Ultimi Post
Vi ricordate il mio vecchio post sulle meringhette? No? Questo qui
Devo dire che da allora ho sperimentato ancora, ma soprattutto ho studiato sapete?
Precisamente su "Scuola di cucina" di Le Cordon Blue!


E sì, perchè io non mi accontento mai dei miei risultati (e mica solo in cucina!)
Voi credete che esista una RICETTA PERFETTA per una qualche vostra preparazione?
Avete insomma una ricetta che non cambiereste mai per nulla al mondo?
Personalmente credo che si possa sempre migliorare, è difficile che mi senta "arrivata", inseguo la perfezione, sebbene sia un'impresa impossibile, ovviamente, ma mi piace provare ad avvicinarmi a quella sottile linea immaginaria che ci separa dall'arrivarci vicino vicino!
Ebbene, leggendo e documentandomi, ho scoperto cose nuove (e credetemi se vi dico che io mica le sapevo tutte queste cose ai tempi delle mie prime meringhette!)
Ora so che esistono ben tre metodi per fare le meringhe, e che non sempre sono intercambiabili tra loro. 
Di solito si preferisce usare l'uno o l'altro a seconda dei casi.
Cambiano leggermente i rapporti albume-zucchero e i metodi di preparazione e cottura.
Dunque vedIamoli: 

La meringa francese, è la preparazione più semplice e leggera, usata per decorare e dar forma. Si usano 115 gr di zucchero per 2 albumi. Si montano gli albumi finchè siano bianchi e spumosi e poi si incorpora prima metà dello zucchero continuando a sbattere e poi si aggiunge la restante parte.

La meringa italiana, soda ma vellutata è fatta versando sugli albumi montati lo sciroppo di zucchero caldo, che "cuoce" gli albumi durante la preparazione. Può essere usata per dessert "crudi" come  mousse e sorbetti. Per prepararla servono per lo sciroppo 250 gr di zucchero e 60 ml d'acqua e 5 albumi. Si montano gli albumi a neve ben ferma e poi continuando a montare con le fruste elettriche a bassa velocità, si versa a filo lo sciroppo caldo, preparato in precedenza facendo bollire acqua e zucchero fino al raggiungimento dei 118 °C temperatura ottimale per preparare questo tipo di meringa.

Infine la meringa svizzera, che è anche quella che ho utilizzato per la preparazione di questi nidi, è la più soda di tutte e ben si presta per essere modellata. Si prepara unendo 125 gr di zucchero a velo e 2 albumi. Si montano con una frusta elettricain una ciotola posta sopra una pentola che sobbolle, gli albumi e lo zucchero. 
Come per la meringa italiana, questo consente una sorta di "precottura" della meringa stessa. Si continua a montare fino ad ottenere un composto bianco, gonfio, lucido e caldo. Si allontana quindi dal fuoco e si continua a montare fino a che la meringa si sia raffreddata. Si prende poi una sac à poche con una bocchetta a stella e si disegnano dei cerchi di circa 5 cm partendo dal centro e procedendo a spirale verso l'esterno su una placca rivestita di carta da forno. 
Si dà quindi la forma di nido facendo anche i bordi procedendo a spirale fino a dare questa forma:


Per la cottura nel mio forno la temperatura ottimale è 110 °C per un'ora in forno ventilato. Dovrete regolarvi col vostro. Sconsiglio di fare le meringhe in un forno a gas, perchè è molto più difficile controllare la temperatura. 
La meringa si deve asciugare, se la temperatura è troppo alta si cuoce troppo e diventa marroncina, se cuoce troppo poco dentro rimane gommosa. Bisogna fare qualche prova. 


L'idea di servire i frutti di bosco con una spolverata di zucchero a velo in questi nidi, mi è sembrata davvero carina! Per una cena o un pranzo da invito credo siano davvero chic!
Poi i nidi si possono preparare con calma e con largo anticipo! 
Li ho conservati a lungo in una scatola di latta! 
Bisogna solo stare attenti, perchè la meringa teme l'umidità!
E poi lo confesso, ho preparato questi nidi anche perchè il mio bimbo adora le meringhe e vedere quel sorrisetto compiaciuto sul suo faccino mi riempie sempre di gioia!

Pensando a lui, non potevo non pensare di dedicare questa ricetta ad altri bambini più sfortunati del mio! 
Con tutto il cuore anche se è piccolo, desidero dare il mio contributo per questa lodevole iniziativa di Melagranata per i bimbi di Rocchetta Vara:


La nostra solidarietà è importante e anche il passaparola che attraversa la rete, perchè il TAM TAM, ha già aiutato tantissime persone in difficoltà! 

