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Questa ricetta nasce da un buffo ricordo di tempi che furono.
C'era una ricetta tratta da un libro per fare una dieta, la mia dieta della "Scarsdale delle teenager", che amavo particolarmente. 
Avevo 18 anni e mi vedevo grassa. Puà!
D'accordo magra non sono mai stata, ma se adesso penso a com'ero e che allora mi vedevo grassa, dico, se avessi fatto cambio con il mio corpo di oggi? Cosa avrei pensato di me? 
Beh, ecco credo che non sarei sopravvissuta alla vergogna! Ahahah!
Insomma quisquilie a parte, era solo per dirvi che questa ricetta mi ricorda un po' la gioventù, la mia voglia di mangiare sano senza mettere su chili di troppo e quella mia fissa, che ancora oggi non mi abbandona, di ritrovare piacere e sapore ogni volta che mi siedo a tavola.
Perché il cibo non è fatto solo di calorie da ingurgitare, ma è lo specchio di abitudini, cultura, ricordi, affetti e tradizioni che ci portiamo appresso, a volte senza nemmeno esserne consapevoli...


Ad onor del vero, la ricetta non era proprio così.
Non erano quenelle, ma una sorta di frittelle da cuocere in forno, ma sono passati troppi anni e perdonate le dosi non le ricordo esattamente, per cui vi ripropongo la mia versione di oggi, che è comunque molto simile.

Ingredienti:
300 gr di cavolfiore
200 gr di fiocchi di latte
1 cucchiaio di prezzemolo fresco
1 cucchiaio di parmigiano grattugiato
1 cucchiaino raso di zenzero
pangrattato qb
semi di sesamo per la superficie



Procedimento:
Dopo aver lavato il cavolfiore lessatelo in abbondante acqua salata per 20 minuti. Scolatelo e ponetelo in una terrina insieme ai fiocchi di latte, il prezzemolo, il parmigiano e lo zenzero. Lavorate il composto fino a che sia omogeneo, regolate di sale ed aggiungete il pangrattato in modo da ottenere un composto lavorabile non troppo appiccicoso.
Prendete due cucchiai e formate le quenelle, che disporrete su una placca  rivestita con carta da forno. 
Se vi piace cospargete la superficie delle quenelle con dei semi di sesamo.
Cuocete in forno già caldo a 180 °C fino a doratura
Nel mio forno sono bastati una ventina di minuti.
Potete servire le quenelle ancora calde accompagnate da una fresca insalatina, tiepide o a temperatura ambiente anche il giorno successivo. Saranno sempre buone.

Enjoy e buon appetito! A presto




Tra i dolci che compaiono più di frequente sulla nostra tavola, ci sono i classici dolci da credenza.
Perchè se c'è un momento della giornata che non so immaginare senza qualcosa di energetico per cominciare, è proprio la colazione. 
Non potrei rinunciare a farla!
E se cerco un'idea per fare un qualsiasi dolce, vado da Lory perchè lei è una garanzia.
Questo dolce infatti arriva dritto dritto dalla cucina del suo blog, da qui.
Grazie dolce Lory!
Solo per comodità di lettura vi riscrivo la su ricetta pari pari.
E buona giornata a tutti.



Ingredienti:
300 gr di farina
2 carote
3 piccole clementine
120 gr di burro
140 gr di zucchero
2 uova 
1 pizzico di sale
1 bustina di lievito per dolci
le zeste di un limone biologico (non trattato in superficie)
zucchero a velo per guarnire

Procedimento:

Sbucciate le clementine, riducetele a spicchi ed eliminate tutti i filamenti bianchi.
Raschiate le carote e tagliatele a pezzettini. Passate tutto al mixer fino ad ottenere un composto omogeneo.
In una terrina, mescolate gli ingredienti secchi, ossia la farina, lo zucchero, il lievito ed il sale.
In un'altra terrina amalgamate quelli liquidi: il burro ammorbidito, le uova, la scorza grattugiata di un limone ed il composto di carote e clementine. Mescolate accuratamente.
Versate il preparato liquido sopra quello asciutto e mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo. 
Preriscaldate il forno e cuocete per circa 40-50 minuti a 180°C (con il mio forno sono bastati 40 minuti, ma voi fate sempre la prova stecchino.) 
Lasciate raffreddare, spolverate con abbondante zucchero a velo.



