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C'è chi si innamora al primo sguardo di un gioiello e viene colto da un irrefrenabile desiderio di comprarlo, chi di un paio di scarpe, di una borsa, di un vestito... e chi invece si innamora perdutamente di una ricetta e non trova pace fintanto che non riesce a replicarla.
E non può trattenersi dal rifarla immediatamente!
Ecco, avrete certamente capito in quale categoria devo essere annoverata, vero? 
E non che non mi possa innamorare di tutte le altre cose sopra elencate prima della ricetta, eh, ma diciamo che con il cibo l'innamoramento accade molto più di frequente!
Questa che oggi vi propongo mi ha fatta capitolare al primo assaggio, o forse dovrei dire al primo sguardo. 
Che colore meraviglioso!
L'autrice di questa composta è una mia carissima amica: Maruska, ottima cuoca con tante meravigliose idee, con cui spesso mi confronto, ma soprattutto mi diverto a cucinare per deliziare i palati dei nostri amici a cena.
Grazie di cuore Maru, per avermi passato questa ricetta!



La mia mamma mi ha insegnato a fare la marmellata con le cipolle di Tropea, che faccio sempre, e ho anche già postato.
La trovate qui.
Questa composta me la ricorda, è una versione simile, ma con l'aceto.

Ingredienti:
1 kg di cipolle rosse
2 cucchiai di aceto
1 cucchiaio di miele (o zucchero)
1 foglia di alloro
1 pizzico di sale
2 cucchiai di olio extravergine di oliva



Procedimento:
Dopo aver sbucciato le cipolle affettatele sottilmente e fatele stufare in una casseruola antiaderente con un giro d'olio extra vergine di oliva ed una foglia di alloro, facendole "sudare" fino a quando non saranno appassite. Quindi sfumatele con l'aceto, aggiungete il miele e lasciatele caramellare per qualche minuto. Aggiustate di sale ed "invasettatele" ancora calde. 
Potrete conservarle in frigo ben chiuse nel barattolo.
Se intendete conservarle per lungo tempo, procedete a sterilizzare i vasetti ben chiusi facendoli bollire avvolti in un canovaccio per una ventina di minuti.

Per oggi è tutto, ma prestissimo scoprirete come ho deciso di accompagnare queste cipolle dal gusto così particolare!

Un abbraccio a tutti






Da quando, dopo la mia partecipazione ad un suo meraviglioso corso di fotografia food, la dolcissima Pippi, mi ha invitato ad utilizzare Pinterest, confesso che mi si è aperto un mondo!
Come ho già più volte ribadito in queste mie pagine, non sono molto "social", quindi l'idea di iscrivermi ad un ennesimo social network per poi non usarlo, non mi aveva particolarmente entusiasmata!
Peccato però che io sia una curiosona e sia andata a sbirciare...
ecco da allora è un pazzo girovagare tra le bacheche di tutti gli utenti a caccia di idee e suggerimenti per le mie ricette e non solo!
Questi sfiziosi stuzzichini sono stati un colpo di fulmine, arrivato dritto dritto da Pinterest, precisamente da questa foto qui.
Subito mani in pasta quindi per riprodurre la ricetta, a modo mio però.
Uh già, con la pasta madre, certo!







Ingredienti:
80 gr di esubero di levito madre
250 gr di farina 0
100 gr di acqua
7 gr di sale
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
2 cucchiaini colmi di basilico secco
2 cucchiaini di origano secco
100 gr di feta
2 pomodorini secchi triturati
3 cucchiai di olive nere
paprica dolce a piacere per la superficie dopo cotti


Procedimento:
Per prima cosa ho sciolto accuratamente il lievito madre nell'acqua tiepida. Poi nel mixer ho frullato per pochi secondi la feta e le olive nere per ridurle a pezzetti non troppo piccoli. Ho aggiunto basilico ed origano mescolando bene, i pomodorini secchi e da ultimo il sale. Sulla spianatoia ho fatto la fontana con la farina e al centro ho versato il lievito sciolto e poi tutti gli altri ingredienti triturati al mixer, ho impastato bene, ho infine aggiunto i 3 cucchiai d'olio e ho lavorato l'impasto fino a lisciarlo come in foto.
Ho riposto l'impasto in una ciotola unta d'olio, ho coperto con pellicola e lasciato a riposare in un luogo tiepido senza correnti d'aria fino al raddoppio. Ho trasferito l'impasto sulla spianatoio e ho steso in due step, prima una metà dell'impasto e poi l'altra ottenendo due teglie di questi salatini.
Ho steso la prima metà dell'impasto con l'aiuto di un mattarello in una sfoglia sottile un paio di millimetri e poi ho tagliato con la rotella per ottenere i bastoncini. Li ho sistemati su una teglia ricoperta con carta da forno e proceduto nel medesimo modo con la seconda metà dell'impasto. Ne frattempo ho acceso il forno e portato a 250°C e una volta ben caldo ho infornato i salatini che ho cotto per 15-20 minuti.
Una volta sfornati alcuni li ho spolverati con paprica dolce. 