Queste le parole di Patrizia che spiega quanto accaduto:

"Due donne Paola e Fiorella responsabili di una cooperativa sociale di Borghetto Vara, la Cooperativa Gulliver che si prende cura di anziani, disabili e bambini. Questi ultimi erano accolti in due case-famiglia, due Comunità educative in cui i ragazzini, già tanto provati dalla vita, potevano trovare calore e speranza per il loro futuro. 
L’alluvione che tutti abbiamo visto in TV nei giorni scorsi, ha reso pericolanti ed invivibili le strutture, ha trascinato via auto e pulmini per i trasporto di bimbi e disabili, ha spazzato via abiti, giocattoli e scorte di cibo.
Paola e Fiorella hanno messo al sicuro i bambini, di notte, prima guadando un fiume e poi con gli elicotteri, quindi sono tornate per ricostruire, per dare ai bimbi una speranza.
Hanno bisogno d’aiuto e questo noi, tutti insieme, lo possiamo dare."



Grazie Melagranata.
Ecco ancora i riferimenti per chi volesse dare il suo contributo!


Passate parola, mi raccomando!
Era da un pò di tempo che mi frullava l'idea di fare questo dessert, e visto che mi sono anche fatta regalare appositamente il cannello per caramellizzare questa crema, e per questo uno speciale grazie va alla mia tenera sorellina ^___^ che ci ha pensato, ho pensato di provarci!
Complici una sfida in corso e degli stampini davvero deliziosi, che non vedevo l'ora di utilizzare, ieri ci ho provato!
Il post di Antonella a suo tempo mi aveva affascinato non poco, per la sua completezza e chiarezza di spiegazioni. 
Per cui per questa mia versione di crème brûlée, ho tratto liberamente spunto dalla sua ricetta 
Devo dirvi che sono stata ampiamente soddisfatta del risultato!
E vi assicuro che mi capita molto di rado con le mie ricette!
Un difettuccio gira e rigira alla fine io lo trovo sempre!
E' vero non amo particolarmente il dolce.
Mmmmh, solo 2 cucchiaini...
per assaggiare se era venuta bene con questa nuova panna autoprodotta (cosa non si deve fare per queste Tartufine!) 
...ma quella crosticina lì che fa "SCRONC" quando affondi dentro il cucchiaino e quel gusto morbidissimo che si scioglie in bocca, con sentore di vaniglia, cannella e passito... 
mi ha mandato in visibilio! 
Giuro: mi son fatta i complimenti da sola!
^____^ ahahahah!
Più che altro forse la soddisfazione più grande è stata ritrovare un ottimo sapore partendo dai pochi ingredienti che avevo a disposizione, "scervellandomi" non poco sono riuscita nell'intento di procurarmi ugualmente quello che non avevo! Hihihi!
Insomma questa testarda di Any ce l'ha fatta anche stavolta!
CHI LA DURA LA VINCE!

200 ml di panna fatta in casa
150 ml di latte intero
3 tuorli d’uovo (freschissimi)
80 g zucchero semolato + un pò per caramellizzare
1 cucchiaino da tè di farina (o amido di mais)
1 bacello di vaniglia
cannella in polvere
1 bicchierino di passito


Cosa ne dite non sono carine queste ciotoline tutte colorate? Belline vero?

Procedimento
Riunite in una piccola casseruola il latte e la panna, unite la cannella in polvere il baccello di vaniglia aperto in due longitudinalmente, e portate dolcemente a bollore.
Raccogliete i tuorli in una terrina con lo zucchero e la farina e lavorate con una fruasta fino ad ottenere un composto biancastro e spumoso.
Sempre mescolando, unite il miscuglio di latte e crema versandolo a filo e amalgamandolo bene. Distribuite il composto in piccoli stampini, che porrete all’interno di un’altra teglia adatta a contenerli con bordi alti e che riempirete per metà di acqua.
Cuocete a bagnomaria nel forno a 150° proseguendo la cottura, a me ci sono voluti 40 minuti (in base alla grandezza degli stampini potrà essere necessario un tempo più o meno lungo), in ogni caso fino a quando la crema si sarà rappresa.

Fate attenzione che l’acqua non raggiunga mai l’ebollizione. Quando notate le prime bollicine in teglia aggiungete un bicchiere di acqua fredda.

