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Ed eccoci arrivati all'ultimo post dell'anno.
Il 2013 sta per salutarci e un nuovo anno si presenta come ogni nuovo anno, pieno di aspettative, speranze, e desideri!
Credo che l'animo umano sia per sua natura sempre alla ricerca, di qualcosa che completi in qualche modo le nostre vite.
Spesso però rincorriamo i minuti, i giorni le ore, senza curarci che la vita è ADESSO, come cantava Baglioni.
Ogni singolo attimo è prezioso, ogni istante che viviamo è unico ed irripetibile, non ritorna, sebbene a volte lo ignoriamo dando per scontate, solo per la loro ovvietà, tante piccole cose meravigliose che ci passano accanto nella nostra vita quotidiana.

Oggi scrivo in verde, come la speranza che spero non venga mai meno.
E vi regalo degli alberelli, non verdi, è vero, ma di zucchero, perché possiamo imparare ad addolcire la vita con i nostri pensieri.


Oggi scrivo in verde.
Volutamente.
Verde speranza.
Come i pensieri che vorrei scaturissero nel nuovo anno che ci prepariamo ad affrontare.
Verde come il mondo che vorrei di nuovo nostro, perchè tanto verde non lo è più: lo abbiamo adulterato con il nostro consumismo, con la smania di possesso invece del paziente e intelligente utilizzo delle preziose risorse che il nostro pianeta Terra ci mette generosamente a disposizione.
Verde come gli spazi aperti che auguro a mio figlio di riuscire ad amare e rispettare. In cui poter correre spensierato, ammirando ogni piccolo miracolo che la natura è in grado di offrire ai nostri sguardi diventati oramai ciechi.



Verde, sì. Nonostante tutto.

Il momento storico che stiamo vivendo non è semplice.
Ho sentito e visto cose urlate in nome di ideali e ideologie, che raccapriccianti è dir poco.
Non voglio regalarvi però pensieri tristi, anzi, voglio lasciarvi un augurio che mi viene dal cuore.
Che è quello di continuare a credere che
un "mondo diverso sia possibile", nonostante tutto.
Credere che sperare è meglio che rassegnarsi, che lottare e credere nei propri sogni è la strada giusta.

Perchè una mente aperta e libera è l'arma più potente che abbiamo, ed è quanto di più pericoloso possa esistere a dispetto di qualsiasi tipo di ideologia imperante ai giorni nostri.
Il rispetto, la tolleranza, la civiltà non passano mai attraverso la violenza e si costruiscono faticosamente con dedizione, confronto, ascolto e pazienza. Tutti siamo un tutt'uno..

Pensare positivo è la vera linfa della vita, attiva le nostre risorse, fisiche e mentali, dal liberare le endorfine all'indurre in noi sentimenti e sensazioni positive che sono il motore della vita!

L'augurio che faccio a voi, ma per prima a me stessa è di non banalizzare mai nulla, di non parlare per luoghi comuni, di non "immergersi" nelle folle, qualsiasi esse siano, ma di stimolare giorno per giorno il nostro senso critico, cercare di capire, di leggere in profondità gli eventi quotidiani in cui siamo coinvolti, per non restare in superficie e vivere tutto solo a metà.

Perchè anche i pensieri oggi sembrano usa e getta, e ciò che si dice oggi domani già non vale più!

Ecco spero che per noi non valga.
La coerenza sembra desueta.
Vi auguro invece di tenere la barra dritta, di non perdere il filo dell'essenza delle nostre vite, di parlare e dialogare con chi abbiamo vicino, anche se è diverso da noi, senza giudizi a priori, perchè spesso in un pensiero diverso dal nostro è racchiuso un prezioso insegnamento di cui potremmo far tesoro!
Aprire il cuore ad un confronto vero, non sempre solo al giudizio ed alla condanna, al chi urla più forte, al chi si impone, ai "so tutto io".
Diffido per partito preso da chi ha sempre la "verità in tasca", da chi ha solo soluzioni certe e non ha mai dubbi, da chi crede che ci sia un solo modo per salvare il mondo.
Perchè le possibilità e le vie sono molte, spesso complesse ed articolate, ma possibili, se solo imparassimo ad ascoltarle...
Allora amici che avete resistito e mi avete letto fin qui, vi auguro Buon Anno, un 2014 davvero Nuovo e diverso.

Il cambiamento che da anni auspichiamo di vedere nel mondo:
SIAMO NOI, ciascuno di noi.
Vi auguro di cuore di essere voi gli artefici del cambiamento che volete vedere nel mondo che abitiamo!
Auguri... i miei più sinceri per il nostro futuro.

E non perdiamo mai la speranza! Mai!

DEVI SAPERE TUTTO
Impara 
bambino a scuola 
impara 
uomo in carcere 
impara donna in cucina 
frequenta la scuola,
senza tetto procurati sapere 
tu che hai freddo affamato.
Non temere di fare domande 
verifica le cose che leggi 
ciò che non sai di tua scienza 
in realtà non lo sai.
(Bertold Brecht)



L'idea degli alberelli l'ho presa da qui.
Claudia e il suo Bistrot virtuale sono una vera delizia per gli occhi, passateci!
La ricetta che ho seguito per fare le meringhe però è la mia.
Come avevo spiegato in un mio vecchio post ho fatto a suo tempo tutte le sperimentazioni del caso ed ora la ricetta per le meringhe è collaudata e non la cambio più!
Ingredienti:
2 albumi
150 gr di zucchero a velo
palline di zucchero per decorare
Procedimento:

Montare gli albumi con lo sbattitore elettrico e aggiungere gradatamente lo zucchero a velo a più riprese, avendo l'accortezza di farlo in un recipiente posto su una pentola a bagno maria. Montare finchè la meringa sia bella lucida gonfia e calda. Allontanare quindi dal fuoco, continuando a montare fino a raffreddamento avvenuto. Occorreranno 15-20 minuti.
Mettere la meringa in una siringa da pasticcere con un beccuccio piatto e sistemare le meringhe formate su una placca ricoperta di carta da forno. 
Dare la forma di alberello e decorare con gli zuccherini.
Cuocere per circa 1 ora a 110-120 °C.
Aspettare che raffreddino prima di staccarli dalla teglia.
Ed eccoli qui gli alberelli:


Ancora auguri di Buon Anno a tutti voi e arrivederci al 2014!


 
Ed eccomi qui, senza smentirmi mai come al solito all'ultimo minuto.
Sebbene in ritardo, anzi in ritardissimo, volevo però, come promesso passare un attimo per lasciarvi almeno qui sul blog i miei più cari e sinceri auguri di Buone Feste.
Anche in questo mio piccolo spazio, a tutti voi lettori, agli amici agli avventori casuali che passeranno di qui il mio abbraccio speciale!
Come promesso nel mio ultimo post vi lascio ancora un’idea per la vostra tavola delle feste: il Pane di Babbo Natale.
Idea non mia, ma rubata da qui.
Sarà che sono rimasta un po’ bambina dentro, ma mi è piaciuto subito. Carina l’idea di fare un pane un po’ speciale, almeno nella forma, che potesse stupire il mio bimbo e anche tutti gli adulti che hanno conservato nell'animo un po’ di quello stupore e quella meraviglia che crescendo si perde strada facendo.
Vi lascio dunque questo pane che potrete mangiare così com'è naturalmente, oppure potete far seccare come ho fatto io ed usarlo come centro tavola.
Insieme al pane aggiungo i miei auguri per un Natale di pace e serenità con le vostre famiglie e le persone che amate.

Per farlo ho usato i miei scarti del rinfresco del lievito madre, ma nulla vieta che possiate usare una qualsiasi ricetta di pane che vi piace se ne avete una già collaudata.
Ingredienti:
250 gr di farina 0
60 gr di lievito madre (ho usato un esubero non rinfrescato)
120 gr di acqua
8 gr di sale
2 olive nere per fare gli occhi 
1 po' di concentrato di pomodoro per colorare naso e cappello
1 po' di tuorlo d'uovo per colorire le guance e la barba
Procedimento:
Sciogliete il lievito madre, aggiungete la farina e da ultimo il sale. Impastate fino ad ottenere un impasto omogeneo e ponete a lievitare coperto fino al raddoppio.
Stendete quindi l'impasto dando la forma al Babbo Natale come indicato qui.
Io ho colorato il cappello ed il naso con il concentrato di pomodoro e decorato con le olive nere per fare gli occhi. Ho spennellato le guance e la barba con il rosso d'uovo e poi infornato.
Cuocete per 20-30 minuti a 180 °C o comunque fino a che la barba sia dorata.
Buone Feste ancora a tutti voi, un caro abbraccio







Come tutti gli anni in questo periodo mi ritrovo a correre come una forsennata. 
Ad inseguire cose da fare, amici da salutare, cene e buffet da organizzare...
Insomma, niente da fare ogni anno ci provo a "giocare d'anticipo", ma poi gli ultimi giorni mi riduco allo stremo, aggiungo sempre qualcosa in più, infilo in mezzo ai miei già mille impegni, altri milioni di cose da fare, credendo di essere super-organizzatissima, di essermi già portata avanti coi lavori, ed avere ancora un sacco di tempo davanti e invece lui scorre imperterrito... 
Natale è alle porte e io continuo a correre!
Questi nocciolini volevo provare a farli già lo scorso anno, non appena li avevo visti sul blog della dolcissima Lory.
Avrei voluto, appunto, e come potete ben constatare nel frattempo è passato un anno! 
Qui in Piemonte sono famosi questi nocciolini, quelli di Bonfante in particolare, ma volete mettere la soddisfazione di farseli da sè?
Con santa santissima pazienza, si intende. 
Una sorta di esercizio zen, che mi sono regalata in questi giorni di frenesia pura.
E gli amici che li riceveranno dovranno apprezzarli moltissimo, che, in mezzo alle corse forsennate di questi giorni, mi sono fermata per un bel paio di ore per realizzare queste bellissime perline. Dedicate a loro dunque e a tutti voi che mi leggete naturalmente... 
A me così paiono: perline di zucchero e nocciole, no?
Da mangiare però, per cui ancora più carine!



Che ne dite sono carini questi nocciolini di Chivasso?
Così piccini da far tenerezza... 
Questi nel cuoricino, li voglio dedicare a Lory, dolcissima amica, con un grazie specialissimo per questa sua ricetta che ho cercato a lungo senza successo. 
Vediamo come si fanno.
Ingredienti:
200 g di zucchero semolato
100 g di nocciole tostate piemontesi
2 albumi




Procedimento:

Tritate le nocciole, in un mixer, (visto che ce l'ho, io ho usato il Bimby) riducendole in polvere finissima insieme allo zucchero.
Incorporate la polvere agli albumi posti in una casseruola a fuoco dolce e mescolate fino a ottenere un composto omogeneo.
Lasciate raffreddare. Importantissima fase il raffreddamento, pena la buona riuscita delle operazioni successive. Ho provato a lasciare il composto in frigo per un paio di ore e ho notato che i nocciolini vengono meglio. Quindi con una sacca da pasticceria con bocchetta liscia depositate delle piccole goccine di composto sulla placca da forno rivestita di apposita carta. Distanziatele perchè in cottura si espanderanno. E mi raccomando devono essere piccole piccole, delle goccine che per mia pignoleria ho misurato, sono di 4-5 mm!

Così:



Avete capito ora dove sta la pazienza??

Infornate in forno già caldo a 180°C e cuocete per 2 minuti.
Spegnete il forno e lasciate i nocciolini a rapprendersi per altri 4-5 minuti nel forno caldo.
Ma guardateli a vista! Una infornata me la sono giocata per un solo minuto di distrazione! 
Sono piccoli e quindi tendono a bruciarsi! 
Il colore dei nocciolini deve esser chiaro come quello in foto:



Con queste dosi ho riempito tre placche come quella in foto qui sopra, tre infornate insomma.
I nocciolini di Chivasso sono segnalati anche sul sito di Gente del Fud di cui faccio parte qui. Nella scheda del prodotto troverete altre note sulla loro origine.

NOTE PERSONALI:
Questi dolcetti tipici del Piemonte nati i primi dell'Ottocento sono fatti di soli 3 ingredienti, molto semplici, ma sapientemente combinati insieme. 
La loro storia e qualche altra informazione in merito potete leggerla direttamente qui sul sito del sopra già citato Bonfante, dove potrete anche degustarli. Inoltre potete acquistare i nocciolini di Chivasso originali, nei loro celeberrimi sacchettini rosa, oppure confezionati in bellissime scatole regalo.
In alternativa, dovete avere un'amica brava come me, che con santa pazienza li prepara e poi ve li regala! ^__^

Vi abbraccio sperando di riuscire a scrivere un altro post per lasciarvi i miei auguri di Natale, con un'idea carina per la vostra tavola!


A presto

Ci sono piatti della mia tradizione di famiglia che sono una vera e propria istituzione in certi periodi dell'anno. E in inverno la scarola così preparata si può tranquillamente annoverare tra questi piatti.
Mia nonna era solita prepararla in questo modo, e talvolta con l'impasto della pizza, ne faceva anche una pizza ripiena: la famosa pizza di scarola, davvero deliziosa. 
Faceva spesso anche l'indivia "ripiena" allo stesso modo, la legava nascondendo al suo interno tutto il buon ripieno. L'indivia però rimane un pochino più amara, mentre la scarola è dolcissima, tant'è che preparata così, l'ha divorata anche il mio piccino di casa.
Una ricetta tipica napoletana, molto semplice da fare eppure trovo sia davvero squisita, per cui voglio suggerirvi la ricetta.
La verdura sulla nostra tavola non manca mai, ma mi accorgo che non la considero quasi mai degna di nota qui sul blog. 
Forse perchè non è certo così scenografica e fotogenica come tanti altri piatti, ma non importa, la bontà in questo caso supera di gran lunga la bellezza, per cui oggi faccio un'eccezione e la pubblico, perchè vi assicuro che vale davvero la pena di provarla.


Ingredienti:
1 grosso cespo di scarola
2 manciate di olive (io ho usato le taggiasche, mia nonna invece metteva le saporite olive nere cotte nel forno che faceva lei...)
2 cucchiaini di capperi
2 cucchiaini di pinoli
2 cucchiaini di uvetta sultanina
3 filetti di acciuga
1 cucchiaino di origano secco
1 spicchio d'aglio 
1 pizzico di peperoncino (se piace)
3 cucchiai di olio extra vergine di oliva 

Procedimento:
Lavate accuratamente il cespo di scarola, privatela del torsolo, separatene le foglie e fatele appassire in una padella antiaderente precedentemente riscaldata con uno spicchio d'aglio e tre cucchiai di olio extra-vergine di oliva. Nel frattempo fate ammollare l'uvetta in una scodellina con acqua tiepida. Non appena la scarola sarà appassita, aggiungete mezzo bicchiere d'acqua in cui scioglierete i filetti d'acciuga. Aggiungete quindi il resto degli ingredienti, l'origano, l'uvetta già ammollata, i capperi, i pinoli e le olive e lasciar stufare facendo insaporire ancora un pochino, fino a quando l'acqua di vegetazione si sia consumata del tutto. Regolate di sale e peperoncino (se piace) e servite bella calda.
Se ve ne avanza provate a farci la pizza, una sorta di calzone farcito, verrà proprio deliziosa!

Vi abbraccio e vi dò appuntamento alla mia prossima ricetta



Questa ricetta voglio dedicarla ad una persona davvero speciale.
Una piccola (ma solo di statura eh) grande donna, Oretta.
Signora meravigliosa con una tempra e una vivacità di spirito d'altri tempi a dir poco invidiabili. Insomma un concentrato di energia pura, che nonostante tutto il suo immenso sapere non è stanca di mettersi in gioco ed imparare ancora, tanto che si laurerà tra pochi giorni per la seconda volta: grandiosa Oretta! 
Ho avuto l'immensa fortuna di conoscerla esattamente un anno fa qui, sebbene per puro caso e l'empatia con lei è stata da subito prorompente e contagiosa.
Mi incanto ogni volta a sentirla parlare sempre con tanto entusiasmo passione e competenza. Eh sì ogni volta, perchè le cose che sa e come le racconta sono una ventata di aria fresca in un mondo sempre più costernato di luoghi comuni e pressapochismo. E invece, credetemi non è sempre così per fortuna.
Oggi infatti vorrei spezzare una lancia in favore dell'amicizia, perchè è possibile e non ha età. In favore dell'ONESTA', della gratuità, della genuinità, della condivisione vera di una passione comune, della diffusione della cultura del cibo e non solo, della gioia di essere se stessi e di aver trovato un'amica che ti stima sinceramente per come sei! 
Sebbene doti rare, esistono ancora.
Grazie Oretta, non solo per le cotogne di Babbo Carlo che mi hai regalato e hanno reso concretamente possibile la realizzazione di questa ricetta, ma per tutto quanto di bello hai condiviso con me e mi hai regalato fino ad oggi: preziosissimi consigli inclusi.
Sinceramente e pubblicamente: grazie!
E una scatolina di queste gelatine, direi che per Natale ti spetterà di diritto: 



Ad essere sincera l'idea di fare le gelatine di frutta per regalarle agli amici a Natale mi era balenata già dall'anno scorso. Ci avevo anche provato, ma il risultato non mi aveva soddisfatta pienamente, soprattutto per il fatto che avevo usato addensanti chimici, che non sono tanto nelle mie corde. 


Così appena ricevute in dono queste: 



mi sono detta: "Quale miglior alleata se non la mela cotogna?"
Certo per le gelatine è perfetta, perchè è una mela ricchissima di pectina un "gelificante" naturale e preziosissimo. 
Così mi sono subito messa all'opera.
All'assaggio non aspettatevi però il gusto stucchevole delle gelatine comprate, queste avranno il tipico retrogusto della mela cotogna, leggermente acidula, che però ben contrasta con il dolce dello zucchero e della frutta. 
Gelatine perfette a mio avviso, non certo solo sciroppo di glucosio puro e coloranti, ma un concentrato di frutta vera!
Come sapete non essendo troppo amante dei dolci sono parca con lo zucchero, ma se vi piace molto il dolce aumentatene la quantità della ricetta. Insomma provatele e poi mi direte.



Come si vede nella foto qui sopra, ne ho fatte di varie forme, aiutandomi con gli stampini in silicone per cioccolatini. A forma di cuore, di fiorellino, tonde ed infine a forma di alberello, quelle al gusto kiwi, anche se non sono rimaste verdi come immaginavo, ma solo un pochino più scure delle altre. Ad ogni modo, graziosissime! 
Nel vassoietto qui sopra sono appena sformate prima di essere "impanate" nello zucchero.
Il mio cucciolo ne ha divorate un sacco, tanto che ho dovuto toglierle dalla vista, altrimenti altro che a Natale, non arrivano nemmeno alla prossima settimana! 



Per i bimbi ovviamente sono una vera leccornia, ma almeno sono genuine e fatte in casa, oltre ad essere anche un'idea regalo proprio carina per il Natale.
State pensando ai menù per le feste? E a qualche regalino fatto con le vostre manine? Insomma siete quasi pronti per il Natale che è alle porte?



GELATINE DI COTOGNATA ALLA FRUTTA
Ingredienti:
1,5 kg di mele cotogne
il succo di un limone
800 gr di zucchero
2 bicchieri d'acqua
1/2 bicchiere di sciroppo di amarene + 50 gr di zucchero
1/2 bicchiere di centrifugato di kiwi (ne ho frullati 2)+ 50 gr di zucchero
1/2 bicchiere di succo di clementine (io ne ho spremute 3)+ 50 gr di zucchero
zucchero semolato qb per "impanare le gelatine"
stampini in silicone per cioccolatini per formare le gelatine

Procedimento:
Per prima cosa preparate una capiente casseruola in cui porrete due bicchieri d'acqua con il succo di un limone (io ho usato una clementina perchè il limone non l'avevo). 



Lavate bene tutte le mele ed asciugatele strofinandole con un canovaccio. Tagliatele a piccoli pezzi senza sbucciarle, ma privandole di torsolo e semi e ponetele nella casseruola (foto A) facendole cuocere a fuoco medio fino a che siano morbide e rimestandole si ridurranno in purea. A me sono occorsi 20 minuti.
Frullatele ancora calde (per farlo io ho usato il Bimby) fino a che otterrete una purea fine (foto B)  
Trasferitele nuovamente nella casseruola con lo zucchero. 
Fatele cuocere a fuoco basso per 40-50 minuti rimestando con cura con un cucchiaio di legno di tanto in tanto fino a quando non assumano un bel colore caramellato (foto C)
A questo punto ho utilizzato: sciroppo di amarene, clementine e centrifugato di kiwi (foto D), ma voi potreste anche cambiare e scegliere la frutta di vostro gradimento. 
Ho diviso la cotognata già cotta in tre casseruole a cui ho aggiunto rispettivamente lo sciroppo di amarene, il succo di clementine ed il centrifugato di kiwi più altri 50 gr di zucchero in ciascuna casseruola. Ho cotto nuovamente la cotognata per altri 10 minuti per riportarla alla giusta consistenza. 
Versate ora la cotognata di frutta ai vari gusti, negli appositi stampini in silicone livellandone bene la superficie e fateli cuocere ancora in forno per 30 minuti a 120-130 gradi in modo che asciughino bene.
Lasciate raffreddare completamente le gelatine prima di sformarle.
Dopo averle sformate le ho lasciate asciugare accanto al termosifone per altri due giorni, prima di "impanarle" nello zucchero semolato. 
E' stato più lungo scriverlo che farlo, vi assicuro che è davvero una preparazione semplice e di grande effetto.

CURIOSITA':
Mi diceva Oretta, che un tempo le case nobiliari e le famiglie più abbienti possedevano appositi contenitori con uno stemma o un disegno particolari, caratteristici della loro casata di appartenenza, che utilizzavano per colare la cotognata. Così che quando veniva sformata rimaneva impresso "il marchio di famiglia".

E direi che per oggi vi ho già tediato a sufficienza. 
Vi abbraccio dandovi appuntamento alla prossima ricetta






E no, ma che avete capito, non parlavo mica della mia testa sapete, ma di una zucchetta di pane! ^___^
E sì appena ho visto questa idea qui, ho pensato subito che dovevo replicarla. 
In realtà più che altro ho copiato la forma del pane, per la ricetta sono andata a sentimento, l'ho adattata alle mie esigenze perchè ovviamente volevo utilizzare il mio lievito madre, copiando solo la zucchetta, che mi è sembrata un'idea carinissima. 
Come al solito le cose da fare sono mille, i giorni volano senza che ce ne accorgiamo (incredibile: ma siamo già quasi a fine novembre???) e il mio pane alla zucca rimaneva lì a mezz'aria, soltanto un'idea balzana nella mia testa (ehmmm... ok, ok diciamo le cose come stanno: UN TARLO!!) 
E così l'altra sera, mi sono detta: 
"Ma senti un pò, tempo a disposizione o no si deve fare questo pane alla zucca, eh, trova il modo" 
Che poi voi non lo sapete, ma a proposito di zucche qui, la mia sapeste quanto è dura... e se mi metto in testa una cosa io...
Insomma, di buona lena, mi sono decisa ad impastare questo pane. 
Per gestire meglio i tempi di lievitazione, ho fatto una biga la sera prima ed il giorno dopo, eccole qui servite le mie zucchette di pane:

Devo dire con grande soddisfazione, un ottimo coreografico e profumatissimo pane alla zucca è uscito dalla mia cucina. 
Ma non paga di tutto ciò, ci ho messo il mio zampino e l'ho fatto diventare una bella coccottina edibile. 
Mi piace molto l'idea di mangiare sia il contenitore che il contenuto. L'avevo già fatto una volta, e la mia idea della coccottina edibile questa qui, era stata premiata con il Contest della Pivetti. 
Stavolta però, invece della pasta brisè ho usato questa zucchetta di pane, l'ho scavata e ci ho servito dentro una vellutata delicatissima. 
E mica una vellutata qualsiasi. E no, una vellutata preparata con un altro vezzo che da mesi inseguivo... LA CAROTA NERA! 
Anche se una volta cotta più che nera direi che sembra viola.
in ogni caso è proprio carina non vi pare?



E sì, ci vuole così poco a volte per farmi felice! 
Basta una carota... nera però! Ahaahah!
Volete sapere come si fa la zucchetta? Allora seguitemi dai.
La ricetta della vellutata di carote invece la trovate qui.



Ingredienti:
30 gr di lievito madre (rinfrescato il giorno prima)
200 gr di acqua tiepida
400 gr di farina 0 oppure farina per pane
200 gr di zucca già lavata e pulita
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
un cucchiaino di sale fino
latte qb per spennellare
spago da cucina per dare la forma di zucca



Procedimento:
La sera prima (biga): 
Spezzettare il lievito madre in una terrina sciogliendolo bene in 100 gr di acqua tiepida. Poi aggiungere 50 gr di farina e impastare bene fino ad ottenere una palla liscia ed omogenea. Coprire la terrina sigillando bene con una pellicola per non fare seccare l'impasto e coprire con un canovaccio. Lasciare lievitare tutta la notte a temperatura ambiente.
Zucca:
Affettare sottilmente la zucca, disporla su una placca rivestita di carta da forno e farla cuocere per 15-20 minuti a 200°C. A cottura ultimata mettere da parte e tenere in frigo fino al giorno dopo.



Il giorno successivo: 
Sgonfiare l'impasto lievitato durante la notte, spezzettarlo e scioglierlo bene nella restante acqua tiepida (100 gr). Aggiungere la restante farina (350 gr), la zucca già cotta e frullata in un mixer, l'olio e da ultimo il sale. Impastare molto bene aggiungendo un pò di farina se la zucca rendesse l'impasto troppo appiccicoso e poi sbatterlo bene sulla spianatoia fino a quando l'impasto sarà ben lisciato. Fare una palla, oliare una terrina e lasciare rilievitare coperto fino al raddoppio (a me sono occorse 3 ore). Ora oliare bene la spianatoia su cui trasferire l'impasto, spezzarlo in piccoli pezzi e procedere alla formatura (vedi foto del passo-passo). Per prima cosa sigillare bene sul punto di taglio, sgonfiare delicatamente l'impasto (usando le dita di piatto e non i polpastrelli che romperebbero gli alveoli formatisi durante la lievitazione), formare un rettangolino e arrotolare nel senso della lunghezza prima, poi appiattire bene nuovamente, girare di 90 gradi e arrotolare di nuovo nel senso della larghezza (come mostrato nelle foto dei riquadri qui sopra). Arrotondare bene l'impasto per formare una pallina. Legare con lo spago come in foto, per 6-8 volte in modo da sagomare la forma della zucca. Disporre sulla teglia ricoperta da carta forno e lasciare riposare coperto per 1 ora a temperatura ambiente. Spennellare delicatamente le zucchette ottenute con un pò di latte ed infornare. Accendere il forno a 200°C e cuocere il pane per 30 minuti.

Un abbraccio a tutti e arrivederci alla prossima ricetta



In questa stagione uno dei miei comfort food preferiti sono le vellutate. Adoro le vellutate, ma anche le zuppe di legumi, i passati di verdura, le creme, insomma in qualsivoglia modo sia declinato, mi piace gustare un bel piatto di minestra calda in autunno, perchè per me è davvero sinonimo di benessere: un gran piacere!
Sulla nostra tavola non mancano davvero mai una zuppa o una minestra calda, la sera soprattutto, ma confesso che la mangio senza problemi anche a pranzo e cena rinunciando tranquillamente alla pasta!
Questa vellutata di carote viola è di rapidissima esecuzione, l'ho preparata con il Bimby, che rende la preparazione davvero un'inezia. Se però non l'avete potete tranquillamente cuocerla in una pentola qualsiasi e poi passarla con il minipimer.
Ho pensato di servirla in un modo un pò originale, dentro un pane alla zucca a forma di zucca. La ricetta del pane la trovate qui.


Ingredienti:

1 scalogno
5 carote nere
3 patate piccole
1 foglia di alloro
4 bacche di coriandolo
1 pizzico di noce moscata
olio extravergine di oliva qb




Procedimento:
Affettare sottilmente uno scalogno metterlo nel Bimby (oppure in una pentola) con due cucchiai d'olio extravergine di oliva e farlo soffriggere per 5 minuti a 100°C velocità 3. Sbucciare e lavare le carote e le patate, e ridurle in pezzi non troppo piccoli. Aggiungerli  nel boccale del Bimby. Mettere una foglia di alloro, il coriandolo, la noce moscata e coprire appena con dell'acqua. Chiudere il boccale e cuocere a 100°C per 30 minuti a velocità 3. 


Trascorsa mezz'ora sarà pronta. 
Frullare quindi bene tutto per 1 minuto a velocità 8 per ottenere una vellutata bella cremosa. Regolare di sale e servire se vi piace nelle zucchette di pane. La ricetta del pane alla zucca la trovate qui.


NOTE PERSONALI:
Appena ho visto questa carote nere, non ho resistito alla tentazione di comprarle! Avevo letto della loro particolarità, ovvero che sono ricche di antociani, potenti antiossidanti naturali presenti anche nell'uva e in tutti i frutti scuri (mirtilli, prugne etc,) cui conferiscono la tipica colorazione viola, oltre ad essere ricche di preziose vitamine del gruppo B e sali minerali.
Un motivo in più per non farsele scappare.

Un abbraccio a tutti e arrivederci alla prossima ricetta!