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Non so se capita anche a voi, o meglio a quelli tra voi che come me sono appassionati di lievitati e ricette in generale. 
Le ispirazioni per me arrivano da ogni parte: dalla rete, dalle riviste, dai consigli delle amiche, dalla TV o come questa ricetta che oggi vi propongo, da un ritaglio di giornale conservato e lasciato lì in attesa di una propensa ispirazione per realizzarla. 
A dire il vero era un di quei giornaletti piuttosto futili, che arrivano per posta, quasi esclusivamente zeppi di pubblicità e notizie inutili, ma con quelle due o tre ricette che vado sempre a sbirciare e una volta avevo strappato e conservato il ritaglio con sopra questa ricetta, in attesa di provare a farla.
Ed eccola qui, vediamo cosa occorre:



Ingredienti:
150 gr di farina di mais (io ho usato quella di mais fine di Mulino Marino)
2 patate bollite
350 gr di farina bianca tipo 0
200-250 gr di acqua tiepida 
100 gr di lievito madre rinfrescato e maturo (oppure mezza bustina di lievito di birra secco)
3 cucchiai di olio
sale
1 cucchiaio di rosmarino tagliato con le forbici
emulsione di acqua e olio + sale grosso per decorare le focaccine



Procedimento:
Per prima cosa spezzettare il lievito madre e scioglierlo in 200 ml di acqua tiepida (oppure sciogliervi il lievito di birra). Mescolare e setacciare le due farine e schiacciare bene le patate con uno schiacciapatate. Unire le farine e le patate al lievito sciolto, mescolare sommariamente con una forchetta, aggiungere il sale e da ultimo l'olio e impastare prima in ciotola e poi passare sulla spianatoia, fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo. Se l'impasto risultasse troppo sodo aggiungere a questo punto gli altri 50 gr di acqua. Formare un panetto e coprire con un canovaccio umido. Lasciare lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio. Io avevo premura e non ho dato il giro di pieghe, se lo fate di certo il risultato migliorerà. Ho formato subito le focaccette, facendo prima delle palline di ugual peso (circa 50 gr l'una) e poi appiattendole con le mani e facendo le fossette con i polpastrelli. Lasciare riposare coperte per una mezz'oretta, mentre il forno va a temperatura. 
Accendetelo a 220 gradi. Preparare un'emulsione con pari quantità di acqua ed olio e dopo aver spennellato bene la superficie delle focaccine, cospargere ancora con sale grosso e rosmarino ed infornare in forno già calo. Cuocere per circa 20 minuti, o comunque fino a doratura, regolatevi con il vostro forno.



NOTE PERSONALI:
Ringrazio di cuore tutti gli amici e i fedeli lettori del blog e chi di voi ha votato per me: 225 volte grazie di avermi votata!
Come era presumibile, ovviamente non ho vinto l'ambitissimo Macchianera Award come Miglior Rivelazione Foodblogger, sono arrivata decima in classifica, ma come avevo anticipato nel precedente post, sono stata comunque felicissima. 
Già il solo fatto di essere entrata in nomination è stato per me motivo di grande soddisfazione! 
Un bel resoconto della BlogFest potete leggerlo anche qui.
Premi e riconoscimenti a parte, che fanno ovviamente sempre molto piacere non si può negarlo, questo mio blog continuerà a rimanere lo spazio di condivisione delle mie ricette, e della mia passione per la buona cucina, che spero di trasmettere con tutto l'entusiasmo e la semplicità che mi caratterizzano, anche a chi mi legge! 
La cosa che comunque più mi sta a cuore è la credibilità. 
Il poter continuare ad essere un punto di riferimento nel mare del web, per chi cerca qualche ispirazione culinaria; poter continuare a imparare, migliorare e crescere grazie alla condivisione di ricette, consigli, ma anche grazie a tanto altro: tantissime opportunità (che senza il blog non avrei avuto) e tanto tanto affetto e stima che inaspettatamente ho ricevuto da quando ho aperto questo mio spazio in rete.

Un abbraccio e ancora un grazie a tutti.
Arrivederci alla prossima ricetta:






La prima ad essere attonita ed incredula vi assicuro sono io...
Qualcuno deve essersi sbagliato, ma non potevo non cominciare questo post con una nota di "spocchiosa vanagloria" proprio qui in cima al post ^__^
Ecco l'ho detto, sapete che c'è? 
Sono finita tra i dieci finalisti candidati in nomination:
come Miglior Rivelazione Foodblogger del Macchianera Food Awards 2013 (alla sezione numero 3) e non chiedetemi come, perchè lo giuro non lo so. 
Mica lo sapevo eh, che io sono "l'antisocial" fatta persona, parlando di SOCIAL-NETWORK ovviamente, perchè nella "vita vera" invece sono molto sociale, anzi forse pure troppo! 
Insomma è da un pò pare che sono uscite queste nomination, ma io non ne sapevo proprio niente. Sapete come l'ho scoperto? 
Ehm, ehm, Shhhhhhhhhh... 
...Ho avuto una soffiata! :P
Già, dalla dolcissima calimerina della rete, sì sì proprio lei, la mia sisterina!
Sono subito corsa a controllare... 
Miglior rivelazione?? Ne siete proprio sicuri? Bah...
Misericordia, mi sono detta, sembra incredibile vero? 
Che in mezzo a tanti nomi famosissimi della rete ci sia anche il mio piccolo blogghino! 
Eppure Ã¨ tutto vero potete leggerlo qui
Insomma concedetemela un pò di vanagloria, come potrei non esserne orgogliosa?  
E siccome sono stata nominata, adesso "mi allargo pure" e vi chiedo anche il voto! Ecco, volete mandarmi in finale?
A questo punto, potrei anche vincere??? 



Se volete fino a giovedì 19 settembre avete ancora un pò di tempo per votare
Dovrete compilare la scheda ed esprimere le vostre preferenze in almeno 4 delle sezioni presenti alle varie nomination.
Tutte le istruzioni comunque le potete trovarle qui.
E adesso torniamo con i piedini per terra, che oggi devo raccontarvi di una ricetta assai curiosa.
Ricetta curiosa ed anche originale direi. Mi piace parecchio utilizzare questa comunissima ed ubiquitaria erba spontanea: 

l'ortica, che va però raccolta possibilmente in zone lontane dall'inquinamento cittadino, sebbene si possa trovare anche sul ciglio della strada.

Io ed il mio piccolo aiutante, muniti di guanti in lattice l'abbiamo raccolta in montagna, nei prati attorno alla nostra casina. 

L'ortica Ã¨ nota per il suo potere urticante, ma se viene appena sbollentata, e basta un solo minuto, perde completamente il suo potere urticante, ma non le sue benefiche proprietà nutrizionali. Ricca di ferro, vitamina C, silicio, potassio e numerosi altri sali minerali, ha un elevato potere depurativo e digestivo.  
A me in verità, piace moltissimo il suo sapore.
Potete utilizzarla non solo per fare questi gnocchi, ma anche in minestra, per farci un risotto, oppure una frittata, è davvero deliziosa.
Vediamo cosa occorre per fare questi gnocchi. 

Ingredienti:
500 gr di pane di grattugiato grossolanamente
3 bicchieri di latte
250 gr di ortiche
mezza cipolla tritata
50 gr di burro
3 uova
50 gr di toma piemontese

farina q.b
parmigiano q.b.
pepe e sale q.b.
burro q.b.  
3 foglie di salvia per condire


Procedimento:

Dopo aver raccolto l'ortica in un luogo sicuro, lontano da possibili fonti di inquinamento, pulitela e lavatela accuratamente. Successivamente la metterete in una padella con mezza cipolla tritata e il burro facendola stufare per un paio di minuti. In una ciotola capiente mettete il pane che bagnerete con tre bicchieri di latte, unite quindi le uova, il parmigiano, la toma a pezzi piccoli e le ortiche tritate.

Impastate il tutto aggiungendo poca farina se necessaria e lavorate il composto ricavando un normale impasto da gnocchi.