Con questa ricetta partecipo molto volentieri al bellissimo contest di Monique di Mielericotta:

www.peronisnc.it

perché adoro il suo blog ed anche perchè il fingerfood, è la mia passione!
Le sue ricette sono sempre deliziose, e poi sono una garanzia!
Le ho sempre riprodotte con successo!
I premi in palio per i vincitori del contest sono carinissimi ed offerti da Peroni

Per conoscere il regolamento completo leggete qui.
E per finire, ecco come si presenta l'interno dello stuzzichino:


Un abbraccio a tutti ed alla prossima ricetta:



L'ispirazione per questa ricetta è arrivata da qui.
Il colore arancione di questa crema mette allegria e buon umore solo a guardarla e avere il sole nel piatto non è cosa da poco!
La cromoterapia funziona, anche a tavola, ve lo assicuro.
E per chi come me non può fare a meno delle verdure e vuole declinarle in un modo un po' diverso dal solito, consiglio di provare questa crema.
Semplicissima nell'esecuzione, poco calorica, ma davvero ottima.
 
 
Ingredienti:
1/2 cipolla bionda
700 gr di carote
2 patate piccole
2 cucchiai di farina di mandorle
5 foglie di salvia fresca
1 cucchiaino raso di sale grosso
1 pizzico di noce moscata
olio extra vergine di oliva
crostini di pane (a piacere)
 
Procedimento:
Sbucciare e lavare tutta la verdura: la mezza cipolla, le carote e le patate, tagliarle a pezzi grossi e porle a cuocere in una pentola capiente ben coperte d'acqua, con il sale, la salvia e le mandorle. Far bollire per circa mezz'ora. Trascorso questo tempo, ridurre in crema frullando tutto con un frullatore ad immersione.
Se vi piace, aggiungete anche un pizzico di noce moscata.
Servire con crostini di pane, qualche foglia di salvia e un filo d'olio a crudo.
Semplice, dietetica, ma davvero saporita.
 
Felice settimana, a presto
 
 

 
Le chiacchiere... Oh quanto mi piacciono! 
No no, non sto parlando di queste che vedete oggi qui sul blog eh, ok certo sono buone anche queste, ma in realtà parlavo delle chiacchiere che si scambiano con gli amici, con la mamma, i fidanzati, per la strada...
Insomma, le chiacchiere, quelle lì, avete capito, no?
Sono sempre stata una gran chicchierona fin da piccola, tanto che la maestra mi diceva che da grande potevo tranquillamente fare l'avvocato tanta era la mia parlantina.
Non ci ha preso, non sono diventata avvocato, ma la favella mi è rimasta eccome!
Sì sì, quella non mi manca di certo! 
Non sono una di quelle che ha difficoltà a trovare un argomento di conversazione, nemmeno con uno sconosciuto! 
Non so perchè, ma le chiacchiere mi mettono allegria. A voi no?
Sarà per questo che vanno giusto bene anche per concludere il carnevale in questo martedì grasso?
Sarà! 
A Torino a dire il vero le chiamiamo "le bugie", e per la verità le ricette di questi dolci di carnevale sono molteplici e si assomigliano un pò in tutta Italia.
Per carnevale si frigge dal nord al sud e i dolci tipici vengono indicati con svariati nomi: frappe, sfrappe, bugie, chiacchiere, cenci, crostoli, galani, etc, 
Ricette simili, per questi dolci fatti con due ingredienti base: farina e uova, variamente declinati poi sfogliati e fritti. 
La resa però non è la stessa, cambiano a seconda della ricetta la loro consistenza e la friabilità.
Quest'anno ho voluto provare a fare delle sfogliette sottilissime, che si cuocessero davvero molto rapidamente, e restassero il meno unte possibile.
Volevo restassero leggere e molto friabili. 
Credo di esserci riuscita, ma sono sparite tutte prima di subito!
Armatevi di pazienza perchè se riuscite a stenderle sottili sottili, con questa dose ne vengono moltissime: un bel vassoio pieno.



