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Avevo un bel pezzo di lonza con tantissime succose arance a disposizione e ho voluto improvvisare, senza seguire nessuna ricetta in particolare intendo. 
Ho inventato con gli ingredienti che avevo ed è nata questa ricetta che oggi vi presento.
In realtà nulla di complicato, nemmeno troppo particolare, non è null'altro che un semplice arrosto all'arancia, ma a casa è proprio piaciuto tanto, è venuto talmente saporito, che voglio pubblicare la ricetta prima di dimenticarla.
Lo ammetto solo per mia comodità, come promemoria personale.
Ovviamente sono felicissima se potrà essere utile anche a qualcuno di voi, non fraintendetemi, ma il blog per me, è principalmente un ricettario virtuale, che consulto ogni volta che mi serve rifare una ricetta. Per cui di corsa sono venuta qui ad annotarne gli ingredienti ed il procedimento.


Ingredienti:
1,2 kg di lonza di maiale
piccola cipolla bionda
1 piccola costola di sedano
1 carota media
1 spicchio d'aglio
2 foglie di alloro
3 cucchiai di Cointreau
2 arance tarocco non trattate in superficie (zeste e succo)
8 grani di pepe rosa (più quelli per decorare il piatto)
olio extra vergine di oliva spremuto a freddo

Procedimento: 
Dopo aver sciacquato bene le verdure affettate sottilmente la cipolla, e tagliate a cubetti non troppo grossi la carota ed il sedano, sbucciate lo spicchio d'aglio e riponete il trito in una casseruola dai bordi alti con il fondo spesso, aggiungendo anche le foglie di alloro. Lasciate glassare le verdure a fuoco medio, in modo che caramellino e perdano la loro acqua di cottura prima di aggiungere l'olio. Dopo aver aggiunto l'olio fate sigillare bene l'arrosto a fuoco vivo su tutti e 4 i lati, fino a che ci sia una bella crosticina marrone. Occorreranno circa 15 minuti. A questo punto aggiungete le bacche di pepe rosa e proseguite la cottura a fuoco medio, dopo aver aggiunto un bicchiere di acqua tiepida fino a che si sia consumata tutta. Nel frattempo grattugiate le zeste e spremete il succo delle arance. Aggiungete le zeste e sfumate con il succo d'arancia ed il Cointreau proseguendo la cottura per pochi minuti non più di 5 minutiSeparate l'arrosto dal suo fondo di cottura e lasciatelo raffreddare bene prima di affettarlo. 
Infine aggiustate di sale il fondo di cottura.
Ho impiattato l'arrosto decorandolo con fette d'arancia fresche e alcune bacche di pepe rosa.
Il sapore del pepe rosa ha a mio avviso perfettamente bilanciato il dolciastro dell'arancia, per cui vi consiglio di non omettere l'aggiunta delle bacche.

NOTE PERSONALI:
Per un'ottima riuscita di quest'arrosto è importantissimo rispettare i tempi di cottura, ed evitare di cuocere l'arrosto troppo a lungo, perchè il maiale, se troppo cotto, diventa asciutto quasi stopposo. Meglio sempre affettare l'arrosto solo una volta raffreddato, per evitare di disperderne i succhi interni. L'interno deve rimanere rosato dopo il taglio. Per cui bisogna sigillare bene la carne a fiamma alta e proseguire con una breve cottura. 
Per il mio pezzo d'arrosto sono stati sufficienti 25 minuti.

La carne di maiale contrariamente ad un tempo, oggi è poco grassa e quindi non molto calorica. E' una carne bianca ricca di Vitamina B che può essere una valida alternativa alla carne bovina e se cucinata con le arance è davvero molto gustosa.

Questa ricetta partecipa al Contest delle Arance della salute in collaborazione con 




per creare un menù sano e gustoso con ricette a base d'arancia.
Quest'anno ricorre il cinquantenario dell'AIRC e come ogni anno torna l'appuntamento delle arance della salute scelte dall'AIRC come simbolo di un'alimentazione sana e protettiva. 


