Ultimi Post
Ci sono ricette che per anni sono state il mio cavallo di battaglia, ma che da quando ho aperto il blog, chissà perché ho praticamente dimenticato. 
Sempre alla ricerca di nuove ricette e nuove idee, le ho involontariamente archiviate.
Queste polpettine ne sono un esempio.
"Ma come, non le hai ancora messe sul blog?" 
Mi ha domandato stupito il consorte giorni fa.
Un vero peccato, ha ragione.
Credo valga la pena trovare un posticino per loro anche qui, per farle entrare degnamente nel mio ricettario online. 
Chissà, potrebbero tornare utili anche a voi, per l'uso versatile che potrete farne.
Più di una volta mi hanno risolto un aperitivo, servite con un buon calice di prosecco. 
Ideali se allestite un buffet, idea carina per un fingerfood.
Possono essere mangiate calde, e servite come secondo piatto magari accompagnate da una fresca insalatina, ma sono ottime anche fredde, per un pic-nic ad esempio.
Potete optare per la versione fritta o per una cottura in forno ancora più salutare.
Insomma sono davvero un buon asso nella manica: da farsi.


Vi lascio la ricetta, che è davvero semplicissima:
Ingredienti: 
(dosi per circa 60 polpettine)
2 patate lesse di grandezza media
300 gr di tonno in scatola
2 uova
2 fette di pane casereccio
1 manciata di prezzemolo
1 spicchio d'aglio
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
le zeste ed il succo di un piccolo limone non trattato
pangrattato qb
olio per friggere (se optate per la cottura in padella)


Procedimento:
Schiacciate bene con i rebbi di una forchetta le patate lesse, aggiungetevi il tonno sgocciolato, il pane sbriciolato, le zeste di un limone non trattato (altrimenti mangerete anche i pesticidi), il prezzemolo e l'agio sminuzzati finemente ed amalgamate bene. Aggiungete il formaggio, l'olio ed il succo di limone, 3-4 manciate di pangrattato e le uova sbattute, amalgamando bene fino a quando il composto risulti ben legato e non troppo umido. Regolate di sale. Se necessario aggiungete ancora un po' di pangrattato. Inumiditevi le mani e formate le polpettine, che passerete nel pangrattato. 
Ora potete friggerle in padella con abbondante olio ben caldo finchè non risultino dorate, oppure cuocerle in forno a 200°C per 20-25 minuti, girandole a metà cottura. 

Vi abbraccio, felice settimana:


Ci sono appuntamenti che sanno nutrire nel profondo.
Non solo il corpo, ma anche il cuore, i sensi, la mente.
Appuntamenti che solleticano il palato, che non sono solo gioia per gli occhi, ma anche per la mente.
Spalancano mondi nuovi, ampliano i nostri ristretti orizzonti, consolidando magari alcune certezze, ma sono anche in grado di regalare stimoli nuovi, nuove prospettive, opportunità e tante altre piacevoli emozioni.
Credo che Identità Golose per me sia stato un pò tutto questo e certamente anche più di questo.
Un appuntamento a cui non ho voluto mancare, e ho fatto bene. 
Peccato solo sia stato troppo breve. 
Nonostante tutta la mia buona volontà, non sono riuscita a seguire tutti gli interventi che avrei voluto. Ho presenziato solo il 10 febbraio e gli appuntamenti interessanti erano moltissimi.
Purtroppo per me molte sessioni a cui avrei voluto presenziare si sono svolte in contemporanea in sale diverse. 
Il dono dell'ubiquità non lo possiedo, per cui mi sono arresa e ho dovuto scegliere. Con un pò di rammarico, lo ammetto, per essermi persa qualche "golosa intelligenza" per strada! 
Non si poteva però fare diversamente. 
Per fortuna c'è il web che consente di recuperare almeno in modo virtuale, qualche intervento perso.
Per i pochi che ancora non lo sapessero, Identità Golose è un congresso internazionale di alta cucina, ideato da Paolo Marchi e quest'anno giunto alla sua decima edizione.
Il tema di quest'anno era una Golosa Intelligenza.



