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Era da un pò che mi frullava l'idea di fare questo pancarrè, da quando l'avevo visto qui da Giulia Pignatelli, (finalmente ritornata!)  e guardando la sua foto m'era subito venuto in mente che una parte di quel pancarrè DOVEVA finire anche biscottata...


Sì sì sapete come le fette biscottate della rinomata marca?
Avete presente vero? Ecco proprio come quelle lì! Almeno... molto simili! ^__^
E allora ho fatto un personale mix di ricette prendendo spunto da Giulia, ma anche dall'infallibile Paoletta, dalla sua ricetta delle fette biscottate che trovate qui ed ecco che cosa ne è venuto fuori...


Vi lascio la ricetta della mia versione di questo pancarrè variegato, che ho fatto utilizzando al posto del latte, "il latticello" o meglio il siero dello yogurt colato, che avevo ottenuto rifacendo il mio formaggio casalingo (simil-philadelphia o labneh chiamatelo come vi pare)
L'avevo tenuto in frigo e mi spiaceva proprio buttarlo, di solito lo utilizzo al posto dell'acqua per fare il pane o a volte per fare i muffin o qualche dolce per la colazione, perchè ricco di fermenti lattici, ma stavolta è finito dentro questo delizioso pancarrè. 
E vi assicuro che non mi sono affatto pentita della mia scelta. Anzi!
E' rimasto morbidissimo e il profumo che questo pancarrè diffonde per casa è davvero indescrivibile! 
Non è dolcissimo proprio come piace a me e potete mangiarlo con sopra un velo di marmellata o miele, a me piace con questa qui, o anche con sopra altri tipi di formaggio! Oppure chissà, provate, assaggiate e scrivetemi i vostri personali suggerimenti!
Ma adesso eccovi la ricetta: 


Ingredienti:
500 gr di farina zero o manitoba
75 gr di zucchero
25 gr di lievito fresco
250 gr di latticello ottenuto da qui
60 gr di burro
20 gr di cacao amaro in polvere + eventualmente un pò di latte
1 cucchiaino colmo di malto d'orzo
1 pizzico di sale (io l'ho dimenticato, ma è venuto buono lo stesso!)


Procedimento:
Sciogliere il lievito ben sbriciolato nel latticello (o in mancanza nel latte) tiepido insieme al malto, lasciar riposare 4 o 5 minuti. Impastare tutti gli ingredienti ad eccezione del sale regolando la consistenza fino ad ottenere un impasto mediamente morbido, aggiungere il sale 5 minuti prima della fine della fase di impastamento, e impastare a mano o nella planetaria per circa 20 minuti fino a che l'impasto risulti bello elastico. Suddividere ora a metà ed in uno dei due impasti aggiungere il cacao e se serve impastare con un pò di latte, fino ad ottenere una consistenza omogenea.
Fare riposare l'impasto circa 30 minuti a temperatura ambiente, avendo cura di coprire con un panno inumidito con acqua tiepida (in questo modo si crea quella che in laboratorio chiamiamo "la camera umida" una bella casina, che fa crescere per bene i batteri e anche i lieviti ^__^)
Dopo la lievitazione sgonfiare i due impasti e stendere col mattarello prima l'impasto chiaro e poi quello scuro fino ad ottenere la lunghezza del lato lungo uguale a quello della teglia del plumcake che volete utilizzare. Ora sovrapporre all'impasto chiaro quello scuro schiacciare bene i due impasti uno sull'altro per farli aderire bene e arrotolare nel senso della lunghezza ben stretto ponendolo poi nella teglia da plumcake foderata di carta da forno bagnata e ben strizzata (o se preferite imburrata). 
Se non avete capito bene il procedimento guardate il passo passo di Giulia che è fatto benissimo, lo trovate qui e vi rimando anche al blog di Chiara che ha fatto le foto del passo passo qui)!
Porre coperto a rilievitare all'interno della teglia, finchè non fuoriesce dal bordo.
Infornare a 170 gradi in forno statico già caldo per 30 minuti circa. Quando è freddo tagliare e gustare.
A me non so perchè, ma i lievitati "esplodono sempre" letteralmente, uffi guardate qui:


Mi è uscito dalla teglia strabordando e l'ho lascito solo un'oretta!
Ho anche pensato che forse usando al posto del latte il latticello, che contiene una dose abbondante di batteri lattici, la carica fermentante fosse più che doppia, per cui la prossima volta proverò a dimezzare le dosi di lievito! Che ne dite? Consigli?

FETTE BISCOTTATE:


Per ottenere queste ho aspettato il giorno dopo, ho tagliato metà plumcake a fette (dello spessore di 8 mm circa) e le ho biscottate ponendole su una placca da forno a 120°C per 50 minuti in forno statico già caldo. Come sempre regolatevi col vostro forno, devono risultare ben asciutte, ma non troppo colorite, se le vedete troppo scure abbassate la temperatura del forno.
Per me a colazione con un velo di miele d'acacia aromatizzato all'arancia sono perfette!!!
Oppure con una bella tazza di tè o una tisana profumata e fumante!


E siccome stilista non sono, ma modaiola in fatto di cucina mi piace ed il "double face" ben s'adatta allo spirito di questo contest, con questa ricetta desidero partecipare al contest di una fatina simpaticissima, ancora non la conoscete, La fata Golosa?! 
Allora correte subito da lei a curiosare:


Ed ora scusatemi per la "lungaggine del post", ma c'è ancora una cosa che volevo assolutamente dirvi, una comunicazione di servizio: anche se ancora non ci credo, qualche giorno fa ho ricevuto una mail da Casa Barilla, che mi diceva che ero stata selezionata tra le sfidanti per la Food Blogger Cup che si svolgerà domani a Torino in occasione dell'evento organizzato da Casa Barilla
Potete leggere qui cliccando su Torino.


Sebbene io non abbia nessuna chance di vincere, viste le altre sfidanti in gara, sono orgogliosa di essere stata scelta ^______^ e ovviamente ce la metterò tutta! 
In ogni caso son certa che mi divertirò un mondo e poi son molto felice di conoscere altre foodblogger! 
Ovviamente chi si trovasse da quelle parti domani, venga a curiosare, altrimenti sul sito della Barilla si potrà seguire l'evento in streaming! 
Ed ora scappo, vi aggiornerò nel prossimo post! 
A presto e... buona domenica a tutti!
Oramai sapete quanto ami i cibi rustici e che preferisco il salato al dolce, bè non credo sia una novità: è oramai risaputo, anzi qualcuno sostiene che questo rispecchi molto anche il mio modo d'essere nella vita, in parole povere sarei poco dolce e molto salata-piccantina ^___^ e per chi ci crede, come sostiene la cucina macrobiotica, io di sicuro sono YANG!!!
Mmmmh... vi dirò, potrei anche esser d'accordo con i fautori della teoria... 


In ogni caso questa torta salata mi è proprio piaciuta, velocissima da fare, dall'utilizzo versatile, perchè può essere un ottimo antipasto se avete ospiti, tagliata a quadratini può accompaganre un buon aperitivo, ma può essere anche un secondo sfizioso e stuzzicante che potrete usare, come ho fatto io, come salva-cena. 
Nella bella stagione poi è ottima da mettere nel cestino da pic-nic, per una bella gita fuori porta e ancora può essere una buona idea per camuffare tutte le verdure che volete, per renderle appetitose agli occhi dei bimbi (ma a volte si tratta anche di bimbi moooolto cresciuti ehm... grandi) restii a mangiarle! 
Una golosa alternativa.
Insomma provate a farla, metteteci le verdure che più vi piacciono, o quelle che dovete riciclare perchè avanzate, come ho fatto io, assaggiatela e poi decidete voi!

Ingredienti:
200 gr di farina
100 ml di olio d’oliva
100 ml di latte
3 uova
50 gr di fontina
50 gr di pecorino romano grattugiato
1 manciata di fagiolini già sbollentati (o altre verdure a piacere)
3 cucchiai di prosciutto cotto tagliato a dadini (o altro salume a piacere)
100 gr di olive verdi denocciolate
1/2 cucchiaino di fleur del sel
1 pizzico di zenzero
1 bustina di lievito istantaneo per torte salate 

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 200 gradi. Sbattete le uova, aggiungete l’olio, il latte in cui avrete sciolto il lievito secco, il pecorino e la fontina. Incorporate gradatamente la farina ed aggiungete il prosciutto cotto tagliato a dadini. Salate (e pepate a piacere) io ho aggiunto un pizzico di zenzero in polvere. Mescolate bene l’impasto. Per finire aggiungete i fagiolini, tagliate le olive a rondelle e aggiungete il tutto all’impasto. Versate il composto in uno stampo per plumcake rivestito da carta da forno bagnata e strizzata ed infornate per circa 40 minuti a 180-200 gradi. Il tempo dipende sempre dal vostro forno, controllate bene che la superficie sia appena colorita e non si bruci.
Questo invitante stuzzichino si può accompaganre con un aperitivo per gustare una cena in compagnia di amici! Io lo faccio spesso, dopo aver rubato l'idea ad un ricevimento a cui ho preso parte tempo fa! 
Qui in Piemonte è consuetutine utilizzare la salvia fritta o meglio impastellata.
Siccome è davvero profumata e anche velocissima da fare vi consiglio di provarla!



Ingredienti:
1 manciata di foglie di salvia fresche e piuttosto grosse col loro picciolo
1 uovo
3 cucchiai di farina
qualche goccio d'acqua frizzante ghiacciata
sale aromatizzato (o sale e pepe)
olio per friggere d'arachdi (è quello che meglio sopporta le alte temperature)
  
Procedimento:
Dopo aver ben lavato ed asciugato le foglie di salvia, preparate la pastella sbattendo un uovo ed amalgamandovi gradatamente la farina. Aiutatevi con una frustina per non fare grumi. Regolate di sale e pepe io ho usato il mio sale aromatizzato e aggiungete gradatamente l'acqua frizzante ghiacciata fino ad ottenere una pastella morbida, ma non troppo liquida deve apparire così:


Tuffateci ora le foglie di salvia preparate prima, tenendole per il picciolo e poi friggetele in abbondante olio bollente. L'olio che tiene meglio le alte temperature, senza subito decomporsi e formare i "sottoprodotti" dannosi per la salute, è quello d'arachidi. 
Un trucchetto della nonna per friggere evitando schizzi d'olio e capire quando è sufficientemente caldo e pronto per friggere è mettere in padella uno stuzzicadenti. 
Non appena si formeranno delle bollicine attorno allo stecchino potete friggere, perchè l'olio sarà alla giusta temperatura e il legno "assorbirà" le bolle in eccesso senza provocare schizzi. Se l'olio che avete è parecchio, mettete un paio di stuzzicadenti in più. 
Vedrete che, una volta messe nell'olio, le foglie di salvia si "gonfieranno" quasi immediatamente per effetto del gas contenuto nell'acqua della pastella e per la differenza di temperatura freddo-caldo. In questo modo assorbiranno anche meno olio. In ogni caso dopo averle rigirate dall'altro lato, appena le vedrete colorire (occorreranno pochi minuti) scolate l'olio in eccesso su un foglio di carta assorbente. Sentirete che delizioso profumo!
Servitele calde accompagnate da un aperitivo secco. 
Io ho usato dello Chardonnay con l'aggiunta di succo d'uva.

Vi è mai capitato di sentirvi onorati e orgogliosi di ricevere un invito, ma allo stesso tempo titubanti, spaventati e indecisi se accettare o meno? 
Ecco mi sono sentita esattamente così quando Marco, o meglio neromarco, mio carissimo amico nonché wine-blogger che scrive su WineUp, mi ha chiesto se volevo partecipare insieme a lui a questa deliziosa iniziativa:  
“I vini di Cantele incontrano i food-blogger”, promossa da Cantele, intraprendente azienda del Salento, che ha chiesto ad alcuni food and wine blogger di creare un piatto in abbinamento ad uno dei loro vini.
Vi invito a visitare il loro sito, perché sono davvero dinamici e fantasiosi!
Ed se siete curiosi leggete anche qui la nostra proposta, troverete anche altre curiosità direttamente sul loro sito.


Non nascondo che sono stata onoratissima dell'invito, in special modo visto il calibro degli altri blog invitati, ma onestamente nonostante non declini un buon bicchiere di vino, soprattutto se bevuto in ottima compagnia, non posso certo definirmi un'intenditrice di vini. Diciamo che ho i miei gusti, e come dicono di tutte le donne, preferisco i vini amabili e poco alcolici, ma di fatto sono un'istintiva (ebbene sì anche in questo!)
E’ che ad onor del vero, mi sono convinta perchè con Marco non si sbaglia mai, col suo consiglio mi son detta sono in una botte di ferro, lui sì che è un grande appassionato, mica come me cuochina profana, allora via dai... lanciamoci in questa avventura!
Devo dire che è stata un'esperienza davvero intrigante e anche divertentissima! Mi è davvero piaciuto mettermi in gioco e cercare un idoneo abbinamento per questo vino.
Il vino da degustare che ci è stato inviato è:
l’Alticelli Aglianico 2008.
Un vino che ho trovato davvero elegante, ma mi fermo qui: non voglio lanciarmi in arzigogolate descrizioni del vino, non ne sarei nemmeno all'altezza, tra poco lascerò lo spazio a Marco che approfondirà molto meglio di me!
Da poco esperta, ma istintiva condividerò semplicemente le mie sensazioni! 
So solo che al primo assaggio il richiamo è stato immediato: forse per le mie origini partenopee (??!) ho pensato subito che ci sarebbe stato bene un buon piatto di tagliatelle di quelle fatte in casa, che mia nonna faceva tutte le domeniche, condite con un saporito sugo di carne che "sa di buono", e che pur nella sua semplicità, una provenienza di estrazione contadina, mi sembrava un abbinamento abbastanza azzeccato.


Un tempo la domenica, ma a dire il vero in alcune case ancora oggi, si preparava il sugo in un tegame speciale: “u’ tian 'e creta”, una pentola in terracotta, in cui si facevano prima rosolare e sigillare per bene diversi tipi di carne e poi si aggiungeva la passata di pomodoro (bella densa: quella fatta in casa) e si faceva cuocere lentamente 2-3 ore o anche di più, ponendo il coccio accanto al focolare, ma non troppo vicino, perché, come diceva la nonna, il sugo deve “pippiare”(ovvero sobbollire) e non bollire ed è questo il segreto: la cottura lenta, lentissima, che insaporisce il sugo e rende morbidissima la carne. Se poi condite il sugo con due tagliatelle all’uovo preparate con le vostre manine, volete mettere che soddisfazione? E che volere di più?
Così ho preparato il tutto e poi tadaaaaaaan ci siamo: la prova del nove (aiutoooo che mi dirà?). 
Invito Marco e degustiamo insieme…
Allora?!?
Non ci speravo; in realtà pensavo di dover rifar tutto da capo, che m’avrebbe suggerito un altro accostamento e invece… incredibile ma vero, il mio abbinamento con questo piatto della tradizione gli è piaciuto subito, davvero, ed è stato approvato su tutta la linea! 
Ed ora potrete leggere finalmente un parere autorevole su questo vino, il parere di neromarco che ho scrupolosamente raccolto durante la cena (e minuziosamente annotato parola per parola con tanto di taccuino alla mano, ^___^ proprio per evitarmi "gaffe" in sede di post!), ebbene il suo commento dicevo è stato questo:

Un abbinamento davvero molto indovinato, secondo me. Sotto il segno del gusto e della “succosità”. Profumi di prugna e frutti di bosco anticipano sapori intensi e fruttati. In bocca poi l’Alticelli Aglianico mantiene la promessa di queste sensazioni: un frutto rotondo, che spicca, e ben si sposa con la golosità di un sugo della tradizione, eccezionale per ricchezza e sapore.

Ed ora per gli amanti come me, della tradizione, che vorranno cimentarsi anche sul versante culinario per preparare questo piatto, eccovi la ricetta preparata in abbinamento a quest'ottimo vino, ricetta molto semplice, ma proprio gustosa:

Ingredienti:
Per le tagliatelle:
3 uova
300 gr (circa) di farina
1 cucchiaio d'olio
1 pizzico di sale

Per il sugo:
200 gr di salsiccia
4-5 costolette d’agnello
2-3 costine di maiale
1 pezzo di capocollo
1 spicchio d’aglio
1 bottiglia di passata di pomodoro densa
olio extra vergine d’oliva
sale e pepe qb

Procedimento:
Disporre la farina a fontana rompere al centro le uova, aggiungere il sale e l’olio ed iniziare ad impastare, se occorre aggiungere un po’ d’acqua o farina fino ad ottenere un impasto bello liscio. 
Stendere la sfoglia, arrotolarla nel senso della lunghezza e tagliare le tagliatelle con un coltello a lama piatta o con l’apposito attrezzino! Cuocere in acqua bollente salata e condire a piacere. 
In questo caso…
SUGO NEL COCCIO (tegame in terracotta):
In un tegame di terracotta far rosolare bene tutta la carne con uno spicchio d’aglio e un po’ d’olio, finchè risulti ben sigillata, poi aggiungere la passata di pomodoro e far cuocere lentamente a fuoco bassissimo per 2-3 ore rigirando solo ogni tanto, non troppe volte, altrimenti la carne si spappola inoltre se il sugo un pochino non “s’azzecca”, ovvero non s’attacca al tegame, che buon sugo è?! 
Così dev’essere: un po’ “azzeccato”, diceva saggiamente la mia nonnina!

A dirla tutta più che un biscotto questa è una vera e propria tentazione!
Da prendersi col caffè, con una bella tazza di tè fumante o come più v'aggrada, insomma come e quando vi pare! 
Ho fatto il filo al Librone d'oro per un bel pò, poi mi sono decisa e l'ho comprato! 
Sì questo qui è il libro da cui ho "copiato" la ricetta di questi golosi e oserei dire squisiti:

BACI DI DAMA ALLA CREMA DI GIANDUIA

Ingredienti: (per circa 18-22 bacetti)
2 albumi
20 gr di zucchero
50 gr di zucchero a velo
125 gr di nocciole tritate
6 cucchiai di crema di gianduia (io ho sciolto una tavoletta di gianduia) 



Procedimento:
Preriscaldare il forno a 190 °C e preparare le placche rivestite con carta da forno. Montare gli albumi con uno sbattitore elettrico in una terrina (ben pulita e capiente possibilmente di vetro o acciaio, ricordate che "l'unto è nemico" :P dell'albume montato a neve ed i contenitori in plastica possono conservarne qualche invisibile traccia!) finchè saranno ben spumosi. 
Aggiungete quindi lo zucchero e continuate a montare a velocità media finchè saranno ben montati a neve. Ora aggiungete lo zucchero a velo e le nocciole tritate, aiutandovi con una spatola piatta, incorporando bene il tutto.
Inserite la punta a stella da 2,5 cm nella tasca da pasticcere, riempite col composto formando delle rosette di circa 2,5 cm di diametro sulle placche preparate in precedenza, avendo cura di distanziarle bene una dall'altra. Cuocete per 8-10 minuti finchè saranno ben dorati. Fateli raffreddare su una gratella e poi uniteli due a due, con la crema di gianduia che avrete sciolto in un pentolino.
E' tutto! Ora potete gustarveli e poi ditemi se da voi resistono più d'un giorno!
^_______^

In questo periodo sono un pò più presa del solito, (chissà perchè deve ricominciare tutto a settembre, manco fosse l'inizio dell'anno..) ma questa iniziativa non volevo trascurarla, la trovo lodevolissima per cui voglio spenderci due righe e condividerla con voi. 
Ovunque si parli di ecologia e attenzione alla salvaguardia del nostro meraviglioso pianeta, lo sapete mi si trova d'accordo... BIOLOGA SONO ah!
Sono i nostri piccoli gesti quotidiani che fanno la differenza e possono cambiare le cose! 
Molto spesso siamo così rassegnati, che ci sentiamo impotenti di fronte alle brutture cui siamo continuamente esposti, ma se ognuno facesse il suo pezzettino... tutti insieme siamo davvero una grande forza e non ce ne rendiamo nemmeno conto!
Come la grande forza della rete! 
Io ci credo e sono fiera di poterlo scrivere: che il mio blog è ad impatto zero!
Un albero verrà piantato per ognuno di noi che aderirà! 
L'iniziativa è promossa dal sito Doveconviene.it, che pianta degli alberi con te ed i blog che aderiscono all'iniziativa.
Doveconviene.it è il sito leader in Italia per sfogliare online i volantini delle catene commerciali, parte della sua mission è quindi ridurre gli sprechi di carta e salvare gli alberi: in questo caso vogliono contribuire anche a piantarne di nuovi.
L’obiettivo di questa iniziativa è di ridurre le emissioni di anidride carbonica, viene piantato 1 albero per ogni blog che aderisce e in questo modo si neutralizza la tua produzione di anidride carbonica per 50 anni!


L'iniziativa "il mio Blog è a Impatto Zero" è stata creata e realizzata in collaborazione con http://www.iplantatree.org, organizzazione ecologica tedesca no-profit, che ha già realizzato opere di riforestazione in diverse aree  e che negli ultimi due anni ha piantato oltre 68mila alberi.
Se siete interessati e vi piacerebbe piantare 1 albero gratis azzerando le emissioni di anidride e volete aderire anche voi a questa bell'iniziativa leggete direttamente dalla fonte, trovate tutto ben spiegato qui.
Ora ho proprio finito! Alla prossima ricetta!
Non so se ve l'ho mai scritto prima d'ora, ma per me la colazione è SACRA!!! 
Sarà perchè soffro di pressione bassa, sarà che la mattina anche se avessi dormito 20 ore filate faccio sempre e comunque fatica ad alzarmi, ma se non facessi colazione... non parto: poco da fare! 
Per intenderci, non son di quelle: 
SON DI CORSA SALTO COLAZIONE! No, no!


E come ribadisco sempre al mio cucciolo, non far colazione è come voler partire con una macchina senza benzina! 
Si può? Eh, no! ^__^
Per questo a casa nostra la torta per colazione non manca proprio mai, dai grandi classici agli esperimenti dell'ultim'ora, ogni settimana ne preparo una! 
Questa è uno dei miei grandi classici!
E badate, io d'energia ne consumo sempre tanta!!! 
Allora per partire alla grande, stamattina mi son concessa una fettina di questo delicato plumcake, che vi consiglio di provare, perchè è facile da realizzare ed è davvero buono
Almeno per quelli di voi che son come me, che non disdegnano totalmente i dolci, ma non li amano nemmeno alla follia! Questo è il genere di dolci che piace a me!
Una sorta di dolce-dietetico? Mmmmh..
Forse no, ma di certo questo non è un dolce per SUPER-GOLOSONI, intendiamoci! 
Piuttosto è un dolce semplice, per chi ricerca i sapori genuini, di una volta, la classica torta della nonna ecco! 
Semplice, ma buona, buona eh!? 
^___*
Felice colazione a tutti! Alla prossima!

Ingredienti: (dosi per 4-6 persone)
300 gr di farina
100 gr di zucchero
2 cucchiai di miele (io d'acacia)
100 gr di burro
2 uova
1 bicchierino di zibibbo( o 1 liquore a piacere o nulla)
1 bicchiere di latte
1 bustina di vanillina
1 bustina di lievito
qualche goccia d'essenza di mandorle
80 gr di mandorle a lamelle
1 cucchiaio di zucchero in granella 
Procedimento:
Disponete la farina a fontana rompete al centro le uova, aggiungete il miele, lo zucchero, la vanillina, il lievito, l'essenza di mandorle, il burro ammorbidito a pezzetti (io lo aggiungo sciolto, riscaldato al micronde) l'eventuale liquore ed infine il latte. Mescolate bene fino ad ottenere un impasto omogeneo. Imburrate una teglia da plumcake (o come faccio io foderatela con carta forno bagnata e strizzata) livellate bene l'impasto all'interno e aggiungete sopra le mandorle a lamelle e la granella di zucchero. Infornatelo in forno già caldo per circa 40 minuti a 180 gradi.
Note personali:
Lasciate raffreddare il dolce e poi sformatelo su un vassoio rettangolare. Se non lo consumate subito (entro 2 o 3 giorni) copritelo con della pellicola, altrimenti si asciuga troppo e risulterà un pò secco.

AGGIORNAMENTO:
Su gentile segnalazione di Norma, ed essendo effettivamente proprio in tema, con questa ricetta partecipo al concorso gastronomico C'ERA UNA VOLTA IL MIELE che si terrà il 24 settembre a Marentino.
Tutte le informazioni le trovate qui:


RIAGGIORNAMENTO DEL 27 SETTEMBRE 2011:
Squillo di trombe...
Tadannnn ho vinto, ho vinto! 
E con tanto di attestato, meritando un dignitosissimo terzo posto! 
Ma più che altro mi sono divertita un mondo!  
Norma ha scritto un resoconto davvero egregio, se siete curiosi di sapere com'è andata potete andare a leggere direttamente da lei qui!
Ciao!!

Ehm, ehm, scusate com'è già che si scrive un post? 
Mi son quasi scordata come si fa! 
E' ora di togliere qualche ragnatela da questo povero blog, non è vero?! 
Mmmh...


Tanti scrupoli mi faccio e poi penso, ma a chi vuoi che importi qualcosa, oltre a me, se non aggiorno il blog?
Ad ogni modo eccomi qui, buongiorno a tutti voi miei cari amici e lettori che aspettavate ansiosi (???) di rileggermi :p sono tornata all'arrembaggio, come al solito con mille buone intenzioni, come ad ogni settembre, con centomila progetti e cose da dire e fare, ma siccome sono principalmente una persona pragmatica, quando ho la mente sovraffollata di idee e pensieri, per cominciare a mettere un pò d'ordine mi metto all'opera: è così io comincio sempre col FARE qualcosa... si mettono le mani in pasta, e i pensieri prendono forma, come anche questo meraviglioso profumato ed incantevole pane!!!!
Il libro delle Simili alla fine, dopo tanto cercare l'ho comprato online, perchè non ci crederete mai, ma dopo averlo cercato e ricercato a lungo e in largo, in libreria non sono proprio riuscita a trovarlo e così me ne son fatta una ragione e me lo sono fatto arrivare direttamente a casa!!
Questo pane l'ho già rifatto quattro volte da quando ho comprato il libro ed ogni volta mi sembra più buono! 
Rimane morbidissimo ed è delizioso accompagnato con salumi, per un aperitivo, per un brunch, anche se noi l'abbiamo mangiato semplicemente così: proprio come... un buon PANE fatto in casa!


CRESCENTE AL GORGONZOLA
Ricetta tratta dal libro “Pane e Roba Dolce” di Valeria e Margherita Simili
La “crescente” è un tipico prodotto bolognese; è per antonomasia quella che si faceva un tempo a Bologna con i ranzett, i rifili già un pochino rancidi del prosciutto. A volte, per renderla ancora più saporita, la impastavano con l’acqua nella quale era stato cotto il cotechino e sopra vi spargevano dei piccoli pezzi di cotica che quando uscivano dal forno si erano tutti arricciati diventando croccanti e saporitissimi. Noi ve ne proponiamo una versione riveduta e corretta messa a punto, a suo tempo, per ottenere un maggior consenso dalla clientela: la versione al gorgonzola e, nonostante la presenza di questo formaggio dal profumo deciso, risulta estremamente delicata e profumata. Per i formati potete sbizzarrirvi come volete. Tutte risultano estremamente gradite ai ragazzi per merende, gite in campagna e anche deliziose se fatte a grissino o in piccoli formati per buffet, aperitivi o semplicemente, come accompagnamento a un buon bicchiere di vino” tratto da Pane e Roba Dolce delle Sorelle Simili.

Ingredienti: (trovate le mie modifiche in parentesi)
500 g di farina 00
200 g di gorgonzola dolce (100 + 100 di philadelphia home-made)
30 g lievito di birra
150 g circa di acqua (180 gr)
50 g strutto (omesso)
50 g di burro (100 gr)
8 g sale

Procedimento
Fare la fontana, amalgamare al centro tutti gli ingredienti (non è necessario tagliare il formaggio che si amalgamerà durante la lavorazione dell’impasto). Impastare senza battere, formare una palla, coprire a cupola e lievitare per 50-60 minuti. Senza lavorarla stenderla con il matterello, formando un rettangolo alto circa cm 1,5 (questa volta mi sono sbizzarrita e ho fatto anche la forma a girandolina). Tagliare dei quadrati di cm 5, pennellarli con un uovo sbattuto, disporli su una teglia un poco distanziati e lasciarli lievitare per circa 30-40 minuti. Non arrivano al raddoppio, ma assumono un aspetto più arrotondato e al tatto risultano più morbidi perché pieni d’aria. Cuocere in forno a 180° per 20-30 minuti. Attenzione a non farli colorire troppo altrimenti il formaggio prende l’amaro. 


Consentitemi un'ultima postilla: 
vorrei dedicare questa ricetta di oggi al mio dolcissimo amore, per il nostro nono anniversario...  per ogni attimo del nostro vivere quotidiano condiviso, per ogni prezioso attimo vissuto insieme fino ad oggi: GRAZIE, anche per tutto quello che TU solo sai..