Sabato 31 gennaio in tante piazze italiane potremo acquistarle aiutando così la ricerca.




Oltre a questa mia ricetta potrete provarne altre con le arance: 


Ravioli di pescatrice all'arancia

http://anastasiagrimaldi.blogspot.it/2013/01/dei-ravioli-un-po-speciali-i-miei.html
Portafogli di pesce spada
Cosciotto d'agnello in gremolada all'arancia

Faraona all'arancia

Cheese cake all'arancia






Era da un pezzo che non pubblicavo più qualche ricetta con il mio amato LM, ma non certo perchè me ne sia stufata ^__^
Anzi, devo dire che il mio amore per il lievito madre non diminuisce con il passare del tempo, se mai si accresce spronandomi a sfide sempre nuove!
Le prime SFIDE in assoluto provengono ovviamente da casa mia, perchè il mio piccoletto di casa, come tutti i bimbi, è attirato dalle merendine commerciali proposte dalla pubblicità. 
E oramai è anche in grado di farsi domande e fornirsi risposte da solo, ogni volta che andiamo al supermercato.
Del tipo:
"Mamma mi compri la Kinder fetta al latte? 
Ah no già, vero, è piena di conservanti, 
non la prendiamo tanto me la sai fare tu, 
ma ME LA FAI QUESTA VOLTA MAMMA EH, 
non che dici che la fai, ma poi alla fine non hai mai tempo!!!" 
Gulp, un bel colpo basso per la mamma che incassa e porta a casa...
Invece per i flauti è andata anche peggio. 
Perchè l'intenzione di rifarli dopo aver visto questi, è stata immediata. 
La ricetta era stata subito archiviata (nella oramai infinita lista delle ricette "TO DO"), ma poi alla fine i giorni passano e temo abbia proprio ragione mio figlio, sono sempre al costante inseguimento del tempo che non trovo.
Ma sentite questa.
Un giorno all'uscita da scuola, il mio pargolo mi mostra tutto fiero un pacchettino con tanto di merendina commerciale ficcata dentro e dotata di buono sconto per l'acquisto al suo interno! 
Domando:
"Ma chi te l'ha data quella?"
"Mamma la davano gratis all'uscita di scuola, Ã¨ buonissima, me la compri?
GRRRRRRRRR
Hai capito questi, mi sono detta, altro che evitare di fargli guardare la pubblicità, altro che colpo basso! 
Si piazzano direttamente davanti alle scuole, capito la strategia? 
Merendine gratis! Non esiste modo migliore per convincere le mamme ed invogliare i bimbi all'acquisto, no? 
Però dipende ANCHE dalle mamme. 
Perchè vi assicuro che se mi sento ferita nell'orgoglio, passo all'attacco peggio di una saetta! Tempo zero.
Ho sfoderato una SUPER-MAMMA-ANY.
Il tempo di arrivare a casa avevo già le mani in pasta. 
Con tutta la mia spocchia ho pensato:
E adesso vi sistemo io, altro che comprare con il buono sconto, vi faccio vedere DI CHE SONO CAPACE.
E ho preparato questi:


E secondo voi possono mai temere il confronto con quelli commerciali???
Certo che no!
Mio figlio li ha adorati (e pure il consorte) ed ovviamente ha chiesto il bis.
Il problema per me è, come sempre, trovare il tempo di riprepararlo il bis!
Non sarò mica parente di Paganini io?
Nel frattempo che medito sul da farsi, provate la ricetta anche voi, così farete felici i vostri bimbi.
Ora vi spiego come fare:

Ingredienti:
(Dosi per 12-15 flauti a seconda della grandezza)
250 gr di farina 0
250 gr di farina 00
60 gr di lievito madre
250 ml di latte tiepido
100 gr di zucchero
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
1 cucchiaio di miele
1 uovo
80 gr di formaggio spalmabile io ho fatto questo qui
60 gr di burro di malga
1 pizzico d sale
le zeste grattugiate di mezza arancia non trattata in superficie
1 tuorlo d'uovo e un goccio di latte per spennellare
Per la farcitura:
marmellata alla ciliegia qb
gocce di cioccolato qb