La mia tabella di marcia è iniziata in un modo meraviglioso, perchè mi sono subito fatta un bellissimo regalo, sebbene già con un  primo rammarico.. 
Scelta dettata dal cuore, e dalla mia grandissima stima ed ammirazione per quest'uomo: 
Moreno Cedroni che ha raccontato la sua "Identità di birra" 


Una birra protagonista del suo menù dall'aperitivo al dolce, declinato ad arte, che ho apprezzato, ammirato e degustato con immenso piacere. Per contro mi sono persa a quanto pare un grandissimo Niko Romito, che avrei ascoltato con altrettanto piacere, ma la sua sessione si svolgeva purtroppo proprio in contemporanea.
Inusuale e particolarissima la scelta del cocktail di benvenuto di Moreno che inizia il suo menù con un sake alla birra servito in accompagnamento con un alchechengi intinto nel miele a stemperare l'amaro della birra usata "come cubetto di ghiaccio" nel sakè.
Il secondo piatto composto da due soli bocconcini, ma dal sapore davvero delizioso: una pluma di maiale iberico con salsa di finocchi e arancia con aglio nero, servita con schiuma della birra in accompagnamento. 
L'idea di utilizzare un aereatore per acquari per riprodurre la schiuma della birra l'ho trovata geniale e non solo io, visto che le due ciotole di "schiuma da bagno" messe sul tavolo in bella vista hanno incantato la platea ancora prima dell'inizio della degustazione!
L'aglio nero che sporcava il piatto, è stato fatto girare in sala da Moreno perchè ne apprezzassimo le sue note di oliva nera e liquirizia.
La chiosa poi è stata davvero degna di nota. Come lo stesso Cedroni sottolinea non è facile utilizzare la birra in un dolce, poichè non si deve snaturarne il gusto.... amaro.
L'idea di questo dolce, racconta, nasce nel suo susci bar del Clandestino dove la birra accompagna spesso i suoi piatti, guardando la spiaggia del suo mare marchigiano, seduto al tavolino sorseggiando una birra e mangiando noccioline. Ecco dunque la proposta dolce di Cedroni: un pan di spagna cotto al microonde, poi essiccato in forno a 70°C in accompagnamento ad una gelatina di birra, fatta in purezza addensando solo la birra che mantiene quindi intatte tutte le sue caratteristiche. 
Il segreto è calibrare con sapienza le dosi degli ingredienti utilizzati. Il gelato al burro di arachidi servito sul pan di spagna, vi assicuro era davvero spettacolare!
Dopo questo inizio di congresso così appagante non potevo mancare ad un appuntamento, che come potete immaginare, mi stava particolarmente a cuore: la panificazione.
Mi sono quindi spostata di sala per andare a sentire una lezione di "Identità di Pane" tenuta da due donne meravigliose.
Roberta Pezzella e Federica Rancinelli, che con la loro esperienza sensoriale del pane, partendo da un suono il "ciok" dell'impasto, che deve suonare in un modo ben specifico quando arriva al punto di pasta, ci hanno deliziato con l'assaggio di due pani fatti con germinato di grano saraceno. Il mio stupore però non si è fermato al gusto, sebbene l'assaggio di quel pane lo abbia ancora in mente, e chissà se mai riuscirò a sformare un pane così buono!