Una volta formati tuffateli in abbondante acqua bollente salata, fateli cuocere finchè verranno a galla e poi ripassateli in padella conditi con burro e salvia per far esaltare il sapore di ortica, altrimenti condite a vostro piacere, come altri tipi di gnocchi.



Di questa ricetta vi lascio anche il video.

Questa infatti è stata l'ultima delle tre ricette che ho presentato in trasmissione a Quel che passa il Convento.
Come promesso, anche se dopo quasi 6 mesi dalla messa in onda della puntata (mamma se sono scandalosa!) vi lascio anche il mio ultimo video:



come sempre per chi avesse ancora il piacere di leggermi, l'appuntamento è alla prossima ricetta!




A dire il vero, la ricetta del Bônet l'avevo già pubblicata tempo fa e la trovate qui.
Come si sa però nella vita non si finisce mai di imparare e oggi vorrei condividere con voi, il mio ultimo esperimento: una nuova versione di questo dolce che ho fatto in monoporzione e ho cotto senza forno.
Eravamo nella casa in montagna dove non dispongo del forno, ma la voglia di Bônet nei golosoni di casa era pressante... così di necessità virtù... o se preferite "necessità aguzza l'ingegno", insomma, mi sono ingegnata per farlo anche senza il forno!
A dire il vero era da un pò che volevo provarci con la pentola a pressione e vista la situazione ho colto la palla al balzo e mi sono messa subito all'opera.
Vi dirò sono stata davvero soddisfatta del risultato, mi è piaciuto molto!
Il marito ha lamentato una carenza di zucchero nel dolce (ma quando mai? è la stessa ricetta che faccio sempre, c'entra mica la pentola a pressione... Bah!)
In ogni caso lo sapete, in generale non essendo troppo amante del dolce, con lo zucchero sono parca... voi invece potete abbondare se vi aggrada, o comunque modificare la quantità di zucchero secondo il vostro gusto.
La cottura in pentola a pressione però tenetela presente, perchè ne vale la pena!



Ed infine in fondo al post, troverete anche la versione video della mia ricetta, perchè come vi avevo accennato qui, le ricette che avevo presentato a TV 2000 da Virginia Conti erano tre... e una delle tre era proprio quella del Bônet!

Ingredienti:

4 uova
150 gr di zucchero
50 gr di cacao amaro
100 gr di amaretti
1/2 litro di latte
1 bicchierino di Amaretto di Saronno (o altro liquore a piacere)
la scorza grattugiata di un limone non trattato in superficie
100 gr di zucchero per il caramello




Procedimento:
Sbattere (senza montarle) le uova con lo zucchero, aggiungere il cacao amaro e gli amaretti sbriciolati (se vi piace precedentemente bagnati con un bicchierino di liquore tipo Amaretto di Saronno) la scorza di limone grattugiata. 

Scaldare il latte senza farlo bollire e unire a filo agli altri ingredienti. 

Preparare il caramello mettendo lo zucchero in un pentolino e lasciandolo cuocere finchè diventi uno sciroppo leggermente brunito.
Per tutti gli altri segreti del caramello, ho scritto un post che potete leggere qui.
PER LA COTTURA IN PENTOLA A PRESSIONE

Distribuire il caramello ottenuto nei pirottini di alluminio ed infine versare il composto ancora caldo quasi fino all'orlo (riempiteli bene perchè in cottura perdono un pò di volume) e sigillate molto accuratamente la superficie di ciascun pirottino, coprendoli con un foglio di alluminio e facendolo aderire bene in modo che l'acqua in cottura non entri anche all'interno dei pirottini. 
Una volta ben sigillati e coperti tutti, disponeteli delicatamente sul fondo della vostra pentola a pressione. 
A me ce ne stavano 4 e gli altri li ho appoggiati sopra "a modi castello". Aggiungete l'acqua fino a metà dell'altezza dei pirottini che sono appoggiati sul fondo della pentola, chiudete e ponete sul fuoco la pentola a pressione. 
Cuocete per 20 minuti dall'inizio del sibilo. Ed eccoli pronti ed anche più velocemente della cottura tradizionale! 
Lasciate raffreddare e mettete in frigo, lasciandoli riposare almeno 3 ore prima di servire. 
Con una lama staccare i bordi dallo stampino e rivoltare il Bônet su un piattino da portata, decorare con qualche amaretto e un ciuffetto di panna se vi piace. Servite e gustate.

Ed infine ecco anche il video della ricetta, come promesso:





Un abbraccio a tutti alla prossima!



Era davvero moltissimo tempo che volevo provare a fare questa torta. Sono un paio d’anni che in rete si leggono ricette di torte dolci con le zucchine e ogni volta mi ripetevo che dovevo farla, perché ero sicura sicura che mi sarebbe piaciuta molto.
Infatti non mi sbagliavo. I dolci da credenza sono quelli che in assoluto preferisco, se proprio devo sceglierne uno. 
Meglio una torta casalinga, alle mele, con la frutta, o comunque poco dolce, come piace a me. 
Quella alle carote è un “must” oramai, è famosa, ma questa dolce con le zucchine, che poi a dire il vero tanto dolce non è, forse Ã¨ ancora poco nota. Solitamente non si abbinano gli ortaggi alle ricette dei dolci, ma vi assicuro che questo connubio è perfetto! 
Complici zucchine freschissime regalatemi da un'amica, che avendo la fortuna di possedere l'orto ne aveva in abbondanza, e un bel po’ di frutta secca con il guscio che stazionava in credenza da un po’ troppo tempo, mi sono finalmente decisa a farla anche io...  
Così ho pazientemente sgusciato noci, mandorle, nocciole e anche qualche arachide, ho fatto un bel trito nel mixer ed è nata una bella torta dall'interno verde:


Una torta da credenza davvero ottima per la colazione, morbida e profumatissima, che dopo l'assaggio, mai direste essere fatta con le zucchine. E penso a chi ha bisogno di ingannare qualche "piccola canaglia" restia a mangiare le verdure... 
Le nostre nocciole piemontesi poi le hanno regalato un profumo davvero meraviglioso. Provatela, perchè vi stupirà!



Vediamo cosa vi occorre per prepararla.

Ingredienti:
3 uova
100 gr circa di frutta secca a piacere (io un messo ciò che avevo: un mix di noci, nocciole, mandorle e poche arachidi)
150 gr di zucchero (io ho usato il Mascobado di Altromercato)
3 piccole zucchine (le mie pesavano circa 270 gr)
300 gr di farina
100 gr di olio di semi (io di mais)
1 manciata di uva passa già ammollata in acqua tiepida
1 bustina di lievito per dolci

Procedimento:
Sgusciate la frutta secca e tritatela in un mixer in modo da ottenere una grana piuttosto fine, mescolatela con la farina e la bustina di lievito e per finire aggiungete una manciata di uva passa già ammollata in acqua tiepida e ben strizzata. Unendola a questo punto nell'impasto, rimarrà ben infarinata ed eviterete che affondi. Nel frattempo sbattete le uova con lo zucchero, fino a che siano ben spumose. Lavate e spuntate le zucchine e poi grattugiatele con una grattugia a fori grossi. Ora unite la farina e la frutta secca con le uova e le zucchine, mescolando fino ad ottenere un impasto uniforme. 
Per la cottura ho utilizzato uno stampo in silicone e forse per questo ho dovuto prolungare leggermente la cottura. 
Il tempo di cottura previsto sarebbe di 50 minuti a 180 gradi, ma a me ci è voluta quasi un'ora. 
Come sempre dico però, vale la prova "stecchino".
Ovvero quando infilandolo al centro del dolce, lo stecchino esce asciutto la torta è cotta e guardate un pò qua...


Un'amica dolcissima mi ha fatto dono di questa bellissima sfilza di cuori che vedete qui sopra in foto! Non è meraviglioso questo stecchino per torte?
Non vedevo l'ora di farla la "prova stecchino" questa volta!
L'attrezzino viene direttamente da New York e lei ha deciso di donarlo proprio a me! Non è stata un tesoro? 
Sono fortunata lo so, ho amiche dolcissime io, che mi vogliono bene... grazie Laura! 
^__^ E la prima fettina di questa torta ovviamente la dedico a te... 