Sono davvero onorata di poter raccontare questo viaggio, perchè aver preso parte al Tour Qui da noi Piemonte 2014 mi ha fatto conoscere realtà bellissime, a volte ad un passo da casa mia eppure ancora sconosciute, e mi ha reso fiera di appartenere ad un territorio tanto ricco di eccellenze e belle persone.
Nei nostri frenetici ritmi di vita quotidiani, spesso dimentichiamo quanto la cura nella scelta del cibo che portiamo in tavola sia importante per la salute: nostra e del pianeta. 
Questo tour ha accresciuto in me questa consapevolezza.
Tre giorni intensamente vissuti, un viaggio dedicato alla scoperta delle cooperative agricole Piemontesi, che aderiscono al progetto Qui da noi.coop che è un progetto ambizioso: avvicinare il più possibile i consumatori, attraverso i punti vendita Qui da Noi, ad un cibo buono, genuino ed accessibile, prodotto da diverse cooperative (più di 2000 in Italia!) con tanta dedizione e professionalità. 




Intanto premetto che l'impeccabile organizzazione dell'evento è stata tutta al femminile e mi scuseranno gli uomini che leggono, ma le donne hanno davvero una marcia in più! 

Mi riferisco non solo all'ineccepibile saper fare professionale, ma al contempo amichevole di Irene, Sara e Michelle, le tre donne D stile (ma per davvero!), ma anche a Rossana Turina, referente nazionale del Progetto Qui da noi Piemonte di Fedagri di Confcooperative e la Dottoressa Silvana Riccabone presidente del Consorzio Finagro di Legacoop. 
Cinque donne squisite, davvero in gamba.

Bellissima anche l'idea di spostarsi con il car-sharing, non solo ovviamente per un'attenzione alla sostenibilità ambientale, ma perchè davvero funzionale, ci ha permesso libertà di movimento e possibilità di aggregazione. Infinite sono state le chiacchiere e le risate, i tweet lanciati da chilometri di distanza durante gli spostamenti... vero Marisa? Ricordi bellissimi.


La Cooperativa Frassati Ã¨ stata la prima che abbiamo visitato.
Una Cooperativa agricola anche sociale, che dal 2008 ha creato un orto cittadino, con un doppio intento: da una parte creare una produzione agricola integrata rispettosa del territorio e dall'altra creare un'opportunità di aggregazione per i malati psichici presenti nel vicino centro diurno: Cascina Luna
Un modo di operare, attraverso le attività rurali, utile a favorire l'integrazione di questi soggetti. 





Sabrina, l'agronoma che ovviamente cura maggiormente il progetto rurale, ci mostra i raccolti e la piccola serra e spiega come le colture seguano un ciclo stagionale e come siano in corso collaborazioni con le scuole limitrofe per estendere l'esperienza anche ai più piccoli. 
Gli ortaggi e la frutta prodotti vengono poi venduti nello spaccio interno. Guardate che meraviglia:



Dopo l'assaggio di un aperitivo gentilmente preparato per noi con i prodotti orticoli:



si prosegue verso un'altra bella realtà cooperativa situata nel nord di Torino: la Spes.

Per me un tuffo indietro nel tempo, perchè mia nonna era solita regalare a tutti i nipotini i dolcetti natalizi o pasquali comprati proprio alla Spes, che conosco da una vita!
Un tempo uno spaccio informale, oggi tutto rimesso a nuovo, quasi una piccola gioielleria del cioccolato, dove degustiamo il Lucernotto un cioccolatino con la forma dell'antico copricapo indossato dall'Arma dei carabinieri ed il tipico gianduiotto torinese fatto con fine cioccolato e con pasta di nocciole. Inutile sottolineare che il cioccolato è di ottima qualità e viene osservata un'accurata selezione delle materie prime utilizzate.