La mia meraviglia accompagnata ovviamente da tantissima ammirazione, è stata incentrata sul loro grande amore, sulla grande passione che hanno dedicato alla panificazione.
Sebbene i loro approcci siano stati diversi, queste due donne così determinate a raggiungere i loro obiettivi, raccontando la loro esperienza con il lievito madre, hanno fatto percepire a chi era in sala, come dietro a questo lavoro sia racchiusa una grande professionalità. 
Come sottolineava Federica, la panificazione è un mestiere che richiede testa e cuore, che non possono mai andare disgiunti! 
Tra le tante cose che hanno detto, ce n'è stata una che mi ha particolarmente colpito, forse perchè lo sostengo da sempre:
"la mano di chi impasta fa la differenza. Il lievito madre cambia, non solo di giorno in giorno, ma di mano in mano!"
Ed io aggiungerei: sacrosanta verità, che chi impasta sa.
In un momento storico in cui per via delle diete ipocaloriche si demonizzano pane e pasta, tornare un pò indietro fa certamente bene. Tornare a mangiare il pane tutti i giorni, come ha detto Corrado Assenza e i dolci solo nelle feste, non il contrario come fanno tanti bimbi di oggi...
Recuperare le sane abitudini di un tempo, mangiando per prima cosa un buon pane, fatto con farine vive, come suggeriva Federica, macinate a pietra e ricche di tutti i micronutrienti necessari al nostro benessere.

E' stata poi la volta di "Identità di Pizza" con Simone Padoan e Franco Pepe due grandi maestri pizzaioli, che ho seguito con estremo interesse.
La pizza come si sa è un piatto che per anni è stato bistrattato e tagliato fuori dall'alta cucina. 
Credo che grande merito vada a Paolo Marchi per aver "riabilitato" ridando "onore alla pizza" un piatto mediterraneo completo e diffuso in tutto lo stivale. 
Ha dato spazio a questi pizzaioli che al pari di altri grandi chef hanno dimostrato che una semplice pizza può diventare speciale, se fatta intanto con cura, attenzione e dedizione e poi con grandissima attenzione e studio dei minimi particolari.
Dalla scelta delle materie prime ad un continuo studio, per migliorarsi e migliorare il proprio prodotto. 



Come ha fatto Franco Pepe, da Caiazzo, figlio di pizzaioli, che chiama un giovane amico agronomo per aiutarlo a scegliere, studiandone le caratteristiche peculiari, i prodotti della valle telesina da mettere sulla sua pizza. Gli ingredienti vengono reperiti in un corto raggio, sono tutti a 6 km di distanza dalla sua pizzeria. Racconta che i produttori li conosce tutti personalmente, e parla con fierezza della sua terra e delle sue eccellenze, dei suoi ingredienti, che mostra orgoglioso nella valigia che porta in sala per mostrarli a tutti. Le cipolle di Alife, l'oliva caiazzana, l'origano del matese, il pomodoro riccio... C'è un attento studio dietro tutto questo, come ci raccontano in sala. 
Infine lascia che ad impastare sia il figlio Stefano, a cui spera di trasmettere la sua passione, per questa pizza che impasta a mano come si faceva un tempo, nella madia in legno come suo nonno.



Una pizza che si evolve come racconta Padoan, una evoluzione del gusto grazie al confronto con altri e agli stimoli che si rinnovano di anno in anno per chi ha voglia di mettersi sempre in gioco e andare sempre avanti. Prendendo ispirazione dagli amici o anche da se stessi copiandosi addirittura una pizza come racconta Simone.
Come lui stesso dice il mondo è cambiato e molti oggi ricercano un prodotto sano, gustoso e genuino.
Il sogno di Simone sarebbe provare a fare una stessa ricetta di pizza impastata a tante mani da tutti i suoi amici pizzaioli con sette lieviti diversi, ciascuno il suo, e poi procedere alla degustazione in cui la caratteristica del proprio lievito emerge, perchè sarebbe perfettamente riconoscibile!
Esattamente come oggi accade con il vino! 
Riconoscere il proprio lievito, ma che idea carina!
In bocca al lupo Simone e Franco.
Come è risuonato spesso quest'anno a IG, bisogna forse ritornare un pò indietro.
Gli chef stellati devono far parlare più il cibo che se stessi, devono lasciare spazio alla semplicità del gusto, perchè se una cosa è buona, non ha bisogno di alambicchi e fronzoli. 
E non è vero che una pizza non possa essere degna di entrare nell'alta cucina per raccontarsi o godere di eccellenza al pari di altri piatti molto più elaborati.  
Perchè come ha magistralmente ricordato Massimo Bottura, la vera sfida di ogni chef è capire se stesso, per migliorarsi, per capire chi è e cosa può regalare ad un suo piatto...
Perchè in cucina non ci sono cose nuove, esiste una memoria storica, un passato a cui anche inconsapevolmente ci rifacciamo continuamente, elaborando conoscenze che ci sono state tramandate. 
Noi "pensiamo mediterraneo" perchè così abbiamo respirato...
Nulla meglio del cibo può raccontare una storia e farci viaggiare lungo la nostra bella Italia!
E allora buona cucina a tutti!
E il mio grazie sincero a tutte le persone che credono che sia ancora importante mettere in moto l'intelligenza per studiare il cibo, capirlo, raccontarlo e perchè no anche celebrarlo quando merita!
Grazie ad Elisa Pella e a tutti gli organizzatori di Identità Golose, che anche quest'anno hanno reso possibile tutto questo. 
Grazie a tutti.


