuole il suo formato di pasta, diceva sempre, e se cambi il formato allora cambi anche il piatto.
Mi raccontava che un tempo la pasta era venduta in grandi sacchi, uno per ogni formato e quando sul fondo rimaneva qualche avanzo di pasta tutta rotta non la si buttava di certo. 
I negozianti infatti ne facevano un miscuglio che diventava un nuovo formato: la pasta mischiata appunto, che vendevano anche a buon prezzo. A casa nostra tradizionalmente si prepara pasta e patate sempre e solo con questo tipo di pasta. E chissà perchè questa balzana idea del formato mi è rimasta appiccicata in testa e continuo a perpetuare la tradizione di famiglia. Solo questa per noi è a'ver pasteeppatan (la vera pasta e patate ndr)
In napoletano un'unica parola quasi ad indicare che i due ingredienti debbano idealmente fondersi tra loro per un'ottima riuscita del piatto.



Certo oggi mi fa un pò sorridere che si venda un formato di pasta appositamente creato per ricordare questa nostra tradizione, ma mi fa anche riflettere su quanto poco a volte portiamo attenzione alla storia dei nostri piatti della tradizione, che è a portata di mano, che magari prepariamo ogni giorno, ma senza mai soffermarci più di tanto sul perchè proprio in certi modi e non in altri. 
E dire che ogni piatto ha davvero tanto da dirci.
Dal canto mio non smetterò mai di raccontare al mio bimbo queste piccole storie antiche, perchè mi sembra così di tramandare un pezzo di me e delle mie radici.
Ingredienti: (dosi per 4 persone)
1 cipolla piccola
2 coste di sedano
5 patate
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 cucchiaino di origano
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo
2 croste di parmigiano
sale qb
200 gr di pasta "mischiata"


Procedimento:
Affettare sottilmente la cipolla e farla soffriggere in un tegame di terracotta con qualche cucchiaio di olio, aggiungere il sedano tagliato non troppo sottilmente, le patate tagliate a tocchi ed infine il concentrato di pomodoro, l'origano e le croste di parmigiano. Lasciare insaporire per una decina di minuti, poi coprire appena la superficie con acqua tiepida e lasciar cuocere per 20 minuti circa, fino a quando le patate saranno ben cotte e cominceranno un pò a sfaldarsi. A cottura ultimata togliete quel che resta delle croste di parmigiano, sul fondo del tegame dovrà esserci ancora un pò di liquido, ma non troppo! Spegnere quindi il fuoco e lasciare riposare. Nel frattempo in una pentola con acqua bollente salata, cuocere la pasta, scolarla al tempo di cottura indicato sulla confezione ed aggiungerla nella pentola di terracotta con le patate preparate in precedenza. Rimettere il tegame di terracotta sul fuoco e lasciare insaporire per qualche minuto. Servire ben calda, anche se scaldata il giorno seguente sarà ugualmente deliziosa.  

NOTE PERSONALI:
Mia nonna diceva che per un piatto eseguito a regola d'arte le patate devono risultare ben cotte, un pò cremose, ma non completamente sfatte! Il segreto dunque è il tempo di cottura, anche se a detta del nonno è il riposo che conta. Lui infatti la preferiva scaldata e mangiata il giorno dopo!



Fino a qualche decennio fa il consumo di legumi era alla base dell'alimentazione italiana. Soprattutto per le famiglie meno abbienti i legumi erano l'unica fonte di proteine disponibili, per cui comparivano nella dieta in modi diversi e più volte alla settimana. Basta guardare tra le nostre ricette tradizionali, per scoprire in quante maniere venivano cucinati fagioli e fagiolini, piselli, fave, ceci e lenticchie. Esiste infatti almeno un piatto tipico regionale a base di legumi. Oggi invece i legumi sono un pò bistrattati. Trovo che sia davvero un peccato averli un pò, diciamo così, "trascurati" a favore di alimenti molto più calorici. Da parte mia mi impegno a portarli in tavola almeno una volta alla settimana e non solo con le classiche zuppe di legumi. 
Associati alla pasta o al riso sono un ottimo primo piatto: completo, bilanciato e nutrizionalmente molto sano. 
Con davvero poco sforzo e con un briciolo di fantasia, si possono anche creare piatti originali, gustosi e divertenti con tutti i legumi. 
Come questi mini-hamburger di lenticchie, per far comparire i legumi in tavola in un modo un pochino diverso dal solito, che anche i vostri bambini apprezzeranno molto. 