La Cooperativa nata a Torino nel 1970 lavora a stretto contatto con i giovani, a cui offre percorsi di formazione ed avvicinamento alla realtà lavorativa a volte purtroppo inaccessibile a chi possiede difficoltà e disagio di vario tipo. Davvero lodevole, credo, questo intento. In tempi di crisi, in cui tanti cercano scappatoie per fronteggiare le ristrettezze economiche a discapito della qualità, trovare realtà che senza rinunciare alla qualità scommettono su progetti così belli nonostante tutto, sono secondo me encomiabili.

Bellissima la confezione con un design decisamente particolare, ideata dai ragazzi del carcere:
E' anche possibile acquistare alcuni loro prodotti online qui.

E' stata quindi la volta di Cascina Duc un vecchio cascinale del '700 appartenuto alla contessa Diana Ducco, di cui la cascina conserva il nome.
Incredibile realtà agreste, a pochi passi dalla città, tra Torino e Grugliasco, un'oasi di verde con 20 ettari di terreno coltivati a foraggio, su cui le mucche pascolano a vista. 
Non mancano gli ortaggi e i cereali, con cui vengono preparati i piatti serviti in una parte della cascina adibita ad Agriturismo, in cui abbiamo cenato. La lavanda è un altro fiore all'occhiello della cascina. Con essa vengono preparati dolci, grissini (deliziosi!) e una pasta fresca alla lavanda e rosmarino preparata con farina integrale macinata a pietra, di una bontà davvero spettacolare. 


Alessandro, (nella foto qui sotto), uno dei soci, sempre sorridente, tuttofare preparato ed accogliente ci guida in cascina e tra le stalle per spiegarci la particolarità della carne di fassone piemontese. Quando si dice che a volte i difetti possono diventare un fiore all'occhiello! Il fassone infatti nasce con un difetto genetico di ipertrofia muscolare della coscia della Barà Pustertaler (mucca in origine da latte), difetto per una mucca da latte, ma non certo per una da carne! Il difetto viene infatti appositamente selezionato nel corso degli anni così da garantire la particolare bontà del fassone piemontese. 


Alessandro prosegue mostrandoci anche i punti vendita in cascina L'Agrimacelleria e la Gastonomia, dove vengono venduti la carne, le confetture, le conserve, e il miele prodotti dalla Cooperativa.
Arrivati a cena dopo aver visto e degustato così tante meraviglie, mancano quasi le parole per descrivere le prelibatezze che ci vengono servite! Per mia fortuna abito a Torino per cui tornerò di certo a ri-deliziarmi il palato a Cascina Duc! 

Il giorno seguente, assistiti fortunatamente da una bellissima giornata di sole, siamo partiti alla volta di Castelmagno, per visitare la Cooperativa La Poiana



Per chi ama il formaggio, come me, un posto da perder la testa!
La visita al caseificio ci ha lasciati tutti un pò di stucco per le sue ridotte dimensioni, ma la lavorazione viene fatta ancora a mano per cui il caseificio è piccolo. Il castelmagno e' un formaggio a latte crudo, che viene cagliato e poi fatto sierare per tre giorni, prima di passare in una sorta di tritacarne, in cui viene sbriciolato e successivamente ricompattato, pressandolo a dare la sua caratteristica consistenza granulosa. 
Il tutto fatto appunto manualmente.



Dopo la lavorazione si passa alla stagionatura di almeno due mesi, in luoghi umidi, talvolta fatta ancora nei "crutin" (sotto in foto) come un tempo:



Ho scoperto contrariamente a quanto credevo che il Castelmagno nasce come formaggio erborinato, le sue muffe naturali sono infatti un pregio e non un difetto. Per altre curiosità al riguardo, potete consultare il disciplinare del Castelmagno DOP.
Dopo l'assaggio di un tagliere di formaggi uno più squisito dell'altro, scegliere di comprane solo due, devo dire è stata dura. E dopo il formaggio è la volta del vino e che vino: Barolo!



Le langhe sono un luogo incantevole e sebbene le abbia viste innumerevoli volte, tornarci è sempre un incanto.
La nostra visita a Barolo inizia con un tour guidato nelle cantine super teconologiche di Terredavino in cui nulla è lasciato al caso, ma tutto attentamente controllato. 
Un impero del vino direi, ma costruito con saggezza nel pieno rispetto del territorio, perchè dall'architettura esterna non si percepisce l'enormità delle cantine sottostanti.



Dopo la degustazione ripartiamo subito per Saluzzo in cui ci aspetta un'interessante conferenza, almeno per me che sono biologa e quindi sensibile a certi temi, la presentazione del Nergi, una tipologia di kiwi senza buccia, simile ad un frutto di bosco dal sapore dolcissimo. 



Da diversi anni una batteriosi da Pseudomonas (PSA) affligge la produzione di kiwi, tipica di questa terra seccandoli e distruggendoli irrimediabilmente. Ed essendoci ben poco da fare per combatterla, alcuni produttori, dopo i gravi danni subiti dalle piantagioni, si sono lanciati in questa nuova produzione del Nergi, varietà di kiwi più resistente alla batteriosi, che sperano prenda piede sul mercato. 
Abbiamo degustato un aperitivo preparato con questo piccolo frutto senza buccia sia in versione dolce che salata, che devo dire è davvero squisito. 
A seguire una cena superlativa al Frutto Permesso di Bibiana.





Dopo la quantità di cose viste e degustate in questo tour non si poteva chieder altro. Arrivare al Salone del Gusto è stato quasi un coronare un'opera. Dopo la presentazione della App di Qui da noi, una applicazione pensata per avvicinare anche i più giovani alla filosofia delle Cooperative aderenti al progetto, abbiamo fatto un giro tra gli stand delle cooperative presenti anche al Salone. 



Che altro dire, non ci crederete, ma forse una pecca c'è stata: il tempo è volato, ed è durato troppo poco!
Le cose belle finiscono sempre troppo in fretta.

Ancora un sentito grazie a tutte le cooperative che ci hanno ospitati ed accolti, all'Agriturismo La turina di Bricherasio che ci ha ospitati per il pernottamento durante il nostro soggiorno, agli organizzatori e ai nuovi food blogger che ho conosciuto: Maria AntoniettaMarica, Marisa, Pasquale, Rosa, e a tutti gli altri ospiti del tour incontrati con grande piacere.

La meritocrazia forse esiste ancora. 
Quando si lavora in modo accurato e onesto, forse con gran fatica di questi tempi,  ma  ci si mette ugualmente tanto amore e passione, competenza e professionalità, a lungo termine i risultati arrivano e si può vincere.
L'unione fa la forza, è credo il motto che porto a casa da questa straordinaria esperienza. Che è poi ciò che hanno fatto queste cooperative aderenti al progetto. 
Questo modo di operare può valere anche per noi, che nel nostro piccolo come consumatori attenti, possiamo fare un'enorme differenza sul mercato, spingendolo a cambiare. 
Perchè se è vero che oramai è l'economia che fa girare il mondo, possiamo essere dei lillipuziani contro Gulliver.  
Ciascuno di noi, scegliendo ogni giorno come e dove acquistare.

Perchè dietro a dei bei progetti ci sono sempre delle belle persone.
Grazie!





Alla prossima!




Di certo l'ho già scritto su queste pagine, che quando mi accingo a fare shopping mio marito teme più i negozi di casalinghi che le gioiellerie!
Un motivo ci sarà, visto il patrimonio degli acquisti culinari che sono in grado di sostenere, ogni volta che si tratta di cucina e affini.
Qualche novità si trova sempre, così come qualche "aggeggino" che manca alla mia lista di desideri.
Lo stampo in silicone per le madeleines però, vi assicuro, l'ho comprato scontatissimo. 
Peccato poi sia rimasto nascosto in qualche recondito angolo di una scansia, come per altro mille altri attrezzini e ammennicoli vari. 
Rimasto in attesa di una mia ispirazione per essere inaugurato.
Ecco oggi tocca a voi mie care madeleines.




La ricetta per farle l'ho trovata qui


Prima di accingermi a prepararle però, mi sono letta la ricetta per benino ed ho scoperto che in realtà il trucco per far venire la famosa gobbetta sarebbe lo "shock termico", per cui l'impasto dopo essere stato preparato, va tenuto in frigo. 
Ricetta perfetta per me in questo periodo che somiglio sempre più ad un saltimbanco, visto che non trovo nemmeno il tempo per realizzare in uno stesso giorno una ricetta dall'inizio alla fine.
Per cui guardate un pò qui, dopo un bel sonno ristoratore al fresco, che bella gobbetta è venuta:



Ingredienti: (dosi per circa 18 madeleines)
120 gr di farina
uova 
100 gr di burro 
70 gr di miele 
30 gr di zucchero 
1 cucchiaino scarso di lievito per dolci
1 cucchiaio di acqua di fiori d’arancio 
mezzo cucchiaino di cannella macinata 
1 pizzico di sale 



Procedimento:
Rompere le uova in una ciotola capiente, unire lo zucchero, il sale e la cannella e sbattere con una forchetta. Al microonde, potenza media-bassa, far sciogliere insieme il burro e il miele. Unire metà del burro/miele fuso alle uova, sbattere ancora, poi la farina e il lievito, mescolare, aggiungere infine il resto del burro/miele e l’acqua di fiori d’arancio. Tenere questo composto in frigorifero per una notte. Il giorno dopo, scaldare il forno a 230°, distribuire l’impasto nelle formine da madeleines (un cucchiaio scarso per madeleine), e infornare. A questo punto non scappate , ma sorvegliate con attenzione, dopo 5 minuti circa le madeleines dovrebbero essere gonfie, abbassate subito il forno a 180° e sfornate dopo 5 minuti. Le madeleines devono essere dorate ma non troppo, giusto sui bordi. 
Lasciar raffreddare su una griglia e una volta raffreddate se piace spolverizzare con zucchero a velo.

Un abbraccio a tutti a presto


Mi sono fatta un regalo.
Per un giorno solo. Si può fare.
Ho rubato un pò di tempo tutto per me. 
Ho chiuso gli occhi.
Per non vedere la casa in disordine, le mille mail arretrate a cui rispondere, i panni da ritirare, la polvere da togliere, solo per un giorno. 
Ho chiuso la porta all'ansia e alla frenesia del correre quotidiano.
E se mi prendo del tempo tutto per me... 
lo sapete vero dov'è che mi rifugio io? 
Già, già, mi rinchiudo in cucina ^__^
Ma non per fare una ricetta a caso, no.
Doveva essere un lievitato.
Uno di quelli che ti si ficcano nel cervello e ti sfidano, che comandano loro e non ci sono santi e tu pazientemente aspetti che il miracolo della lievitazione piano piano si compia.
Osservi e basta, e per una volta aspetti. 
Ok mi "sottometto" e aspetto. Difficile ed arduo compito per me, che vado sempre di fretta, con sempre mille idee per la testa e troppo poco tempo per realizzarle tutte. 
Ebbene lo confesso, forse un pò è anche per questo che mi piace impastare e ritagliarmi il tempo per farlo, è sempre una sfida e mi piace.
Se usi il lievito madre già lo sai che ci vuole tempo, ti arrendi perchè devi per forza regalartelo. Quel tempo lento e buono che oggi giorno manca e invece ne avremmo tanto bisogno.
Che se poi mi decido lo rispetto quel tempo lento, che comanda lui e non aspetta me. Decide lui il quando e il come, perchè quegli esserini lì, dentro al lievito madre intendo, fanno tutto da soli. 
A noi tocca la pazienza, di aspettare.

Cercavo la ricetta per una brioches, perchè se decido di farmi una coccola speciale, il momento che preferisco per regalarmela Ã¨ la colazione, per iniziare bene un nuovo giorno.
Però sono esigente io, volevo una ricetta di una brioches, non troppo dolce, semplice e sana, ma anche golosa e bella.
Troppe pretese tutte assieme vero? 
Infatti non ne ho trovata nemmeno una che facesse al caso mio. 
Poi però, ho visto una foto. Di una challah. Con le mele.
Ed è stata folgorazione. 
Era lei. Volevo proprio quella lì. 


Porcellane e tessuti GreenGate

Innamorata di una foto, ma senza ricetta.
E così me la sono inventata (...la ricetta!)