Un abbraccio a tutti, alla prossima




Con l'afa estiva e le temperature calde di agosto, la voglia di stare ai fornelli quasi scompare, ma nonostante il caldo, il desiderio di assaporare piatti gustosi, saporiti e soprattutto freschi, non so a voi, ma a me rimane. Dunque come la mettiamo? Che si può fare?
Ecco la mia proposta di oggi. Che vuole essere un'idea per una fresca proposta estiva, per la scampagnata di ferragosto, un pic-nic, un brunch, un pasto in spiaggia, a casa oppure ovunque voi siate, ma anche semplicemente per consumare un pranzo davvero delizioso in modo veloce senza dover morire di caldo per prepararlo!


Consiglio di preparare l'insalata la sera prima in modo che il riposo in frigo ne ottimizzi il gusto, amalgamandone bene i sapori.

Ingredienti: (dosi per 4 persone)
180 gr di Cous Cous
300 gr di mazzancolle
1/4 di cipolla
il cuore e qualche costola di sedano
2 carote
2 piccole zucchine 
1 generosa manciata di pomodorini
qualche cucchiaio di mais (oppure ceci o entrambi)
1 cucchiaino di erbe di provenza
1 cucchiaio di zenzero grattugiato fresco
1 lime o un limone biologico (zeste e succo)
qualche foglia di basilico e menta fresca


Procedimento:
Per prima cosa sbollentate per 2 minuti in acqua bollente già salata i gamberi, poi puliteli bene, tenendo da parte sia le teste che i carapaci. 
Sciacquate bene i gamberi già sgusciati sotto l'acqua corrente fredda ed eliminate il filetto nero. Asciugateli e poi metteteli in un contenitore in cui li lascerete marinare per mezz'oretta con due cucchiai di olio aromatizzato al limone, il succo e le zeste di un lime o un limone biologico (in ogni caso con la scorza non trattata).
Controllate le indicazioni fornite dalla vostra confezione di cous cous, e valutate la opportuna quantità di acqua da utilizzare. Per me erano 300 gr di acqua. Pesatene quindi la opportuna quantità e mettetela a bollire per 3 minuti con le teste e i gusci dei gamberi, che poi fitrerete con un colino ottenendo un liquido rosato: una sorta di "semi-bisque" con cui faremo ammollare il cous cous, per insaporirlo maggiormente e renderlo ancora più gustoso.


Ora salate la "semi-bisque" così preparata, aggiungetevi due cucchiai d'olio, e versatela subito ancora bollente sopra l'opportuna quantità di cous cous che avrete pesato e riposto in un piatto da portata. Sgranate il cous cous con una forchetta e lasciatelo ammorbidire rigirandolo di tanto in tanto. Lasciatelo riposare almeno una ventina di minuti, in modo che si gonfi bene.
Nel frattempo preparate le verdure. Io le ho cotte nel wok, che trovo perfetto per questo genere di preparazioni.
Affettate sottilmente la cipolla e tagliate a piccoli pezzetti il sedano e la carota che porrete nel wok a fuoco medio, aggiungendo solo le erbe di provenza (niente olio) e rigirando con un cucchiaio di legno fino a che si asciughino un pò (occorreranno una decina di minuti).
Poi aggiungete, dopo circa 5 minuti un cucchiaio d'acqua e per finire le zucchine, anche esse tagliate a piccoli pezzetti, che essendo più acquose cuoceranno prima.