A cottura ultimata lasciate raffreddare la crema, coprite e conservate in frigorifero.
Se non disponete di un cannello caramellizzatore a gas, circa un’ora prima di servire il dessert accendete il grill del forno.
Formate sulla crema uno strato di zucchero e fate caramellare la superficie sistemando gli stampini vicinissimi al grill incandescente.
Saranno sufficienti pochi minuti perché si formi una crosticina dorata e croccante, caratteristica di questo squisito desert.
Eccovi un particolare della crosticina croccante:


Lo scorso autunno, nel periodo delle zucche, avevo provato a fare degli gnocchi, che però, seguendo la ricetta che avevo letto, sono venuti mollissimi. Così ho continuato ad aggiunger farina col risultato che alla fine altro che gnocchi.... erano delle "pietre" e poi sapevano tanto di farina!
Alla fine ho desistito e ho lasciato perdere! 
Quest'anno invece ho voluto riprovarci, però questa volta con una ricetta un pò fai da me (poi scoprirete anche il perchè!) 
Eccovela qui:



Lo so i miei gnocchi di zucca non sono proprio fotogenici, diciamolo questa foto è proprio bruttina, fatta di sera con poca luce, ma credetemi se vi dico che non rende giustizia al gusto davvero particolare di questi gnocchi!
Ecco cosa vi occorre:

Ingredienti: 
Per gli gnocchi:
300 gr di zucca
100 gr circa di farina + un pò per infarinarli prima della cottura
noce moscata
zenzero fresco grattuggiato o in plovere (facoltativo, solo se vi piace)
semi di papavero
sale e pepe qb

Per la salsina (una sorta di besciamella senza burro):
latte intero
noce moscata
zenzero in polvere

Procedimento:
Per prima cosa lavate e mondate per bene la zucca, privandola dei semi.  
Poi affettatela sottilmente e mettetela in forno su una teglia rivestita di carta oleata, lasciandola cuocere a 180°C per una mezz'oretta circa, finchè si sarà asciugata bene. 
Poi separate la buccia dalla polpa, che schiaccerete per bene con una forchetta. Unite alla polpa di zucca la ricotta, e la farina. La quantità dipenderà molto dal tipo di zucca che usate, alcune sono più acquose altre meno, in ogni caso sconsiglio la bollitura della zucca per fare gli gnocchi, cotta al forno si asciuga e non perde il sapore e a mio avviso va meglio. Regolate ora di sale e se vi piace aggiungete lo zenzero fresco o in polvere. 
L'impasto risulterà morbido, non preoccupatevi, è normale altrimenti a fine cottura saranno duri! 
Ora con le mani infarinate, fate una sorta di polpettine con il vostro impasto, formando gli gnocchi, che tufferete in acqua bollente salata. Scolateli non appena vengono a galla e adagiateli sulla salsina che avrete preparato facendo scaldare un pò di latte, che verserete poi delicatamente poco alla volta e a filo in un'altra pentolina in cui avrete messo un pò di farina con noce moscata e sale (io ho usato questo sale aromatizzato che mi preparo io e trovate qui). 
Stemperate bene usando una frustina evitando di far grumi. 
A questo punto aggiungete tutto il resto del latte e mescolate finchè sarà cremosa tipo una besciamella. Guarnite con i semini di papavero e se vi piace una grattatina di zenzero fresco.
"Mamma, mamma, che buono il latte di capra!!! Aveva proprio ragione Heidi, ma come faceva suo nonno a farle anche il formaggio? 
Dai mamma lo facciamo anche noi nel pentolone come il nonno, TI PREGO, TI PREGO...."

No ma dico, ma secondo voi, assomiglio al nonno di Heidi io?!?
Eppure, chi di voi, come me, ha un cucciolo saprà bene, che le mamme farebbero qualsiasi cosa per loro, ogni loro desiderio è quasi un ordine, bè ammesso che il desiderio sia di questa portata eh, ben inteso ^__^!
Come potete ben immaginare, a quel "ti prego" ho detto di sì, ogni promessa è debito, e poi diciamocelo, ma io quanto mi diverto a fare questo genere di preparazioni ??!!?
Ma questa è una storia vecchia che già sapete!!!
Dunque complice un buon latte di cascina ricevuto in dono dalla mia generosa mamy, in un pomeriggio uggioso insieme al mio cucciolo, ho fatto questa qui:


No, no non crediate sia difficile, è una preparazione davvero veloce, sapete?  
E sarà anche una bellissima soddisfazione come tutte le cose che riusciamo ad auto-produrci!
Non mi credete? Allora leggete qui:


INGREDIENTI: (dosi per circa 200 gr)

1 litro di latte di capra
3 cucchiai d'aceto di mele (l'aceto, SOSTITUTO DEL CAGLIO COMUNEMENTE UTILIZZATO, serve a "cagliare" il latte, si usa quello di mele perchè ha un gusto più delicato, che non compromette troppo il sapore della ricotta, ma nella preparazione finale "una puntina" comunque si sente, per questo sconsiglio l'utilizzo di aceto di vino che ha un sapore un pò troppo deciso)
1 pizzico di sale, io il  Fleur de sel

PROCEDIMENTO:
In una pentola sufficientemente capiente mettete il latte con un pizzico di sale, io ho usato il fleur de sel e mettete sul fuoco, ma senza portare a completo bollore, mescolando bene in modo da non far formare la panna in superficie.
Se avete un termometro aggiungete l'aceto non appena la temperatura raggiunge gli 80 gradi, se invece come me non l'avete, smettete un attimo di mescolare e quando vedete che il latte comincia a fumare (ma non bolle ancora) procedete aggiungendo l'aceto.
La ricetta originale prevedeva 2 cucchiai, ma a me ce ne sono voluti 3 abbondanti per veder cagliare il latte! Probabilmente dipende molto dal grado di acidità dell'aceto che state utilizzando, non sono tutti uguali!  
In ogni caso dopo aver aggiunto l'aceto di mele continuate a mescolare su fuoco basso finchè si formeranno dei grumini (questo processo accade quasi immediatamente, questione di minuti, io la prima volta non ho visto nulla, perchè avevo messo poco aceto, e ho continuato inutilmente a girare, attenzione perchè il latte non caglierà se non ne aggiungete a sufficienza, se non caglia entro pochi minuti mettetene un pò in più!) 
L'aspetto del latte cagliato deve essere così:



Ora togliete dal fuoco e lasciate riposare, mescolando di tanto in tanto, per qualche minuto.
Con una schiumarola togliete la parte cagliata del latte separandola dal siero, oppure come ho fatto io, versate il tutto in un colino a maglie fittissime in cui avrete posto l'apposita gabbietta per la ricotta (l'ho precedentemente recuperata da una acquistata al supermercato) ponendola dentro un colino e versando il tutto lì dentro, in modo che la ricotta resti già in forma. O ancora utilizzate una garza sterile posta sopra un colino.
Lasciate scolare il siero facendolo intiepidire. Poi fate raffreddare in frigo.
Et voilà, PIC INDOLOR: ^___^ già fatto!



Ve l'avevo detto o no che era semplicissimo?
Ora non vi resta che gustare... con enorme soddisfazione per il palato e per voi stessi, la vostra ottima e salutare ricottina casalinga!!!

Note postume:
Questa ricotta l'ho fatta col latte di capra, ma ovviamente si può rifare con un qualsiasi latte vaccino, o un altro tipo di latte, come sempre, meglio se di buona qualità!
Badate, la ricotta potete farla anche utilizzando latte intero o parzialmente scremato, quello comprato per intenderci, la differenza del risultato finale sarà ovviamente nel gusto e nella "cremosita" (cui siamo abituati con quelle commerciali, in cui a monte c'è aggiunta di panna).
Se volete mangiare la ricotta così in purezza, quando colate il siero fate attenzione a non "strizzarla" troppo, lasciandola troppo asciutta, infatti resterà più morbida con un pò del suo siero!
Se invece la utilizzate come me per fare degli gnocchi, fatela scolare per bene!

Tecnicamente e per essere più precisi la preparazione di cui vi parlo in questo post andrebbe chiamata: "cagliata di latte", perchè di questo si tratta.  
Solo che comunemente al posto dell'aceto, per fare la ricotta viene utilizzato il caglio, o meglio si usa il siero ottenuto dalla cagliata di latte che vien fatta per fare il formaggio. 
Il siero insomma è una sorta di "sotto-prodotto" della lavorazione del formaggio, per non buttarlo si Ri-cuoce e si fa la ricotta..
Quello che abbiamo fatto infatti una sorta di "cagliata" (dal caglio appunto) è stata sostanzialmente una precipitazione delle sieroproteine del latte (principalmente la caseina che intrappola anche molecole di grasso), che è avvenuta grazie all'ambiente acido creato in questo caso dall'aceto!  
(Scusate, scusate, ma la biologa che è in me viene sempre ^___^ fuori!!!)
Come sostituti dell'aceto di mele, potreste provare ad utilizzare il limone (più acido dell'aceto), dell'aceto di riso o di vino, oppure della panna acida (un pò meno acida ne occorrerà di più). 
Meglio ancora ovviamente, potete provare, come fanno nei caseifici, o i pastori, ad utilizzare il caglio (estratto dallo stomaco di ovini, la maggior parte, ma anche caprini e vitelli lattanti) che potrete acquistare in farmacia. 
In questo caso procedete così: 
il siero che colate da questa prima preparazione, non buttatelo, riutilizzatelo invece (funzionerà per un paio di volte)  per rifarvi un'altra ricotta (che sarà migliore della prima colata). Sarà la VERA ricotta. Provateci!
Basterà aggiungere al siero che avete ottenuto per filtrazione dalla cagliata, altro latte (come quantità calcolate 1/3 circa della quantità di siero che avete a disposizione, ad esempio per 900 ml di siero aggiungete 300 ml di latte) e metterlo sul fuoco, seguendo le indicazioni  che ho dato qui sopra per la cagliata MA SENZA PIù AGGIUNGERE ACETO, BASTERA' SCALDARE per vedere i fiocchi di latte che daranno la ricotta. 
Questa sarebbe la vera "ricotta".
Il termine "ricotta" infatti (siero del latte ri-cotto) si riferisce al metodo classicamente utilizzato per farla, ovvero viene utilizzato del siero del latte (per intenderci quello che scartiamo nella preparazione descritta in questo post) e che con l'aggiunta di altro latte, viene fatto cuocere lentamente a fuoco basso per ottenere i coaguli/grumini, le sieroproteine, che con lo stesso metodo sopra descritto (senza però aggiungere aceto!), danno la ricotta. 
Il siero può essere conservato in frigo ed utilizzato entro un paio doi giorni.
Se provate a farla comunicatemi poi i risultati dei vostri esperimenti, così man mano aggiorno il post, mi raccomando!
Buon lavoro!
Stavolta ho davvero sudato! 
5 portate con soli 6 ingredienti per un menù dall'antipasto al dolce, con le regole, per questa sfida, non è stata affatto una passeggiata!
Sto parlando della sfida di Naso da Tartufo ve la ricordate? Siamo alla sesta e penultima sfida! 
E' stata una faticaccia, ma arrivata fin qui non potevo arrendermi, oramai è una sfida prima di tutto con me stessa (sfidarmi in imprese in apparenza impossibili è una delle cose che amo di più!) 
E voi sapete come può essere cocciuta un'ariete incaponita su una qualsiasi questione? NOOO?! Allora provate a chiederlo a qualcuno dellla mia famiglia!

Le regole dettagliate che ho dovuto seguire le trovate qui, invece qui di seguito elencati gli ingredienti da utilizzare e in rosso quelli scelti da me (1 per ogni categoria), in verde le portate in cui, dopo innumerevoli rompicapo, li ho usati:

- farinacei (farina di grano tenero, mais, riso) APERITIVO, ANTIPASTO, DOLCE 
- frutta di stagione (uva, pere, cachi) APERITIVO, SECONDO
- verdure di stagione (cavoli, patate, zucche) ANTIPASTO, PRIMO
- cereali (orzo, farro, avena) 
- carne e pesce (maiale, pollo, merluzzo, salmone)  SECONDO
- latticini (parmigiano, pecorino,caprino, latte PRIMO, DOLCE 
- mista (uova, limone, burro) APERITIVO, ANTIPASTO, DOLCE

Segue l'elenco degli ingredienti permessi e usabili a nostro piacimento:

olio, sale, acqua, vino, alcol puro, aceto, pepe, zucchero (solo semolato), aromi (tutti i tipi di spezie che conoscete) e odori (sedano, cipolla, carota, prezzemolo).

Dopo questa lunga premessa, che v'assicuro ho studiato per giorni con estrema attenzione, prima di decidere le portate da realizzare, eccovi la carrellata del menù da me proposto.
Per i dettagli vi rimando ai singoli link delle ricette che troverete sotto le foto, in cui vengono spiegati meglio tutti i singoli procedimenti. 
Ho deciso di fare un post per ognuna, altrimenti questo qui diventava chilometrico!

 APERITIVO:

 

SALVIA FRITTA IN PASTELLA

Gli ingredienti usati:
Chardonnay (vino)
succo d'uva
salvia
farina
uova
acqua frizzante ghiacciata
sale alle erbe aromatiche


ANTIPASTO:

FRITTELLE DI FIORI DI ZUCCA

Gli ingredienti usati:
fiori di zucca
olio
farina
uova
acqua frizzante ghiacciata
sale aromatizzato alle erbe aromatiche

Una debita precisazione.
Questa ricetta delle mie frittelle di zucca è stata postata antecedentemente alla sfida, ragion per cui tra gli ingredienti citati nel post per fare la pastella compare anche il latte (che qui però non potevo usare, ho già usato tutti e 3 gli ingredienti a disposizione!)
In questa versione di frittelle preparate "per la sfida", la pastella che ho utilizzato è stata la stessa che ho utilizzato per fare la salvia fritta (dunque solo con acqua frizzante).
Sono venute comunque benissimo anche così!

 PRIMO:


GNOCCHI DI ZUCCA AI SEMI DI PAPAVERO
Gli ingredienti usati:
zucca
farina 
latte
zenzero
noce moscata
semi di papavero  

SECONDO:


FILETTO DI MAIALE UVA E SPECK
Gli ingredienti usati:
Maiale (filetto e speck)
olio 
chicchi d'uva
aglio
rosmarino
vino bianco secco
sale pepe


 DESSERT:


CREME BRULEE
Gli ingredienti usati:
Uova
zucchero
farina
latte
vaniglia cannella
vino passito
E dopo questo bel tour de force, non mi resta che lasciarvi ancora il banner della sfida:


e quello della mia splendida e meravigliosa squadra LE MONTERSINE:

a cui vorrei dedicare CON TUTTO IL MIO CUORE questo menù, per condividerlo insieme almeno virtualmente, tra risate, chiacchiere e segreti, come abbiamo fatto fino ad oggi!
Chissà che un giorno non ce la faremo davvero ragazze!!!
Vi assicuro che TUTTE LE MONTERSINE NESSUNA ESCLUSA sono persone meravigliose, e solo per il fatto d'averle conosciute, io sono orgogliosa e felice d'aver partecipato a questo reality.
Per questo, comunque andrà questa sfida, io ritengo d'aver già ottenuto la mia vittoria: ho conosciuto delle spelndide persone, con cui è stato un piacere confrontarsi e partecipare!
Grazie davvero ragazze! Bè, però se vinco mica mi dispiace, eh!
Per cui MONTERSINEEEEEEEEEEEEEE mi spiace per le vostre defezioni, ma ora vi toccherà pure fare il tifo per me, visto che sono l'unica rimasta!
Lo sapete, sì?

^___^ Any
Scrivere delle vacanze oggi è così strano... sembra tutto così irreale... mi sembra davvero lontano anni luce!
Da una parte un vero angolo di sogno ricordare quel cielo così azzurro e terso, come una sorta d'isola felice, dall'altra quasi un bel pugno nello stomaco, vista la situazione di maltempo che imperversa sul Piemonte proprio in questi giorni, ma il tempo scorre veloce e non volevo rinunciare a scrivere questo post, che attendeva paziente d'esser scritto da quasi due mesi, ci tenevo davvero tanto a partecipare al contest indetto da Fabi (tutti la conoscete è una ragazza d'oro, che stimo molto) per cui eccomi qui solo poco prima dello scadere del suo termine!


Una delle tante passioni che condividiamo io e mio marito è proprio viaggiare!
Sapeva di certo di farmi cosa gradita facendomi questo regalo per staccare dalla routine quotidiana, e devo ammetterlo, lui quando vuole le cose sa farle davvero per bene! 
Per me è stata veramente una meravigliosa sorpresa, mi ha fatto un bellissimo regalo, in occasione del nostro anniversario di matrimonio: un bel viaggio a Madrid! 
Madrid è davvero una città incantevole, ci tenevo da tanto a visitarla!


Inoltre la fortuna è stata dalla nostra parte, abbiamo avuto un fine settimana con temnpo splendido ed abbiamo potuto davvero goderci questa rinomata capitale spagnola! 
La Spagna mi piace molto, un pò anche perchè si respira aria di casa, come in tutti i paesi mediterranei (sebbene a mio avviso noi italiani abbiamo ancora moltissimo da imparare dagli spagnoli in quanto a turismo intendo) e un pò perchè gli spagnoli hanno un cuore "caliente"!
Credo infatti che rispetto all'Italia la Spagna abbia una marcia in più!
La conosco abbatstanza, sono già stata a Barcellona, in Andalusia, ho fatto un pezzo del "Camino del Northe" fino a Santander e devo dire di aver trovato molta più valorizzazione del patrimonio artistico e culturale rispetto a noi e soprattutto, molta più attenzione al turista, cosa che in Italia spesso manca, nelle nostre città troppo care, carenti di servizi e che il più delle volte per questo ci fanno desistere dal visitarle, facendoci optare per mete all'estero!
Un vero peccato!
E dire che basterebbe così poco per valorizzare le numerose, località turistiche italiane che abbiamo e sono moltissime...


In ogni caso, una delle cose che amo maggiormente fare quando visito una qualsiasi città è andare alla ricerca di quei posticini caratteristici, ma poco frequentati dai turisti, soprattuto quando si tratta di cibo, preferisco quei posti molto amati dalla gente del luogo, proprio per "entrare" realmente nell'anima del posto e in questo caso per vivere e mangiare tipico, almeno per qualche giorno, come i madrileni!
Avevo letto in rete e su alcune guide, di un posticino del genere, e non volevo farmi scappare l'occasione... con mio marito siamo così andati alla ricerca di questo piccolissimo locale con pochi coperti, ma che vale davvero la pena di una visita, per chi come me è alla ricerca di posti un pò inusuali e strani!
Ovviamente non è andato tutto come speravo, arrivati davanti al famoso locale era chiuso, ma la fortuna ci ha ugualmente assistito, guardate...


Pensate un pò, davanti al suo locale, c'era proprio lui in persona: addirittura Jaime (il signore con la barba nella foto qui sopra di cui avevo letto, davvero una squisita persona) che, incredibilmente si è messo a chiaccierare con noi, due turisti sconosciuti, spiegandoci il perchè il suo locale fosse chiuso e probabilmente vista la mia faccia delusa e disperata, alla fine ci ha indirizzati poco oltre qui alla "Casa de Toni" (anzi a dire il vero ci ha proprio accompagnati fin dentro) per degustare il suo mitico piatto, il più famoso e tanto decantato e discusso! 
Siete curiosi di sapere cos'è vero?
Avete ragione, vi ho tenuto già abbastanza sulle spine!
Ve lo mostro, eccovelo così come ce lo hanno servito:

E vi dirò di più, lo so qualcuno storcerà il naso: astenersi dalla vista di questo piatto vegetariani ed animalisti convinti prego, ma a me è davvero piaciuto un sacco!

Si tratta delle orecchie di maiale cotte sulla "plancha": alla piastra, nulla di speciale di per sè, ma essendo di cartilagine, sono croccanti e morbide allo stesso tempo e poi pare che l'usanza di mangiarle sia davvero tipica solo della città di Madrid, e io non potevo non assaggiarle!
Manie da food-blogger ^___^!
Questo bel piatto che vedete qui sopra in foto poi è costato la bellezza di 4.50 euro, un prezzo onestissimo direi!
Abbiamo anche preso le "papas bravas", di cui cercherò la ricetta per provare a rifarle perchè erano anch'esse ottime!
Il tutto condito da ospitalità, cordialità, sorrisi e gentilezza dei proprietari che molto cortesemente a fine pasto, ci hanno anche offerto un eccellente moscatello, per me una gioia senza pari!
Ecco queste sono le cose che amo di più al mondo, non potrei chiedere di meglio!!!
Grazie ancora per questo dono al mio tenero amore!

La ricetta di queste orecchie di maiale alla piastra, oltre che originale è davvero saporita e di per sè per nulla difficile da ripetere, solo che credo che da noi la cosa complicata sia reperire la materia prima, a meno di non avere dei maialini propri!
Ed ora come da regolamento, ecco il banner del contest:



Per i più curiosi di voi, lascio ancora qualche foto di questo bel viaggio, che consiglio vivamente a tutti di fare!
Vale la pena! Madrid è davvero una bella città!




Avete mai pensato che la scelta di un formato di un piatto di pasta possa pregiudicarne la sua buona riuscita?
Confesso che io sono abbastanza abitudinaria e amo abbinare a certi tipi di sughi solo alcuni formati di pasta, ma quando si tratta di una gara… forse il discorso cambia!
Vi ricordate la Foodblogger Cup di casa Barilla di cui vi accennavo nel precedente post e a cui ho partecipato?
Beh, le più curiose di voi oramai sapranno già dell’esito della gara e che non ho vinto io (e questo ad onor del vero, l’avevo anche già anticipato nel precedente post!), ma sul resoconto della giornata ci tenevo a spendere due parole in più!