Ci ho provato andando un po' ad occhio per le dosi. 
L'impasto che ho ottenuto è risultato molto morbido, anche un po' appiccicoso, e ho dovuto lavorarlo un po' più del solito in ciotola aggiungendo ancora un po' di farina, ho messo poco zucchero, l'olio al posto del burro, e non ho messo la uova
Insomma forse alla fine non è venuta una vera e propria brioches, era più simile ad un pane dolce, ma vi assicuro che era esattamente come me l'ero immaginata e la volevo, quindi posso dirmi soddisfatta.
Ecco qui come appariva al suo interno con il ripieno e sotto, a seguire, troverete anche le dosi dei miei pasticci, se volete provarla anche voi:


Porcellane e tessuti GreenGate
Ingredienti:
400 gr di farina 0 (la mia col 13% di proteine)
150 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
250 gr di latte tiepido
60 ml di olio di semi di mais (o di riso)
100 gr di zucchero
1 cucchiaio di marsala secco o altro aroma a piacere
zucchero semolato e un po' di latte  per guarnire
Per il ripieno:
2 mele 
1 cucchiaio di cacao 
3 cucchiai di marmellata 

Procedimento:
La sera prima: 
Spezzettate il lievito madre in una ciotola e scioglietelo bene nel latte tiepido in cui avrete precedentemente disciolto un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo e lo zucchero. Aggiungete la farina e da ultimo l'olio ed impastate fino a che l'impasto non sia ben lisciato ed incordato. Ora sporcatevi le mani con un pochino di farina e con l'aiuto di un tarocco infarinato spostate l'impasto sulla spianatoia, anch'essa infarinata. 
Stendete l'impasto in un rettangolo e fate due serie di pieghe a libro (piegando in 3). Arrotondate quindi l'impasto pirlandolo bene ed accomodatelo in un contenitore che avrete unto di olio e che andrà conservato coperto, per un paio di ore a temperatura ambiente e prima di andare a dormire andrà trasferito in frigo in cui seguirà una lenta fermentazione.

Porcellane e tessuti GreenGate
Il giorno seguente (dopo 18-20 ore di fermentazione):
Tirate fuori dal frigo l'impasto e lasciatelo acclimatare almeno un paio di ore a temperatura ambiente. Il mio impasto rispetto alla sera prima era ancora cresciuto, di circa un terzo del volume!
Infarinate bene la spianatoia.
Spostatevi delicatamente l'impasto aiutandovi con un tarocco e sgonfiatelo delicatamente cercando di stenderlo in un rettangolo. Ricavate quindi sei strisce di impasto, e dividete ancora ogni striscia in 4 parti per formare la brioches, procedendo poi come nella foto del passo passo qui sotto. 



Ripeno:
Per preparare il ripieno, sbucciate le mele, tagliatele a spicchi e frullatele con il cacao e la marmellata che più vi piace (io ho usato quella di prugne che era l'unica fatta in casa che avevo, ma forse quella di pesche starebbe meglio). 
Ora stendete tutte e 4 le stricioline in piccoli rettangoli, come in (fig.1). Spalmate il ripieno e chiudete le striscioline avendo l'accortezza di sigillare bene altrimenti in cottura e in lievitazione vi si apriranno facendo uscire il ripieno. 
Passate dunque alla formatura della brioches, seguendo le figure qui sopra (fig.2,3,4)
Disponete le brioches così formate (fig.4) su una placca ricoperta di carta da forno e lasciatele in un luogo tiepido e ben coperte a lievitare ancora per un'oretta.
Accendete il forno e preriscaldate a 180°C.
Spennellate delicatamente le brioches con del latte e cospargete di zucchero prima di infornare. Cuocete per circa 30 minuti a 180°C o comunque fino a doratura
Controllate sempre il vostro forno durante la cottura e regolatene la temperatura.


Porcellane e tessuti GreenGate
Fiuu, alla fine è stato più lungo scrivere il post che farla.
Quasi quasi mi prendo un altro giorno di relax per rimediare ;)

Enjoy! E buona colazione a tutti!