Volete sapere come si preparano?

Ingredienti: (dosi per una dozzina circa di mini hamburger)
1 carota
1 costa di sedano
1 piccola cipolla bionda
1 manciata di prezzemolo fresco tritato
1 cucchiaino di erbe di Provenza (secche)
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
300 gr di lenticchie cotte a vapore
3 cucchiai di pangrattato
1 uovo
olio extra vergine di oliva
sale qb

Procedimento:
Pulisci e lava accuratamente le verdure e poi fai un trito non troppo fine di sedano carota e cipolla, ponilo in una padella antiaderente e fallo scaldare a fuoco vivo, rigirando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, fino a che tutta l'acqua di vegetazione si sia completamente consumata. Aggiungi quindi il sale, le erbe di Provenza, il prezzemolo ed il concentrato di pomodoro e lascia a fuoco medio ancora per 5 minuti. Ora aggiungi qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva e lascia insaporire per qualche minuto. Fai stufare per altri 5 minuti con mezzo bicchiere d'acqua tiepida fino a che non si sia consumata tutta. Ora spegni il fuoco e metti le verdure preparate in una capiente ciotola, aggiungendo le lenticchie ben sgocciolate e l'uovo. Amalgama bene il tutto con un pò di pangrattato, fino ad ottenere un composto morbido, ma non troppo appiccicoso. Con le mani bagnate prepara gli hamburger, usando il palmo della mano come misura per formarli.
In una padella antiaderente scalda ora a fuoco vivo due cucchiai d'olio extra vergine d'oliva e fai cuocere gli hamburger qualche minuto per lato fino a che siano dorati. 
Consiglio di servirli caldi o appena tiepidi accompagnati da una fresca insalata.

NOTE PERSONALI:
Ho preferito lasciare le lenticchie intere, ma se volete o "dovete" camuffare l'origine di questi hamburger, prima di prepararli potreste frullare tutto, così da non svelare la loro vera natura! Se avete bambini molto diffidenti verso i legumi, il trucco funzionerà!

Un abbraccio alla prossima




I pensieri e le recensioni su questa manifestazione sono sempre i più disparati. 
Contrastanti, discordanti che a volte leggendoli, ti chiedi se sei davvero stata nello stesso posto... 
E così sia mi viene da dire, forse guai se non fosse così!  
Negli occhi di chi guarda è racchiusa la bellezza, così come la saggezza e l'umiltà con cui si appresta a raccontarla.
Ciò che scriverò è ovviamente il mio parere, su ciò che ho recepito, ciò che ha colpito me, ciò che mi ha fatto riflettere di più
E non è certo compito mio disquisire sulla "coerenza" di alcuni chef tra il loro dire ed il fare e sinceramente nemmeno mi interessa. 
E poi diciamolo, forse me lo posso pure permettere, visto che non sono "nessuno" e scrivo qui per il puro piacere di farlo!
Detto ciò, la sensazione che prevale in me quando arrivo a Milano per Identità Golose è l'avidità. 
Proprio così, avidità di imparare, di cercare di carpire e capire il più possibile, e ogni volta non resto delusa, mi porto a casa tanti bei pensieri.
Il tema di quest'anno: una sana intelligenza era molto caldo.
Intanto per la concomitanza con Expo alle porte, che mette tutti sulle spine, e poi perchè come hanno ricordato in più d'uno, per essere Chef oggi è un bel momento certo, tanta fama e la scena a disposizione, eppure aggiungerei, è anche un momento molto delicato, perchè gli "uditori" a volte creano aspettative ingiuste.
Dal canto mio, lo ribadisco, l'intento è quello di imparare anche dai famosi chef, così come da chiunque. 
Non devo far crescere un'audience, non mi interessa fare polemiche e non le farò. Ciò che mi sta a cuore invece è condividere il sapere e tutto il bello che ho visto e ascoltato anche questa volta, per me la quarta, in questa edizione di Identità Golose a cui ho partecipato.



Non posso proprio non cominciare da lui, Massimo Bottura che visibilmente emozionato ha iniziato il suo talk coinvolgendo il pubblico, non solo per ciò che fa e dice, ma per come lo racconta, per come sa coinvolgerti emotivamente catturando la tua attenzione fin dal primo istante, perchè è inutile girarci intorno, ha davvero un carisma innegabile. 
Parte subito con le sue riflessioni filosofiche, sul senso di responsabilità che come chef sente nel dover parlare, quest'anno l'anno di EXPO, non per raccontare se stesso, dice, ma per dar spazio alle persone, perchè il nutrimento accomuna tutti anche nei diritti. 
Parla dello spreco, di come sia importante recuperare. 
Non dobbiamo mai dimenticare le nostre originida dove veniamo.
Il recupero fa parte della nostra cultura gastronomica, fino agli anni '50 era proprio ciò che facevano i nostri nonni.
Recuperare non è degradante, ma un atto di volontà e di forza: 
è riconquistare
E parte dal pane. Da sempre alla base di ogni pasto, il pane perduto dei francesi, o pane guadagnato dai belgi, ma la sostanza non cambia, del pane non si spreca nemmeno una briciola.
E commuove la platea raccontando come sono nati i passatelli, tipici della sua terra, raccontando come i monaci nel refettorio raccogliessero ogni giorno le briciole cadute sul desco, che finivano per riempire un barattolo di vetro che a fine settimana era pieno e al sabato si procedeva con il recupero delle briciole di pane cuocendo i passatelli.
Tante forse le storie come questa, che abbiamo dimenticato. 
Tornare indietro nel tempo aiuta, a non perdere di vista quella sacralità del cibo che oggi forse, per causa della sua troppa abbondanza, abbiamo davvero dimenticato.
Magistrale il suo piatto pensato per EXPO, ispirato anche da Carlin Petrini, che ricorda la sua zuppa di latte dell'infanzia. 
Da qui l'ispirazione e l'idea di riprodurla in chiave moderna: spuma e gelato di latte e zucchero con briciole di pane croccanti valorizzate da una cialda d'oro per indicarne la preziosità. 
E i suoi passatelli tutti "recuperati" da bucce e scarti di ortaggi essiccati, resi farina, lavorati e leggermente affumicati, come il brodo preparato con le bucce di verdure essiccate in forno e lavorate in estrazione per esaltarne la mineralità. 
Ma anche le bucce di banane marce, che da un'idea del suo Sous Chef diventano un "gelato color cemento".
Insomma l'idea della sostenibilità e del non spreco è la chiave del suo intervento, in cui sottolinea anche come "scartare/buttare" significa gettare la spugna, arrendersi e ovviamente non si deve.

Bottura infine illustra il suo progetto di solidarietà per Expo, ovvero il Refettorio Ambrosiano, voluto anche dalla Caritas diocesana milanese, un progetto elogiato anche dal Papa, con un duplice intento, offrire un pasto di solidarietà evitando lo spreco alimentare. In primis ha visto il recupero di uno spazio urbano milanese nel quartiere Greco, un ex teatro abbandonato dagli anni trenta, che sarà completamente ristrutturato e in cui in occasione di EXPO, vedrà per un mese l'alternarsi in cucina di 40 chef stellati da tutto il mondo, che con creatività e sapienza, con le eccedenze alimentari raccolte da Expo, valorizzeranno il cibo che altrimenti andrebbe sprecato, offrendo un pasto a chi ne ha bisogno. 


Chi mi segue e mi conosce sa del mio amore per il lievito madre e gli impasti.
Va da sè che non potevo perdermi nemmeno quest'anno Identità di pizza. Appuntamento fisso oramai per me, ed è bello rincontrarsi ogni anno e fare il punto della situazione, sentire che c'è sempre spazio per migliorarsi, per progredire e andare avanti e come dice Franco Pepe anche grazie ad Identità Golose si cresce, perchè ti poni ogni anno domande nuove, lavori su nuovi quesiti e quindi migliori di anno in anno! 
Lo scorso anno come avevo raccontato qui, era arrivato con la valigia dei prodotti del suo territorio, quest'anno invece seguendo il tema di questa edizione, trattandosi di "sana intelligenza" ha pensato ad una pizza che fosse oltre che buona, e ve lo assicuro perchè l'ho assaggiata, anche sana.
La sua pizza sanacore  Ã¨ studiata  un pò a tavolino. 
Insieme a cardiologi, e un nutrizionista che suggeriscono i valori nutrizionali che servono per una pizza che possa mangiare anche chi ha problemi di salute. 
La cosa che mi colpisce sempre di Franco è la sua spontaneità, quella semplicità nei gesti che lo rendono davvero come lui stesso si definisce, un vero artigiano della pizza. 
Un approccio sensoriale il suo: perchè un pizzaiolo lo sente con le mani il punto di pasta, un grande insomma.



Un artigiano dell'impasto che porta con sè la tradizione: di impastare a mano, di fare la pizza come la facevano suo padre e suo nonno, usando i prodotti del suo territorio: la tradizione appunto.

Però lui non si accontenta, non si ferma lì. Va avanti e studia i singoli ingredienti che mette sulle sue pizze, facendosi aiutare da chi ne sa di più, Vincenzo, suo amico agronomo che scopre grazie agli amici dell'università, che stanno studiando le proprietà antiossidanti di più di cento specie di pomodori, che il pomodoro riccio, quello che usa Franco, è quello più ricco di antiossidanti. Il pomodoro riccio è un pomodoro che non ha bisogno di trattamenti, nè di troppa acqua. Un pomodoro adattato a quel territorio, perchè altrimenti ci sarebbe la biodiversità ed è così importante preservarla? 

Lo studio dei prodotti del territorio: ecco l'innovazione.
Insomma sposa perfettamente quella che è anche la mia idea: usare "gli antichi saperi" guardandoli in chiave moderna, con le conoscenze che abbiamo oggi, cercando di capire e reinterpretare, per sfruttarle al meglio, quelle che sono le nostre tipicità territoriali. 
Franco fa il pizzaiolo, come suo padre e suo nonno prima di lui, ma usa la cooperazione, che tanto mi piace, il gioco di squadra, in cui il contadino suo amico gli coltiva il pomodoro riccio, l'agronomo studia e riscopre i prodotti del territorio usati da sempre (e un motivo dico io ci sarà!) e un altro amico, esperto di forni, gliene costruisce uno elettrico apposta per lui, tarato sulle sue esigenze! Tante competenze messe insieme, una squadra vincente per fare una pizza di altissima qualità.
Ecco io trovo tutto questo straordinario, un bellissimo approccio solo da imitare.


Tutt'altro approccio e stile, ma ugualmente encomiabile e straordinario, quello di Simone Padoan, e le sue pizze con lievito madre. Ognuno porta se stesso nella sua cucina, si racconta anche attraverso ciò che fa e come lo fa. Sempre attento ai minimi dettagli Simone, ricercato e scrupoloso, e durante il suo intervento di quest'anno, ripercorre i suoi vent'anni di I tigli e ci regala un excursus con un video davvero emozionante.


Ed infine, ma non per importanza, la vera rivelazione per me quest'anno è stato Renato Bosco, il pizza ricercatore, di cui però vi parlerò con più calma in un altro post dedicato solo a lui e ad una sua bellissima iniziativa.


Così come di un altro bravissimo pasticcere Gianluca Fusco e le sue architetture di gusto, delle vere e proprie opere d'arte.
Racconta ad Identità piccanti, come il peperoncino un ingrediente che lui detesta, sia stato oggetto di un suo approfondito studio, perchè un professionista non può ignorare un ingrediente solo perchè non gli piace. Encomiabile.
Parla di capsicina, di peculiarità del peperoncino, e delle sue molteplici caratteristiche, così precise e dettagliate, che neanche ad una lezione di biochimica!
Davvero bravo e poi ci prepara un dolce, assaggiato in sala, che è davvero il dolce più straordinariamente sorprendente che io abbia mai assaggiato.



Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie a Paolo Marchi, Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima


Con questi biscotti ho messo alla prova la mia proverbiale pignoleria. Amo i lavori certosini, chi mi conosce lo sa bene e a volte patisce questa maniacale idea di perfezione che mi perseguita in ogni azione che intraprendo, perchè ovviamente la pignoleria ha anche un suo rovescio della medaglia, che tuttavia mi guarderò bene dal divulgare in queste pagine!
Qui posso solo bearmi e compiacermi, di quanto mi sia divertita, ritornando un pò bambina, a giocare anch'io con lo stupore di chi guarda e chiede:
"Mamma ma come li hai fatti?"
Eh... segreti di mamme ;)
E se poi all'assaggio sono anche buoni, che volere di più?
Soddisfazione massima di mamma e pargolo, e non solo.
Regalati agli amici nei sacchetti per Natale e presentati ad un buffet, sono davvero perfetti: belli e buoni.
La ricetta spiegata egregiamente l'ho trovata qui, ma la riporto per mia e vostra comodità di lettura.
E siccome oggi è giovedì grasso, direi che sono perfetti anche per carnevale. Dei bei biscotti arlecchino!


Ingredienti: (dosi per circa 50 biscotti)
540 gr di farina
40 gr di cacao amaro in polvere
300 gr di burro
200 gr di zucchero a velo
1 uovo
1 albume per spennellare


Procedimento:
Impastare il burro tagliato a pezzetti con 500 gr di farina(lasciare da parte i restanti 40 gr che serviranno successivamente), con le dita sabbiare bene l’impasto, quindi aggiungere l’uovo e lo zucchero a velo e sbriciolare bene. 
A questo punto pesate il composto ottenuto e dividetelo in due parti uguali. 
In una metà, che diventerà l'impasto bianco, aggiungere i 40 gr di farina tenuti da parte, nell’altro, che diventerà l'impasto scuro, aggiungere i 40 gr di cacao amaro. 
Impastare i due composti separatamente fino ad ottenere due frolle, una bianca e una nera (figura 1). 
Fare due palle e lasciarle riposare in frigo per 30 minuti
Dopo il riposo stendere le frolle spesse circa 1 cm o poco meno, cercando di dare la forma il più rettangolare possibile, io ne ho fatti 4 per gestirli meglio, in modo tale che risultino uguali tra loro (figura 2). 
Pennellare la frolla bianca con l’albume e sovrapporre la frolla nera in modo che aderisca completamente, per questa operazione possiamo aiutarci con il mattarello, facendolo rotolare sulla frolla nera senza pressare troppo. 
Avvolgere la frolla nella carta forno o nella pellicola trasparente e riporre in frigo per un paio di ore, in modo tale che risulti ben soda e compatta e al taglio non si sfaldi. Trascorse le due ore ricavare dalla frolla delle strisce di pasta spesse circa 1 cm, aiutandosi con una riga o una squadra. Serviranno 6 strisce bianche e 6 nere per assemblare il panetto da cui ricaveremo i biscotti (figura 3). Unire tra di loro spennellando con l’albume 4 strisce di pasta in modo tale che i colori si alternino (quindi bianco-nero, bianco-nero, bianco-nero) Ripetere l’operazione, facendo un’altro strato sopra a quello già realizzato alternando i colori (quindi nero-bianco, nero-bianco, nero-bianco). 
Fare un terzo strato seguendo il procedimento che abbiamo usato per i primi due (alternando nuovamente i colori rispetto allo strato sottostante). 
Il panetto che dovremmo ottenere ha 6 strisce bianche e 6 nere alternate ed è come quello indicato in figura 3 e 4
Sembrano operazioni complicate ma non lo sono affatto. 
E' importante ricordarsi sempre di spennellare con l’albume tutte le parti che devono aderire tra di loro, altrimenti le strisce si scolleranno. 
Se non siete dei perfezionisti potete anche lasciare rassodare il panetto in frigo per due orette al massimo per poi procedere al taglio e alla cottura in forno, ma se volete dei biscotti a scacchi perfetti, il consiglio è quello di tenere in frigo il panetto almeno per una notte intera così durante il taglio i colori non si mischieranno tra di loro. Io l'ho tenuto in frigo tutta la notte. 
Il giorno dopo ho preparato la carta forno e tagliato i panetti. 
Disporre i biscotti a scacchi su una teglia rivestita di carta forno, ben separati l’uno dall'altro (figura 5). 
Infornare a 180° per 15 minuti circa. 
Lasciare raffreddare i biscotti prima di servirli o trasferirli nella biscottiera. 
Perfetti serviti all'ora del tè!



Per chi è curioso di sapere qualcosa in più di me, hanno pubblicato una mia intervista, che potete leggere qui.

Un abbraccio a tutti, alla prossima ricetta:

  




Sono finalmente riuscita a preservare qualcuno di questi sofficissimi paninetti da buffet, per fare qualche foto e scrivervi la ricetta.
Li ho fatti diverse volte e sono sempre stati un successo. 
La ricetta che ho seguito, non poteva che essere quella di Paoletta, che trovate qui.
L'ho solo lievemente modificata, per adattarla alle mie esigenze di gestione dei tempi di lievitazione con il lievito madre.



Ingredienti: (dosi per circa 20 panini)
250 gr di farina 0
250 gr di farina manitoba
270 ml di latte tiepido
80 gr di lievito madre
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
30 gr di zucchero
3 tuorli
60 gr di olio
10 gr di sale


Procedimento:
Siccome impasto a mano, ho fatto tutto in ciotola, ma se avete una planetaria potete procedere con lo stesso ordine. Per prima cosa spezzettare il lievito madre e scioglierlo nel latte tiepido in cui avrete disciolto un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo e lo zucchero. Dopo aver setacciato le farine, versateci sopra gradatamente il latte tiepido ed iniziate ad impastare sommariamente in ciotola aiutandovi con una forchetta, quando la farina sarà tutta assorbita aggiungete il sale e poi un tuorlo alla volta fino a che non siano tutti assorbiti, e da ultimo l'olio. Impastate con la mano "modi-foglia" sempre nello stesso verso cercando di avvolgere il glutine. L'impasto sarà molto morbido, ma non aggiungete farina, lavorate fino a che s'incorda bene. Poi fate una palla e lasciate lievitare ben coperto in una ciotola unta di olio. Io ho fatto l'impasto la sera prima di cuocerli, l'ho lasciato lievitare ben coperto a temperatura ambiente per 3 ore e poi l'ho messo in frigo per tutta la notte. Il giorno dopo la mattina ho tirato fuori dal frigo l'impasto, lasciandolo lievitare ancora coperto a temperatura ambiente per diverse ore e ho poi formato i panini nel pomeriggio, spezzando l'impasto in venti pezzetti e formando dei filoncini: 


A me sono venuti 20 panini, li ho voluti fare ovali e non tondi, ma ovviamente potete scegliere la forma che preferite. 
Dopo la formatura li ho disposti su una teglia coperta di carta forno e lasciati ancora a lievitare ben coperti a temperatura ambiente, per poco più di un'ora. Li ho poi spennellati con un tuorlo d'uovo prima di infornarli a 180 °C per 25 minuti.  

Ed ecco come appariva l'interno del panino:


Ovviamente potete farcirlo sia dolce che salato, sarà comunque squisito!

Buon buffet a tutti e alla prossima ricetta!




Avevo un bel pezzo di lonza con tantissime succose arance a disposizione e ho voluto improvvisare, senza seguire nessuna ricetta in particolare intendo. 
Ho inventato con gli ingredienti che avevo ed è nata questa ricetta che oggi vi presento.
In realtà nulla di complicato, nemmeno troppo particolare, non è null'altro che un semplice arrosto all'arancia, ma a casa è proprio piaciuto tanto, è venuto talmente saporito, che voglio pubblicare la ricetta prima di dimenticarla.
Lo ammetto solo per mia comodità, come promemoria personale.
Ovviamente sono felicissima se potrà essere utile anche a qualcuno di voi, non fraintendetemi, ma il blog per me, è principalmente un ricettario virtuale, che consulto ogni volta che mi serve rifare una ricetta. Per cui di corsa sono venuta qui ad annotarne gli ingredienti ed il procedimento.


Ingredienti:
1,2 kg di lonza di maiale
piccola cipolla bionda
1 piccola costola di sedano
1 carota media
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro
3 cucchiai di Cointreau
2 arance tarocco non trattate in superficie (zeste e succo)
8 grani di pepe rosa (più quelli per decorare il piatto)
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo

Procedimento: 
Dopo aver sciacquato bene le verdure affettate sottilmente la cipolla, e tagliate a cubetti non troppo grossi la carota ed il sedano, sbucciate lo spicchio d'aglio e riponete il trito in una casseruola dai bordi alti con il fondo spesso, aggiungendo anche le foglie di alloro. Lasciate glassare le verdure a fuoco medio, in modo che caramellino e perdano la loro acqua di cottura prima di aggiungere l'olio. Dopo aver aggiunto l'olio fate sigillare bene l'arrosto a fuoco vivo su tutti e 4 i lati, fino a che ci sia una bella crosticina marrone. Occorreranno circa 15 minuti. A questo punto aggiungete le bacche di pepe rosa e proseguite la cottura a fuoco medio, dopo aver aggiunto un bicchiere di acqua tiepida fino a che si sia consumata tutta. Nel frattempo grattugiate le zeste e spremete il succo delle arance. Aggiungete le zeste e sfumate con il succo d'arancia ed il Cointreau proseguendo la cottura per pochi minuti non più di 5 minutiSeparate l'arrosto dal suo fondo di cottura e lasciatelo raffreddare bene prima di affettarlo. 
Infine aggiustate di sale il fondo di cottura.
Ho impiattato l'arrosto decorandolo con fette d'arancia fresche e alcune bacche di pepe rosa.
Il sapore del pepe rosa ha a mio avviso perfettamente bilanciato il dolciastro dell'arancia, per cui vi consiglio di non omettere l'aggiunta delle bacche.