Alla prossima

  







La ricetta di questi deliziosi e scrocchiarelli bibanesi, me l'ha passata Graziella, che ho conosciuto al mio primo corso di panificazione di Paoletta ed Adriano.
Anche lei fa parte dell'ormai numerosissimo gruppo di "panificatori pastamadristi incalliti" come me!
Nel gruppo creato dai Meastri su FB, è un continuo sfornare ad ogni ora del giorno e della notte.
Sempre mille spunti di ricette che vorrei ripetere, insomma ad esser sinceri un vero e proprio "tormento" (positivo si intende!) da cui però ogni tanto sarebbe meglio tenersi alla larga, pena il veder lievitare non solo i pani, le focacce e ogni altro possibile lievitato, ma ahimè anche il giro vita...
Ecco, meglio non addentrarsi su terreni a dir poco scivolosi...
Direi: soprassediamo, e passiamo alla ricetta, che è meglio!
Questi bibanesi stavano lì già da un pò, nella mia sempre più lunga lista delle ricette da sperimentare.
Poco per volta ci riuscirò ad esaurirle tutte?
In ogni caso finalmente è arrivato anche il loro turno. 
Solo dopo averli fatti ho poi scoperto che ne esisteva una versione sperimentata da Paoletta con il lievito di birra, che quindi vi consiglio assolutamente di provare. La trovate qui.
Questa che vi presento oggi è la mia versione realizzata come dicevo, con la ricetta di Graziella che ho solo leggermente modificato, ricalibrandola alle mie dosi.
Ottima ricetta per smaltire gli esuberi di lievito madre. 


Ingredienti:
150 gr di esubero di lievito madre
170 gr di acqua tiepida 
360 gr farina tipo 0
75 gr di olio extravergine di oliva
10 gr di sale
semi di sesamo per la superficie se vi piace


Procedimento:
Sciogliete accuratamente in una ciotola il lievito madre con acqua tiepida, aggiungete la farina setacciata, l'olio e da ultimo il sale. Impastate con l'aiuto di una forchetta tutti gli ingredienti fino ad avere la ciotola ben pulita, poi passate sulla spianatoia e lisciate bene l'impasto, pirlatelo bene (fatene una palla) e riponetelo in una ciotola unta di olio e coperta da pellicola. Lasciatelo lievitare in un luogo tiepido, ben coperto fino al raddoppio di volume. A questo punto rovesciate l'impasto sulla spianatoia e formate dei rotolini larghi grosso modo due dita, che taglierete a pezzetti della classica forma dei bibanesi.
Una volta formati, trasferiteli su una placca coperta di carta forno e cuoceteli fino a doratura. 
Io ho cotto a 180°C una teglia per 20-25 minuti e sono risultati croccanti fuori e un pò morbidi dentro (spariti in un amen manco il tempo di vederli!) 
La seconda teglia invece l'ho lasciata ancora una decina di minuti, e sono così risultati croccanti anche dentro (come in realtà dovrebbero essere!)  
Scegliete a vostro piacere quale versione vi aggrada di più.
Si conservano per diversi giorni ben riposti in una scatola di latta.
Un'altra bella idea di riciclo degli esuberi di lievito madre, che credo possa tornare utile anche a molti di voi!
Da sgranocchiare al bisogno, a qualsiasi ora. 
E ad esempio accompagnati dai salumi in un buffet?
Personalmente ce li vedo benissimo!