Procedimento:
Ho seguito solo in parte la ricetta di Martina, perchè ho cercato di adattare il procedimento di lavorazione di queste brioches, gestendolo con i miei tempi. 
Per cui alla fine questi flauti hanno avuto 30 ore complessive di lievitazione. Vi spiego come.
Prima di cena ho sciolto in una capiente ciotola, 60 gr di lievito madre nel latte tiepido, in cui avevo precedentemente sciolto il miele, lo zucchero, e lo sciroppo di malto d'orzo. A questo punto ho aggiunto la farina zero e il pizzico di sale, cominciando a lavorare l'impasto in ciotola con una mano messa "modi gancio dell'impastatrice", ovvero facendo dei movimenti rotatori (come per sbattere)sempre nel medesimo verso per incordare l'impasto. A questo punto ho aggiunto metà della farina 00, l'uovo ed il burro (tenuti da parte, ma precedentemente preparati: l'uovo sbattuto, mischiato con burro fuso), il formaggio spalmabile e le scorze d'arancia. Ho continuato ad impastare con "la mano a paletta modi-gancio" con il solito movimento rotatorio del polso, per diversi minuti, perchè l'impasto è molto appiccicoso e occorre tempo per incordarlo a mano. Quindi ho messo il resto della farina sulla spianatoia e vi ho ribaltato sopra l'impasto preparato in ciotola, lavorandolo ancora bene sulla spianatoia fino a lisciarlo completamente. 
Ho formato una palla, ho ben oliato una ciotola e poi ho messo a lievitare il mio impasto ben coperto con pellicola e copertina a temperatura ambiente per circa 4 ore
Prima di andare a letto ho messo l'impasto in frigo.
Il giorno seguente ho tirato fuori dal frigo l'impasto che doveva acclimatarsi e ha continuato a lievitare per altre 6-7 ore, quindi sono passata alla formatura della brioches.
Dopo aver spolverato la spianatoia con un pò di farina, ho spezzato l'impasto in 14 pezzi, che ho poi steso come nella foto qui sotto, in un rettangolo che ho tagliato per 1/3 dell'altezza, sfrangiandola a pettine con una spatola di metallo. 


Ho posto al centro delle brioches in alcuni due cucchiai di marmellata in altri le gocce di cioccolato e poi ho arrotolato i flauti cercando di far capitare le frange sotto la chiusura delle brioches.
Ho posto le brioches formate su una placca rivestita di carta forno ho coperto bene con pellicola e ho lasciato ri-lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (per me 4 ore circa).
Prima di infornare ho spennellato delicatamente i flauti con un tuorlo d'uovo sbattuto con un goccio di latte.
Quindi ho infornato in forno statico a 180°C, fino a doratura. Occorreranno da 20 a 30 minuti, controllateli e regolatevi in base al vostro forno.

Visto il risultato ottenuto mi ritengo più che soddisfatta: 
yuppy, sfida commerciale vinta!

Martina suggerisce che potrebbero anche essere congelati, ma ovviamente noi non ci siamo riusciti!

Spero di aver accontentato anche le tante mamme che so che mi seguono sempre in silenzio, ma vanno a caccia di ricette con il lievito madre.
E se si chiama MADRE ragazzi, che dite, ci sarà un motivo?
Io dico proprio di sì.


Vi abbraccio forte e vi aspetto alla mia prossima ricetta! 



Dicono che l'esperienza insegna... dicono!
Temo però che non valga per me.