Innanzi tutto perché in giornate come queste, mi sorprende sempre constatare il nostro “disquisire” tutto italiano, su argomenti culinari e sulla pasta, in particolare, in questo caso! 
Ascoltando i seminari di Casa Barilla in cui si “battibeccava” su quisquiglie culinarie mi è venuto da pensare che qualsiasi straniero ci prenderebbe davvero per matti ascoltando le nostre argomentazioni, ad esempio se il pomodoro debba essere o meno spellato oppure, se vada aggiunto insieme ad altri ingredienti o a parte, se saltato in padella prima o dopo altre verdure… e affini!
Con tanto di chef che si accapigliavano per questo! 
Insomma noi su questi argomenti siamo capaci di farci interi seminari, vi rendete conto? 
E provate ad immaginare le facce attonite degli stranieri di fronte a tutto ciò... 
Di certo penserebbero che siamo matti da legare, ma per noi un piatto di pasta non è solo sinonimo di “cibarsi”: dietro si celano ricordi e profumi d’infanzia, tradizione e innovazione indissolubilmente intrecciate, e mille altre sfaccettature, che hanno fatto di un piatto di pasta davvero un sinonimo tipico della nostra ITALIANITÀ!
Sarà per questo allora che un piatto di pasta è capace di riunire nord e sud Italia, juventini e torinisti, grandi e piccoli, e, alla fine, anche gli chef stellati, che sebbene restino ciascuno del suo pensiero (come credo giusto che sia) dopo tanto parlare, però, si siedono insieme a tavola gustandosi un buon piatto di pasta! 
E la convivialità che ho respirato a casa Barilla ne è stata davvero la prova!
Passando alla sfida vera e propria, avevamo mezz’ora di tempo per realizzare il piatto, con gli ingredienti che ci sono stati dati (scoperti 5 minuti prima della gara!) che erano a mio avviso un po’ bizzarri messi insieme ed io li avevo pensati abbinati ad un piatto di tagliatelle all’uovo!
Una giuria popolare ha assaggiato i nostri piatti e poi ha votato secondo il suo palato! 
Il mio piatto non ha vinto, ma una signora molto carina al termine della gara mi si è avvicinata e gentilmente mi ha dato il suo personale suggerimento in proposito: 
“Secondo me lei ha sbagliato formato sa, ci stavano meglio le mafalde corte napoletane con il suo sugo, le tagliatelle erano un po’ scialbe!”
Dunque secondo voi cosa ho fatto appena arrivata a casa?
Ovviamente ho ripetuto la ricetta con le mafalde e sapete una cosa?
Quella signora aveva proprio ragione!
Credo che per questo condimento, siano molto più adatte delle tagliatelle!!!


MAFALDE CORTE NAPOLETANE CON PANCETTA, BROCCOLI, SCAMORZA E PATATE

Ingredienti:
100 gr di pancetta a dadini
1 patata non troppo grossa
1/2 cipolla rossa
1 pezzetto di scamorza affumicata
broccolo
peperoncino
olio
sale e pepe


Procedimento:
Fate sfrigolare in una padella antiaderente la dadolata di pancetta, finchè sia ben colorita, nel frattempo affettate sottilmente la cipolla e fatela soffriggere insieme alla pancetta. Nell’acqua della pasta portata a bollore, tuffatevi il broccolo (che andrà lessato per 8 minuti, scolato e tenuto da parte) e la patata ben lavata e con la buccia. La patata invece dovrà essere sbollentata per 15 minuti circa (dovrete tirarla fuori ancora un po’ cruda) Ora sbucciate la patata e tagliatela a dadini, e fatela rosolare per bene con 2 cucchiai d’olio nella stessa padella in cui avete soffritto la pancetta, togliendola per un attimo dalla padella (per non farla bruciare) e riaggiungendola solo verso la fine per insaporire le patate. Regolate di sale e pepe ed aggiungete del peperoncino se vi piace. Tagliate a piccoli pezzetti la scamorza e tenetela da parte.
Dopo aver cotto la pasta, scolatela lasciandovi due cucchiai d’acqua di cottura, e rimettete in padella insieme alla pancetta ed alle patate, fate saltare un paio di minuti insieme alla scamorza, e al broccolo, avendo cura di metterlo all’ultimo per non sfaldarlo. Servite subito ben calda e filante!

Sono stata felice d'aver partecipato a questa giornata, che tra le altre cose è stata l'occasione per conoscere altre foodblogger piemontesi appassionate di cibo come me! 
Ed eccoci qui prima e dopo la sfida con gli chef di Casa Barilla:


Da sinistra a destra: Sonia la vincitrice, Elena, Marilena, Francesca ed io.


E tra i sorrisi di tutti... buon appetito!!!