Buona panificazione a tutti e arrivederci alla prossima ricetta





Ad essere sincera non amo troppo il freddo. 
Certo è che ogni stagione ha il suo fascino.
Una cosa che amo fare quando fa freddo a dire il vero c'è: sono le zuppe.
Credo sia davvero il migliore dei "comfort food" per me!
Se pensate che mangio zuppe, creme o minestre ogni sera anche d'estate... ecco credo di aver detto tutto.
Il cavolo nero non lo trovo spesso, ma se lo trovate vi consiglio di provare a farci questa zuppa e sono certa che non ve ne pentirete affatto!



Ingredienti: (dosi per 4 persone)
1/2 porro
3 patate di media grandezza
3 carote di media grandezza
2 costole di sedano
1/4 di un cavolo verza non troppo grande
almeno una quindicina di foglie di cavolo nero
fagioli cannellini già ammollati
1 spicchio d'aglio
2 cucchiaini di erbe di Provenza
1 cucchiaino di origano
1 foglia di alloro
olio extra-vergine di oliva
pepe di mulinello



Procedimento:
Per prima cosa sciacquate bene il porro sotto l'acqua corrente dopo aver praticato una lunga incisione nel senso della lunghezza, ed affettatelo a rondelle sottili. Pulite un grosso spicchio d'aglio, sbucciate e lavate le carote, il sedano e le patate tagliandole a tocchi non troppo piccoli. Sciacquate anche le foglie di cavolo verza e cavolo nero e tagliatele a pezzi. Per me è fondamentale cuocere le zuppe in un tegame di terracotta, assolutamente adatto alle cotture lente e che vi regalerà un sapore davvero ineguagliabile rispetto alla cottura in altri tegami, provateci! 
Quindi in un tegame di terracotta, ponete il porro, il sedano, l'aglio e le carote e fatele soffriggere lentamente a fuoco basso con olio extravergine di oliva e le erbe aromatiche essiccate (io ho usato erbe di Provenza e origano, che adoro, ma potrete ovviamente variarle a vostro piacimento e secondo il vostro gusto personale). Fate prendere calore per almeno una decina di minuti, poi aggiungete anche le patate, il cavolo verza, la foglia di alloro ed i cannellini e lasciate insaporire ancora per un'altra decina di minuti.
Quindi coprite tutto con l'acqua e proseguite la cottura a fuoco basso per altri 40-50 minuti. 
A cottura ultimata aggiustate di sale e servite la zuppa in una bella coccottina in terracotta con un giro d'olio a crudo e una macinatina di pepe fresco se lo gradite!

P.S. 
Nel mio piatto aggiungo anche una generosa manciata di pecorino romano, sebbene il consorte ogni volta "aborrisca" queste tremende ed incorreggibili abitudini meridionali! 
A onor del vero oramai, appare sempre più rassegnato :P

Buon appetito, vi aspetto alla mia prossima ricetta:







Per anni ho fatto i baci di dama con la stessa ricetta, che prevede l'uso delle mandorle. 
E mi pareva perfetta.
Sebbene sia passato ormai tantissimo tempo, era stata una delle prime ricette pubblicate sul blog e la trovate qui. 
(ehm, ehm, ma che foto orribili facevo???)
A riprova del fatto che nella vita però non si smette mai di imparare, sono davvero contenta di potervi presentare oggi, una ricetta migliore della mia.
Provata e soddisfatta del risultato, sono ben felice di potermi smentire!
Un enorme grazie va ai miei cari amici Stefano e Cinzia, che me li hanno preparati e regalati per Natale, lasciandomi molto generosamente la loro ricetta, che oggi volentieri condivido anche con voi.