Inutile stare a tergiversare, la mia proverbiale testardaggine, supera qualsiasi mia buona intenzione.
Dicembre è passato in un battito di ciglia, e se ora mi guardo indietro, sembra facile accorgermi di quanta fatica ho fatto, quanto lavoro, quanti nuovi progetti, cibi preparati, feste organizzate, regali per gli amici, mani strette, persone incontrate, vecchi e nuovi amici, mille cose all'attivo, senza risparmiarmi un minuto, senza posa, senza darmi pena di fermarmi un secondo, ma quante ore di sonno perse? 
Prima o poi però la fatica ti chiede il conto, soprattutto ora che l'età avanza. Finalmente le vacanze natalizie mi dico, arriva anche per me il tempo del riposo. Invece macchè, per niente proprio. 
Ho sbagliato i conti a 'sto giro... sono rimasta fregata: a letto! 
Erano davvero anni che non stavo così male, così sfiancata da stare a letto... io, quasi incredibile!
E le feste sono passate, un nuovo anno è già iniziato come sempre pieno di aspettative e desideri e oggi lo scrivo qui, più come scongiuro che come monito, perchè tanto so che non servirà a ricordarmelo la prossima volta.



Vorrei conservare un pò di "sole dentro" come questa torta girasole e regalare buoni auspici a me e a tutti voi che passerete di qui in questo 2015, che segna il mio sesto anno di blogging. 
Già sei anni sono passati, mamma mia, ma devo dire anche tantissime belle soddisfazioni all'attivo. Sono fiera di dirvi che da questo mese sono anche in edicola su A Tavola, dove potrete leggermi ogni mese con tante ricette spiegate in modo scientifico, nella rubrica di A Tavola con la Scienza per cui scriverò!
Vi lascio una foto di anteprima della rivista di gennaio, ma spero davvero di avervi incuriositi abbastanza e che corriate in edicola a leggermi! ^__^


Ed ora finalmente, sebbene con imperdonabile ritardo, vi presento la mia ricetta per la sfida del #Provoliamoci del concorso di Auricchio! Vediamo cosa vi occorre:

Ingredienti:

Per la frolla all'olio:
200 g di farina di farro macinata a pietra
300 g di farina tipo 0
30 g di esubero di pasta madre
10 g di sale fino
90 g di olio extravergine di oliva
250 ml di vino bianco secco

Per il ripieno:
250 gr di erbette campagnole
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva
1 pizzico di sale
200 gr di ricotta vaccina
1 confezione di Provolizie Auricchio
100 gr di parmigiano grattugiato
2 uova
1 cucchiaino di noce moscata in polvere
1 cucchiaino di cannella in polvere
pangrattato qb



Procedimento:
Per la frolla salata:
Per prima cosa setacciare bene le due farine, poi disporle a fontana sulla spianatoia, e spezzettare il lievito madre al centro, iniziando ad impastare raccogliendo un pò di farina, aggiungere l'olio, il sale, e poco alla volta aggiungere il vino un poco intiepidito ed impastare fino a lisciare bene l'impasto. Potete, se lo avete, usare il Bimby per preparare l'impasto. Una volta preparato l'impasto formate una palla che farete riposare sulla spianatoia coperta da una pellicola mentre preparerete il ripieno.

Per il ripieno:
Sciacquate bene le erbette e fatele stufare in padella con poco olio e un pizzico di sale, poi mettetele in una terrina con le uova, la ricotta, il sale, la noce moscata, la cannella e il formaggio Le Provolizie tagliato a cubetti, infine unite il parmigiano grattugiato e il pangrattato fino ad ottenere un impasto non troppo bagnato. Infarinate bene la spianatoia e stendete con il mattarello l'impasto che avete precedentemente preparato. Dopo aver steso (vedi foto sopra) due dischi di sfoglia di 26-28 cm di diametro e circa mezzo cm di spessore,(ho usato una teglia come guida per ritagliare i dischi), disponete il primo disco su un foglio di carta forno (in modo da poterlo poi agevolmente spostare sulla teglia).
Ora (come nella foto qui sotto), disponete il ripieno a corona con una cupoletta al centro. Coprite con il secondo disco facendo uscire bene l'aria e poi coprite la cupoletta con una ciotolina che schiaccerete bene al centro, che sarà il centro del girasole e bucherete tutto attorno con i rebbi della forchetta. Ora sigillate bene il bordo esterno con i rebbi della forchetta e poi tagliate le fettine rigirandole in senso orario, in modo da disporre il ripieno verso l'alto.



Ora infornate in forno statico già caldo a 180°C e cuocete per circa 30 minuti.
Potete servire questa torta appena sfornata, ma sarà ottima anche a temperatura ambiente e molto scenografica se servita ad un buffet!
Parola di Any!
Vi rinnovo i miei auguri di Buon Anno e vi dò appuntamento alla prossima ricetta!

Ciao a presto









Questa ricetta nasce da un buffo ricordo di tempi che furono.
C'era una ricetta tratta da un libro per fare una dieta, la mia dieta della "Scarsdale delle teenager", che amavo particolarmente. 
Avevo 18 anni e mi vedevo grassa. Puà!
D'accordo magra non sono mai stata, ma se adesso penso a com'ero e che allora mi vedevo grassa, dico, se avessi fatto cambio con il mio corpo di oggi? Cosa avrei pensato di me? 
Beh, ecco credo che non sarei sopravvissuta alla vergogna! Ahahah!
Insomma quisquilie a parte, era solo per dirvi che questa ricetta mi ricorda un po' la gioventù, la mia voglia di mangiare sano senza mettere su chili di troppo e quella mia fissa, che ancora oggi non mi abbandona, di ritrovare piacere e sapore ogni volta che mi siedo a tavola.
Perché il cibo non è fatto solo di calorie da ingurgitare, ma è lo specchio di abitudini, cultura, ricordi, affetti e tradizioni che ci portiamo appresso, a volte senza nemmeno esserne consapevoli...


Ad onor del vero, la ricetta non era proprio così.
Non erano quenelle, ma una sorta di frittelle da cuocere in forno, ma sono passati troppi anni e perdonate le dosi non le ricordo esattamente, per cui vi ripropongo la mia versione di oggi, che è comunque molto simile.

Ingredienti:
300 gr di cavolfiore
200 gr di fiocchi di latte
1 cucchiaio di prezzemolo fresco
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
1 cucchiaino raso di zenzero
pangrattato qb
semi di sesamo per la superficie



Procedimento:
Dopo aver lavato il cavolfiore lessatelo in abbondante acqua salata per 20 minuti. Scolatelo e ponetelo in una terrina insieme ai fiocchi di latte, il prezzemolo, il parmigiano e lo zenzero. Lavorate il composto fino a che sia omogeneo, regolate di sale ed aggiungete il pangrattato in modo da ottenere un composto lavorabile non troppo appiccicoso.
Prendete due cucchiai e formate le quenelle, che disporrete su una placca  rivestita con carta da forno. 
Se vi piace cospargete la superficie delle quenelle con dei semi di sesamo.
Cuocete in forno già caldo a 180 °C fino a doratura
Nel mio forno sono bastati una ventina di minuti.
Potete servire le quenelle ancora calde accompagnate da una fresca insalatina, tiepide o a temperatura ambiente anche il giorno successivo. Saranno sempre buone.

Enjoy e buon appetito! A presto




Tra i dolci che compaiono più di frequente sulla nostra tavola, ci sono i classici dolci da credenza.
Perchè se c'è un momento della giornata che non so immaginare senza qualcosa di energetico per cominciare, è proprio la colazione. 
Non potrei rinunciare a farla!
E se cerco un'idea per fare un qualsiasi dolce, vado da Lory perchè lei è una garanzia.
Questo dolce infatti arriva dritto dritto dalla cucina del suo blog, da qui.
Grazie dolce Lory!
Solo per comodità di lettura vi riscrivo la su ricetta pari pari.
E buona giornata a tutti.



Ingredienti:
300 gr di farina
2 carote
3 piccole clementine
120 gr di burro
140 gr di zucchero
2 uova 
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
le zeste di un limone biologico (non trattato in superficie)
zucchero a velo per guarnire

Procedimento:

Sbucciate le clementine, riducetele a spicchi ed eliminate tutti i filamenti bianchi.
Raschiate le carote e tagliatele a pezzettini. Passate tutto al mixer fino ad ottenere un composto omogeneo.
In una terrina, mescolate gli ingredienti secchi, ossia la farina, lo zucchero, il lievito ed il sale.
In un'altra terrina amalgamate quelli liquidi: il burro ammorbidito, le uova, la scorza grattugiata di un limone ed il composto di carote e clementine. Mescolate accuratamente.
Versate il preparato liquido sopra quello asciutto e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo. 
Preriscaldate il forno e cuocete per circa 40-50 minuti a 180°C (con il mio forno sono bastati 40 minuti, ma voi fate sempre la prova stecchino.) 
Lasciate raffreddare, spolverate con abbondante zucchero a velo.



Sono davvero onorata di poter raccontare questo viaggio, perchè aver preso parte al Tour Qui da noi Piemonte 2014 mi ha fatto conoscere realtà bellissime, a volte ad un passo da casa mia eppure ancora sconosciute, e mi ha reso fiera di appartenere ad un territorio tanto ricco di eccellenze e belle persone.
Nei nostri frenetici ritmi di vita quotidiani, spesso dimentichiamo quanto la cura nella scelta del cibo che portiamo in tavola sia importante per la salute: nostra e del pianeta. 
Questo tour ha accresciuto in me questa consapevolezza.
Tre giorni intensamente vissuti, un viaggio dedicato alla scoperta delle cooperative agricole Piemontesi, che aderiscono al progetto Qui da noi.coop che è un progetto ambizioso: avvicinare il più possibile i consumatori, attraverso i punti vendita Qui da Noi, ad un cibo buono, genuino ed accessibile, prodotto da diverse cooperative (più di 2000 in Italia!) con tanta dedizione e professionalità. 




Intanto premetto che l'impeccabile organizzazione dell'evento è stata tutta al femminile e mi scuseranno gli uomini che leggono, ma le donne hanno davvero una marcia in più! 

Mi riferisco non solo all'ineccepibile saper fare professionale, ma al contempo amichevole di Irene, Sara e Michelle, le tre donne D stile (ma per davvero!), ma anche a Rossana Turina, referente nazionale del Progetto Qui da noi Piemonte di Fedagri di Confcooperative e la Dottoressa Silvana Riccabone presidente del Consorzio Finagro di Legacoop. 
Cinque donne squisite, davvero in gamba.

Bellissima anche l'idea di spostarsi con il car-sharing, non solo ovviamente per un'attenzione alla sostenibilità ambientale, ma perchè davvero funzionale, ci ha permesso libertà di movimento e possibilità di aggregazione. Infinite sono state le chiacchiere e le risate, i tweet lanciati da chilometri di distanza durante gli spostamenti... vero Marisa? Ricordi bellissimi.


La Cooperativa Frassati Ã¨ stata la prima che abbiamo visitato.
Una Cooperativa agricola anche sociale, che dal 2008 ha creato un orto cittadino, con un doppio intento: da una parte creare una produzione agricola integrata rispettosa del territorio e dall'altra creare un'opportunità di aggregazione per i malati psichici presenti nel vicino centro diurno: Cascina Luna
Un modo di operare, attraverso le attività rurali, utile a favorire l'integrazione di questi soggetti. 





Sabrina, l'agronoma che ovviamente cura maggiormente il progetto rurale, ci mostra i raccolti e la piccola serra e spiega come le colture seguano un ciclo stagionale e come siano in corso collaborazioni con le scuole limitrofe per estendere l'esperienza anche ai più piccoli. 
Gli ortaggi e la frutta prodotti vengono poi venduti nello spaccio interno. Guardate che meraviglia:



Dopo l'assaggio di un aperitivo gentilmente preparato per noi con i prodotti orticoli:



si prosegue verso un'altra bella realtà cooperativa situata nel nord di Torino: la Spes.

Per me un tuffo indietro nel tempo, perchè mia nonna era solita regalare a tutti i nipotini i dolcetti natalizi o pasquali comprati proprio alla Spes, che conosco da una vita!
Un tempo uno spaccio informale, oggi tutto rimesso a nuovo, quasi una piccola gioielleria del cioccolato, dove degustiamo il Lucernotto un cioccolatino con la forma dell'antico copricapo indossato dall'Arma dei carabinieri ed il tipico gianduiotto torinese fatto con fine cioccolato e con pasta di nocciole. Inutile sottolineare che il cioccolato è di ottima qualità e viene osservata un'accurata selezione delle materie prime utilizzate.


La Cooperativa nata a Torino nel 1970 lavora a stretto contatto con i giovani, a cui offre percorsi di formazione ed avvicinamento alla realtà lavorativa a volte purtroppo inaccessibile a chi possiede difficoltà e disagio di vario tipo. Davvero lodevole, credo, questo intento. In tempi di crisi, in cui tanti cercano scappatoie per fronteggiare le ristrettezze economiche a discapito della qualità, trovare realtà che senza rinunciare alla qualità scommettono su progetti così belli nonostante tutto, sono secondo me encomiabili.

Bellissima la confezione con un design decisamente particolare, ideata dai ragazzi del carcere:
E' anche possibile acquistare alcuni loro prodotti online qui.

E' stata quindi la volta di Cascina Duc un vecchio cascinale del '700 appartenuto alla contessa Diana Ducco, di cui la cascina conserva il nome.
Incredibile realtà agreste, a pochi passi dalla città, tra Torino e Grugliasco, un'oasi di verde con 20 ettari di terreno coltivati a foraggio, su cui le mucche pascolano a vista. 
Non mancano gli ortaggi e i cereali, con cui vengono preparati i piatti serviti in una parte della cascina adibita ad Agriturismo, in cui abbiamo cenato. La lavanda è un altro fiore all'occhiello della cascina. Con essa vengono preparati dolci, grissini (deliziosi!) e una pasta fresca alla lavanda e rosmarino preparata con farina integrale macinata a pietra, di una bontà davvero spettacolare. 


Alessandro, (nella foto qui sotto), uno dei soci, sempre sorridente, tuttofare preparato ed accogliente ci guida in cascina e tra le stalle per spiegarci la particolarità della carne di fassone piemontese. Quando si dice che a volte i difetti possono diventare un fiore all'occhiello! Il fassone infatti nasce con un difetto genetico di ipertrofia muscolare della coscia della Barà Pustertaler (mucca in origine da latte), difetto per una mucca da latte, ma non certo per una da carne! Il difetto viene infatti appositamente selezionato nel corso degli anni così da garantire la particolare bontà del fassone piemontese. 


Alessandro prosegue mostrandoci anche i punti vendita in cascina L'Agrimacelleria e la Gastonomia, dove vengono venduti la carne, le confetture, le conserve, e il miele prodotti dalla Cooperativa.
Arrivati a cena dopo aver visto e degustato così tante meraviglie, mancano quasi le parole per descrivere le prelibatezze che ci vengono servite! Per mia fortuna abito a Torino per cui tornerò di certo a ri-deliziarmi il palato a Cascina Duc! 

Il giorno seguente, assistiti fortunatamente da una bellissima giornata di sole, siamo partiti alla volta di Castelmagno, per visitare la Cooperativa La Poiana



Per chi ama il formaggio, come me, un posto da perder la testa!
La visita al caseificio ci ha lasciati tutti un pò di stucco per le sue ridotte dimensioni, ma la lavorazione viene fatta ancora a mano per cui il caseificio è piccolo. Il castelmagno e' un formaggio a latte crudo, che viene cagliato e poi fatto sierare per tre giorni, prima di passare in una sorta di tritacarne, in cui viene sbriciolato e successivamente ricompattato, pressandolo a dare la sua caratteristica consistenza granulosa. 
Il tutto fatto appunto manualmente.



Dopo la lavorazione si passa alla stagionatura di almeno due mesi, in luoghi umidi, talvolta fatta ancora nei "crutin" (sotto in foto) come un tempo:



Ho scoperto contrariamente a quanto credevo che il Castelmagno nasce come formaggio erborinato, le sue muffe naturali sono infatti un pregio e non un difetto. Per altre curiosità al riguardo, potete consultare il disciplinare del Castelmagno DOP.
Dopo l'assaggio di un tagliere di formaggi uno più squisito dell'altro, scegliere di comprane solo due, devo dire è stata dura. E dopo il formaggio è la volta del vino e che vino: Barolo!



Le langhe sono un luogo incantevole e sebbene le abbia viste innumerevoli volte, tornarci è sempre un incanto.
La nostra visita a Barolo inizia con un tour guidato nelle cantine super teconologiche di Terredavino in cui nulla è lasciato al caso, ma tutto attentamente controllato. 
Un impero del vino direi, ma costruito con saggezza nel pieno rispetto del territorio, perchè dall'architettura esterna non si percepisce l'enormità delle cantine sottostanti.



Dopo la degustazione ripartiamo subito per Saluzzo in cui ci aspetta un'interessante conferenza, almeno per me che sono biologa e quindi sensibile a certi temi, la presentazione del Nergi, una tipologia di kiwi senza buccia, simile ad un frutto di bosco dal sapore dolcissimo. 



Da diversi anni una batteriosi da Pseudomonas (PSA) affligge la produzione di kiwi, tipica di questa terra seccandoli e distruggendoli irrimediabilmente. Ed essendoci ben poco da fare per combatterla, alcuni produttori, dopo i gravi danni subiti dalle piantagioni, si sono lanciati in questa nuova produzione del Nergi, varietà di kiwi più resistente alla batteriosi, che sperano prenda piede sul mercato. 
Abbiamo degustato un aperitivo preparato con questo piccolo frutto senza buccia sia in versione dolce che salata, che devo dire è davvero squisito. 
A seguire una cena superlativa al Frutto Permesso di Bibiana.





Dopo la quantità di cose viste e degustate in questo tour non si poteva chieder altro. Arrivare al Salone del Gusto è stato quasi un coronare un'opera. Dopo la presentazione della App di Qui da noi, una applicazione pensata per avvicinare anche i più giovani alla filosofia delle Cooperative aderenti al progetto, abbiamo fatto un giro tra gli stand delle cooperative presenti anche al Salone. 



Che altro dire, non ci crederete, ma forse una pecca c'è stata: il tempo è volato, ed è durato troppo poco!
Le cose belle finiscono sempre troppo in fretta.

Ancora un sentito grazie a tutte le cooperative che ci hanno ospitati ed accolti, all'Agriturismo La turina di Bricherasio che ci ha ospitati per il pernottamento durante il nostro soggiorno, agli organizzatori e ai nuovi food blogger che ho conosciuto: Maria AntoniettaMarica, Marisa, Pasquale, Rosa, e a tutti gli altri ospiti del tour incontrati con grande piacere.

La meritocrazia forse esiste ancora. 
Quando si lavora in modo accurato e onesto, forse con gran fatica di questi tempi,  ma  ci si mette ugualmente tanto amore e passione, competenza e professionalità, a lungo termine i risultati arrivano e si può vincere.
L'unione fa la forza, è credo il motto che porto a casa da questa straordinaria esperienza. Che è poi ciò che hanno fatto queste cooperative aderenti al progetto. 
Questo modo di operare può valere anche per noi, che nel nostro piccolo come consumatori attenti, possiamo fare un'enorme differenza sul mercato, spingendolo a cambiare. 
Perchè se è vero che oramai è l'economia che fa girare il mondo, possiamo essere dei lillipuziani contro Gulliver.  
Ciascuno di noi, scegliendo ogni giorno come e dove acquistare.

Perchè dietro a dei bei progetti ci sono sempre delle belle persone.
Grazie!





Alla prossima!