A me le verdure piacciono croccanti, altrimenti mi sanno di "opsedale", per cui non le lascio cuocere molto, solo un quarto d'ora. 
A cottura quasi ultimata aggiungo l'olio e il sale aromatizzato e lascio insaporire ancora per qualche minuto a fuoco basso.
A questo punto unite il cous cous già sgranato, preparato (ammollato con la "semi-bisque") con le verdure, i gamberi marinati e lo zenzero grattugiato fresco e qualche foglia di erba aromatica se vi piace, a me piacciono moltissimo basilico e menta, perchè insieme allo zenzero danno un bel carattere a questa ottima insalata estiva. 
da ultimo tagliate i pomodorini ed aggiungete anche il mais. 
Questa volta ho messo solo il mais, e non i ceci, visto che il mio piccolino non li mangia, ma spesso aggiungo anche i ceci oppure entrambi, se me ne ricordo. 
Condite con qualche cucchiaio di olio aromatizzato al limone  e profumate ancora con qualche foglia di basilico.
E vedrete che bontà! Parola di Any ;)
Come si vede dall'ultima foto, mi sono anche divertita a decorare il piatto con le carote tagliate con il taglia-verdure a spirale, che sono proprio divertenti e carine da vedere! 
Idea  semplice ed economica per decorare il piatto, se volete servirlo agli amici in terrazzo o in giardino!

Un abbraccio a tutti quelli che passeranno di qui e Buon ferragosto a tutti!
Arrivederci alla prossima ricetta:






Nonostante l’afa e il caldo insopportabile di questi ultimi giorni di luglio, non ho saputo resistere alla tentazione…
Confesso che accendere il forno è stata una vera tortura, ma per contro la soddisfazione personale che ne è seguita è stata impagabile. 

Complici le farine Antiqua macinate a pietra solo da grani piemontesi, che da tempo desideravo provare e l’occasione di un contest in cui mettersi alla prova, ne è nata questa focaccia:


Certamente i miei esperimenti non finiranno qui, ci sono ancora amplissimi margini di miglioramento, lo so, ma tutto sommato sono piuttosto soddisfatta del risultato ottenuto, considerato che come sapete impasto a mano.

Il gusto ed il profumo che si sono sprigionati per tutta la casa cuocendo questa focaccia, mi hanno ripagata di tutto il sudore versato! E vi assicuro che non è una frase retorica questa volta, il sudore è sceso a goccioloni dalla fronte… per davvero; il caldo, anzi l’afa torinese è davvero insopportabile, ma l’amore per il mio lievito madre ha prevalso anche in questo caso, superando l'apatia da calura!

Per preparare questa focaccia  ho utilizzato la farina Antiqua di tipo 1 macinata a pietra  questa qui.

Ho seguito, anche se un po’ stravolto per la via, la ricetta della pizza da fare in fretta di Paoletta. Ecco il procedimento che ho seguito io.

Ingredienti:
300 gr di farina tipo 1 Antiqua macinata a pietra questa qui
50 gr di farina di farro Spelta macinata a pietra 
50 gr di farina di semola rimacinata di grano duro
1 cucchiaio di fiocchi di patate
120 gr di lievito madre
1 cucchiaino di sciroppo di malto d'orzo
8 gr di sale
270/280 gr di acqua
20 gr di olio extra vergine di oliva

Procedimento:
Non avendo l'impastatrice ho fatto l'impasto a mano, ma se avete una planetaria sarà tutto più semplice. Vi dico cosa ho fatto io. Per prima cosa ho pesato e preparato tutti gli ingredienti necessari e poi nel tardo pomeriggio ho preparato l'impasto che successivamente è rimasto a riposare in frigo fino al pomeriggio del giorno successivo. Dunque l'impasto ha riposato in frigo per 24 ore.


Per prima cosa ho spezzettato e sciolto il lievito madre nell'acqua con un cucchiaino di malto d'orzo, poi ho aggiunto tutte le farine setacciate, i fiocchi di patate, e da ultimi il sale e l'olio e con una forchetta ho impastato tutto fino a che fosse più o meno omogeneo. A questo punto ho ribaltato l'impasto e poi sono passata sulla spianatoia leggermente infarinata per lavorarlo ancora fino a lisciarlo bene (foto 1). Ho riposto in ciotola coperto con pellicola e lasciato maturare prima due ore a temperatura ambiente (ahimè molto calda!) e poi l'ho riposto in frigo fino al giorno successivo (foto 2).