NOTE PERSONALI:
Per un'ottima riuscita di quest'arrosto è importantissimo rispettare i tempi di cottura, ed evitare di cuocere l'arrosto troppo a lungo, perchè il maiale, se troppo cotto, diventa asciutto quasi stopposo. Meglio sempre affettare l'arrosto solo una volta raffreddato, per evitare di disperderne i succhi interni. L'interno deve rimanere rosato dopo il taglio. Per cui bisogna sigillare bene la carne a fiamma alta e proseguire con una breve cottura. 
Per il mio pezzo d'arrosto sono stati sufficienti 25 minuti.

La carne di maiale contrariamente ad un tempo, oggi è poco grassa e quindi non molto calorica. E' una carne bianca ricca di Vitamina B che può essere una valida alternativa alla carne bovina e se cucinata con le arance è davvero molto gustosa.

Questa ricetta partecipa al Contest delle Arance della salute in collaborazione con 




per creare un menù sano e gustoso con ricette a base d'arancia.
Quest'anno ricorre il cinquantenario dell'AIRC e come ogni anno torna l'appuntamento delle arance della salute scelte dall'AIRC come simbolo di un'alimentazione sana e protettiva. 


Sabato 31 gennaio in tante piazze italiane potremo acquistarle aiutando così la ricerca.




Oltre a questa mia ricetta potrete provarne altre con le arance: 


Ravioli di pescatrice all'arancia

http://anastasiagrimaldi.blogspot.it/2013/01/dei-ravioli-un-po-speciali-i-miei.html
Portafogli di pesce spada
Cosciotto d'agnello in gremolada all'arancia

Faraona all'arancia

Cheese cake all'arancia






Era da un pezzo che non pubblicavo più qualche ricetta con il mio amato LM, ma non certo perchè me ne sia stufata ^__^
Anzi, devo dire che il mio amore per il lievito madre non diminuisce con il passare del tempo, se mai si accresce spronandomi a sfide sempre nuove!
Le prime SFIDE in assoluto provengono ovviamente da casa mia, perchè il mio piccoletto di casa, come tutti i bimbi, è attirato dalle merendine commerciali proposte dalla pubblicità. 
E oramai è anche in grado di farsi domande e fornirsi risposte da solo, ogni volta che andiamo al supermercato.
Del tipo:
"Mamma mi compri la Kinder fetta al latte? 
Ah no già, vero, è piena di conservanti, 
non la prendiamo tanto me la sai fare tu, 
ma ME LA FAI QUESTA VOLTA MAMMA EH, 
non che dici che la fai, ma poi alla fine non hai mai tempo!!!" 
Gulp, un bel colpo basso per la mamma che incassa e porta a casa...
Invece per i flauti è andata anche peggio. 
Perchè l'intenzione di rifarli dopo aver visto questi, è stata immediata. 
La ricetta era stata subito archiviata (nella oramai infinita lista delle ricette "TO DO"), ma poi alla fine i giorni passano e temo abbia proprio ragione mio figlio, sono sempre al costante inseguimento del tempo che non trovo.
Ma sentite questa.
Un giorno all'uscita da scuola, il mio pargolo mi mostra tutto fiero un pacchettino con tanto di merendina commerciale ficcata dentro e dotata di buono sconto per l'acquisto al suo interno! 
Domando:
"Ma chi te l'ha data quella?"
"Mamma la davano gratis all'uscita di scuola, Ã¨ buonissima, me la compri?
GRRRRRRRRR
Hai capito questi, mi sono detta, altro che evitare di fargli guardare la pubblicità, altro che colpo basso! 
Si piazzano direttamente davanti alle scuole, capito la strategia? 
Merendine gratis! Non esiste modo migliore per convincere le mamme ed invogliare i bimbi all'acquisto, no? 
Però dipende ANCHE dalle mamme. 
Perchè vi assicuro che se mi sento ferita nell'orgoglio, passo all'attacco peggio di una saetta! Tempo zero.
Ho sfoderato una SUPER-MAMMA-ANY.
Il tempo di arrivare a casa avevo già le mani in pasta. 
Con tutta la mia spocchia ho pensato:
E adesso vi sistemo io, altro che comprare con il buono sconto, vi faccio vedere DI CHE SONO CAPACE.
E ho preparato questi:


E secondo voi possono mai temere il confronto con quelli commerciali???
Certo che no!
Mio figlio li ha adorati (e pure il consorte) ed ovviamente ha chiesto il bis.
Il problema per me è, come sempre, trovare il tempo di riprepararlo il bis!
Non sarò mica parente di Paganini io?
Nel frattempo che medito sul da farsi, provate la ricetta anche voi, così farete felici i vostri bimbi.
Ora vi spiego come fare:

Ingredienti:
(Dosi per 12-15 flauti a seconda della grandezza)
250 gr di farina 0
250 gr di farina 00
60 gr di lievito madre
250 ml di latte tiepido
100 gr di zucchero
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
1 cucchiaio di miele
1 uovo
80 gr di formaggio spalmabile io ho fatto questo qui
60 gr di burro di malga
1 pizzico d sale
le zeste grattugiate di mezza arancia non trattata in superficie
1 tuorlo d'uovo e un goccio di latte per spennellare
Per la farcitura:
marmellata alla ciliegia qb
gocce di cioccolato qb

Procedimento:
Ho seguito solo in parte la ricetta di Martina, perchè ho cercato di adattare il procedimento di lavorazione di queste brioches, gestendolo con i miei tempi. 
Per cui alla fine questi flauti hanno avuto 30 ore complessive di lievitazione. Vi spiego come.
Prima di cena ho sciolto in una capiente ciotola, 60 gr di lievito madre nel latte tiepido, in cui avevo precedentemente sciolto il miele, lo zucchero, e lo sciroppo di malto d'orzo. A questo punto ho aggiunto la farina zero e il pizzico di sale, cominciando a lavorare l'impasto in ciotola con una mano messa "modi gancio dell'impastatrice", ovvero facendo dei movimenti rotatori (come per sbattere)sempre nel medesimo verso per incordare l'impasto. A questo punto ho aggiunto metà della farina 00, l'uovo ed il burro (tenuti da parte, ma precedentemente preparati: l'uovo sbattuto, mischiato con burro fuso), il formaggio spalmabile e le scorze d'arancia. Ho continuato ad impastare con "la mano a paletta modi-gancio" con il solito movimento rotatorio del polso, per diversi minuti, perchè l'impasto è molto appiccicoso e occorre tempo per incordarlo a mano. Quindi ho messo il resto della farina sulla spianatoia e vi ho ribaltato sopra l'impasto preparato in ciotola, lavorandolo ancora bene sulla spianatoia fino a lisciarlo completamente. 
Ho formato una palla, ho ben oliato una ciotola e poi ho messo a lievitare il mio impasto ben coperto con pellicola e copertina a temperatura ambiente per circa 4 ore
Prima di andare a letto ho messo l'impasto in frigo.
Il giorno seguente ho tirato fuori dal frigo l'impasto che doveva acclimatarsi e ha continuato a lievitare per altre 6-7 ore, quindi sono passata alla formatura della brioches.
Dopo aver spolverato la spianatoia con un pò di farina, ho spezzato l'impasto in 14 pezzi, che ho poi steso come nella foto qui sotto, in un rettangolo che ho tagliato per 1/3 dell'altezza, sfrangiandola a pettine con una spatola di metallo. 


Ho posto al centro delle brioches in alcuni due cucchiai di marmellata in altri le gocce di cioccolato e poi ho arrotolato i flauti cercando di far capitare le frange sotto la chiusura delle brioches.
Ho posto le brioches formate su una placca rivestita di carta forno ho coperto bene con pellicola e ho lasciato ri-lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (per me 4 ore circa).
Prima di infornare ho spennellato delicatamente i flauti con un tuorlo d'uovo sbattuto con un goccio di latte.
Quindi ho infornato in forno statico a 180°C, fino a doratura. Occorreranno da 20 a 30 minuti, controllateli e regolatevi in base al vostro forno.

Visto il risultato ottenuto mi ritengo più che soddisfatta: 
yuppy, sfida commerciale vinta!

Martina suggerisce che potrebbero anche essere congelati, ma ovviamente noi non ci siamo riusciti!

Spero di aver accontentato anche le tante mamme che so che mi seguono sempre in silenzio, ma vanno a caccia di ricette con il lievito madre.
E se si chiama MADRE ragazzi, che dite, ci sarà un motivo?
Io dico proprio di sì.


Vi abbraccio forte e vi aspetto alla mia prossima ricetta!