  
Quanto sto trascurando questo mio piccolo spazio, ahimè e quanto mi manca poterci dedicare un po' del mio tempo!
La vita però scorre, e il tempo libero è sempre così poco. 
Spesso le incombenze quotidiane ci lasciano poco spazio alle passioni da coltivare ed è un vero peccato.
In ogni caso non demordo, sono certa che prima o poi troverò il modo di dedicarmi un pò di più anche a questo mio blog che tanto mi piace curare!
Mi manca un pò quel chiacchierare di cucina, il piacere di scoprire che qualche lettore curioso ha provato una ricetta e mi chiede qualche consiglio in merito, il passare tra le pagine di cucina delle amiche per sbirciare cosa di buono hanno preparato... ecco chi scrive come me, credo possa capirmi.
E poi ho in mente così tante ricette da provare, che oramai le bacheche di Pinterest non bastano più a riordinarle in categorie. 
Eppure continuo a ripetermi che prima o poi le proverò tutte, ma a trovarlo il tempo! 
Ok ora tolgo il disco delle lamentazioni da "portineria" e vi regalo invece questa ricetta.  
Semplice, ma che ci ha piacevolmente stupito per il suo delicato e piacevole accostamento di sapori.



Ingredienti: 
1/2 kg di coniglio disossato
1 piccola cipolla bionda
1 spicchio d'aglio
1 carota di grandezza media
1 zucchina piccola
1/2 peperone giallo
1 rametto di rosmarino
1 rametto di timo
1 rametto di santoreggia
3 foglie di salvia
1 foglia di alloro
1 cucchiaino di erbe di Provenza (essiccate)
1/2 bicchiere di porto
olio extra vergine di oliva qb
sale aromatizzato qb (da aggiungersi a fine cottura)



Procedimento: 
Lavate e pulite bene tutte le verdure e le erbe aromatiche, sbucciate lo spicchio d'aglio ed affettate sottilmente la cipolla.
Tagliate a dadini la zucchina, la carota ed il peperone e tagliate a metà i pomodorini.
In una casseruola a bordi alti, oppure meglio ancora, in una pentola di terracotta ponete la cipolla affettata, le erbe aromatiche, lo spicchio d'aglio e le verdure, lasciandole glassare a fuoco lento finchè non abbiano fatto fuoriuscire tutta la loro acqua di vegetazione e si siano leggermente caramellate. A questo punto aggiungete l'olio ed il coniglio tagliato a pezzi ben lavato ed asciugato e fate rosolare la carne a fuoco medio, fino a quando non sia un pò colorita. Rigiratela con l'aiuto di un mestolo di legno e lasciatela rosolare anche dall'altro lato. Quindi sfumate con il Porto (oppure con del vino bianco secco se lo preferite) e poi lasciatelo evaporare.
A questo punto abbassate la fiamma continuando la cottura a fuoco lento per 30-40 minuti circa aggiungendo un bicchiere d'acqua calda se necessario. Regolate di sale.
Servite il coniglio caldo con un rametto di timo fresco per decorare il piatto. 

Sperando sinceramente di non far passare un altro mese per regalarvi il mio prossimo post, vi dò appuntamento alla prossima ricetta.

Un abbraccio



Correva l'anno....
Ehm, ehm, qui a forza di non scrivere, mi inceppo già sull'incipit.
E questo già la direbbe lunga.
Meglio sorvolare va, tagliamo la testa al toro.
Bando alle ciance e ai convenevoli, passo subito al sodo.
La mia ricetta di oggi è quella presentata alla Galleria dei sapori Cirio lo scorso 25 giugno a Torino, ebbene sì esattamente un mese fa mannaggiammècome vola il tempo!
Insieme ad altre 11 compagne di squadra torinesi, abbiamo trascorso una serata piacevole e divertente, all'insegna del gusto e della qualità, grazie a Cirio e alla Città del Gusto di Gambero Rosso che hanno organizzato l'evento, rendendo possibile una divertente sfida tra appassionate di buona cucina italiana.
La sfida è stata preparare un piatto con i misteriosi ingredienti contenuti in una "Secret box", ovvero una cesta, rigorosamente coperta, una per ogni postazione culinaria, in cui Polpapiù è stata l'indiscussa protagonista.
Dopo l'aperitivo di rito per salutarci tutte e rompere un pò il ghiaccio, lo Chef Luca Ogliotti presenta la serata e dà il via alla gara per scoprire i nostri ingredienti segreti.
Dopo un inevitabile attimo di sgomento alla vista di qualsiasi ingrediente avessimo nelle nostre ceste, la tensione si è allentata e tra risate, assaggi e un clima davvero rilassato e divertente, tutte ci siamo messe all'opera. 
Prima un salto in dispensa per procurarci gli ingredienti necessari a realizzare la ricetta con gli ingredienti a nostra disposizione e poi "fiato ai fornelli" si comincia.


I due ingredienti della mia box non erano per nulla bizzarri, anzi.
Nessuna difficoltà di realizzazione quindi, il rischio se mai era essere banali e forse lo sono stata. 
Il tempo di pensare però non l'ho avuto e quindi ho reagito d'istinto, avevo del macinato di carne e la cannella, voi al mio posto che avreste fatto con il pomodoro? 
Polpette è stato il primo pensiero e la pasta fatta con le mie manine il secondo..
La ricetta per fare a mano le tagliatelle l'avevo già pubblicata e la potete trovare qui.
Per comodità e scorrevolezza di lettura ve la riporto comunque nuovamente.




Ingredienti:
Per le tagliatelle:
2 uova
200 gr (circa) di farina di semola
1 cucchiaio d'olio
1 pizzico di sale

Per le polpette al sugo:
500 gr di carne tritata (tritata mista manzo-maiale)
2 uova
3 generose manciate di parmigiano grattugiato
1 manciata di prezzemolo tritato finemente
250 gr di pan grattato 
sale aromatizzato
pepe qb
1 scatola di Polpapiù Cirio
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 spicchio d’aglio
olio extra vergine d’oliva qb
1 foglia di basilico fresco


Procedimento:

Per le tagliatelle:
Disporre la farina a fontana rompere al centro le uova, aggiungere il sale e l’olio ed iniziare ad impastare, fino ad ottenere un impasto bello liscio. Dopo aver infarinato bene la spianatoia, stendere la pasta formando una sfoglia sottile possibilmente meno di un millimetro, aiutandosi con il mattarello anch’esso ben infarinato. Ricavare le tagliatelle con l’aiuto di un coltello a lama liscia. Cuocere la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolare dopo qualche minuto e condire con il sugo.
Per le polpette al sugo:
In una capiente terrina mescolare bene il macinato di carne con le uova, il prezzemolo, il pangrattato, il parmigiano e la cannella, regolando di sale e pepe. Formare le polpettine con le mani leggermente inumidite e passarle nel pangrattato prima di friggerle in una padella antiaderente unta con qualche cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando le polpettine saranno ben dorate da tutti i lati aggiungere uno spicchio d’aglio, e la Polpapiù Cirio e lasciare cuocere ed insaporire le polpettine per 15-20 minuti a fuoco medio, rigirandole di tanto in tanto. Condire le tagliatelle fatte in casa con il sugo così preparato, impiattare e servire caldo.

Foto di Davide Bellucca
La serata si è splendidamente conclusa con un piccolo buffet che abbiamo degustato tutte insieme in allegria, al termine della sfida.
Lo chef ha premiato la vincitrice della nostra edizione Alessandra con le sue polpettine di ricotta, ma la foto di rito in ricordo della bella serata l'ha regalata a tutte!
Grazie Luca.
Ed eccoci qui, tutta la schiera di foodblogger torinesi, con il nostro attestato di partecipazione alla serata, belle sorridenti:

Foto di Davide Bellucca
Ancora un ultimo doveroso grazie a Maria Chiara Montera per avermi invitata a partecipare alla serata, a Cirio e La Città del Gusto del Gambero Rosso, al food artist 9 periodico che ci ha allietato con le sue opere d'arte e a tutte la amiche che ho avuto il piacere di riabbracciare e da cui sempre apprendo nuove ricette, nuove suggestioni e splendide idee. 
Grazie a tutti.

Alla prossima!