Il giorno seguente, l'ho tirato fuori dal frigo, l'ho lasciato riposare fuori dal frigo un paio d'ore e poi ho fatto le pieghe. Sulla spianatoia ben infarinata ho ribaltato l'impasto (foto 3), steso tirandolo delicatamente con le mani per dare la forma di un quadrato (foto 4) e poi ho piegato a libro (foto 5 e 6) e schiacciando leggermente con le mani ho ripetuto le pieghe anche nell'altro verso (foto 7 e 8). Quindi ho pirlato l'impasto, ovvero l'ho arrotondato spingendo bene la chiusura sotto, a contatto con la spianatoia, (foto 9) ed infine ho coperto a campana. lasciando nuovamente riposare l'impasto per un paio d'ore (foto 10).


Dopo di ciò ho steso l'impasto. Dopo aver oliato abbondantemente la teglia vi ho ribaltato delicatamente sopra l'impasto (foto 11) cercando di stenderlo senza sgonfiarlo troppo, con le mani di piatto (parallele alla teglia durante la stesura). 
Infine a stesura avvenuta, ho emulsionato 3 cucchiai di acqua con 3 di olio e con le mani spalmando delicatamente ho unto bene la superficie della focaccia (foto 12) cosparsgendola di sale grosso prima di infornare. Ho acceso il forno a 220°C e mentre il forno andava a temperatura, ho lasciato rilievitare la focaccia ancora mezz'ora prima di infornarla. Infine ho cotto 10 minuti a 220°C e poi ho abbassato a 200 gradi cuocendo fino a doratura, a me sono bastati altri 18 minuti. Voi però controllate a vista e sfornate appena inizia a dorarsi in superficie. 


A questo punto potete gustarla anche solo semplicemente così, oppure farcirla a vostro piacere. Noi l'abbiamo gustata con prosciutto crudo, pomodorini e scaglie di ricotta salata, una vera delizia!


Come già accennato all'inizio del post, con questa ricetta partecipo al Contest indetto da Cucina Semplicemente in collaborazione con Farina Antiqua macinata a pietra:





E per chi vorrà leggermi ancora, come sempre l'appuntamento  Ã¨ alla prossima ricetta




Premesso che ognuno di noi ha le sue debolezze e trova duro "resistere" all'offerta di determinati cibi che trova più allettanti di altri, se doveste fare una prova con me mettendomi di fronte la torta più stratosferica del mondo o un vassoio di bignole e poi un vassoio di questi qui:




statene certi, non avrei alcun dubbio, a farmi capitolare sarebbero proprio gli struppoli!
Sì lo so sono fritti, sono poco salutari e se si considera che si mangiano pure accompagnati dai salumi ... sono calorici da morire, ma che ci posso fare se li adoro? 
E poi sono una precisa (lo sapete, no??) quando faccio qualcosa, la faccio per benino... dunque se proprio peccato deve essere, allora voglio farlo come si deve!
E la mia mamma, che ben mi conosce, sa come tentarmi. 
E sì, mi ha tentato proprio come si deve stavolta, con la scusa che questa ricetta andava assolutamente messa sul blog, l'ha detto lei eh, perchè è una ricetta di famiglia, un pò speciale... 
Me ne ha portato vassoietto bello colmo, pronto da FO-TO-GRA-FA-RE... seeee!
Infatti... ehm, ehm, l'ho fotografato no? 
Guardate qui:


Peccato però che subito dopo non ho resistito e il vassoio esiste solo più qui in foto oramai, perchè in un battibaleno, uno dopo l'altro, TUTTI me li sono finiti questi struppoli... alla faccia dell'imminente prova costume che mi attende!
La ricetta degli struppoli (da non confondere assolutamente con gli struffoli anch'essi napoletani, ma dolci e preparati con il miele) è tipica della valle telesina, in cui sono nati entrambi i miei genitori. 
La diatriba tra i paesani per la ricetta in questione è sempre stata lievito sì o lievito no. 
Mamma però, da sempre li fa con il lievito e secondo me sono mille volte meglio che senza. 
Dite che mi sbaglio? 
Beh, potreste sempre provare a smentirmi sperimentando entrambe le versioni con e senza lievito, mettendole a confronto. Se vi piace il genere però, vi consiglio di farli, perchè sono davvero troppo buoni!

Ingredienti:
1 kg di farina 
25 gr di lievito di birra 
1 bicchiere d’olio 
10 uova
1 cucchiaio di sale
1 pizzico generoso di pepe
1 litro d’olio di semi di arachidi per la frittura


NOTE PERSONALI:
Riporto qualche curiosità, che potete leggere integralmente qui,  circa Lo struppolo, di cui esiste anche una Sagra che si tiene a San Salvatore Telesino ogni anno tra la fine di agosto e i primi di settembre. La Proloco di san Salvatore ha perfino organizzato un corso per imparare a farli! Perchè si sa, come dico sempre per ogni lievitato, i "trucchi" stanno più che nella ricetta in sè, nei procedimenti, e nell'uso sapiente delle mani! 
Per cui per chi volesse diventare MASTRO STRUPPOLO si organizzi per tempo!


"Dopo aver degustato uno struppolo, non lasciatevi turbare dalle sensazione che avvertirete subito al primo boccone, la secchezza alla gola: è creata ad arte. L’inventore o meglio gli inventori dello struppolo conoscevano bene la scala dei piaceri della vita: lo struppolo deve procurare una lievissima impressione di soffocamento, da noi si dice : “Adda ndurzà nganna” perché deve far venire la voglia di bere. Infatti, si accompagna benissimo ad un buon bicchiere di vino, rosso preferibilmente. Altro che tristi fettine alla brace o insipidi hamburger. Diamo qui di seguito la ricetta originale nelle sue due varianti, poiché anche la preparazione degli struppoli si è spaccata sin dall'inizio in due scuole di pensiero: con lievito o senza lievito?"

Ovviamente fedelissima alla tradizione di famiglia, vi riporto qui di seguito la versione che da sempre prepara la mia mamma, che come ho già anticipato prima, è con lievito.

Procedimento:
Impastare su una spianatoia tutti gli ingredienti (aggiungere per ultimo il lievito stemperato in un po’ d’acqua tiepida). Far lievitare per circa 1 ora (in un posto caldo) l’impasto in un cestino ricoperto con un panno di lana. Successivamente, rovesciare l’impasto cresciuto sulla spianatoia e tagliare a tocchetti lunghi 0,8-0,9 cm. 
Passarli con mano leggera sull'intreccio del cestino di vimini precedentemente adoperata per dare agli struppoli il loro caratteristico aspetto “corrugato”. 
Far riposare per circa un quarto d’ora. Intanto, far scaldare in una teglia (più alta che larga) l’olio. Quando la temperatura dell’olio sarà elevata, cominciare a tuffarvi gli struppoli, pochi alla volta fino a quando avranno preso un bel colore dorato. 
Fare scolare bene su apposita carta da cucina. 
Gli struppoli sono buoni sia caldi che freddi e si possono tranquillamente surgelare. 
Nella versione senza lievito bisogna lavorare velocemente (e in punta di dita) l’impasto. 
Al contrario bisogna sbattere più energicamente le uova, prima di aggiungerle agli altri ingredienti. Ovviamente, non occorre attendere la lievitazione: si può friggere subito. 
La ricetta sembra facile; in realtà non lo è, perché, come diceva un grande esperto Brillat-Savarin (e faceva l’esempio dell’uovo termico), “le pietanze più semplici sono quella più difficili da preparare”. In effetti, se non volete andare incontro a cocenti delusioni, deponete il vostro orologio e non vi cimentate da soli nella preparazione. Almeno la prima volta, occorre la guida di una sapiente massaia, disposta a rivelarvi insidie e segreti della ricetta.



Infine sono veramente fiera di essere stata l'artefice dell'inserimento degli struppoli anche nel famoso social network del cibo. Parlo ovviamente di "GENTE DEL FUD" di cui faccio parte. La scheda degli struppoli la trovate qui. E chiunque voglia approfondire l'argomento o apportare il suo positivo contributo in proposito, secondo lo spirito che anima il gruppo, è ovviamente ben accetto!
Vi lascio un abbraccio e buonissima estate a tutti!
Alla prossima