Ingredienti:
100 gr nocciole (io ho usato le nostre nocciole piemontesi, meglio ancora se trovate la tonda gentile)
100 gr zucchero
100 gr burro morbido
150 gr farina
1 pizzico di sale
150 gr di cioccolato (io ho utilizzato il gianduia)




Procedimento:
Polverizzare le nocciole con lo zucchero. Unire tutti gli altri ingredienti tranne il cioccolato e formare un composto ben omogeneo.
Formare con l'impasto ottenuto tante palline, molto piccole della dimensione di una nocciola, perchè in cottura raddoppieranno.
Una volta formate lasciarle riposare in frigo per almeno un paio d'ore. Disporle sulla placca del forno e cuocerle per 15 minuti circa a 160 gradi in forno già caldo.


Lasciare raffreddare. Fondere il cioccolato a bagnomaria. Sistemare un cucchiaino di cioccolato fuso tra due biscotti e metterli in frigorifero a rapprendere.

Sono davvero buoni questi baci di dama con le nocciole, ottimi serviti con una calda tazza di tè.
Ma sono certa che troverete mille altre buone occasioni o mille altre buone scuse ;) per regalarvene almeno un paio in qualsiasi momento della giornata! 


Vi auguro dunque un dolcissimo inizio di giornata, un abbraccio a tutti, a presto: 




Le ricette di Lory sono tutte una garanzia, ogni volta che ne ho provata una il successo è stato assicurato! 
Come già sanno gli assidui lettori di questo blog, personalmente preferisco il salato al dolce, ma se devo prendere ispirazione per preparane qualcuno, bè allora il Blog di Lory è davvero una fonte attendibilissima e sicura!
Dopo i nocciolini che vi ho proposto da poco, le "ho rubato" anche la ricetta di queste Margheritine di Stresa.
E sono certa che non le dispiacerà....




Nella forma e nel gusto a me ricordano molto i canestrelli, so che si chiamano anche Margherite di Stresa, come ha scritto Lory.
Comunque vogliate chiamarli questi pasticcini sono deliziosi, e come tutta la frolla fatta con i tuorli d'uovo sodo, la loro friabilità è eccezionale!
Li ho serviti in un buffet e sono andati a ruba, ho ricevuto un sacco di complimenti.

Volete provarci anche voi?
Allora eccovi la ricetta.

Ingredienti:
145 gr di farina 00
100 gr di Fecola di patate
70 gr di zucchero a velo
2 tuorli d'uovo sodo
150 gr di burro
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
per la superficie, albume d'uovo e zucchero a velo


Procedimento:
Setacciate la farina e la fecola di patate sulla spianatoia. Fate un buco al centro e mettetevi lo zucchero a velo, i tuorli sodi passati al setaccio, il burro freddo ridotto a piccoli pezzettini e l'essenza di vaniglia. Impastate il tutto rapidamente fino ad ottenere un impasto liscio. Mettete l'impasto in frigo per una mezz'ora. Infarinate leggermente la spianatoia, con un mattarello stendete l'impasto in una sfoglia di 1cm di spessore e ritagliate aiutandovi con uno stampino, le vostre margherite. 


Foderate con carta forno due teglie e disponete delicatamente i biscotti, spennellateli con poco albume d'uovo e cuocete in forno preriscaldato a 160° per circa 15 minuti, devono restare chiari. Estraete le teglie dal forno e non toccateli, prima di spostarli aspettate che siano freddi.

Cospargete con zucchero a velo e conservateli in una scatola di latta.
Ehm, ehm  ovviamente se ve ne avanzano... ma dubito!