 Ecco la ricetta che ho seguito:
Ingredienti:
250 gr di farina 00
25 gr di zucchero
25 gr di burro morbido a pezzetti
1 uovo intero
80 gr di brandy (circa un bicchiere)
1 pizzico di sale
abbondante olio di arachidi per friggere o meglio ancora lo strutto (che ha un migliore punto di fumo!)
zucchero a velo o semolato per cospargere la superficie


Procedimento:
Per prima cosa sulla spianatoia ho fatto la fontana con la farina ed al centro ho messo il burro tagliato a pezzetti, poi ho sabbiato la farina con il burro, lavorandolo bene con la punta delle dita.
Successivamente ho aggiunto lo zucchero, un pizzico di sale, l'uovo ed il brandy ed ho lavorato energicamente l'impasto fino a lisciarlo bene. Dovrà essere elastico e morbido, ma non appiccicoso. Infine ho formato una palla che ho poi subito coperto con pellicola per evitare che si seccasse.
Ho preso un pezzo di impasto alla volta e l'ho steso con il mattarello in una sfoglia sottilissima. 
Quando riuscivo, sottile anche meno di un millimetro! 
Voi ovviamente potete utilizzare la nonna papera a cui i più fedeli lettori del blog sanno che sono allergica! 
Comunque le stendiate, sappiate che più riuscirete a farle sottili e più vi si gonfieranno in cottura restando sottili e friabilissime! 
Vi mostro anche come appariranno al loro interno:



Ho infine tagliato delle losanghe che ho man mano fritto in abbondante olio già bollente, friggendone solo un paio alla volta per non più di 30 secondi per lato. 
L'ho subito messe a scolare su carta assorbente e una volta fredde le ho cosparse con un pò di zucchero semolato. 
Se vi piace di più potete usare lo zucchero a velo.

Infine per chi avesse voglia di spulciare tra le mie vecchie ricette di carnevale, ecco un piccolo revival fotografico delle ricette già pubblicate qui sul blog, che ho proposto negli anni passati e che potrete trovare nella sezione delle mie ricette.


Gnocchetti multicolor

Le castagnole
Ceci ripieni di Sulmona
Le bugie


Mini krapfen al cioccolato



Un abbraccio a tutti, alla prossima!





Ci sono ricette che per anni sono state il mio cavallo di battaglia, ma che da quando ho aperto il blog, chissà perché ho praticamente dimenticato. 
Sempre alla ricerca di nuove ricette e nuove idee, le ho involontariamente archiviate.
Queste polpettine ne sono un esempio.
"Ma come, non le hai ancora messe sul blog?" 
Mi ha domandato stupito il consorte giorni fa.
Un vero peccato, ha ragione.
Credo valga la pena trovare un posticino per loro anche qui, per farle entrare degnamente nel mio ricettario online. 
Chissà, potrebbero tornare utili anche a voi, per l'uso versatile che potrete farne.
Più di una volta mi hanno risolto un aperitivo, servite con un buon calice di prosecco. 
Ideali se allestite un buffet, idea carina per un fingerfood.
Possono essere mangiate calde, e servite come secondo piatto magari accompagnate da una fresca insalatina, ma sono ottime anche fredde, per un pic-nic ad esempio.
Potete optare per la versione fritta o per una cottura in forno ancora più salutare.
Insomma sono davvero un buon asso nella manica: da farsi.


Vi lascio la ricetta, che è davvero semplicissima:
Ingredienti: 
(dosi per circa 60 polpettine)
2 patate lesse di grandezza media
300 gr di tonno in scatola
2 uova
2 fette di pane casereccio
1 manciata di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
le zeste ed il succo di un piccolo limone non trattato
pangrattato qb
olio per friggere (se optate per la cottura in padella)


Procedimento:
Schiacciate bene con i rebbi di una forchetta le patate lesse, aggiungetevi il tonno sgocciolato, il pane sbriciolato, le zeste di un limone non trattato (altrimenti mangerete anche i pesticidi), il prezzemolo e l'agio sminuzzati finemente ed amalgamate bene. Aggiungete il formaggio, l'olio ed il succo di limone, 3-4 manciate di pangrattato e le uova sbattute, amalgamando bene fino a quando il composto risulti ben legato e non troppo umido. Regolate di sale. Se necessario aggiungete ancora un po' di pangrattato. Inumiditevi le mani e formate le polpettine, che passerete nel pangrattato. 
Ora potete friggerle in padella con abbondante olio ben caldo finchè non risultino dorate, oppure cuocerle in forno a 200°C per 20-25 minuti, girandole a metà cottura. 

Vi abbraccio, felice settimana:


Ci sono appuntamenti che sanno nutrire nel profondo.
Non solo il corpo, ma anche il cuore, i sensi, la mente.
Appuntamenti che solleticano il palato, che non sono solo gioia per gli occhi, ma anche per la mente.
Spalancano mondi nuovi, ampliano i nostri ristretti orizzonti, consolidando magari alcune certezze, ma sono anche in grado di regalare stimoli nuovi, nuove prospettive, opportunità e tante altre piacevoli emozioni.
Credo che Identità Golose per me sia stato un pò tutto questo e certamente anche più di questo.
Un appuntamento a cui non ho voluto mancare, e ho fatto bene. 
Peccato solo sia stato troppo breve. 
Nonostante tutta la mia buona volontà, non sono riuscita a seguire tutti gli interventi che avrei voluto. Ho presenziato solo il 10 febbraio e gli appuntamenti interessanti erano moltissimi.
Purtroppo per me molte sessioni a cui avrei voluto presenziare si sono svolte in contemporanea in sale diverse. 
Il dono dell'ubiquità non lo possiedo, per cui mi sono arresa e ho dovuto scegliere. Con un pò di rammarico, lo ammetto, per essermi persa qualche "golosa intelligenza" per strada! 
Non si poteva però fare diversamente. 
Per fortuna c'è il web che consente di recuperare almeno in modo virtuale, qualche intervento perso.
Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina, ideato da Paolo Marchi e quest'anno giunto alla sua decima edizione.
Il tema di quest'anno era una Golosa Intelligenza.



La mia tabella di marcia è iniziata in un modo meraviglioso, perchè mi sono subito fatta un bellissimo regalo, sebbene già con un  primo rammarico.. 
Scelta dettata dal cuore, e dalla mia grandissima stima ed ammirazione per quest'uomo: 
Moreno Cedroni che ha raccontato la sua "Identità di birra" 


Una birra protagonista del suo menù dall'aperitivo al dolce, declinato ad arte, che ho apprezzato, ammirato e degustato con immenso piacere. Per contro mi sono persa a quanto pare un grandissimo Niko Romito, che avrei ascoltato con altrettanto piacere, ma la sua sessione si svolgeva purtroppo proprio in contemporanea.
Inusuale e particolarissima la scelta del cocktail di benvenuto di Moreno che inizia il suo menù con un sake alla birra servito in accompagnamento con un alchechengi intinto nel miele a stemperare l'amaro della birra usata "come cubetto di ghiaccio" nel sakè.
Il secondo piatto composto da due soli bocconcini, ma dal sapore davvero delizioso: una pluma di maiale iberico con salsa di finocchi e arancia con aglio nero, servita con schiuma della birra in accompagnamento. 
L'idea di utilizzare un aereatore per acquari per riprodurre la schiuma della birra l'ho trovata geniale e non solo io, visto che le due ciotole di "schiuma da bagno" messe sul tavolo in bella vista hanno incantato la platea ancora prima dell'inizio della degustazione!
L'aglio nero che sporcava il piatto, è stato fatto girare in sala da Moreno perchè ne apprezzassimo le sue note di oliva nera e liquirizia.
La chiosa poi è stata davvero degna di nota. Come lo stesso Cedroni sottolinea non è facile utilizzare la birra in un dolce, poichè non si deve snaturarne il gusto.... amaro.
L'idea di questo dolce, racconta, nasce nel suo susci bar del Clandestino dove la birra accompagna spesso i suoi piatti, guardando la spiaggia del suo mare marchigiano, seduto al tavolino sorseggiando una birra e mangiando noccioline. Ecco dunque la proposta dolce di Cedroni: un pan di spagna cotto al microonde, poi essiccato in forno a 70°C in accompagnamento ad una gelatina di birra, fatta in purezza addensando solo la birra che mantiene quindi intatte tutte le sue caratteristiche. 
Il segreto è calibrare con sapienza le dosi degli ingredienti utilizzati. Il gelato al burro di arachidi servito sul pan di spagna, vi assicuro era davvero spettacolare!
Dopo questo inizio di congresso così appagante non potevo mancare ad un appuntamento, che come potete immaginare, mi stava particolarmente a cuore: la panificazione.
Mi sono quindi spostata di sala per andare a sentire una lezione di "Identità di Pane" tenuta da due donne meravigliose.
Roberta Pezzella e Federica Rancinelli, che con la loro esperienza sensoriale del pane, partendo da un suono il "ciok" dell'impasto, che deve suonare in un modo ben specifico quando arriva al punto di pasta, ci hanno deliziato con l'assaggio di due pani fatti con germinato di grano saraceno. Il mio stupore però non si è fermato al gusto, sebbene l'assaggio di quel pane lo abbia ancora in mente, e chissà se mai riuscirò a sformare un pane così buono!



La mia meraviglia accompagnata ovviamente da tantissima ammirazione, è stata incentrata sul loro grande amore, sulla grande passione che hanno dedicato alla panificazione.
Sebbene i loro approcci siano stati diversi, queste due donne così determinate a raggiungere i loro obiettivi, raccontando la loro esperienza con il lievito madre, hanno fatto percepire a chi era in sala, come dietro a questo lavoro sia racchiusa una grande professionalità. 
Come sottolineava Federica, la panificazione è un mestiere che richiede testa e cuore, che non possono mai andare disgiunti! 
Tra le tante cose che hanno detto, ce n'è stata una che mi ha particolarmente colpito, forse perchè lo sostengo da sempre:
"la mano di chi impasta fa la differenza. Il lievito madre cambia, non solo di giorno in giorno, ma di mano in mano!"
Ed io aggiungerei: sacrosanta verità, che chi impasta sa.
In un momento storico in cui per via delle diete ipocaloriche si demonizzano pane e pasta, tornare un pò indietro fa certamente bene. Tornare a mangiare il pane tutti i giorni, come ha detto Corrado Assenza e i dolci solo nelle feste, non il contrario come fanno tanti bimbi di oggi...
Recuperare le sane abitudini di un tempo, mangiando per prima cosa un buon pane, fatto con farine vive, come suggeriva Federica, macinate a pietra e ricche di tutti i micronutrienti necessari al nostro benessere.

E' stata poi la volta di "Identità di Pizza" con Simone Padoan e Franco Pepe due grandi maestri pizzaioli, che ho seguito con estremo interesse.
La pizza come si sa è un piatto che per anni è stato bistrattato e tagliato fuori dall'alta cucina. 
Credo che grande merito vada a Paolo Marchi per aver "riabilitato" ridando "onore alla pizza" un piatto mediterraneo completo e diffuso in tutto lo stivale. 
Ha dato spazio a questi pizzaioli che al pari di altri grandi chef hanno dimostrato che una semplice pizza può diventare speciale, se fatta intanto con cura, attenzione e dedizione e poi con grandissima attenzione e studio dei minimi particolari.
Dalla scelta delle materie prime ad un continuo studio, per migliorarsi e migliorare il proprio prodotto. 



Come ha fatto Franco Pepe, da Caiazzo, figlio di pizzaioli, che chiama un giovane amico agronomo per aiutarlo a scegliere, studiandone le caratteristiche peculiari, i prodotti della valle telesina da mettere sulla sua pizza. Gli ingredienti vengono reperiti in un corto raggio, sono tutti a 6 km di distanza dalla sua pizzeria. Racconta che i produttori li conosce tutti personalmente, e parla con fierezza della sua terra e delle sue eccellenze, dei suoi ingredienti, che mostra orgoglioso nella valigia che porta in sala per mostrarli a tutti. Le cipolle di Alife, l'oliva caiazzana, l'origano del matese, il pomodoro riccio... C'è un attento studio dietro tutto questo, come ci raccontano in sala. 
Infine lascia che ad impastare sia il figlio Stefano, a cui spera di trasmettere la sua passione, per questa pizza che impasta a mano come si faceva un tempo, nella madia in legno come suo nonno.



Una pizza che si evolve come racconta Padoan, una evoluzione del gusto grazie al confronto con altri e agli stimoli che si rinnovano di anno in anno per chi ha voglia di mettersi sempre in gioco e andare sempre avanti. Prendendo ispirazione dagli amici o anche da se stessi copiandosi addirittura una pizza come racconta Simone.
Come lui stesso dice il mondo è cambiato e molti oggi ricercano un prodotto sano, gustoso e genuino.
Il sogno di Simone sarebbe provare a fare una stessa ricetta di pizza impastata a tante mani da tutti i suoi amici pizzaioli con sette lieviti diversi, ciascuno il suo, e poi procedere alla degustazione in cui la caratteristica del proprio lievito emerge, perchè sarebbe perfettamente riconoscibile!
Esattamente come oggi accade con il vino! 
Riconoscere il proprio lievito, ma che idea carina!
In bocca al lupo Simone e Franco.
Come è risuonato spesso quest'anno a IG, bisogna forse ritornare un pò indietro.
Gli chef stellati devono far parlare più il cibo che se stessi, devono lasciare spazio alla semplicità del gusto, perchè se una cosa è buona, non ha bisogno di alambicchi e fronzoli. 
E non è vero che una pizza non possa essere degna di entrare nell'alta cucina per raccontarsi o godere di eccellenza al pari di altri piatti molto più elaborati.  
Perchè come ha magistralmente ricordato Massimo Bottura, la vera sfida di ogni chef è capire se stesso, per migliorarsi, per capire chi è e cosa può regalare ad un suo piatto...
Perchè in cucina non ci sono cose nuove, esiste una memoria storica, un passato a cui anche inconsapevolmente ci rifacciamo continuamente, elaborando conoscenze che ci sono state tramandate. 
Noi "pensiamo mediterraneo" perchè così abbiamo respirato...
Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie ad Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima

  







La ricetta di questi deliziosi e scrocchiarelli bibanesi, me l'ha passata Graziella, che ho conosciuto al mio primo corso di panificazione di Paoletta ed Adriano.
Anche lei fa parte dell'ormai numerosissimo gruppo di "panificatori pastamadristi incalliti" come me!
Nel gruppo creato dai Meastri su FB, è un continuo sfornare ad ogni ora del giorno e della notte.
Sempre mille spunti di ricette che vorrei ripetere, insomma ad esser sinceri un vero e proprio "tormento" (positivo si intende!) da cui però ogni tanto sarebbe meglio tenersi alla larga, pena il veder lievitare non solo i pani, le focacce e ogni altro possibile lievitato, ma ahimè anche il giro vita...
Ecco, meglio non addentrarsi su terreni a dir poco scivolosi...
Direi: soprassediamo, e passiamo alla ricetta, che è meglio!
Questi bibanesi stavano lì già da un pò, nella mia sempre più lunga lista delle ricette da sperimentare.
Poco per volta ci riuscirò ad esaurirle tutte?
In ogni caso finalmente è arrivato anche il loro turno. 
Solo dopo averli fatti ho poi scoperto che ne esisteva una versione sperimentata da Paoletta con il lievito di birra, che quindi vi consiglio assolutamente di provare. La trovate qui.
Questa che vi presento oggi è la mia versione realizzata come dicevo, con la ricetta di Graziella che ho solo leggermente modificato, ricalibrandola alle mie dosi.
Ottima ricetta per smaltire gli esuberi di lievito madre. 


Ingredienti:
150 gr di esubero di lievito madre
170 gr di acqua tiepida 
360 gr farina tipo 0
75 gr di olio extravergine di oliva
10 gr di sale
semi di sesamo per la superficie se vi piace


Procedimento:
Sciogliete accuratamente in una ciotola il lievito madre con acqua tiepida, aggiungete la farina setacciata, l'olio e da ultimo il sale. Impastate con l'aiuto di una forchetta tutti gli ingredienti fino ad avere la ciotola ben pulita, poi passate sulla spianatoia e lisciate bene l'impasto, pirlatelo bene (fatene una palla) e riponetelo in una ciotola unta di olio e coperta da pellicola. Lasciatelo lievitare in un luogo tiepido, ben coperto fino al raddoppio di volume. A questo punto rovesciate l'impasto sulla spianatoia e formate dei rotolini larghi grosso modo due dita, che taglierete a pezzetti della classica forma dei bibanesi.
Una volta formati, trasferiteli su una placca coperta di carta forno e cuoceteli fino a doratura. 
Io ho cotto a 180°C una teglia per 20-25 minuti e sono risultati croccanti fuori e un pò morbidi dentro (spariti in un amen manco il tempo di vederli!) 
La seconda teglia invece l'ho lasciata ancora una decina di minuti, e sono così risultati croccanti anche dentro (come in realtà dovrebbero essere!)  
Scegliete a vostro piacere quale versione vi aggrada di più.
Si conservano per diversi giorni ben riposti in una scatola di latta.
Un'altra bella idea di riciclo degli esuberi di lievito madre, che credo possa tornare utile anche a molti di voi!
Da sgranocchiare al bisogno, a qualsiasi ora. 
E ad esempio accompagnati dai salumi in un buffet?
Personalmente ce li vedo benissimo!

Buona panificazione a tutti e arrivederci alla prossima ricetta