Un abbraccio a tutti e come sempre l'appuntamento è alla prossima ricetta:




Caspiterina, sono incorreggibile!
Il primo post dell'anno e parto già in ritardo... 
Ridendo e scherzando siamo già alla seconda metà di gennaio ed io sono già al mio quinto anno di blogging! WOW!
Per prima cosa un doveroso e sincero grazie a tutti voi per i bellissimi auguri e messaggi che mi avete lasciato e mi lasciate sempre in questo mio piccolo spazio. Grazie davvero.  
Come avete iniziato questo 2014?
Spero con buoni auspici e con tante belle e stimolanti novità come vi avevo augurato nell'ultimo post del 2013.



Anche se la propongo solo ora, questa ricetta in realtà l'ho realizzata durante le feste natalizie.
Precisamente ad una cena di amici, dove ognuno portava qualcosa e devo dire che è stata davvero apprezzatissima.
Spero che piaccia anche a voi.
L'angelica salata è una sorta di panbrioches ma in versione rustica, che potete gustare come antipasto o servire come "pane importante" o ancora prepararla per un pic-nic nella bella stagione.
Insomma fatela e non ve ne pentirete.
E' versatile perché potete variare il ripieno secondo i vostri gusti, ed è molto gustosa.

Ingredienti:
400 gr di farina tipo 0
100 gr di farina di farro integrale macinata a pietra (direttamente dal Mulino della mia cara amica Oretta!)
100 gr di Lievito Madre già rinfrescato
(oppure 7-8 gr di lievito di birra fresco o 2-3 gr di lievito di birra secco/liofilizzato)
150-160 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di sciroppo di malto, d'orzo
100 ml latte tiepido
2 cucchiaini di sale fino
1 uovo intero
60 gr di olio extra vergine di oliva

Per il ripieno:
60 gr di pistacchi sgusciati
100 gr di pancetta tagliata a cubetti (o altro salume a piacere)
100 gr di gruviera o sbrinz (o altro formaggio a vostro piacere)


Procedimento:
Spezzettate in una ciotola abbastanza capiente il Lievito madre e scioglietelo bene in 150 ml di acqua tiepida in cui avrete sciolto un cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo. Aggiungete poco per volta le farine ben setacciate, mescolando sommariamente con una forchetta. Ora in un altro contenitore, sgusciate l'uovo sbattetelo bene e unitelo all'olio e al latte mescolando con cura. Versatelo sopra le farine ed il lievito e da ultimo unite il sale impastando bene prima con la forchetta e poi passate sulla spianatoia lavorando per una decina di minuti l'impasto fino a che sia ben liscio ed omogeneo.
Formate una palla e dopo aver ben oliato una ciotola, ponetevi l'impasto a lievitare in un luogo tiepido ben coperto e riparato da correnti d'aria fino al suo raddoppio. Trascorso questo tempo stendete l'impasto con un mattarello a formare un rettangolo, come la foto qui sotto e disponetevi sopra il ripieno. Arrotolatelo ben stretto nel senso della lunghezza a formare un salsicciotto e poi tagliatelo trasversalmente nel senso della lunghezza. Intrecciate le due metà con il taglio rivolto verso l'alto e ponete l'angelica in una tortiera a ciambella a ri-lievitare.


Spennellate ora la superficie dell'angelica con un tuorlo d'uovo sbattuto con un po' di latte oppure con un uovo intero ed infornate a 180°C per 35-40 minuti o comunque fino a quando l'angelica risulterà dorata così:


Tagliate, servite, gustate e buon appetito a voi e ai vostri commensali.

NOTE:
Da quando ho il lievito madre ho quasi dimenticato l'uso di quello di birra, ma semplicemente perchè dovendolo rinfrescare ogni 4-5 giorni, mi viene assolutamente naturale usarlo ovviamente. 
In ogni caso chiedo scusa ai lettori che me lo segnalano, se spesso mi scordo di scrivere nelle mie ricette dei lievitati la correzione per chi utilizza il lievito di birra. 
Segnalo un link che penso sia utile non solo per le mie ricette, ma anche per altre ricette che usano il lievito madre. Se volete convertirlo in lievito di birra fresco o secco, basta inserire tutti i dati richiesti dalla ricetta a questo link.



Un caro saluto a tutti, e arrivederci alla prossima ricetta: